Saint Louis 1904  ► Il mistero dei pallanuotisti morti di tifo

HO FATTO LE OLIMPIADI | CERTE VITE TRA I CERCHI  #3

DI ELENA BUONOCORE |

  SAINT LOUIS 1904  ► Il mondo si dava alla riscoperta della classicità con la corsa di Maratona, l’America si dava quattro mesi dopo alla corsa all’oro del Klondike. Tutti andavano da qualche parte, nel 1896, e ciascuno sapeva dove arrivare. Tranne Rex Ellingwood Beach, che cambiò idea strada facendo. Era partito per cercare il suo filone in Alaska e finì invece per inseguire l’altro oro, quello di Olimpia. Dopo cinque anni di ricerche senza successo, si diede prima al nuoto e dopo alla scrittura. Ai Giochi del 1904 di St. Louis, i più controversi della storia, quelli che in programma introdussero anche le Giornate Antropologiche, Beach si presentò nel miglio, nelle 220 yards e nella pallanuoto con la Chicago Athletic Association, medaglia d’argento in un torneo disordinato, riservato a tre club e vinto dal New York Athletic Club con un 6-0 in finale e un epilogo tanto misterioso quanto drammatico. 

Le partite erano state tutte giocate in un lago artificiale, creato di proposito nel mezzo dell’Esposizione Universale per la mostra di salvataggio, fatta di esibizioni – riferiscono le fonti – assai improbabili. Il lago allo stesso tempo veniva utilizzato per delle mostre agricole, durante le quali molti dei bovini pascolavano e vagavano tra le acque. A un anno di distanza dai Giochi quattro dei pallanuotisti presenti a St. Louis morirono di febbre tifoidea. David Bratton era conosciuto come uno dei migliori nuotatori di New York, era anche un discreto pattinatore a rotelle, si ammalò entro tre mesi dalla finale. George Van Cleaf morì a gennaio, lui che aveva il fisico per sbracciare appena i ghiacci dell’inverno si scioglievano ai primi tepori. 

Beach prese a scrivere romanzi ispirati alle opere di Jack London. Il primo, The Spoilers, era basato sulle sue esperienze e alle sue avventure. Ne pubblicò alla fine una trentina, quindici dei quali sono diventati dei film. Di lui oggi si dice che fosse detto il “Victor Hugo del Nord”, ma esistono documenti secondo cui lo storico Stephen Haycox trovava i suoi libri “pietosamente da dimenticare”. Vai a sapere. The Spoilers sarebbe diventato uno spettacolo teatrale e in due versioni cinematografiche ebbe per interpreti prima Gary Cooper (1930), poi John Wayne (1942). Beach non contrasse mai il tifo ma il suo destino non fu meno drammatico. Si suicidò dopo la morte della moglie. 

MAPPE

LA CITTÀ

La delusione dei Giochi di Parigi spinse De Coubertin a uno strappo, a guardare verso il mondo nuovo. Nel 1903 erano previsti i festeggiamenti per il centenario dell’acquisto della Louisiana, inizialmente ceduta dalla Spagna alla Francia nel 1800, tre anni dopo entrata a far parte dell’Unione dopo una trattativa condotta dal presidente Jefferson. St. Louis – oggi nel Missouri – era all’epoca la città di punta della Louisiana, sede del primo grattacielo  al mondo. Intendevano celebrare i cent’anni da americani con l’Expo e i Giochi. Il CIO votò per Chicago, Theodore Roosevelt sostenne la causa di Saint Louis presso De Coubertin, che gli aveva offerto la presidenza onoraria del CIO. La Fiera venne dichiarata aperta il 30 aprile 1904 da Roosevelt – che da Washington pigiò il tasto di un telegrafo.Quando chiuse il 1° dicembre, aveva avuto quasi 20 milioni di visitatori. Rimase un evento. Quarant’anni dopo, fu il tema del film Incontrami a St. Louis con Judy Garland, regia di Vincent Minnelli. Le gare ebbero inizio il 14 maggio. 

In quei giorni a Saint Louis si segnalano un incidente ferroviario con 50 morti, un’arena mandata a fuoco da spettatori furibondi. Scrisse il Corriere della sera: Settemila persone avevano comperato il biglietto per assistere ad una corsa di tori in un’arena presso l’Esposizione, quando giunse un ordine della polizia che vietava lo spettacolo. L’amministrazione non volle restituire il denaro dei biglietti, ed il pubblico allora minacciò di linciare il direttore, accontentandosi poi di dar fuoco alle tribune. Certe volte sappiamo farci bastare i piccoli piaceri della vita. 

UN PADIGLIONE ITALIANO DI SERIE B

Il Corriere della sera decise allora di mandare a Saint Louis come inviato speciale Renato Simoni, non solo giornalista, critico teatrale, ma anche poeta, regista, sceneggiatore, uno degli autori del libretto della Turandot. Simoni va in America e racconta che il padiglione italiano è imbarazzante. Il Corriere in prima pagina parla di malinconie. 

È domenica, e piove un poco. Ma i passeri fanno lo stesso il loro pettegolezzo sugli alberi e saltano e svolazzano con allegria frenetica. L’afa è caduta, e le case di Saint Louis brillano nell’aria lavata. C’è la brezza che spazza via dal cuore e dal cervello le ire e gli affanni che il caldo tropicale vi esacerbava dentro ieri. Il tempo e l’ora sono dunque propizî a parlare con serenità delle cose italiane all’Esposizione di Saint Louis, cose melanconiche molto.

Simoni è severo. Chiama anche in causa il governo di Giolitti. L’Italia – scrive – ha improvvisata la sua partecipazione alla mostra, come un cantore siciliano improvvisa uno strambotto su rime facili. Per lungo tempo il Governo ha tergiversato; poi sembrò declinare ogni invito; finalmente, nell’ottobre scorso, in una subitanea resipiscenza, chiamò gli italiani a concorrere. Gli espositori ebbero dunque poco più di due mesi – cioè fino al gennaio – per prepararsi, e si prepararono in fretta, quando non si accontentarono di mandar qui cose vecchie, fatte per i bisogni spiccioli e rapidi della giornata e non ideate per una gara internazionale del lavoro. Si precipitarono qui soprattutto i produttori di oggetti scintillanti e chiassosi, di vetreria bassa, di chincaglieria facile e grossolana, di oleografie ubriache di rosso e di turchino.in Italia. In verità non c’è gusto ad essere ancora, dopo tanti secoli, simili a quei mercanti d’una volta che caricavano le navi di pezzetti di vetro variopinto per barattarlo con i ciottoli d’oro che gli uomini color di rame offrivano abbagliati.

Le altre nazioni hanno voluto che le belle cose esposte fossero anche bene presentate. Hanno prescritto delle norme per le vetrine, si sono preoccupate di volerle o intonate o eguali. Quindi le loro sezioni sono armoniche, decorate con garbo. Da noi tutte le stonature sono state ammesse e tutte le miserie accettate. Ci son dei banchetti da fiera rustica che muovono lo sdegno; per mettere d’accordo quelle linee contraddicentesi e quei colori stridenti c’è voluto uno sforzo enorme, e il risultato è assai relativo. Certe decorazioni di cartapesta rossa e verdina sono state fatte a Roma e sono un orrore. Meglio non esser presenti, che dover sentire il rosso della vergogna sulle guance.

Il Governo ha lasciato fare. Esso poteva riempire le lacune, presentarsi con una esposizione seria e organica come han fatto tutti gli altri Stati. Nei palazzi dei Trasporti, delle Miniere, dell’Educazione, dell’Agricoltura, avrebbe così portata una seria testimonianza di quello che siamo divenuti. Ha invece mandato delle statistiche che nessuno osserva, delle incisioni della Regia Calcografia che non si sanno dove mettere, degli ordini e dei contrordini, e delle raccomandazioni curiose a favore di alcuni degli espositori. Dimenticavo un busta da lettera, che ho visto io per caso, con tanto di Ministero d’agricoltura, industria e commercio sopra, nella quale Saint Louis è posto nel Massachusetts. Evidentemente laggiù si ricostruisce l’America a orecchio, come direbbe Ferravilla.

Una gaffe alla Sangiuliano, diremmo oggi. Il ministro responsabile era al tempo Luigi Rava, poi sindaco di Roma, docente di filosofia, presidente della società Dante Alighieri, massone. Ancora vent’anni, e Simoni sul Corriere della sera non sarebbe stato libero di scrivere quel che scrisse. 

 

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