Il Tour a porte chiuse non piace ai sindaci francesi
La situazione Poiché presuppone il contributo dei servizi statali e pubblici (riparazione di strade, 29.000 poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco mobilitati), il destino del Tour 2020 non è solo nelle mani dell’organizzazione. … Stéphane Villain, vicepresidente del consiglio dipartimentale della Charente-Maritime, dove la corsa osserverà il suo primo giorno di riposo, e sindaco di Châtelaillon-Plage, città di partenza dell’undicesima tappa, ha sentito al telefono Christian Prudhomme la settimana scorsa: “Secondo lui, per il momento non ci sono problemi, il Tour partirà come previsto. L’ipotesi di un rinvio non è stata sollevata. Sarebbe più complicato però se l’isolamento obbligatorio superasse la data del primo maggio, specialmente per l’allenamento dei corridori”. “Prudhomme è in attesa di conoscere la data della fine del periodo di isolamento“, conferma Jean Deguerry, presidente del consiglio dipartimentale di Ain, che ospiterà due tappe.
I più riluttanti a convincersi sono i politici locali, tutti contrari all’ipotesi di un Tour senza pubblico. Costringere i loro abitanti a rimanere in casa, lontani dal trambusto del Tour, quando hanno pagato per ospitare le tappe, gli sembra inconcepibile. “Un Tour con i corridori ma senza pubblico, non funziona”, afferma Michel Valla, sindaco di Privas (Ardèche), sede di arrivo della quinta tappa. “Sarebbe catastrofico – aggiunge Daniel Spagnou, sindaco di Sisteron – preferirei rimandarlo e fare una bella festa l’anno prossimo”. Le porte chiuse infastidiscono Robert Casadebaig, sindaco di Laruns (Pirenei Atlantici). “Se dovrà essere fatto, non ci sottrarremo. Ma impedire alle persone di andare alle tappe di montagna mi sembra abbastanza irrealistico. Non sarebbe più il Tour. E per la nostra comunità sarebbe una frustrazione terribile”. | Nicolas Lepeltier, Adrien Pécout, Clément Martel e Clément Guillou, Le Monde
| l’intervista Pierre Rolland e i francesi che si incazzano ➣ Dal 17 marzo, la Francia ha adottato misure di isolamento a causa della pandemia di coronavirus. Come lo sta vivendo?
«Non è facile. Siamo abituati a stare in giro tutto l’anno. Ovviamente, non avere l’autorizzazione per uscire in bici un’ora o due è frustrante. Soprattutto perché il Tour si dovrebbe correre fra tre mesi. Dovremmo mettere chilometri nelle gambe. Il nostro è uno sport di resistenza e non possiamo rimediare pedalando in casa. Quello che rende tutto più difficile è che in alcuni paesi i ciclisti hanno l’autorizzazione per uscire in bici. È piuttosto frustrante vedere i belgi o gli olandesi che si allenano. La competizione sarà uguale per tutti, non ci saranno classifiche separate per chi era confinato e chi no. Capisco bene il valore dell’isolamento, sono completamente d’accordo, ma vedere che quando attraversi il confine si esce in bici regolarmente, è un po’ difficile da accettare».
➣ Si parla di un Tour a porte chiuse. È possibile? «Difficile. Anche se ora questi sembrano i presupposti. ASO sta lavorando con i ministri per garantire che il Tour si svolga nei tempi previsti. In tal caso, significa che saremo fuori da questa pandemia. Sarebbe straordinario se il Tour fosse il primo evento a tornare alla normalità. Sarebbe una grande festa. E speriamo con il pubblico a bordo strada». | Intervista di Romain Donneux, l’Équipe
«In fondo, spero solo una cosa: che il Tour si svolga a luglio. È una piccola luce che può far stare bene. Anche se è lontana, questa speranza è ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento. Se la corsa potrà svolgersi nelle date programmate, significa che saremo proiettati verso un ritorno alla normalità». | Il ds Marc Madiot a Libération
Come la pensa Bugno ➣ Secondo lei si correrà il Tour de France?
«Temo che faranno di tutto per correrlo. Ma bisognerà vedere come sarà la situazione sanitaria al 26 giugno, giorno in cui dovrebbe partire da Nizza. E poi dobbiamo vedere come reagiranno i vari team: siamo sicuri che siano disposti a partire? Io non lo darei per scontato; d’altra parte anche Bernard Hinault è stato chiaro: prima la salute, poi tutto il resto».
➣ Cosa pensa dell’idea lanciata nei giorni scorsi da Matteo Trentin di correre un Grande Giro d’Europa?
«È una boutade anche suggestiva, ma assolutamente irrealizzabile».
➣ Preoccupato per il futuro del ciclismo?
«Assolutamente sì, rischiamo grosso». | Intervista di Pier Augusto Stagi, Tuttobici