I like perduti dal calcio e la simpatia per Dybala

Tutti quanti, perfino i più tristi
aspettiamo di svegliarci insieme
di guardarci, di toccarci e di guardarci
come non ci fossimo mai visti
Lucio Dalla

 

discussioni
I followers che il calcio sta perdendo

 

Il calo dei like e dei commenti negli ultimi 25 giorni. Perché si deve ripartire da Dybala

 

  Espulso dai nostri riti centenari e dalle nostre abitudini, il calcio sta uscendo dalle parole e dai pensieri di tanti. Di quanti, si fa fatica a stabilirlo. Non esistono criteri scientifici nel misurare una percezione. Ma un tentativo di esplorazione nella passione accantonata si può fare. Se i social sono i moderni Bar dello Sport, si può partire da lì per misurare quanto interesse – fosse pure rumore di fondo – si è perduto. I commenti sono decimati, molti calciatori hanno perduto simpatie, alcune squadre stanno contando i followers perduti. 
Secondo la rielaborazione dei dati raccolti da Socialmediasoccer, piattaforma che opera un monitoraggio quotidiano delle pagine ufficiali dei club di Serie A e di molti calciatori, senza più partite da un mese e mezzo, anche i campioni sono meno interessanti da seguire. Leonardo Bonucci ha perso quasi tremila iscritti alla sua pagina facebook negli ultimi 25 giorni. Gigi Buffon è in linea: da 4 milioni e 964mila di fine marzo a 4 milioni e 961 mila in queste ore. Giorgio Chiellini è stato mollato da quasi quattromila tifosi, Miralem Pjanic da circa 500 e Gonzalo Higuaín da un centinaio. L’incremento di nuovi followers alla pagina Instagram della Juventus ha avuto una frenata del 9 percento nell’ultimo mese. Soprattutto c’è meno voglia di stare dentro il flusso della discussione. Di cosa parli se non si gioca?

 

La pagina facebook dei campioni d’Italia è scesa da una media di 2.900 commenti quotidiani a circa 700. Al Milan era attribuita una media di 4.300 commenti al giorno, adesso siamo intorno ai 670. L’Inter ha probabilmente la migliore squadra di media manager d’Italia. Nel vecchio mondo erano riusciti a raggiungere una partecipazione attiva giornaliera dei tifosi misurabile in quasi 7.000 commenti su facebook. È calata a poco meno di 1.100 e resta il picco della Serie A. I tifosi del Napoli commentavano 1.500 volte e i loro interventi si sono ridotti di due terzi. Dal 10 aprile Socialmediasoccer registra intorno alla squadra di Gattuso un calo lieve ma costante di followers su twitter. In duemila sono andati via dalla pagina facebook negli ultimi 25 giorni. Stesse dimensioni per la Roma

 

  Sono numeri arrotondati che descrivono un processo fatale. Meno calcio c’è in campo, meno calcio c’è nelle nostre parole e nelle nostre teste. L’ultima Domenica Sportiva di campionato sulla RAI aveva uno share dell’8%, senza calcio è scesa qualche punto sotto il quattro. L’archivio memory messo in campo da Raisport sta facendo lo 0,3% di share come media settimanale. Ma Sport Mediaset si difende e tiene il suo notiziario di fine mattinata sui livelli soliti: intorno al milione e 200mila spettatori, con uno share che sfiora anche il 6%. 
Se il calcio non gioca, non genera energia. La controprova in senso inverso arriva dal monitoraggio della pagina facebook di Dybala, passata dai 4 milioni e 222mila iscritti nella seconda metà di marzo ai 4 milioni e 263mila di ieri sera. Sono 41mila in più. Nessuno potrà certificarla come una verità, ma nessuno potrà scartare l’ipotesi che si tratta di una conseguenza della sua positività al virus. Empatia. Dybala è diventato una persona. È rimasto escluso dal processo di ostilità sentimentale che si è acceso nei confronti del calcio. La malattia lo ha reso meno distante. Rugani ha guadagnato duemila followers su twitter. Gabbiadini ha superato il mezzo milione di iscritti ai suoi tre canali social.

 

Non è misurabile la reversibilità di questo processo di congelamento di una passione. In una città sfregiata dal lutto come Bergamo, secondo i dati esaminati, i commenti sulla pagina facebook dell’Atalanta sembrano crollati in 25 giorni dai circa mille giornalieri a poco sopra i 100. Il 10 marzo Valencia-Atalanta faceva 842mila spettatori su Sky (2,8% share) e una media di 4,5 milioni su Canale 5, con un picco di 5,2 milioni alle 21 e 24, per uno share complessivo del 16 per cento. Quella sera in Lombardia c’erano già 1427 contagi e 468 dei 631 decessi da virus in Italia. 

 

L’affetto intorno a Dybala è una traccia che il calcio di domani non potrà trascurare. Anche gli addetti alla comunicazione dovranno trovare un altro linguaggio e altri obiettivi. Ricucire. Il calcio si è lasciato raccontare come il solo sport che avesse un interesse a proseguire, il calcio accanito, il calcio ostinato nelle sue intenzioni, insensibile, immorale, addirittura il calcio come eccezione capricciosa all’interno di un mondo dello sport-altro che invece si sarebbe docilmente fatto da parte dinanzi alla tragedia. Non è vero. Ha smesso prima il calcio della Parigi-Nizza. I tennisti stanno trovando dei modi fuori dal circuito ATP per tornare a giocare tornei: prima del calcio. La Formula 1 per ricominciare stravolgerà il suo format quanto progetta di fare il calcio. L’Eurolega lo stesso. La NBA e il baseball americano scrivono protocolli di sicurezza sanitaria estremi e borderline alla maniera del calcio. Con l’Italia sigillata e chiusa in casa, Federica Brignone ha avuto il privilegio di volare in Svezia per vincere una Coppa del mondo di sci. Si era convinta a fermarsi perfino l’UEFA – quella a cui si rimproverano Valencia-Atalanta e Liverpool-Atlético – quando i pugili ancora se le davano felicemente su un ring a Londra sotto il segno del CIO. I calciatori erano già a casa quando gli olimpici si allenavano in piscina e in pedana, sperando che Tokyo 2020 fosse davvero 2020. Ce ne sono alcuni che hanno rilasciato dichiarazioni così ombelicali e distanti dalla realtà, quanto quelle dei dirigenti di calcio, che Luca Dotto gli ha dovuto dire: state sbarellando. Il golf ha appena chiesto un milione di tamponi per ricominciare. Un milione.

 

  Il calcio ha enormi responsabilità per il modo in cui ha vissuto in questi anni e ha sbagliato in questo mese tutto quello che poteva sbagliare in termini di comunicazione, arrivando troppo tardi a dire dinanzi all’opinione pubblica: attenti, noi non decidiamo niente, siamo qui per salvare i nostri posti di lavoro come voialtri lì fuori, e come voialtri lì fuori attendiamo una decisione del governo e delle autorità sanitarie. Come ha fatto Rutte in Olanda: voi non giocate fino a settembre, la federazione decide il resto. 
Questo non ha saputo fare il calcio. Dire le cose come stanno. 
Ha fatto passare i suoi desideri, che sono pari a quelli di altri carrozzoni, come un imperio. Il calcio ha un muro di fronte e non lo vede. Se finora si è preoccupato di immaginare il quando e il come di una ripartenza, dovrà preoccuparsi di stabilire per chi vorrà tornare. Per quale porzione di pubblico. Per quale sentimento. Dovrà smettere di farsi guardare come lontano e per giunta irraggiungibile. Dovrà trovare figure nuove da cui farsi rappresentare, gente che sappia parlare e che sa di che cosa parla, che abbia studiato, che conosca gli altri sport, che ci sappia dialogare. Che conosca il mondo, non solo il suo. 

 

 

 

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