La prima tripletta italiana di Ronaldo. Davanti a Ibra

  Aspettavamo Ibra e abbiamo trovato Ronaldo, alla sua prima tripletta italiana nel pomeriggio del nuovo debutto dello svedese rivale. Un grande Lukaku a Napoli tiene l’Inter in testa. In una giornata di gol bellissimi. 

 

  Come ha giocato Cristiano. Per Paolo Tomaselli del Corriere della sera Ronaldo è stato “rapace, chirurgico, affamato”. La tripletta “con il codino da samurai battezza una Juve che ha smaltito le scorie lasciate dalla doppia sconfitta contro la Lazio a dicembre e che resta mentalmente dentro la partita dall’inizio alla fine, forse per la prima volta in modo così convincente. È quindi l’atto di nascita di una Juve «totale»?”. Emanuele Gamba su Repubblica chiarisce: “I gol sono il suo respiro, li conta, li misura, li soppesa, li usa per caricarsi di gloria. Sono i gol che hanno guarito il dolore, quello al ginocchio e quello che ogni tanto gli ronza in testa perché le cose non vanno tutte lisce. Ieri il primo tempo (45′ di niente, se non una zuccata di Demiral a spolverare la traversa) lo ha passato con la manina alzata a reclamare passaggi, pallone, attenzione e ricevendo poco di tutto. Ha tirato la solita punizione contro la barriera, ha faticato a miscelarsi con Dybala e in sostanza è stato vittima, come tutti, del fatto che Sarri avesse chiesto ai suoi una partita puramente razionale A dare la stura a Ronaldo ha così dovuto provvedere Klavan: invece di passare la palla a Walukiewicz l’ha data a Cristiano, il quale dà lì in avanti ha maramaldeggiato”. Proprio per questo, per Luca Bianchin della Gazzetta dello sport, “Cristiano è anche il campione del possibile. I tre gol di ieri erano alla portata di tanti, però li ha segnati lui e non può essere un caso. Il furto a Klavan e Walukiewicz dimostra che CR7 non è solo il giocatore che salta mezzo metro più in alto di Murru. In Maradona, il più distante da lui tra i fuoriclasse, tutto era esagerato, proibito agli umani. In Ronaldo no”.

 

Come ha giocato Zlatan. “Per quasi un’ora, – ha scritto Carlos Passerini su Corriere della sera – sessantamila di San Siro hanno assistito a una delle peggiori prestazioni dell’annata. Milan lento, prevedibile, svuotato, senza idee, impacchettato da una Samp vispa e organizzata, risorta grazie al buonsenso antico del maestro Ranieri. Solo l’ingresso in campo del vecchio eroe tornato dal passato ha generato la scossa. Il dinamismo è quello che è, com’era normale, in più è stato mal servito, ciò nonostante Ibra ha fatto Ibra: sponde, tiri, gesti di incoraggiamento, presenza scenica, con lo stadio che di colpo ha messo da parte angoscia e mugugni e s’è messo a ruggire come ai tempi belli”. Per Maurizio Crosetti, la Repubblica, “lo stadio di San Siro l’ha accolto come un re taumaturgo, lui ha provato a “toccare” il Milan ma la materia rossonera è ancora molle, inerte. Il grande, vecchio Ibra può incendiare il sogno o affogare nella malinconia”. Per Gigi Garanzini (la Stampa) “55 minuti su di una panchina che sembrava una sedia gestatoria, 35 più recupero in campo, ieratico assai più che efficace. Anche se la temperatura l’ha rialzata, e qualche buona idea l’ha pure apparecchiata”. Ha scritto Alessandra Bocci su la Gazzetta dello sport che “sotto la ruggine dell’inattività, sotto gli anni che passano si percepisce la qualità diversa, quella che in questo Milan può ancora fare la differenza. E per ora la fa, almeno a livello psicologico”.

 

“Non è stato granché, dentro il Milan, non oltre. Ora diciamo tutti che non poteva essere altrimenti, ma allora di cosa abbiamo parlato per tutte le Feste? La verità sta anche qui nel mezzo. Ibra porterà cose, ma le altre dovrà cercarsele il Milan. Da solo”. | Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

Giornata 18  Domenica: Brescia-Lazio 1-2, Spal-Verona 0-2, Genoa-Sassuolo 2-1, Roma-Torino 0-2. Ieri: Bologna-Fiorentina 1-1, Milan-Sampdoria 0-0, Juventus-Cagliari 4-0, Atalanta-Parma 5-0, Lecce-Udinese 0-1, Napoli-Inter 1-3  la classifica Juventus Inter 45, Lazio 39, Roma 35, Atalanta 34, Cagliari 29, Parma 25, Napoli Torino 24, Bologna 23, Milan Verona 22, Udinese 21, Sassuolo 19, Fiorentina 18, Sampdoria 16, Lecce 15, Brescia Genoa 14, Spal 12

 

Napoli-Inter

  Conte determina. La regolarità di Conte nell’ottenere risultati assomiglia molto alla scienza. Ha poco di probabilistico, Conte arriva e determina. C’è un rapporto di causa-effetto che in uno sport cieco come il calcio è quasi sbalorditivo. Sia detto con grazia e prudenza, ma cancella la relatività di cui siamo parte e di cui l’erba del calcio è uno dei portabandiera storici. Si può dire la stessa cosa di pochissimi altri tecnici al mondo. Guardiola, Allegri, Klopp, non più Mourinho, Zidane o Ancelotti. | Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

L’antichità del calcio di Lukaku. Regala gol da vecchio calcio: cercati da lontano, sfondando difese e correndo a lungo come a cercare la meta come nel rugby, e in questa mescolanza di fisico e tecnica, e di confusione sportiva, regala emozioni. Lukaku non ha nulla dell’attaccante schizzinoso che vuole il pallone e l’apertura del giusto corridoio, no, è un minatore che si scava le gallerie da solo. | Marco Ciriello, il Mattino

 

Dubbi napoletani. Se una squadra non riesce a rappattumarla Ancelotti perché dovrebbe riuscirci Gattuso? | Gigi Garanzini, la Stampa

 

Lezioni napoletane. La lezione di questa sconfitta è che la tela del miracolo azzurro è irrimediabilmente strappata. Nessun rammendatore potrà ricucirla. Si tratta, semplicemente, di ritesserla per intero. Con uomini e mezzi nuovi. | Alessandro Barbano, Corriere dello sport-Stadio

 

Il mercato è un dettaglio. Ma bastasse Lobotka o qualcuno che gli somigli, allora sarebbe semplice: e invece non è così, non è sufficiente pensare che Lobotka possa modificare, d’incanto, una squadra che ha varie lacune. | Antonio Giordano, Corriere dello sport-Stadio

 

Juventus-Cagliari

  I grigi della Juve. La Juve lascia un soffio di perplessità, come un tono eccessivo, un accento di grigio nel chiaro di Leonardo. In un campionato così equivalente la differenza finirà per farla un giocatore, qualunque sia, due-tre prodezze in fila | Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

Recuperi. Sarri ha riproposto Demiral in coppia con Bonucci, con buona pace di De Ligt. Ha messo Ramsey dietro le due punte e optato per Rabiot in mediana. Beh, oltre a Demiral che aveva già dato garanzie di solidità, anche i due finora punti interrogativi della stagione si sono dimostrati in crescita. Il gallese ha doti da trequartista ma in questa sfida si è fatto più apprezzare in interdizione. Rabiot sta salendo di tono, fisico e qualitativo. | Fabio Bianchi, la Gazzetta dello sport

 

  giudizi universali

VAR. Sul primo gol annullato a Okaka, l’assistente Preti aveva inizialmente convalidato: un piede in fuorigioco, difficile da vedere in campo, facilissimo davanti al monitor, eppure l’Ifab (e la Uefa) volevano fare la rivoluzione folle (se la tecnologia permettere di accertare infrazioni al centimetro, perché non si può utilizzare? E la discrezionalità chi l’avrebbe stabilita? | Edmondo Pinna, Corriere dello sport-Stadio

 

Suso. Spettrale. Sbaglia tutto, di più, anche giocate elementari. Fischi meritatissimi. Andava tolto prima. | Carlos Passerini, Corriere della sera

Fabián Ruiz. Sarà anche un problema di ruolo, ma lo spagnolo è ancora irriconoscibile. Stavolta il Napoli corre e lui rallenta l’azione. E come schermo difensivo non è efficace. | Maurizio Nicita, la Gazzetta dello sport

 

~ lo Slalom ~

 

facce da gol memorabili

Orsolini. Poco prima che Orsolini andasse ad emulare il Dybala visto in Champions contro l’Atletico con quel suo gol fulminante da corner corto, il neo tecnico viola a suon di urla e sbracciate aveva convinto Chiesa, che era in barriera di fianco a Venuti, a staccarsi per andare a dare un’occhiata al limite dell’area dove c’erano due giocatori del Bologna liberissimi di calciare a rete, gli fosse arrivato il pallone. Solo che Venuti è rimasto solo. E Orsolini ha azzeccato una traiettoria pirotecnica, in una punizione che è stata un mix di effetto e potenza, un colpo secco ma pure arcuato. Quasi un ossimoro pallonaro. «Se in barriera, quando ho detto a Chiesa di spostarsi, fosse andato un altro sarebbe stato meglio, ma sono attimi e ci conosciamo ancora poco». In termini forse autoconsolatori ha poi aggiunto: «Credo che Orsolini avrebbe segnato anche se lì ce ne fossero stati quattro». | Simone Monari, la Repubblica

Ilicic. Sono stati arte il 4-0 e il 5-0 di Ilicic: sinistro al volo su assist di Gosens, cantando un inno alla coordinazione, e radente sul palo lontano dopo dribbling con accenno di doppio passo in mezzo a un bosco di gambe parmigiane. | Andrea Elefante, la Gazzetta dello sport

 

La partita perfetta. Impossibile chiedergli qualcosa di più. Dribbla, inventa, conclude, delizia con finte e tocchi da circo. Il tutto essendo sempre efficace e pratico: da lui partono le azioni del secondo e del terzo gol. Le sue due reti, poi, sono da cineteca: la prima con una girata al volo e l’altra con uno slalom. Clap clap. | Alessandro Dell’Orto, Libero

 

Lotito si prepara a festeggiare i 120 anni della Lazio. Presidente Lotito, Immobile è il simbolo di questa Lazio? «Da un punto di vista emotivo, sicuramente. È un figlio del popolo, rappresenta tutti gli spaccati della società e suscita empatia per il suo comportamento, l’ironia, la disponibilità. Con lui ho un rapporto personale bellissimo, di grande affetto. Ero convinto, come Tare, che avrebbe fatto cose importanti, ma nessuno le poteva pronosticare. Era un giocatore che nella precedente società soffriva e che, messo nelle condizioni giuste, in un ambiente familiare, è rifiorito ed è esploso. La Lazio è una grande famiglia di cui io sono il padre: non faccio preferenze tra i miei figli, decanto le qualità di ognuno, grazie alle quali si ottiene la qualità totale del gruppo».

Due anni fa la Lazio perse il quarto posto contro l’Inter all’ultima giornata: rigore causato da De Vrij, che aveva già firmato per i nerazzurri. «Fu una partita decisa da alcuni comportamenti di giocatori che in qualche maniera ne hanno, volontariamente o involontariamente, segnato il risultato».

Lei vuole portare in tribunale e chiedere i danni agli ultrà responsabili di comportamenti discriminatori, come accaduto a Brescia. Se potesse scegliere fra vincere uno scudetto e avere una tifoseria unita? «La parte sana dei laziali ha preso coscienza delle sue responsabilità e del proprio ruolo. Oggi, è sotto gli occhi di tutti, c’è una tifoseria responsabile e di qualità che contrasta e fa soccombere quella sparuta minoranza che usa il calcio per altri fini e che ancora oggi mette in pericolo la mia incolumità. Comunque, sceglierei sicuramente il traguardo sportivo».

È vero che per l’aquila Olympia non bada a spese? «In un momento di grande difficoltà di identità, bisognava creare un punto di riferimento nel processo di attaccamento alla società. L’aquila è il simbolo del club ed era il miglior modo per identificarsi nel mondo biancoceleste: ne rappresenta la fierezza, l’orgoglio e la libertà di decidere del proprio destino. Farla volare sullo stadio prima delle partite ha un costo non razionale, che di fronte alla gioia e all’empatia con i tifosi passa in secondo piano». | Intervista di Giulio Cardone, la Repubblica

 

Questo modo di non giocare. La Fiorentina, se continuerà a giocare come ha fatto a Bologna rischierà di fare la stessa fine di ieri perché senza un concetto più elevato della manovra si pescano soltanto risultati casuali. A Iachini concediamo e perdoniamo questa prima affannosa e precaria esibizione, ma non sarà con questo modo di giocare, anzi di non giocare, che la Fiorentina si toglierà dai guai. | Sandro Picchi, Corriere fiorentino

 

Ma Commisso è contento.  «Ho visto una squadra con più grinta e determinazione. Questa è stata l’unica gara di campionato in cui siamo andati in vantaggio nel primo tempo e ho visto un’altra Fiorentina». | Corriere dello Sport-Stadio

 

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