Fotografare è trattenere il respiro
Henri Cartier-Bresson
È iniziato nella notte italiana il campionato NBA, con la vittoria dei Boston Celtics su Philadelphia e quella dei detentori del titolo di Golden State sui Los Angeles Lakers. Nella prossima notte tocca a Simone Fontecchio con la maglia di Utah contro i Denver Nuggets e Paolo Banchero con gli Orlando Magic contro i Detroit Pistons.
La foto perfetta di basket è quella di un pallone che ha appena lasciato una mano. Quando galleggia nell’aria, sospeso fra tutte le ipotesi, prima che il campo del possibile si restringa al reale, dentro, fuori, che banalità. La foto perfetta è forse un assist, forse una schiacciata, forse
La foto perfetta è forse un padre che festeggia con i suoi bambini, come fa Kyle Lowry dei Toronto Raptors in quella che vedete trattata in alto. I piccoli Kameron e Karter. Ha appena battuto i Bucks nelle finali della Eastern Conference, siamo nel 2019. È uno scatto di Gregory Shamus, fotografo di Getty Images. È con lui che ha parlato Jeff Maillet della rivista The Athletic mentre il campionato NBA stava per cominciare, la notte scorsa. Con lui ha parlato di come si cattura la foto perfetta.
➣ Devi amare il basket o l’NBA per fare bene il tuo lavoro? Hai bisogno di conoscere il basket per fotografarlo?
«No, non credo che tu debba amare il basket per fare bene il tuo lavoro. Ma conoscere il meccanismo interno di qualsiasi sport, ti dà un vantaggio quando si tratta di fotografia. Ho giocato a basket e ho firmato una lettera di intenti al college prima di cambiare passione e dedicarmi alla fotografia. Questo è probabilmente il grande motivo per cui ho scelto lo sport come mio ambito. A volte, posso immaginare o anticipare quel che sta per accadere in campo un po’ più facilmente di qualcun altro che potrebbe non aver giocato a basket. Questo non significa che chi non ha giocato non possa essere un fotografo straordinario di questo sport».
➣ Qual è il tuo background? Ti sei laureato in fotogiornalismo? Un hobby si è trasformato in una carriera?
«Ho giocato a basket al liceo in un’ottima squadra e al college in una piccola. A quel tempo, la fotografia era solo un hobby. Ho cambiato idea e ho scelto di frequentare il College for Creative Studies di Detroit, specializzandomi in fotografia di belle arti. All’inizio fotografavo sport al liceo per un giornale locale. Sono stato anche assistente del fotografo del team dei Detroit Pistons. I miei due amori si sono scontrati ed eccomi qui. Sono stato molto fortunato, ho incontrato tante persone di talento nel settore che mi hanno aiutato ad arrivare dove sono oggi.
➣ Oltre a una fotocamera, quale altra attrezzatura è necessaria?
«Molte persone pensano che se non hai migliaia di dollari da investire in attrezzature, non puoi fare grandi foto. Non è vero. Tutto ciò di cui hai bisogno è un corpo macchina e un obiettivo da 50 millimetri, così puoi già realizzare immagini straordinarie e fare un lavoro eccellente. Una cosa che non puoi comprare è la capacità di anticipare l’azione o di rallentarla per catturare i momenti cruciali».
➣ In NBA l’azione è veloce. Ti concentri di più sulle azioni con la palla o senza?
«Quando la palla è in gioco, generalmente, l’obiettivo rimane lì, a meno che non ci sia uno scontro tra giocatori da tenere d’occhio. Uno che si tuffa sul pavimento è sempre un’ottima foto, ma nella stagione regolare NBA non succede tanto spesso quanto alle Olimpiadi, ai playoff o nel torneo NCAA. Quando ne ho fatta una a Ben Simmons, stavo riprendendo una scena in verticale e sono dovuto passare al campo orizzontale. Spesso la sfida è questa»
➣ Dove preferisci lavorare: a fondo campo o in tribuna? Un angolo è migliore di un altro?
«Il parquet è di gran lunga il posto migliore per lavorare. Le immagini che vedi da una posizione elevata sono state scattate all’inizio della pandemia, quando non ci era permesso lavorare a bordo campo.
➣ Qual è l’obiettivo migliore per il tiro sotto canestro o per l’azione all’estremità opposta del campo?
«Dipende se sei dentro la linea o fuori. All’interno, puoi ottenere scatti orizzontali più ampi con un 24-105 mm e scattare in verticale stretto con un 70-200. Fuori, sei un po’ bloccato con un 70-200. Il downcourt può essere un 300 mm o un 200-400, a seconda di quanto è buona la luce».
➣ Parlando di angoli, l’immagine di Kyle Lowry con i figli è potente e ha un impatto. Come l’hai scattata?
«È una storia divertente. Quando Toronto vinse la partita, sono saltato in piedi dal mio posto e sono andato in campo. Mi dissero che non era permesso e mi rimandarono alla linea di fondo. Allora ho visto Kyle correre in quel modo, l’ho seguito. Andava ad abbracciare la sua famiglia. C’era qualcuno di fronte a me, ho messo la macchina sopra la mia testa e ho girato alla cieca con un grandangolo. È stato allora che ha sollevato suo figlio in aria e ha guardato in alto. Un po’ di fortuna è sempre decisiva nelle grandi foto. È una delle mie preferite. A volte certe pose sono una felice sorpresa, non noti niente finché non hai scattato. Altre volte, ottieni un’immagine specifica che desideri».
➣ Sono più belli gli scatti verticali o orizzontali?
«Il basket è considerato uno sport verticale, così come l’hockey è considerato uno orizzontale. Ma questo è cambiato nel corso degli anni. Ora scattiamo sempre più orizzontalmente per alcuni motivi. Perché le arene creano splendidi sfondi per campi larghi di giocatori che vanno verso il canestro. Inoltre, c’è una grande richiesta di immagini che possono essere utilizzate online. Le immagini orizzontali sono preferite per il web»
➣ Come si fa a ottenere uno scatto attraverso il tabellone?
«Sono immagini scattate con una camera remota che si attiva da dove sei seduto. Devi arrivare presto per preparare e montare, prima che i giocatori inizino a entrare in campo per il riscaldamento»
➣ Per la telecamera remota, speri o immagini che i giocatori siano nell’inquadratura e che l’azione funzioni?
«Si impara rapidamente come anticipare i giocatori che entrano nelle aree di ripresa della macchina remota. Quando lo fai la prima volta con i telecomandi, si tira un po’ a indovinare»
➣ Quanto conta l’illuminazione? Puoi usare il flash nelle arene della NBA?
«Prima di entrare a far parte dello staff di Getty Images, ho lavorato per la NBA e ho sempre usato gli stroboscopi. È uno stile di ripresa molto diverso. Con gli stroboscopici, prendi un fotogramma al secondo. Senza flash, posso scattare 20 fotogrammi al secondo. Con l’illuminazione dell’arena di 10-15 anni fa, gli stroboscopi facevano una grande differenza. Con l’illuminazione a LED attuale e con la capacità delle macchine di oggi di scattare in condizioni di poca luce, gli stroboscopi non sono così importanti come una volta».
➣ Per i ritratti, che tipo di illuminazione o ambientazione cerchi?
«Ogni fotografo preferisce illuminare i ritratti in modo diverso. A meno che non stia girando per un cliente specifico che mi chiede qualcosa di specifico, il mio stile è garantire che l’illuminazione sia abbastanza semplice da piacere a un’ampia base di clienti».
➣ I campi NBA sono scomodi?
«Ottima domanda. Sono alto due metri. A volte è un vantaggio, come quando ho tenuto la macchina sopra la mia testa per l’immagine di Kyle Lowry. Ma sedersi per terra alle partite della NBA è tutt’altro che comodo. Il comfort è stato una parte fondamentale della gestione del mio lavoro alle Olimpiadi in Giappone, quando lavoravo per quattro partite al giorno, per 16 giorni consecutivi. Mi sono portato un tappetino in gommapiuma, dello spessore di 10 centimetri. Quei 10 centimetri fanno una grande differenza. Sono stato l’unico fotografo a sopportare il posto a sedere alle Olimpiadi»
➣ Qual è la tua velocità dell’otturatore?
«Con le macchine più recenti, raramente vado al di sotto di 1/1600 di secondo. Alcuni dei miei colleghi di Getty Images sono bravissimi a scattare con tempi di posa lunghi. Io no. Mi considero più uno sparatutto nell’azione di punta. Non sempre è importante cogliere l’azione. Penso che catturare le emozioni lo sia altrettanto»
➣ Quante volte premi il pulsante durante una partita?
«Dipende dal gioco e talvolta dai giocatori in campo. Scatto più fotogrammi quando giocano LeBron e Steph Curry. Durante una normale partita della stagione NBA, saranno 1.500 foto. A una Gara-7 di finale, più intorno alle 5.000».
➣ Quante foto elimini?
«Non le elimino mai. Le tengo tutte»
➣ Qual è il processo di ritocco?
«È una risposta che si collega alla prima domanda sulla conoscenza del gioco. Cerco di tenere il passo dei dettagli chiave, anche quelli sulle scarpe indossate che possono essere interessanti da fotografare. Va sempre a finire che un editor ti scrive e vuole un paio di scarpe che qualcuno sta indossando»
➣ Sei vicino all’azione. Un giocatore si è mai schiantato contro di te? Sei mai stato ferito?
«Ccrto. Ci sono stati urti e lividi, ma non sono mai stato gravemente ferito. È importante tenere alta l’attenzione. La mia attrezzatura ha subito più danni di me, schiantandosi sul parquet».
➣ Qual è la cosa migliore del tuo lavoro, e la peggiore?
«La parte migliore è lavorare in un team ampio, in occasione di grandi eventi. La peggiore è stare lontano dalla famiglia. Adoro girare per eventi sportivi, andare in Giappone e lavorare alle mie prime Olimpiadi è stato fantastico. il più delle volte sono viaggi di più giorni o settimane. È difficile stare lontano da casa e perdermi le partite di hockey e le gare di nuoto dei miei figli»
➣ Quanto costa la tua attrezzatura?
«Tanto. Oltre 60 mila dollari».
➣ Cosa rende grande una foto di NBA?
«L’emozione. Che si tratti di gioia o di dolore»
➣ Un giocatore ti ha mai fatto i complimenti per una foto che hai scattato?
«No. Penso che ci siano così tante immagini di questi ragazzi che la cosa non li impressiona molto»
➣ Quali consigli hai per i fotografi dilettanti?
«Non bisogna andare a una partita NBA per avere un’ottima fotografia di basket. Si può scattare anche in un parco giochi o nella palestra di una scuola superiore. Ho fotografato Chris Webber quando era al liceo e ho realizzato immagini incredibili di lui all’inizio della carriera. Le belle foto sono ovunque, non solo nei palazzetti della NBA».
126-117 | Jaylen Brown e Jayson Tatum hanno cominciato con 35 punti a testa, il 55 per cento dei punti della loro squadra, nella vittoria su Philadelphia, la prima della stagione. Il primo canestro dell’anno porta la firma di Marcus Smart. Deve trattarsi di un omaggio subliminale al telelavoro. Tatum ha anche aggiunto 12 rimbalzi per la prima doppia-doppia della stagione, insieme con Joel Embiid che dall’altra parte ha chiuso con 26 punti e 15 rimbalzi. James Harden ha messo 35 punti, con 12 su 12 ai liberi, 5 su 9 da tre.
I Celtics hanno reso omaggio a Bill Russell, morto in estate, con una poesia intitolata Sestina scritta e recitata da Porsha Olayiwola, una nativa di Chicago che vive a Boston. Si è esibita la cantautrice Aloe Blacc, Jaylen Brown ha tenuto un discorso-tributo, dicendo che Bill Russell è stato un grande uomo per tutto quello che ha rappresentato, «un tipo di nobiltà che trascendeva lo sport». Un ulteriore omaggio a Russell sulle maglie dei Celtics e con il numero 6 alle estremità del campo: per la prima volta un numero è apparso all’interno di un’area su un campo NBA.
Il messaggio di Steph Curry per Brittney Griner
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123-109 | Trentatré punti per Curry, trentuno per LeBron con 14 rimbalzi. Il primo duello fra stelle è finito così. Westbrook si è inserito con una doppia-doppia da 19+11, ma prima c’è stata la cerimonia di premiazione. L’anello è stato realizzato da Jason di Beverly Hills, che ne aveva creati altri sette in passato, compresi quelli del 2020 e 2021. Presenta 16 carati di diamanti gialli e bianchi incastonati in oro giallo per rappresentare le 16 vittorie di Golden State ai playoff della scorsa stagione. Ha sette carati di diamanti gialli per il numero di titoli NBA dei Warriors e contiene 43 baguette sul logo del Golden Gate Bridge per rappresentare i 43 punti di Curry in Gara-4. Mostra i dettagli architettonici del Chase Center sul lato, i punteggi delle partite di ogni serie all’interno, il motto Just Us della squadra.
Ma soprattutto: nel riceverlo, Steph Curry ha voluto ricordare che Brittney Griner è in carcere in Russia da 243 giorni. Ed è lì che ha compiuto 32 anni anni ieri.
Ne ha scritto Cindy Boren sul Washington Post parlando della campagna #WeAreBG lanciata negli Stati Uniti e dei numerosi messaggi di sostegno e solidarietà.
«Ho sofferto ogni momento dei sette mesi estenuanti senza di lei», sono le parole di sua moglie Cherelle. Gli avvocati dovrebbero presentare una nuova istanza di scarcerazione il 25 ottobre in un tribunale di Mosca.
«Penso a lei ogni giorno» ha detto a ESPN Sandy Brondello, l’allenatore delle New York Liberty, l’ex coach di Griner tra 2014 e 2021 . Dawn Staley, altro ex allenatore, ha aggiunto: «C’è un lato umano in BG che molte persone dall’esterno non conoscono». Breanna Stewart, sua compagna in Nazionale, ha twittato : «Non siamo una famiglia senza #BrittneyGriner. È ora di PORTARLA A CASA. Non ti abbiamo dimenticata e non ci fermeremo finché non sarai qui». Anche la WNBA ha promesso «non ci dimenticheremo di te e non smetteremo di combattere».
mappe C’è meno Francia aspettando Wembanyama
Mentre noi aspettiamo Simone Fontecchio e Paolo Banchero, L’Équipe dedica la prima pagina di stamattina e tutte le cinque successive all’inizio della NBA e alla presenza dei giocatori francesi. Quelli che iniziano con un contratto garantito sono sei, il numero più basso dal 2005. Ma al Draft sono sempre scelti molto in alto, com’è accaduto a Ousmane Dieng, 19 anni, preso da Oklahoma dopo uno scalo in Oceania. I tre veterani sulla trentina sono Nicolas Batum alla 15esima stagione, Evan Fournier all’11esima, Rudy Gobert alla decima. Sotto i venticinque anni crescono Frank Ntilikina a Dallas e Killian Hayes a Detroit, ma L’Équipe si lamenta del fatto che “la Francia non è più il 51esimo stato della NBA”.
Tra 2008 e 2017 ha sempre avuto almeno dieci delle sue stelle nel torneo, da Tony Parker a Boris Diaw, passando per Mickaël Pietrus e Ronny Turiaf. Stavolta i vari Joël Ayayi, Sekou Doumbouya, Théo Maledon, Killian Tillie, Timothé Luwawu-Cabarrot “sono stati respinti all’ingresso e dovranno fare anticamera, in G-League, con le orecchie incollate allo smartphone in attesa di un’ipotetica chiamata”.
Ma è francese The Next Big Thing di cui tutti parlano con gli stessi termini che accompagnavano qualche stagione fa Zion Williamson. A Victor Wembanyama, 18 anni, 2 metri e 19, forse 2 metri e 20, viene attribuita la capacità di sbarcare l’anno venturo in NBA e sbam, spaccare le partite. Un tipo che ingolosisce al punto di spingere alla tentazione del tanking, il fenomeno delle sconfitte di proposito, per scivolare giù in classifica e guadagnarsi le prime scelte al Draft dell’anno prossimo.