La ribellione in una schiacciata. Le conseguenze dell’Europeo di pallavolo per le donne turche

  

  Quando Melissa Vargas detta la Comandante ha schiacciato a terra il suo quarantunesimo punto con l’ultimo pallone di una finale durata cinque set, nel palazzo di Bruxelles hanno sventolato le bandiere con la mezza luna e cent’anni di lotte delle donne di Turchia. Le chiamano The Sultans of the Net, le sultane della rete, le sultane dei campi di pallavolo, dove si può esercitare la propria autorità sovrana anche senza essere una moglie di, una figlia di, com’era in uso nell’impero ottomano.

Non c’era mai stata una nazionale femminile turca campione di qualcosa. Quella di basket aveva vinto un argento e un bronzo europeo fra 2011 e 2013, quinta e sesta alle Olimpiadi nel 2012 e nel 2016. Stop. L’oro della pallavolo viene raccontato allora dal New York Times in un reportage da Istanbul come “la conquista della squadra sportiva di maggior successo del paese, una rara fonte di orgoglio nazionale” che supera i divari sociali presenti nel Paese. Il Ct italiano Daniele Santarelli aveva fatto vincere un anno fa il Mondiale alla Serbia. Adesso ha aggiunto i colpi della naturalizzata cubana Vargas a quelli di Ebrar Karakurt, 23 anni, una ragazza che viene da Balıkesir, terra di fagioli e meloni, olive e formaggi, una regione sulla costa che alimenta il turismo interno. Due anni fa Ebrar postò sui social una foto in cui stava con la sua ragazza. Si prese le critiche dei conservatori guidati dal giornale Yeni Akit e dall’imam Ahmet Mahmut Ünlü. Il predicatore Ihsan Senocak su Twitter le ricordò che doveva farsi simbolo della virtù, della castità e della decenza. 

 

     Ma su Twitter Karakurt trovò anche un hashtag a farle da scudo, #EbrarKarakurtYalsızDeğil, trovò la comunità della pallavolo schierata dalla sua parte, compresa la federazione, e la cantante Demet Akalın, lo scrittore Yekta Kopan. C’è un tipo che continua a tormentarla con quelli che una volta erano dei cinguettii, si chiama Abdulhamid: “Da musulmani continuiamo a sopportarti” le ha detto di recente. Dopo aver battuto l’Italia venerdì, Ebrar si è fatta una foto con un cartello. Diceva: “Basta con queste stronzate, Abdulhamid”. Ecco cosa si porta dentro questa ragazza, quando esulta fuori dalle righe e noi la chiamiamo scostumata. 

Tutta la nazionale di pallavolo è un bersaglio degli ultraconservatori. Considerano le giocatrici un affronto ai valori islamici, ma le donne che vanno in tribuna a fare il tifo, comprese le immigrate che erano a Bruxelles, le hanno invece scelte come un esempio di emancipazione femminile, “in un paese nel quale molte donne – scrive il New York Times – sentono di dover ancora raggiungere l’uguaglianza sociale”, mentre l’inflazione è altissima, il panorama politico è polarizzato dalla figura di Erdogan, i terremoti di febbraio hanno ucciso più di 50.000 persone.

Le partite sono trasmesse in diretta dalla tv di stato. La federazione usufruisce di fondi pubblici e di sponsorizzazioni da grandi aziende del paese. Quando due anni fa è stata concesso la cittadinanza a Melissa Vargas, la nuova carta d’identità è stata consegnata da Erdogan in persona. Secondo Daghan Irak, docente di comunicazione dei media presso l’Università di Huddesrfield, «la motivazione dello sport turco è sempre stata quella di avere successo negli incontri internazionali, per dimostrare che siamo legittimi, uguali ai nostri coetanei occidentali. È una parte molto importante della psiche della nostra società». In nome di questo principio, Erdogan e il suo governo tollerano quel che potrebbero reprimere. «Erdogan è più interessato all’orgoglio nazionale generato da questa squadra che alle questioni sullo stile di vita», ha detto Irakal New York Times. Durante i Giochi di Tokyo fece sapere di aver telefonato a Eda Erdem, la capitana. Un deputato dell’opposizione, Gulcan Kis, ha presentato però un’interpellanza al Parlamento chiedendo perché il ministro dello sport non abbia assistito a nessuna partita, lasciando intendere che sia stata prudenza, un modo per non irritare l’ala conservatrice del partito. 

 

mappe Il velo in Turchia e in Iran

“È vero che Erdogan ha smantellato vari capisaldi della Turchia laica edificata da Atatürk, che aveva vietato per strada il velo alle donne e il fez agli uomini come segno della scelta occidentale, il cui lascito più evidente è il fatto che il turco è scritto in caratteri latini e non arabi (non che i turchi siano arabi, per carità; anzi questa confusione li fa arrabbiare moltissimo; ma alla corte imperiale si usava l’ottomano, scritto appunto in caratteri arabi. Atatürk – “padre dei turchi”; lui si chiamava Mustafà Kemal – ha dato al suo popolo anche una lingua)

Ed è vero pure che la moglie di Erdogan compare in pubblico sempre velata. Eppure le donne turche restano incomparabilmente più libere di quelle iraniane. Chi vuole mette il velo; chi non vuole, no” – di aldo cazzullo, Io Donna

 

C’erano le donne immigrate al palazzetto, nessun uomo del governo. Dopo la vittoria di mercoledì scorso ai quarti di finale contro la Polonia, la giocatrice Zehra Gunes si è spinta a dire ai giornalisti che la squadra porta avanti la visione di Ataturk. «Come donne turche, cerchiamo di essere un modello per le generazioni future, sul percorso indicato da Ataturk», il presidente che cent’anni fa pose le basi per una Turchia come stato laico. 

Lo sport fu un elemento decisivo. Le prime donne turche a partecipare a un’Olimpiade furono Suat Aşeni e Halet Çambel, nella scherma, ai Giochi di Berlino del 36. Çambel era nata a Berlino, figlia di un confidente di Kemal Ataturk, nipote dell’ambasciatore turco in Germania. Si era laureata in archeologia alla Sorbona e aveva preso un dottorato all’Università di Istanbul, dove aveva incontrato Nail Çakırhan, poeta, architetto comunista, suo marito per 70 anni. Dopo la seconda guerra mondiale divenne lei stessa famosa nel mondo archeologico, restaurando una tavoletta che aiutava a decifrare i geroglifici ittiti. La sua Olimpiade durò il tempo di un assalto. Fu eliminata subito, ma bastava per restare nella storia come la prima. Negli anni Cinquanta si impegnò nella preservazione della storia culturale del paese, resistando alle pressioni dei governi che avrebbero voluto spostare oggetti e manufatti dai rispettivi siti. Non è facile appurarlo con certezza, ma viene considerata da alcune fonti anche la prima donna musulmana alle Olimpiadi. 

Per trovare la prima medaglia femminile, la Turchia ha dovuto aspettare il 1992 e l’avvento di Hülya Şenyurt, judoka, bronzo nella categoria dei superleggeri. Quattro anni prima, a Seul, Züleyha Tan si era spinta in finale nei pesi piuma del teakwondo, ma si trattava ancora di una disciplina dimostrativa, senza medaglie e senza podio. Anche il primo oro femminile della storia è stato una questione di forza, andò a vincerlo Nurcan Taylan ai Giochi di Atene 2004, nel sollevamento pesi. Di forza e di battaglia sono arrivati l’argento di Azize Tanrıkulu nel taekwondo a Pechino 2008, e ancora a Tokyo: l’argento di Buse Naz Çakıroğlu e l’oro di Busenaz Sürmeneli nella boxe, il bronzo di Merve Çoban nel karate, il bronzo di Hatice Kübra İlgün nel taekwondo e quello di Yasemin Adar nella lotta. La nazionale di pallavolo s’era fermata al nono posto nel 2012, al quinto nel 2021. 

 

Ora il titolo europeo esce dalle righe del campo. Le giocatrici, sottolinea il New York Times, “non si coprono i capelli né indossano abiti che nascondano il loro corpo, come fanno la maggior parte delle devote donne musulmane. Appaiono invece nell’uniforme standard, in pantaloncini e canottiere, con alcuni tatuaggi scoperti. Melissa Vargas va in campo con i capelli tinti di blu elettrico o di biondo platino, con un fulmine blu sopra l’orecchio. Finché si vincerà, il governo sarà pronto a tollerare. Il ministero dell’Istruzione gestisce il programma Sultane di domani. Presenta il gioco alle ragazze delle città di provincia e nelle scuole con alcune ex nazionali. I risultati della squadra stanno attirando una nuova generazione di ragazze. Le bambine turche vogliono giocare a pallavolo perché vedono le loro sorelle maggiori come dei modelli da seguire, spiega Neslihan Demir al giornale americano. Una ribellione può vivere silenziosamente dentro una schiacciata. 

 


  Una sola donna in panchina su 24

È stato un Europeo con 24 nazionali e una sola donna allenatrice, Lauren Bertolacci, capo allenatrice della nazionale svizzera, con Aïda Shouck come sua assistente. Trentotto anni, nata e cresciuta in Australia, Bertolacci ha giocato dieci anni con la Nazionale del suo paese, 80 presenze, per poi trasferirsi in Svizzera durante la sua carriera da giocatrice, rimanendovi per allenare. Ha guidato la squadra maschile del Volley Luzern in serie A per poi passare al campionato femminile, fino agli scudetti con il Viteos Neuchatel. È in nazionale dal dicembre del 2021

 

Il naufragio italiano

 

Le parole del Ct Mazzanti

L’Europeo azzurro tenebra si è chiuso con la sconfitta netta nella finale per il terzo posto contro l’Olanda. Stavolta Rai 2 è riuscita a farci sentire le parole del Ct Davide Mazzanti. Lo studio post-partita è stato un impasto di imbarazzi [“Non so nemmeno io cosa chiederti” la domanda posta ad Anna Danesi] e di irritazione. Consuelo Mangifesta non è riuscita a nascondere una certa seccatura nel vedere come la pallavolo si sia trasfomata in questi giorni in argomento di discussione. Hai fatto un’impresa, ha detto più o meno al Ct, perché tutti si sono messi a parlare di Egonu e Antropova, delle tue scelte, quasi come se fosse calcio. Consuelo Mangifesta è anche responsabile della comunicazione della Lega pallavolo femminile, ma non sembrava contenta di questa uscita dal guscio di settore e della deriva pop. Paola Egonu in panchina è stata un non-argomento per l’opinionismo embedded, ma a casa, nei forum, sulle pagine social che ogni giorno vivono di passione per la pallavolo, interessava eccome. 

Insomma. Alla fine Mazzanti in Rai ha detto che «rra l’unico percorso che potevo fare. Dopo il Mondiale non avevo la squadra in mano. Con la federazione abbiamo concordato di rifondare la squadra» . In che senso non aveva la squadra in mano? Non gliel’hanno chiesto. Non hanno approfondito. Mazzanti ha detto che due partite perse non sporcano il percorso. Peccato che chiami percorso sette partite vinte contro sette avversarie debolissime, tutte oltre il 14esimo posto nel ranking mondiale, e che le due sconfitte siano arrivate nelle due partite più vere. 

 

Il futuro di Paola Egonu

Gian Marco Porcellini su Ultimo Uomo ha analizzato qualche meccanismo tecnico nella ricezione, nella distribuzione del gioco e negli attacchi della nazionale italiana, per concludere: “Se ai giochi olimpici di Tokyo e all’ultimo mondiale la Nazionale è stata messa in crisi da avversari superiori, che hanno messo a nudo dei limiti difficilmente insormontabili, stavolta, più che la forza della Turchia, sono state le scelte stilistiche di Mazzanti a indirizzare il percorso di questo gruppo. In una gara di inerzia, come l’ha definita l’allenatore marchigiano durante un time out, che ha cambiato padrone almeno 4 volte, ma oggi – andando oltre il risultato finale – non possono che accrescere i dubbi sulla futuribilità di una squadra così instabile in ricezione, a maggior ragione se li trasliamo in prospettiva Parigi 2024, in cui l’Italia si misurerà anche con le potenze extraeuropee. Ma innanzitutto bisognerà chiarire il ruolo di Paola Egonu in questo gruppo. Perché se l’Italia è tornata a sedersi al tavolo delle grandi del volley mondiale, lo deve anche al talento di una delle giocatrici più forti al mondo”. 

 

     Angelo Di Marino su La Stampa prospetta addirittura un rilancio del ct Mazzanti, un rafforzamento della sua posizione, dunque un pre-olimpico senza Paola Egonu. Una follia. 

“Da un lato una squadra forte con una stella come Paola Egonu oltre a grandi conferme (Pietrini, Danesi e Lubian tra le migliori) e in più Kate Antropova, la russa naturalizzata in extremis. Dall’altra le evidenti incongruenze, come mettere in panchina Egonu dopo averle concesso un periodo extralarge di ferie che ha impedito di costruire la coesistenza in campo con Antropova. E così Paola è ora una ex titolare e Kate una ventenne con il carico da novanta addosso. Egonu da spirito libero potrebbe già non esserci tra qualche giorno alle qualificazioni per le Olimpiadi («Paola? Chiedete al ct. Non so se Mazzanti la convoca, se ha voglia, se sta bene. Noi non costringiamo nessuno…», le frasi di Manfredi). Saranno invece valutati talenti dalle giovanili che fanno man bassa di titoli”.

Gian Luca Pasini sulla Gazzetta aggiunge: “Come un anno fa, non è solo la prestazione in campo a preoccupare i milioni di tifosi che hanno seguito la Nazionale in questo viaggio. Bensì ci sono troppe cose che non si capiscono. O che forse non sono state mai spiegate. Dopo le esclusioni eccellenti (De Gennaro in testa), c’è la gestione di Paola Egonu, una delle più forti giocatrici del mondo, che a oggi è un oggetto misterioso. Sta in panchina, dall’esterno sembra quasi avulsa dalla squadra. Utilizzata con il doppio cambio sistematico, questa soluzione sembra quasi un “contentino” per la campionessa di Cittadella. Il progetto tecnico attuale la vede solo come riserva di Antropova? Kate ha fatto un buon Europeo, considerando che è arrivata di rincorsa, non aveva mai giocato con le compagne e soprattutto non ha esperienza internazionale a livello di Nazionali. Impensabile che Mazzanti, adesso, possa provare a farle giocare insieme a Lodz, se ne parlerà l’anno prossimo, se tutto andrà bene. Ma al di la della questione tecnica: ci sono stati dei problemi? Tutte le smentite che sono arrivate negli ultimi 12 mesi non hanno fatto bene al gruppo, di certo non lo hanno aiutato a chiarire i rapporti. Forse Paola Egonu sarebbe anche stata lasciata a casa per questo Europeo, poi qualcosa ha cambiato le carte in tavola, anche così si spiegano i tre opposti portati in squadra”. 

 

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1 commento su “La ribellione in una schiacciata. Le conseguenze dell’Europeo di pallavolo per le donne turche”

  1. Ginco Rispondi

    Mazzanti, di fatto, ha fallito alle Olimpiadi 2021, ai Mondiali 2022 ed ora agli Europei 2023. Servirà un nuovo disastro a Parigi 2024 per convincere finalmente la Federazione ad intervenire e provare finalmente ad iniziare una difficile ricostruzione? Mazzanti prossimo nuovo allenatore della Rabbia Saurita !?

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