Tutta la distanza che esiste tra Coe e Bach
In una videoconferenza da Londra, il numero 1 della federazione internazionale di atletica leggera Sebastian Coe ha ribadito ai giornali una serie di considerazioni anticipate a margine della cerimonia di consegna dei premi ai migliori atleti dell’anno. L’amarezza per l’esclusione del cross dal programma olimpico del 2024. La vitalità del suo movimento anche senza Bolt, con l’emergere di personaggi come Duplantis ma pure come Larissa Iapichino. La straordinaria capacità dell’atletica di reinventarsi in un anno difficile come questo. “Mentre il mondo era fermo, l’atletica ha accelerato” sottolinea Giulia Zonca su la Stampa.
Sebastian Coe si è di nuovo tenuto distante dalle posizioni di chi demonizza le scarpe magiche, le suole di carbonio che aiutano i record. Quella che Emanuela Audisio su Repubblica stamattina chiama “la guerra delle scarpe volanti, oggi molto fluida” domandandosi e domandando a Coe se “si possono mettere i record nelle mani (anzi nei piedi) della tecnologia, in modo da creare disparità e vantaggi meccanici tra chi ha e chi non ha”.
Coe si sente un mediatore tra l’industria e il suo sport. Ha risposto: «Io da junior correvo con un’attrezzatura con cui oggi non andrei nemmeno al supermercato e nell’81 feci il record mondiale degli 800 con delle scarpette che mi erano costate meno di 25 sterline. Non possiamo soffocare le innovazioni, il mondo va avanti, in più le aziende di scarpe sostengono atleti, manifestazioni, federazioni».
Diverse sono le posizioni sulle quali non è in sintonia con Thomas Bach, il numero 1 del comitato internazionale olimpico. Coe è il principale candidato a succedergli, quando verrà il momento. Primo terreno di scontro: la libertà di manifestare durante i Giochi. Coe ha fatto intendere come la pensa ricordando giorni fa il gesto del pugno alzato di Smith e Carlos ai Giochi del 1968. «Non incoraggerò mai i miei atleti a manifestare pubblicamente nelle sedi di gara – dice – però nemmeno li zittirò. Desidero che si sentano protagonisti e liberi nel loro mondo. Sono stati chiari: vogliono la possibilità di parlare senza essere multati. Non possiamo ignorarli».
Il CIO invece ha il timore che Tokyo si trasformi in un evento politico, ora che il comitato olimpico USA ha garantito che non ci saranno punizioni per chi manifesta.
prospettive Il dialogo con gli atleti e la sentenza sulla Russia | Nei prossimi giorni, apprende Slalom, partiranno consultazioni da parte del CIO per individuare dei momenti e degli ambiti all’interno dei Giochi nei quali sarà possibile esprimersi su temi come il razzismo, per evitare che accada sul podio.
L’altro grande tema di frizione, come sottolinea anche Gaia Piccardi sul Corriere della sera, è il caso Russia con le accuse di doping di Stato. “Nel novembre 2015 – ricorda – l’atletica fu la prima Federazione internazionale a bandire i russi. Il primo marzo il consiglio di World Athletics dovrà decidere se togliere la sospensione”. Coe ha risposto che sta aspettando la relazione della task force, guidata da Rune Andersen. La sua idea è che la Federatletica russa ha un nuovo presidente, Peter Ivanov, e ha pagato la multa. Dunque molte cose sono cambiate. «Detto ciò, saremo in grado di riaccogliere Mosca nella comunità dell’atletica mondiale? È presto per dirlo».
C’è un passaggio intermedio al quale guardano tutti. La decisione del tribunale arbitrale dello sport sulla proposta di esclusione della WADA. Secondo quanto noto a Slalom, la sentenza è imminente. Potrebbe arrivare verso la fine del mese di dicembre, al massimo nei primi giorni di gennaio.