I contagi e le morti fra i giocatori di bocce. Addio a Angelo Rottoli

 

l’emergenza sanitaria
I contagi e le morti fra i giocatori di bocce 

 

    Solo lo sport ricco e famoso fa notizia, perciò non ci si è accorti di un’autentica “strage” che si sta consumando attorno al più umile, eppure popoloso, universo delle bocce. In Italia si tratta di una popolazione di 90mila tesserati (di cui 40.500 agonisti), 1600 società affiliate alla Fib (Federazione italiana bocce) e registrate al Coni, più un numero elevatissimo di amatori e relative bocciofile, sparse dalla Valle d’Aosta fino alla Sicilia. Ebbene in questa disciplina assai più antica del calcio, si giocava fin dal 7000 avanti Cristo, (“Rotolamento di sfere su terreno accidentato”, è la scoperta archeologica fatta nella città neolitica di Catal Huyuk, in Turchia) e forse la più amata dagli italiani, a causa del terribile Coronavirus è in corso la più grande “moria dello sport”, forse a livello mondiale.
«In un mese abbiamo perso più di 200 tesserati, la metà si tratta di morti avvenute in Lombardia nei focolai di Bergamo, Brescia e Milano. E quasi 500, ufficialmente, sono i nostri giocatori contagiati». È il grido d’allarme che lancia il presidente della Fib, Marco Giunio De Sanctis, dal suo ufficio romano dove è intento a terminare l’ennesimo telegramma di condoglianze da recapitare alla famiglia di un tesserato: l’ultima vittima del virus. «Sono al trentesimo telegramma, solo questa settimana. È vero che nel nostro sport si può giocare fino a 90 anni, ma posso assicurare che tra le vittime di Coronavirus ci sono molti tesserati 60-70enni, come il campione veneto Giuliano Mirandola (62 anni) e il suo corregionale, il forte Italo Baldinot (75). E poi tra i contagiati abbiamo dei ventenni, come la campionessa del mondo Caterina Venturini (26 anni) e sua sorella minore, la nazionale Virginia Venturini». 
Le due ragazze sono in buone condizioni ma hanno trasmesso il virus ai genitori. Il contagio delle bocciofile nelle province più colpite (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Marche e Piemonte) è un fenomeno che ha superato i livelli di guardia fin dalle prime ore della propagazione del Covid- 19. «Almeno 15 casi di positivi, con i relativi decessi, ci vengono segnalati dalle bocciofile ogni santo giorno. E poi ci sono delle situazioni a mio avviso scandalose che vanno denunciate, come quanto accaduto al nostro giocatore e dirigente di Bergamo, il 50enne Roberto Nespoli: è stato dieci giorni a letto con febbre alta e tutti i sintomi del Covid-19 e non gli hanno fatto il tampone…». Uno scenario avvilente, come quello segnalato nei giorni scorsi dall’ex ct della Nazionale Cesare Prandelli che nella natìa Orzinuovi (Brescia) tra i tanti amici scomparsi, «uccisi dal virus», ricordava quelli della bocciofila del paese in cui si era svolta da poco una gara contro una società di Codogno, il primo paese dichiarato “zona rossa”. «È una situazione drammatica – continua il presidente De Sanctis – e con questi numeri non solo abbiamo già cancellato tutti i tornei e gli eventi internazionali fino ad ottobre, ma saremo anche l’ultimo sport a riaprire. Ripartiremo solo quando ci verranno garantite le massime condizioni di sicurezza per riprendere l’attività agonistica». | Massimiliano Castellani, Avvenire, sabato

 

  La conversione tecnologica della F1.  Di fatto sono tre le linee guida del piano Pit Lane: re-ingegnerizzare i dispositivi medici già esistenti per renderli più flessibili, far crescere i livelli di produzione e velocizzare i tempi di consegna. Anche in questo caso l’Inghilterra arriva dopo l’Italia, caposcuola in Europa per modalità e tempistica nel cercare contromisure governative contro il virus. La Ferrari, che l’altro giorno ha annunciato la riapertura della fabbrica per il 14 aprile (compatibilmente con la possibilità dei fornitori di lavorare), attraverso la propria divisione industriale ha messo a disposizione componenti (monitor, video e dei particolari elettrici) destinati alla Siare, l’azienda emiliana che costruisce ventilatori. Ed è pronta a muoversi ancora se dovessero servire altre componenti. C’è la LeCont, produttore italiano di pneumatici con un ruolo di spicco nel karting internazionale. Ha dato il via ad un programma per la produzione di mascherine. Il reparto meccanico ha realizzato tre prototipi, e dopo i test è stato dato l’okay per la produzione industriale che scatterà tra pochi giorni, non appena sarà ufficializzata la certificazione. Si stima che possano essere fornite un milione di mascherine che verranno inizialmente distribuite dalle autorità locali del Trentino Alto Adige a medici, operatori sanitari, farmacie, ospedali, forze dell’ordine e cittadini. | Marco Bo, Tuttosport

 

  L’isolamento raccontato da Young   ➣ Young lei è stato due mesi in Italia, di cui uno vissuto in piena emergenza, e ora è a Londra. Quali differenze nella gestione dell’emergenza tra il nostro e il suo Paese? «Da voi il lockdown è stato totale: l’Italia ha dato un ottimo esempio. In Inghilterra c’è chi ancora va al lavoro e la metropolitana è troppo affollata. Da noi ho visto scene di avidità con gente che svuotava i banconi dei supermercati».
  Lei e l’Inter siete dovuti restare in isolamento. Ha avuto paura di ammalarsi? «Qualche timore c’è stato, la società e lo staff medico hanno però gestito perfettamente la situazione. L’isolamento non piace a nessuno, ma non è stato drammatico: era la scelta giusta per tutelare la salute nostra e degli altri».
  Riesce a immaginare un mondo senza calcio? «C’è una pandemia globale: allo stato attuale il calcio non è importante. La gente muore, pensiamo a uscirne». | Intervista di Guido De Carolis, Corriere della sera

 

  La morte di Angelo Rottoli
La castagna   «Mi manca la mia corda, mi manca il mio sudore» aveva detto a gennaio a una televisione di Bergamo che non si era dimenticata di lui. Angelo, il grande boxeur. Era fermo a bordo ring, i capelli lunghi come un tempo, «ma trenta chili e trent’anni di più». Lo chiamavano Alì, come Clay, anche se era un po’ piccolo per essere un peso massimo. Ma aveva la castagna. | Maurizio Crosetti, la Repubblica

 

Era lui il bello e impossibile?   Il re delle notti bergamasche: tra i tanti lavori cui si dedica c’è pure quello di uomo immagine e buttafuori nelle discoteche. Sempre sensibile al fascino femminile, non è raro incontrarlo in Città Alta accompagnato da attrici e modelle, con la sua innata carica di simpatia e i suoi mille aneddoti, come quello per cui Gianna Nannini, conosciuta in un incontro al Rotary, avrebbe dedicato proprio a lui, nell’85, la canzone «Bello e impossibile». | Riccardo Crivelli, la Gazzetta dello sport

 

  I ricordi degli amici    Il nostro campione del mondo. Ha ragione Nicola Radici, insieme ai tanti titoli che hai conquistato davvero, per tutti noi, nella tua bacheca risplende la cintura dei pesi massimi-leggeri da campione del mondo. Non tanto e non solo perché ci hai convinto, nei tuoi tanti racconti, mimando i colpi, di averla davvero conquistata, quella cintura, o di averla perduta per un soffio, ma perché sei stato il nostro campione nella vita. Piango, Angelone, pensando alle tante notti trascorse insieme, alla tua dolcezza mista a solitudine, alla tua voglia di compagnia anche quando l’ora imponeva di andare a dormire.
Piango, pensando a quante volte mi hai chiesto, una moneta da un euro (e prima mille Lire), mai per te, ma sempre per la comunità di sostegno ai più deboli di cui tante volte mi hai parlato.
Una notte di alcuni anni fa, il nostro amico Titta Pasinetti, il miglior giornalista sportivo di Bergamo, ci invitò in un locale, “Le Iris”. Titta ci fece accomodare, ordinò da bere, e poi ci disse, sorridendo, una frase che non avremmo mai più dimenticato: “Angelo, Giorgio… vi volevo salutare perché domani io muoio”. Sapevamo che Titta stava male, ma rimanemmo, ovviamente, spiazzati. Come se nulla fosse Titta riprese a parlare di sport, di ragazze, insomma… della nostra vita. E noi con lui, con un malcelato groppo in gola. Il giorno dopo Titta morì davvero.
E ora mi piace pensare, Angelo, che tu possa rivedere Titta e che vi possiate scambiare i sorrisi e le battute di sempre, magari risolvendo il mistero di quella sera, mistero che è rimasto per sempre nei nostri ricordi, nei nostri cuori e nei nostri discorsi notturni.
Notturni sì, perché il nostro campione ha vissuto gli ultimi anni di notte, cercando sempre un amico a cui parlare, di politica, o delle preoccupazioni per l’anziana mamma a cui era profondamente legato.
Nessuno, fino a questi ultimi, maledetti giorni, ha avuto la forza di dirgli che erano mancati, prima di lui, proprio la mamma e il fratello. In fondo nessuno ha voluto spezzare quel filo sottilissimo che rendeva la
tua vita surreale, legata al glorioso passato, ma lontana dal presente e dalle difficoltà quotidiane. | Giorgio Jannone, Bergamo News 

 

  Come sta Sabia    Il mezzofondista lucano due volte in finale alle Olimpiadi, contagiato dal virus, è sfebbrato. Il quadro clinico sembra in miglioramento. Valerio Piccioni su la Gazzetta dello sport stamattina ha scritto: “Sabia è una persona speciale. Lo è stato in campo, lo è fuori, sempre in mezzo all’ atletica. Nel suo sport c’è anche il rifiuto di qualsiasi scorciatoia e l’impegno totale contro il doping, condiviso con i tecnici che lo hanno seguito nella sua carriera, Carlo Vittori e Sandro Donati. E proprio Donati esprime una speranza: «È un fuoriclasse. Conto sulla sua eccezionalità»”.

 

L’atletica lombarda  Tre lutti: Antonino Buttafuoco, papà dello sprinter Gabriele, ex nazionale giovanile di salto in lungo; Gianbattista Locatelli, dell’Atletica Curno, ex sprinter, poi allenatore e dirigente; Angelo Possessi, fondatore dell’Unione Sportiva Rogno. 

 

    Ciclismo  Il ciclismo in Toscana he perso Giordano Paolini ex direttore sportivo e dirigente regionale. Migliorano le condizioni di Pierino Gavazzi, ricoverato all’ospedale di Ome. Suo figlio Matti ne ha parlato con Pier Augusto Stagi per Tuttobici: “Oggi l’hanno sentito due volte: dopo colazione e poco dopo mezzogiorno. «Ci ha detto che aveva mangiato un po’ di gnocchi, una bistecca e un Buondì Motta…». E poi quelle parole, più dolci di un Buondì: «Torno presto».

 

Alberto Contador, l’Italia e la Spagna   ➣ Si è chiesto perché in Italia e Spagna il contagio sia così diffuso? «L’Italia è stato il primo Paese europeo colpito, non a caso considerato il flusso turistico che con i suoi meravigliosi luoghi attira. Poi è toccato agli altri, Spagna compresa. Era normale che fossimo tra i primi, noi e i nostri amici italiani. Ci piace stare insieme, ci muoviamo tanto, siamo affettuosi, ci salutiamo con una stretta di mano o con un abbraccio, è il nostro stile di vita».
 Madrid sta pagando un prezzo altissimo, a 16 anni dalla strage provocata dalle bombe sui treni della stazione di Atocha. Le sembra di rivivere quei giorni?
«No, questa è una tragedia diversa. Gli attacchi terroristici del 2004 avevano responsabilità e colpe precise. Ora combattiamo un nemico che nessuno vede. Siamo impotenti. Possiamo solo attendere che queste misure facciano effetto nel tempo. Fortunatamente la gente ha capito, sta seguendo le regole, e questo conta tantissimo. Dobbiamo limitare al massimo il numero delle vittime». | Antonino Morici, la Gazzetta dello sport

 

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