CAMPO PRINCIPALE Il ricordo del campione
La Juventus è la prima delle squadre di Vialli a giocare. Lo fa nel pieno di un ciclo aperto di 7 vittorie consecutive in campionato. L’ottava manca dal dicembre del 2018 e sono otto le partite recenti dell’Udinese senza successi: 6 pareggi, 2 sconfitte. Sottil ha preso il gol di apertura in nove delle ultime 11 giornate ma guida la squadra che ha guadagnato più punti dopo una situazione di svantaggio [sono 16]. Sia l’Udinese sia la Juventus hanno segnato 7 dei loro 25 gol dopo l’80esimo minuto. Massimiliano Nerozzi sul Corriere della sera scrive che “a una settimana dal big-match di Napoli, la striscia di sette vittorie consecutive riaccende le speranze e tiene vive le ambizioni di Madama, con l’evergreen della casa: i bianconeri non subiscono gol da altrettante sfide e la difesa di Allegri è la meno battuta della serie A, per distacco: 7 gol, contro i 13 del Napoli, i 16 del Milan, i 22 dell’Inter. Fu quello, del resto, il logo sui nove scudetti: otto vinti con la miglior retroguardia (non nel 2019/20), solo due pure con il miglior attacco (con Carlitos Tevez)”.
SCENARI Cosa sarà di Agnelli
Il Sole 24 Ore ospita una ricostruzione degli eventi di Casa Juve e offre una chiave di lettura per il futuro, imminente e non. Marigia Mangano scrive che l’uscita di scena di Andrea Agnelli dopo 12 anni va oltre il fatto giudiziario. “È una questione di famiglia, di equilibri interni, di immagine, di relazioni che dovranno essere sanate e ricomposte. Così avrebbe fatto l’Avvocato e così dovrà fare John. Negli ambienti vicini alla famiglia si definisce il clima tra Andrea e John disteso e collaborativo. Nessuno strappo, si racconta, né evidenze che il destino dei due cugini possa separarsi. Eppure la storia della holding insegna che spesso e volentieri alle posizioni di forza nell’assetto proprietario hanno fatto da contraltare ruoli di responsabilità nell’impero della famiglia torinese che oggi fa capo a Exor. Un organigramma retto da equilibri assai delicati, come spesso accade nelle dinastie numerose, che fa sorgere più di un interrogativo: terminata in modo traumatico la lunga esperienza in casa Juve, quale sarà la casella che andrà ad occupare Andrea nell’impero Exor di cui – insieme alla sorella – è il terzo azionista? E se non si trovassero soluzioni condivise, cosa succederebbe se il figlio di Umberto decidesse di uscire dalla società di famiglia per finanziare attività personali? Quanto varrebbe la sua quota nella holding olandese?”.
Il Sole arriva a stabilire che la valutazione interna della Giovanni Agnelli Bv è pari a 7,8 miliardi. Andrea Agnelli è tuttora presente nel consiglio di Exor ed è l’unico esponente della dinastia con John Elkann in quello di Stellantis. “Un pacchetto di cariche – scrive il Sole – che a questo punto potrebbe evidentemente dover fare i conti con i procedimenti giudiziari in corso. Le dimissioni dalla presidenza della Juve potrebbero secondo alcuni osservatori aprire in casa Exor il tema della ricollocazione di Andrea in una delle tante caselle che gestiscono le partecipate. Se non nell’immediato, comunque in chiave prospettica. Altri, invece, guardano al terremoto calcistico come a uno spartiacque nelle relazioni societarie tra i due cugini. L’impressione, in altre parole, è per alcuni che lo strappo possa consolidarsi nell’uscita del ramo di Andrea dalla storica società di famiglia, magari per permettere al figlio di Umberto di finanziare altre iniziative personali, come la holding di investimenti, Lamse. Tuttavia l’impressione è che un’uscita integrale e improvvisa sia di difficile attuazione. Piuttosto c’è chi ipotizza un disimpegno graduale che potrebbe coprire un arco di tempo più ampio”.
MONZA-INTER | Il Monza ha vinto quattro delle ultime cinque partite in casa e ha 8 punti di vantaggio sulla zona retrocessione. È il ritorno dentro lo stadio di casa per Pablo Marí dopo l’aggressione al centro commerciale di Assago, l’accoltellamento di fine ottobre. È partito dalla panchina mercoledì contro la Fiorentina.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera scrive che l’Inter ha bisogno di “dare solidità ai sogni ancora vaghi di rimonta scudetto, rivitalizzati dal successo sul Napoli” ma che non sarà facile “per la qualità di un avversario che sogna un’altra partita memorabile dopo quella con la Juve e non a caso Palladino vuole che i suoi si trasformino in «ventisei animali»”.
C’è il ritorno a tempo pieno di Romelu Lukaku, che potrebbe partire dall’inizio in coppia con Lautaro.
Stefano Agresti sulla Gazzetta suggerisce che l’anima trascurata della nuova Inter – sette vittorie in otto partite – “quest’anima speciale e nascosta, meritevole di maggiore considerazione da parte di tutti coloro che seguono i nerazzurri, ha i volti e i piedi di due centrocampisti: Calhanoglu e Mkhitaryan. Hanno molte doti poco comuni, che si possono racchiudere in una parola: la completezza. Sanno fare quasi tutto, e quasi tutto bene. Hanno tecnica indiscutibile, ma la mettono al servizio della squadra con notevole spirito di sacrificio. Quindi corrono e rincorrono, due gesti che non sono scontati per chi potrebbe farsi notare anche solo con il tocco, il tiro, la giocata. Danno equilibrio, si impegnano perfino nel contrasto. Sono simili? Abbastanza, di sicuro non sono così diversi da formare una coppia in modo naturale”.
SPECCHI 40 ANNI DI MAROTTA-GALLIANI ► Filippo Conticello, sulla Gazzetta, dice: “Gli almanacchi ricordano che il primo incontro “dirigenziale” risale al lontano 31 maggio ’81, Monza-Varese di B: vittoria in trasferta con autorete, più qualche immancabile battibecco di Galliani con gli arbitri. Una volta in sella al Milan, proprio Galliani diventerà un esempio e un’ispirazione per Marotta, più giovane di 13 anni ma con uguale maniacalità nel lavoro. Così, mentre uno costruiva la squadra dei sogni con Sacchi, l’altro affinava le armi del mestiere proprio al Monza. Non è un caso che la società brianzola abbia postato una foto in bianco e nero datata 11 giugno 1988 e con una scritta romantica in calce: «In attesa di chi qui è di casa…». Si vede il 31enne Beppe Marotta, con insospettabili ricci, festante nello spogliatoio dopo la finale di ritorno di Coppa Italia di Serie C vinta dal Monza sul Palermo 2-1”
CHI GUARDARE | Cabral
O nella definizione di Fabio Bianchi sulla Gazzetta: Cabristuta. Arthur Cabral è reduce dal gol di apertura in una partita per la terza volta in questa stagione, quattro dei suoi cinque gol stagionali sono arrivati nei primi tempi. È curioso che in sette delle otto partite casalinghe della Fiorentina il segno del risultato finale sia stato lo stesso con cui si era concluso il primo tempo. Fa tutto nel primo tempo anche Traorè, quando passa di qua: due gol negli ultimi quattro scontri diretti, sempre nei primi 20 minuti di gioco. Il Corriere dello sport-stadio parla di svolta nella Fiorentina: Gonzalez c’è, ma non dall’inizio. Accanto a Cabral titolare ci sono Kouame e Ikoné.
Il docufilm su Gigi Riva
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Il titolo è Nel nostro cielo un Rombo di Tuono. Il regista è Riccardo Milani. Ne scrive stamattina Fausto Narducci sul Foglio sportivo. “Gigi Riva viene rappresentato fin dall’inizio in chiaroscuro, avvolto dalle nuvole della sigaretta nel salotto di casa. Un racconto che si conclude con un appello corale a tornare per strada come lascia presagire l’immaginaria (o reale?) scorribanda dell’amatissimo Gigi in macchina sui saliscendi costieri fino alla spiaggia dove – a quanto pare – si consumano oggi le sue passeggiate”.
Nicola, suo figlio, ha detto al Foglio: «Un film bellissimo in cui ho ritrovato pienamente quello che è mio padre oggi. Non poteva essere diversamente visto che si è aperto pienamente con il regista Riccardo Milani. Sì, mio padre ha fatto la scelta di isolarsi e non credo che tornerà indietro. Se vogliamo, il motivo pratico è che vuole che la gente conservi l’immagine fisica che ha di lui, vuole farsi ricordare per come era e non per come appare oggi. Ma nel suo profondo è evidente che una persona riservata come lui ha sempre sentito il peso della fama e della notorietà. C’è chi così si sente a proprio agio, non Gigi Riva che vorrebbe girare inosservato. Lo capisco, perché anche io sono un po’ come lui. Per me è stato un padre speciale, sempre presente e disponibile, ma il peso della sua immagine, soprattutto in una città come Cagliari, ha rischiato di schiacciare anche me. Anche io ho mosso i primi passi nel calcio e penso che mi sarei preso le mie piccole soddisfazioni se non portassi questo cognome ingombrante. Se ti chiami Riva e vivi a Cagliari l’unica possibilità che hai per vivere in equilibrio è evitare il confronto. Per questo, pur mantenendo qualche incarico giovanile nel calcio, ho scelto di seguire un’altra strada».
È un imprenditore del settore aeroportuale.
Corriere della sera: “I «dolori» di Kvara: il talento è triste, il Napoli lo tira su” – Il furto, l’infortunio, la sosta: cosa è successo?”
◇ Il Foglio sportivo: “Così si scoprivano i campioni” – Storie, trucchi e segreti degli osservatori di una volta. Oggi si fa tutto online
la classifica Napoli 41, Milan 36, Juventus 34, Inter 33, Lazio e Roma 30, Atalanta 28, Udinese 25, Torino 22, Fiorentina 20, Bologna 19, Empoli e Lecce 18, Salernitana e Monza 17, Sassuolo 16, Spezia 14, Sampdoria 9, Cremonese 7, Verona 6