Le giostre della domenica
LO ZUCCHERO FILATO Le prime qualificazioni nella break-dance
Eccoli qua, a modo loro nella storia. Abbiamo i nomi delle prime due qualificazioni olimpiche nella break-dance – disciplina, sport, arte [fate voi] al debutto ai Giochi di Parigi del 2024. Soo B-Girl Elmamouny e B-Boy Billy – nomi da esibizione – che hanno vinto il primo WDSF African Breaking Championship. Sono tutt’e due del Marocco.
IL GIROTONDO L’undicesimo oro mondiale di Teddy Riner
Sedici anni dopo il suo primo titolo, sei anni dopo la sua ultima partecipazione, Teddy Riner ha vinto per l’undicesima volta i Mondiali di judo, pesi massimi. L’Équipe gli dedica stamattina l’intera prima pagina, come aveva fatto qualche giorno fa con Clarisse Agbégnénou, e fanno due copertine per il judo in una settimana. “Un campione XXL” lo definisce Anouk Corg, parlando di “una mente straordinaria in un corpo acciaccato”.
Riner ha 34 anni. La sua famiglia paterna era di Vieux-Habitants, il lato materno viene da Lamentin. Hanno lasciato Guadalupe per trasferirsi a Parigi. A cinque anni i genitori lo hanno iscritto alla società sportiva Aquaboulevard, dove ha provato anche basket e calcio.
Stamattina L’Équipe lo intervista, un’ora dopo la finale vinta con il russo Inal Tasoev, mentre è seduto sul tatami con sua figlia Ysis di 4 anni.
«È uno dei giorni più difficili di tutta la mia carriera. Non ho avuto ritmo. Ho usato la testa, è tutto ciò che mi rimane. Non tutto è stato perfetto. C’è ancora del lavoro da fare. Gli avversari mi conoscono. Voglio arrivare alle Olimpiadi meglio di così, non voglio solo vincere ai punti. È stato complicato ma non mi pento di aver fatto dei sacrifici, andando a fare stage all’estero per migliorare, adesso so che ne è valsa la pena».
LA RUOTA PANORAMICA Ivan Nemer
Il Corriere della sera racconta “il riscatto di Ivan il rugbista”. «In campo con i migranti ho capito il mio errore» è la frase del titolo. Ivan è Nemer, il pilone squalificato per 6 mesi a dicembre dopo aver regalato una banana a Cherif Traoré, compagno di squadra e di Nazionale.
Alessandro Fulloni scrive: “Sul piazzale della stazione bus di Sauze d’Oulx, in Val di Susa, Ivan Nemer è emozionatissimo. A seguito di un percorso di «consapevolezza e sensibilizzazione» avviato già a gennaio dalla Fir, la Federazione della palla ovale, il massiccio atleta ha trascorso alcuni giorni da queste parti, tra Sauze e Bussoleno, alloggiando al rifugio Massi dove dal 2018 operano i medici di Rainbow4Africa, della Croce Rossa e i volontari di Valsusa Oltre Confine. Offrono sostegno e aiuto — un pasto, un giaciglio — a quelle decine di migranti in arrivo da Lampedusa, dal Cara di Capo Rizzuto e dai centri lungo la frontiera con la Slovenia. Qualche ora di sosta e poi ricominciano il cammino. «Prendono la corriera di linea che sale a Claviere, la stessa alla quale li ho accompagnati io, e da qui, in qualche modo, cercano di entrare in Francia, scendendo a piedi verso Briançon», racconta Ivan che queste storie le ha apprese con i profughi, a cena, a colazione. Dividendo i pasti, rifacendo letti e pulendo stoviglie, il «pilone», aria allegra, ha raccolto drammi in «presa diretta»”.
Dell’episodio adesso dice: «Non era solo uno scherzo: ora l’ho capito, e certo sono culpable, colpevole, al 100 per 100. L’ho capito anche ascoltando le vostre storie di sofferenza: sì, il mio è stato un gesto razzista».