Il piccolo mondo del biathlon è quel posto dove il Ct degli USA viene ad abbracciare una campionessa del mondo italiana, Hannah Auchentaller, perché è sua figlia. È il posto dove la tv finlandese fa il tifo per la Nazionale azzurra, perché Jonne Kähkönen è diventato il tecnico del tiro, ha messo a posto alcuni dettagli nella postura e nella respirazione delle ragazze, stamattina può intestarsi e godersi un pezzo di storia di questa medaglia d’oro.
Samuela Comola, Dorothea Wierer, Hannah Auchentaller e Lisa Vittozzi fanno dire a Gaia Piccardi sul Corriere della sera che “siamo tutte Calamity Jane”.
| SCANNER Le misure ► Dentro la parola biathlon bisogna pensare che c’è un bersaglio del diametro di 4 centimetri e mezzo quando si spara da terra e di 11 e mezzo dalla posizione in piedi. Va colpito sparando da una distanza di 50 metri, come dire che bisogna centrare una porta di calcio rimpicciolita di una cinquantina di volte dalla linea di metà campo di uno stadio. Il resto, dai, è facile. Bisogna solo sciare in salita e in discesa portandosi tre chili e mezzo di carabina addosso.
| PANORAMI Ritardi da colmare ► Quattro italiane sono state le più brave di tutte, due di loro hanno intorno ai vent’anni, le altre due confessarono più o meno di odiarsi in pubblico tre anni fa, alla vigilia dei Mondiali in casa, in Anterselva. Non è che adesso vanno d’accordo, si fanno bastare il rispetto. Non è poco. La stellissima Dorothea Wierer e l’allora emergente Lisa Vittozzi ruppero per una faccenda di punti in Coppa del mondo, patti, alleanze, gare saltate per riposare, cose così. C’è stato uno strascico quando non è stata convocata la 32enne Federica Sanfilippo, Wierer l’ha difesa, le acque si sono agitate un altro po’.
E invece: oro. Il primo. Una distanza colmata. Paolo Marabini sulla Gazzetta dello sport spiegava tempo fa: “Se in altri Paesi europei, dalla Scandinavia all’Unione Sovietica e alla Germania, attecchì subito, da noi rimase a lungo il fratello povero dello sci di fondo. Roba per pochi eletti, talvolta rifugio per chi sugli sci, senza una carabina in spalla, non era proprio tra i primi della classe. Complicato anche da diffondere su Alpi e Appennini per la difficoltà a collocare un poligono nei pressi di una pista di fondo. Sempre nella nicchia restava, fors’anche perché schiavo della sua geolocalizzazione, ristretta al microcosmo altoatesino, con sporadici apporti – alla voce praticanti – provenienti da poche altre piccole culle: la Bergamasca, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia”.
| ARTEFICI Chi sono ► Pieve di Cadore, Belluno, Veneto, è la casa di Lisa Vittozzi. La quarta staffettista. Quella che ha fatto l’ultimo giro assaporando la vittoria. Erika Primavera sul Corriere dello sport-stadio racconta: “Trentuno lunghissimi secondi. L’eternità che scorre tra la caccia all’oro e la medaglia al collo. Ultimo poligono, si spara in piedi. Vittozzi scarica implacabile il suo 5 su 5 ma accanto a lei già al quarto colpo la tedesca Herrmann-Wick si era bloccata. Pietrificata, incapace di proseguire la serie. Aspetta, e alla fine saranno 31 secondi. Lisa è già scappata via. È in questa giornata pessima – con l’incognita annullamento per il maltempo a pesare fino a poche ore dal via e la premiazione rinviata di 24 ore – che le azzurre pescano non uno, ma quattro jolly. La loro tempesta perfetta”.
Sul bel blog Quel che passa lo sport, Azazelli scrive: “Tra il primo colpo e l’ultimo, Lisa Vittozzi ha impiegato 6,3 secondi per colpirli tutti. Denise Herrmann s’è presa 6,5 secondi di riflessione tra terzo e quarto bersaglio per sbagliarlo. Que barbaridad Lisa Vittozzi, urla il telecronista spagnolo, incroyable, monumental quello francese. Il tedesco si toglie il sorriso dal volto e tira un sospiro di sollievo quando la sua Denise chiude il quinto bersaglio, salvando almeno l’argento da un eventuale attacco svedese. L’Italia se n’è andata, saranno i 2 km più dolci e belli di un movimento di biathlon, quello femminile azzurro, che in questi anni ci ha regalato tante gioie, ma questa gemma per ambientazione (il classico “a casa loro”), metodo (l’ultimo poligono) ed interpreti (Vittozzi finalmente in ultima frazione) ne è il sunto supremo”.
Samuela Comolo, 24 anni, di Aosta,. La prima frazionista, è nella migliore stagione della sua carriera, reduce da un risultato mai raggiunto prima, il quarto posto nella gara individuale di qualche giorno fa. È stata perfetta al poligono, l’ideale, “al lancio è già una garanzia, Samuela trova la maturità in questo Mondiale” ha spiegato Piccardi sul Corriere.
Dorothea Wierer, anni 32, di Brunico, “beh, Dorothea è la nostra “divina” – sono di nuovo parole del blog Quel che passa lo sport – s’è messa sulla mappa del biathlon mondiale e ci ha messo l’Italia in questi anni”. Tre anni fa, Lorenzo Fabiano sul Corriere dell’Alto Adige diceva che “grazie a lei gli ascolti tv del biathlon sono superiori a quelli dello sci alpino. Un’eroina nazionale anche per chi fino a ieri scambiava il biathlon per una battuta di caccia al lupo”.
Secondo Azazelli, “probabilmente senza di lei oggi non ci sarebbe Auchentaller”.
O forse ci sarebbe lo stesso, perché il papà ha avuto un ruolo nell’avviarla alla disciplina. In una intervista del 2019 al sito Biathlon Italia diceva: «È partito tutto con mio papà, che già da piccola mi portava sempre a far fondo. Lui allora era nel gruppo degli allenatori della nazionale azzurra. Non avevo però ancora iniziato a fare biathlon, fino a quando un giorno decisi di provarci. Vedevo sempre i ragazzi dello sci club di Anterselva che si allenavano, tra loro anche tanti miei amici, quindi ho voluto iniziare. Me ne sono innamorata subito e non ho più smesso. Papà ha seguito i miei allenamenti iniziali, ma mi ha detto soprattutto di divertirmi. Ogni tanto mi dà consigli quando ci sentiamo o se viene a vedere le gare. Purtroppo, stando tutta la stagione a seguito della Coppa del Mondo, mi vede gareggiare soltanto in occasione dell’ultimo weekend della stagione. L’Italia è nel cuore, quindi ovviamente tifo per le nostre atlete. Però, visto che mio padre allena negli USA, faccio il tifo anche per le statunitensi e spero sempre ottengano dei buoni risultati».
Scrive il blog Quel che passa lo sport che “meno di un mese fa eravamo con i fucili spianati” per la scelta della federazione di preferirla a Sanfilippo.
| GESTI Le correzioni ► Ecco, allora, il lavoro di Kähkönen. Ha corretto la tecnica di Lisa Vittozzi al tito, come raccontava Giovanni Bruno nello studio Sky di Eleonora Cottarelli l’altro pomeriggio. Il finlandese ha detto al sito Fondo Italia di aver compreso subito il grande potenziale del gruppo femminile. «Quando ad aprile abbiamo iniziato la preparazione in Toscana, certamente il mio primo pensiero non era che avremmo vinto la staffetta mondiale. Ma ero molto colpito da quanto fosse alto il livello del team, soprattutto delle giovani. Dovevamo solo lavorare affinché facessero quel passo avanti, che oggi abbiamo dimostrato di aver fatto come squadra».
Le parole di quando si insediò: «Ho detto alle ragazze che non sono un “mago”, ma che ci sarà da lavorare molto duramente. Pretendo molto da loro come atleta, non importa quanto abbiano parlato con gli ex allenatori. Riguarda me e loro, al fine di assumerci la responsabilità e la gestione del tiro, essere aperti all’analisi ma non pensare eccessivamente.
Lisa ha cambiato il modo di lavorare al poligono, ma penso che sia una veloce sugli sci ma può fare anche meglio, quindi dobbiamo considerare di migliorare Lisa come atleta nel suo complessivo, non solo sulla parte del tiro o come tecnica sugli sci. Questa è la sfida principale, migliorare la sua performance totale. Questo è il tipo di filosofia di cui abbiamo parlato al primo ritiro e lei è davvero motivata a lavorare con me».
RETRO – Il biathlon che fu vergogna per Mussolini
Negli archivi della Gazzetta dello sport, c’è questo resoconto di Francesco Ceniti su quanto avvenne nel gennaio del 1924, quando Benito Mussolini – da meno di 2 anni al potere grazie alla marcia su Roma – ha bisogno “di fatti concreti – dice Ceniti – per esaltare il regime. Ci sono malumori tra i gerarchi più duri, il delitto Matteotti del giugno successivo segnerà il punto di non ritorno. Ma in quel gennaio, Mussolini cerca il consenso attraverso il Biathlon, ammesso alle prima edizione dei Giochi invernali, in Francia a Chamonix. Una sola gara a squadre, riservata a formazioni militari da 4 capitanate da un ufficiale. Alla gara parteciparono Finlandia, Svizzera, Francia, Cecoslovacchia, Polonia e gli azzurri, guidati da Pietro Dente, sottotenente degli Alpini, con Goffredo Lagger, Albino Bich e Paolo Francia, tutti classe 1901. La sfida si svolse sotto una tormenta di neve, con continui colpi di scena. Uno, riguardò gli italiani: di loro si persero le tracce, mai arrivati al traguardo, letteralmente scomparsi. Forse la rottura di uno sci ne provocò il ritiro, fatto sta che quando la notizia arrivò a Roma, fu tenuta nascosta”.
La Mass start di oggi
È la gara che da tradizione chiude i Mondiali. Oggi la guardiamo senza aspettarci niente, senza chiamare delusione un pomeriggio che dovesse finire senza podio, per il piacere di reincontrare tre delle ragazze di ieri: manca Auchentaller. Nella storia della gara ci sono state sedici differenti campionesse del mondo, dice Oa Sport, “a dimostrazione di come ripetersi sia particolarmente difficile. Solo tre donne hanno saputo bissare la propria medaglia d’oro. Si tratta dell’ucraina Olena Zubrilova (1999, 2002), della norvegese Liv Grete Poirée (2000, 2004) e della tedesca Magdalena Neuner (2008, 2011)”.
Tre sono le vincitrici in attività. Una è Dorothea Wierer (oro nel 2019), le altre sono la norvegese Marte Olsbu Røiseland (2020) e l’austriaca Lisa Theresa Hauser (2021).
Tra gli uomini, come scrive stamattina l’Èquipe, il norvegese Johannes Boe proverà a diventare il primo biathleta della storia a vincere tutti e quattro i titoli individuali. Prima di lui, mancarono lo Slam all’ultima prova Ole Einar Bjoerndalen nel 2009 e Martin Fourcade nel 2016. È il favorito, nonostante la battuta d’arresto della Norvegia nella staffetta maschile di ieri.
in tv oggi ore 11.30 Eurosport: mass start maschile 15 km | 12.30 Eurosport: mass start femminile 12.5 km