La nuova strategia di Colin Kaepernick per avere un contratto

 

 

americhe

La nuova strategia di Colin Kaepernick per avere un contratto

 

      Colin Kaepernick ha smesso di aspettare. Tanto non succede niente. Aspettare cosa – se da cinque anni, da quando si inginocchiò per primo – non gli offrono più un contratto? Così, mentre le franchigie NFL si accaparrano i vari quarterback in free agency, Kaepernick ha deciso di organizzarsi degli allenamenti in tutto il paese, di filmarli e di metterli sui social media. Se non altro, finisce la diceria che non sarebbe più in grado di azzeccare un lancio, dopo tutto questo tempo trascorso tra le ragnatele, senza nemmeno essere Spider Man. 

Di questo originale tour promozionale ha scritto Emmanuel Morgan sul New York Times

Kaepernick è stato al camp di UCLA a giocare con gli studenti oppure in Arizona per lanciare al ricevitore dei Seattle Seahawks, Tyler Lockett, dopo aver preso appuntamento via Twitter.

Negli allenamenti ad Atlanta, New Orleans e in altre tre città – racconta il New York Times – ha riunito compagni di allenamento con una vasta gamma di esperienze, attraverso vecchie amicizie e il e passaparola, utilizzando le sessioni come un forum pubblico, per mostrare il suo talento e sollecitare un provino in NFL

In una breve e rara intervista con il New York Times, Kaepernick ha spiegato: «In passato ho cercato di affrontare le cose in modo silenzioso, dietro le quinte: sono rimasto pronti, ho continuato a lavorare, ho fatto dialogare il mio agente. Ma c’era sempre una domanda persistente: – È pronto? Può ancora giocare?».

Se le parole non riescono a convincere nessuno, all’età di 34 anni Kaepernick pubblica allora i filmati. A UCLA ha lanciato per quasi due ore di fila. In questi anni di riposo forzato, Kaepernick è stato il volto di una popolare campagna pubblicitaria della Nike (2018), ha fondato una casa editrice (2020), ha presentato una docuserie Netflix basata sulla sua vita, Colin in Black & White, per la regia di Ava DuVernay. Ha anche lavorato con Know Your Rights Camp, il gruppo di attivisti fondato da lui stesso, che si offre di pagare le perizie di parte e le autopsie private alle famiglie delle persone morte in circostanze misteriose, dopo un intervento della polizia. Slalom ne ha riferito nel numero #879 del 26 febbraio scorso. 

Quando l’uccisione di George Floyd ha innescato una resa dei conti nazionale sul razzismo – scrive il New York Times – con le interruzioni dei campionati e delle partite, con proteste nelle strade di tutta l’America, l’accoglienza delle critiche degli atleti sulla disuguaglianza è cambiata

 

Il ritorno in campo di Paul George

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

  43  Oppure il suo rovescio 34. Quarantatré sono le partite consecutive saltate da Paul George per lo strappo del legamento collaterale ulnare al gomito destro. Trentaquattro sono i punti segnati nella notte scorsa al suo rientro in campo, quando i Los Angeles Clippers hanno rimontato 25 punti di svantaggio e hanno battuto gli Utah Jazz per 121-115. L’ala dei Clippers ha giocato 31 minuti, aggiungendo due rimbalzi, sei assist e chiudendo la partita con 10 su 20 dal campo. Reggie Jackson ha dato il suo contributo con 21 punti.

The Athletic sottolinea che si tratta della quarta vittoria in rimonta dei Clippers in questa stagione partendo da uno svantaggio di almeno 24 punti. Restano all’ottavo posto nella Western Conference, sempre in corsa per un posto nei play-in, i preliminari dei play-off inventati in pandemia. 

 

    Se la stagione fosse finita stamattina, sarebbero fuori i Lakers, scivolati fuori dalle prime 10 posizioni a Ovest con la sconfitta nella notte contro Dallas. Nel 128-110 c’è il segno della tripla doppia di Luka Doncic: 34 punti, 12 rimbalzi e 12 assist in meno di 30 minuti. La decima tripla doppia della stagione, ma la prima negli ultimi due mesi. Los Angeles, ancora priva di LeBron James con la caviglia sinistra malandata e di Anthony Davis (17esima di fila saltata), ha perso la settima delle ultime nove gare. Sports Illustrated si domanda se non sia preferibile restare fuori dai play-in e ricostruire, anziché trascinarsi in questa stanca agonia, con una squadra piena di acciacchi e giocatori in età avanzata. 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.