Le otto parole dello sport che stanno cambiando significato

 

Le parole sono importanti
Come parlaaaaaa?
Nanni Moretti. “Palombella rossa”

 

discussioni 
Le otto parole dello sport che hanno cambiato significato

 

Dizionario semiserio di una crisi e di una paralisi (anche linguistica)

 

  Tagli – Erano gli sbocchi offensivi del calcio (cfr Callejón) e un fondamentale del basket (backdoor, rimpiazzo, a V, a L). Sono diventati – in quanto termine economico – l’unico sbocco dei presidenti e uno dei fondamentali per il futuro dello sport. La parola fa la sua prima apparizione sui giornali il 18 marzo e magicamente modifica la scena e stravolge prospettive. Fino al giorno prima in Serie A si discuteva su come ricominciare. Dal momento in cui balena la possibilità dei tagli, dal come si passa al se
Gli ultimi ad aver accettato i tagli sono stati i giocatori NBA: stipendi giù del 25 percento a partire dal 15 maggio. Evidentemente sono stati più a disagio di altri sportivi nel convertire la parola dal significato che aveva nel vecchio mondo al suo senso nuovo. Taglio in NBA significa perdita del posto di lavoro. Stavolta il taglio è servito a conservarlo. 

 

  Fuga – Era roba per soli ciclisti. Anthony Perez, Julian Alaphilippe, Nicolas Edet, Aurélien Paret-Peintre, Alberto Bettiol e Thomas De Gendt. Ci siamo tutti segnati i nomi dei sei corridori usciti dal gruppo nell’ultima corsa vista finora, la settima tappa della Parigi-Nizza, il 14 marzo. Pensavamo che sarebbero rimasti gli ultimi ad andare in fuga fino alla ripresa prevista in estate, invece solo cinque giorni dopo in fuga è andato Gonzalo Higuaín, con un volo privato e un certificato di negatività, più o meno mentre i compagni Pjanic e Khedira facevano lo stesso. Ora Higuaín fa addirittura sapere di non voler tornare. Anche se la Juventus non ha ancora invitato i suoi stranieri a rientrare, Luca Bianchin su la Gazzetta dello sport ha scritto stamattina che “un certo malumore c’è”. Oppure è una strategia per forzare il passaggio al River Plate, scrivono Antonio Giordano e Nicola Balice su Corriere dello sport-Stadio. In questo caso, sempre in termini ciclistici, la fuga si trasformerebbe in strappo
Dal ciclismo la fuga si è estesa pure al basket (molti americani: devono avere avuto Greg LeMond come idolo). Chissà perché dei giocatori e delle giocatrici di pallavolo si è invece detto semplicemente che sono partiti. 

 

Salute  – Lemma che nella tradizione popolare si accompagnava in genere a uno starnuto. Parola oggi adoperata come premessa dalla vaga connotazione ipocrita a ogni affermazione che rischia di essere giudicata sconveniente o inopportuna (“ma ora viene prima la salute”). Nella visione del mondo di Massimo Troisi viene anche prima dell’amore, perché l’amore si può incontrare negli occhi di una cassiera del supermercato e la salute invece no. 

 

  Positivo – Qui siamo nel campo della psicologia spicciola. La variazione della parola non sta nel significato ma nel nostro atteggiamento verso di essa. Siamo passati dal biasimo (Tizio è risultato positivo all’antidoping: vergogna) alla solidarietà (Tizio è positivo al coronavirus: forza). Nel vecchio mondo poteva essere positivo il consuntivo di una stagione o il saldo di un bilancio, quasi sempre un giudizio di Marocchi sulla Juve. 

 

  Sistema – È stato prima uno schema di gioco nel calcio, ideato dall’inglese Herbert Chapman, poi un mezzo per sognare di arricchirsi (il sistema al Totocalcio). Oggi invece è chiaro a tutti che in Italia non si fa sistema, oppure che c’è una crisi di sistema. Più pericoloso se risulta compromesso quello immunitario.

 

  Bolla – Roba per nuotatori. Gli istruttori insegnano ai bambini a farne sott’acqua tenendosi ai bordi della piscina per imparare la respirazione. I tecnici spiegano che la bolla d’aria dietro la mano è una nemica durante la bracciata perché riduce l’attrito propulsivo. Ora la bolla è l’habitat dello sport, in realtà l’habitat del calcio, la sua dimensione fuori dalla realtà. 
Finiti i tempi della bolla papale, la bolla di Internet, la bolla dei mutui, la bolla della New economy, possiamo trovarci di fronte a “la bolla Neymar” (titolo Sole 24 ore di mercoledì). Nostalgia per le mille bolle blu (Mina).

 

  Contatto – Era il grande dilemma delle domeniche. Non ci bastava più stabilire se c’è o non c’è, se è in area o fuori area. Il contatto è da tempo una questione di sfumature. Può essere netto, lieve, dubbio, ininfluente, accentuato, veniale. A meno che non si parli di calciomercato – quando in genere si distingue tra ravvicinato e telefonico, tra diradato o intensificato, molto spesso al plurale – il contatto è sempre fisico, e dunque proibito. Un contatto si guardava e riguardava alla VAR o alla moviola. Adesso è vietato anche immaginarlo. 

 

  Assembramento – Sviluppo inevitabile del concetto di contatto. Si tratta di una traduzione in termini scientifici e sanitari del sandro-piccininiano mucchio selvaggio, quasi sempre in area. A sua volta il mucchio selvaggio risulta filologicamente discendente dal grappolo in area di Bruno Pizzul, quando avevamo ancora il problema di girarci ed era tutto molto bvëëëllo. 

 

 

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