Chiedi chi era Stenmark

Mikaela Shiffrin è a un solo passo dagli 86 successi ottenuti in Coppa del mondo da Ingemar Stenmark, il picco di ogni genere nella storia dello sci. L’americana ha vinto ieri il primo dei due slalom in programma nel week-end a Spindleruv Mlyn, in Repubblica Ceca. Oggi ha la possibilità di riscrivere le liste dei record del suo sport, affiancando lo svedese, considerato il più grande di ogni epoca. 

 

Stenmark se ne andò che era mattina in Giappone, intorno alla metà di marzo del 1989. Mancò una porta pochi secondi dopo essere uscito dal cancelletto nella prima manche del suo ultimo slalom di Coppa del Mondo, sulla pista di Shiga Kogen. Avrebbe compiuto 33 anni di lì a una settimana. Gli chiesero se fosse deluso. Rispose: «È una giornata di sole, una buona giornata per smettere». 

Aveva vinto solo due gare negli ultimi tre anni, l’ultima – la numero 86 – il mese prima dell’addio, uno slalom gigante ad Aspen. Nella coda della carriera aveva infilato più orgoglio e classe che freschezza e forma. Voleva essere a ogni costo ai Giochi di Calgary 88. Anche senza podio. Come risarcimento. Quattro anni prima, lo avevano tenuto fuori dall’Olimpiade di Sarajevo. Era stato considerato professionista. Non aveva potuto difendere i titoli di Salt Lake 80. I Giochi open lo rimisero in gioco quando di lui si parlava ormai come di un sopravvissuto in uno sport crudele con l’invecchiamento, dove il più piccolo indebolimento dei riflessi o rallentamento muscolare significa retrocessione in fondo alla formazione. Così scriveva la Gazzetta. Eppure ancora si concedeva lampi, come un secondo posto dietro Tomba in slalom. Aveva una dozzina di contratti di sponsorizzazione, la maggior parte dei quali filtrati attraverso la federazione svedese. 

 

NUMERI | 288 gare in Coppa del mondo, 121 in slalom gigante, 101 dei quali chiusi fra i primi 10, 72 sul podio, 46 con un successo. In slalom le gare sono state 140, con 99 piazzamenti fra i primi-10, di cui 81 sul podio e 40 vittorie. In questi giorni ci ripetiamo che sono in tutto 86 perché escludiamo dal conto i paralleli. Altrimenti ce ne sarebbero tre in più. Il database ufficiale della Coppa usa la forma 86 [+3]. Ma sono sottigliezze da notai. Ottantasei o tre in più: nulla aggiungono alla grandezza di Stenmark, nulla tolgono alle meraviglie di Shiffrin. 

 

È tuttora il miglior Under 21 che sia stato, con 18 successi, davanti ai 12 di Piero Gros e gli 8 di Gustav Thoeni. Ma anche in questa sezione Shiffrin gli sta davanti con 19. Annemarie Proell è irraggiungibile, la più scatenata tra le precoci con 31 primi posti. Nella finestra fra i 21 e i 25 anni, Stenmark ha vinto 51 gare e Shiffrin 50. Tra i 26 e i 30 anni, lui è calato a 19, molte meno di Hirscher [37] e dietro pure Hermann Maier, Bode Miller, Benjamin Raich, Alberto Tomba. Mikaela Shiffrin è a quota 16 e non ha ancora finito. 

Alla fine del quinto anno in circuito, aveva già tre Coppe di cristallo a casa. Ma era stato evidente dal principio, dov’è che saremmo andati a finire. Il primo podio alla quarta gara, un terzo posto in gigante a Voss. La prima vittoria alla decima uscita, era il quinto slalom, 17 dicembre 1974, a Madonna di Campiglio. 

 

| Il Corriere d’informazione scrisse: Affermano che Ingemar Stenmark abbia aperto l’era del dopo Thoeni: è molto probabile. Il suo avvento al vertice dello sci mondiale a soli 19 anni è stato accompagnato dal fragore del tuono. Il domani è suo: su questo non ci piove. Lo svedese è un tipico discesista di quest’era: uno specialista perfetto. Tra i paletti è un Dio: ha doti di agilità e di equilibrio superiori. È rarissimo che cada. Dicono – ma lui non conferma che sia figlio di un acrobata e che, d’inverno, si alleni in palestra su una fune: e ciò spiegherebbe molte cose. Ma, forse, sono soltanto invenzioni, inconsciamente dettate dal desiderio di anticipare la leggenda di questo pallido e gentile figlio del Nord. Il quale ha già compiuto passi da gigante, tanto da dare l’impressione di essere difficilmente battibile. È inoltre un blocco di ghiaccio che si è incrinato soltanto una volta: è accaduto alle Olimpiadi di Innsbruck, era all’esordio, è andato in tilt. Veniva da un eccezionale record: 19 slalom senza mai cadere. Gli fu fatale, essersi presentato teso come la corda di un violino. Di aspetto fragile ormai è chiaro ha (anche) doti di resistenza impensabili

 

LE RIFORME PER FERMARLO  Troppo più forte degli altri. Lo sci decise di reagire. Cambiarono il regolamento per impedirgli di strangolare il suo sport. Introdussero le combinate. Per restare competitivo, Stenmark doveva buttarsi a 100 all’ora. Ne fece tre in tutto, due a Madonna di Campiglio, la prima a Kitzbühel. 

| Mario Cotelli sul Corriere della sera fu molto critico: Premiare il combinatista significa annullare lo specialista. È impensabile che oggi un atleta possa vincere sia negli slalom sia nella discesa. Se ciò avvenisse, significherebbe che lo sci si è involuto in quanto troppe sono le differenze non solo tecniche, ma soprattutto fisiologiche tra il lavoro dello slalomista e quello del discesista. Nel settore femminile può avvenire che una donna emerga in tutte tre le discipline, ma è questa la conferma che lo sci femminile è ben lontano dall’aver raggiunto l’evoluzione tecnica di quello maschile. Sabato scorso sul piazzale della funivia di Val Senales, stavo salutando Serge Lang, già in macchina pronto per partire, quanto su tutti è piombata la notizia della caduta di Stenmark: Serge è rimasto impietrito, voleva dire infatti la morte della combinata e dell’attuale formula della Coppa del Mondo.

 

Ma altri titoli non arrivarono più, tenetevi Peter Luescher e gli Andreas Wenzel nell’albo d’oro. Si tolse il gusto di fare la Streif, la discesa di Coppa a Kitzbühel il 17 gennaio 81, pettorale #19, 34esimo posto. 

Aveva un allenatore italiano in Ermanno Nogler e uno skiman jugoslavo, Juri Vogelnic, ma all’epoca si chiamavano meccanici, come in Formula 1. Da taciturno ragazzo di campagna – scrisse la Stampa – Stenmark è diventato tranquillo, se non del tutto a suo agio, nelle pubbliche relazioni. Fu l’effetto della conoscenza di Ann Ufhagn, hostess della Lufthansa incontrata nel 1980, sposata dopo la nascita della figlia Nathalie.

| Giorgio Viglino andò a intervistarlo in quel periodo per la Stampa. Scrisse: Ingemar Stenmark è un ragazzo simpatico, non proprio un giovialone di stampo romanesco, o un chiacchierone di marca francese, ma egualmente uno con cui stai volentieri a scambiare quattro chiacchiere possibilmente non sciistiche. In questo nostro cambiar di neve tutti assieme, lo sci è il solo argomento di lavoro, ma sufficientemente sviscerato, sezionato, osservato al microscopio, da uscir dagli occhi. Intervistando Stenmark non vi starò a raccontare cosa pensa di Joseph Roth, anche se mi ha piacevolmente sorpreso il fatto che non mi chiedesse in quale Olimpiade avesse vinto, bensì se avevo letto la Leggenda del santo bevitore, oltre al Radetzkymarsch che avevo in mano; né vi spiegherò quali sono le sue idee politiche di buon socialdemocratico svedese, contrapposto al progressista Stig Strand, compagno meno bravo sugli sci, ma cervello politico e carisma di vita

Parlarono invece di sci. Ingemar disse: «Non credo di sciare meglio o peggio di prima – disse Ingemar – ma sono in grado di affrontare anche tre manches di gigante consecutivamente. Ho più potenza di prima. Ogni volta che vado alla televisione svedese, credono di farmi una domanda tecnica dicendo: ma lei è più slalomista o gigantista? Per tre volte gli ho risposto che non lo sapevo, che io sciavo e basta, sapevo far scorrere via bene gli sci e l’azione era soltanto più rapida nello slalom, meno nel gigante, ma a mio giudizio sempre uguale. Alla quarta ho provato a bluffare e dirgli che ero un formidabile slalomista, poi è arrivata una quinta e io gli ho sparato sicuro che lo slalom non mi andava giù. Cosa credi? La volta dopo eccoli di nuovo puntuali con la stessa stupidaggine. Il bello è che io proprio non so dire se esista una specializzazione o meno. Quando Nogler mi ha persuaso a cambiare gli sci per il gigante, a prendere quelli più lunghi, era già due anni che vincevo regolarmente con i due metri nei piedi anche le gare più veloci». 

 

IL TRAMONTO  Smise di essere immarcabile nell’inverno dell’87. Ancora Mario Cotelli scrisse sul Corriere della sera: Stenmark da giovane si è rivelato l’atleta del ripido, del ghiaccio. La sua eccellente reattività neuromuscolare, accoppiata a una perfetta tecnica di curva, gli permetteva di superare i passaggi più difficili con estrema facilità. Invecchiando, ha in parte perso lo smalto giovanile. Meno rapido nei movimenti, ha cominciato a patire le piste ghiacciate e difficili. Infatti, quando viene meno la velocità di base, si arriva in ritardo sulla porta, si aumentano gli attriti, gli sci cominciano a vibrare e quindi bisogna concedere qualche vantaggio agli avversari. Ma la classe rimane. E allora il grande atleta riesce comunque a emergere su quei percorsi ove può fare risaltare le capacità tecniche di base. Negli ultimi anni ha potuto trionfare solo su percorsi facili o su piste non ghiacciate.

EREDI E RIVALI   Stenmark aveva previsto che sarebbe stato Hirscher a batterlo. È sbucata Shiffrin. Allora ha detto: «I record non mi interessano. Quando gareggiavo sì, ma dopo essermi ritirato non ci ho più pensato. È difficile paragonare il presente e il passato. È più facile farlo per il salto con l’asta, o per la corsa, non per lo sci. Mikaela è davvero forte, ha tutto ciò che serve: fisico, solidità mentale. Anche se fa una brutta prima manche, poi nella seconda recupera. È se sbaglia una gara, non si fa condizionare dallo stress. Piuttosto, in quella successiva vince». Ottantacinque volte. Quasi ottantasei. 

 

  SPECCHI Italia-Svezia a quei tempi

SCI Stenmark vs Thoeni | ori ai Mondiali: 5-5 Coppe del mondo: 3-4 Ori olimpici: 2-1

TENNIS  Borg vs Panatta | titoli di Slam: 11-1 Coppa Davis: 1-1 Scontri diretti: 10-6

CICLISMO Tommy Prim al Giro d’Italia | 1980: 4° dietro Hinault, Panizza e Battaglin 1981: 2° dietro Battaglin 1982: 2° dietro Hinault, davanti a Contini 1985: 4° dietro Hinault, Moser, LeMond 

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