pugilato
Il mio Hagler
DI FRANCO ESPOSITOÂ
🔸 L’autore ha seguito da inviato per il Mattino e il Corriere dello sport-Stadio 6 Olimpiadi, 5 Mondiali di calcio, 18 Milano-Sanremo, Mondiali di ciclismo, di nuoto e dell’adorata pallanuoto. È una delle firme di boxe più autorevoli. È stato con i suoi libri più volte premio Selezione Bancarella Sport e nel 2016 Premio Tosatti – CONI: una penna per lo sport.Â
Slalom lo ringrazia per aver condiviso questi suoi pensieri.Â
Sì, era Meraviglioso. Era il Meraviglioso. In mattinata mi ha telefonato Dario Torromeo, l’avevamo conosciuto e intervistato insieme, Marvin Hagler. L’avevamo visto combattere tante volte, negli States e in Italia. Quella volta a Sanremo, teatro Ariston, alle tre del mattino, per adeguare l’orario della trasmissione del match alla necessità degli Stati Uniti. L’avevamo visto abbattere in pochi round Fully Obel. Troppo facile per lui, mostro di tecnica e di potenza. Nel darmi la notizia Dario mi ha detto: «Sono incredulo, non mi rendo conto, è come se mi mancasse qualcosa di mio, come se fosse sparita una parte di me». Hagler, ormai, era uno dei nostri. Viveva con un’italiana, Caterina, napoletana, campana. E a Napoli l’avevo incrociato l’ultima volta: era venuto per una comparsata a pagamento.
Con la fine improvvisa del Meraviglioso, se ne va una parte del mondo a cui voglio un gran bene. Questo della boxe. E devo rendermi conto che, piano piano, poco a poco, sparisce la mia epoca felice di giornalista. È un dolore, e non piccolo, la morte di Marvin Hagler. Mi procura un dolore inevitabile.
Dario ha pubblicato un libro sul Meraviglioso. Quindi, è normale – come lo capisco – che avverta un sentimento di vuoto. Il vissuto, quando è vero, intenso, profondo, è un uppercut al mento duro da incassare. E per Patrizio Oliva, era la settimana della sfida mondiale con Ubaldo Sacco, rinunciammo alla trasferta a Las Vegas per il match Hagler-Mugabi. Indimenticabile e irripetibile, l’abbiamo visto in tv nella camera di un albergo di Genova. Il Meraviglioso si consegna alla storia come una leggenda della boxe. Quel cranio calvo, completamente pelato: ma sì, come appassionati lo abbiamo amato, Marvin Hagler.
La foto che pubblica Slalom è quella del FIGHT. Bob Arum, nostra conoscenza diretta, amabile conversatore e fornitore di primizie pugilistiche per noi italiani – Dario, Betti, Mario Bruno, Claudio Colombo, io – è tra Marvin e Tommy Hearns. Il cobra di Detroit finì triturato in pochi round dal Meraviglioso. Noi c’eravamo, non potevamo mancare. Rimase imbattuto sette anni. Il match con Leonard? Scommisi, puntai cento dollari su Ray Sugar, e vinsi. Scommisi contro il Meraviglioso, arciconvinto che avrebbe vinto lui. Ma, credimi, io penso che fra i due protagonisti (e forse anche con un giudice) ci fosse un accordo su una soluzione di parità . Ho sempre pensato a qualcosa di truccato, di poco sincero. Marvin Hagler ha confermato, ribadito, e in maniera clamorosa, inequivocabile, la sua grandezza di uomo e di pugile: annunciato il ritiro, non è mai più tornato sul ring. Malgrado le offerte principesche. Ne piango la scomparsa, ti prego di ritenere verissimo questo sentimento.