La Spagna ha vinto il suo secondo Mondiale battendo in finale a Pechino l’Argentina per 95-75. Per Sergio Scariolo, il bresciano che guida gli spagnoli, è il secondo grande traguardo dopo l’anello NBA da vice allenatore dei Toronto Raptors. Bronzo alla Francia: 67-59 all’Australia.
L’albo d’oro – 1950: Argentina | 1954: USA 1959: Brasile. 1963: Brasile 1967: URSS. 197o: Jugoslavia 1974: URSS 1978: Jugoslavia 1982: URSS. 1986: USA. 1990: Jugoslavia 1994: USA 1998: Jugoslavia 1994: USA 1998: Jugoslavia. 2002: Jugoslavia 2006: Spagna 2010: USA 2014: USA 2019: Spagna
I titoli dei giornali spagnoli
El País in prima pagina: “La leggenda interminabile della Nazionale di basket” | La prima pagina di As: “Gracias”. | La prima pagina de La Vanguardia: “La Spagna torna a toccare il cielo” | Marca: “L’apoteosi del Rickycesto”. | ABC: “La migliore squadra del mondo. | Sport: “Glorioso”
L’anno d’oro di Scariolo
Michele Gazzetti sul Corriere della sera parla di “due balzi sul tetto del mondo in 95 giorni. Il 13 giugno l’anello Nba da assistente dei Toronto Raptors, ieri il titolo iridato alla guida della Spagna. Nessun allenatore prima di Sergio Scariolo aveva realizzato la doppietta nello stesso anno solare. […] Il trionfo di uno stile particolare. La corrente magnetica che emana nei suoi discorsi infonde grande sicurezza ai giocatori, non perde mai la calma, dà sempre l’impressione di avere tutto sotto controllo. Il premio di mvp lo ha vinto Ricky Rubio ma in molti hanno pensato che il migliore fosse in panchina“. Pablo Martínez su El País lo incorona Principe di Brescia e Principe delle Asturie
Le parole di Scariolo
«Posso solo peggiorare. Ma devo assaporare momenti così, godermeli, ben sapendo che la normalità è un’altra e che non sarà facile riviverli».
Possiamo almeno chiamarla vincente?
«Le etichette non mi piacciono troppo. L’unica cosa di cui sono orgoglioso è che mi sento comodo nel mio ruolo. E che attorno ho gente con cui vale la pena condividere questi bellissimi momenti. Se a questo punto della mia carriera non avessi imparato non solo a controllare l’ego, ma a minimizzarlo, avrei fallito come persona prima ancora che come allenatore».
E adesso come torna a fare il vice in Nba?
«Ci torno tranquillamente. Ho già parlato con Nick (Nurse, il coach dei Raptors, ndr) che era felicissimo per me. E ho ben chiaro quale sia il mio ruolo in ogni situazione (…) io voglio usare queste sensazioni come motivazione aggiunta per tornare al mio ruolo nei Raptors con orgoglio, professionalità e la stessa umiltà che ho quando faccio il capo allenatore. L’umiltà è la cosa più importante da trasmettere. Umiltà, anche quando sei il punto di riferimento finale per i giocatori».
intervista di davide chinellato, la Gazzetta dello sport
“In un momento in cui nel Paese non c’è il massimo della coesione, credo che questo trionfo possa far capire bene che lo sport, e la pallacanestro in particolare, unisce e permette a ragazzi catalani, delle Baleari, di Madrid o di Valencia di stare assieme, di competere assieme e di essere una squadra nel vero senso della parola”. [Dal Corriere dello Sport-Stadio]
E il ruolo dell’Italia?
“Sembra quasi incredibile che un «mago» come Scariolo nel 2013 fosse stato costretto a dimettersi dalla panchina di Milano. Fu l’addio del tecnico italiano al nostro basket, dove pure aveva centrato lo scudetto 1990 con Pesaro, a soli 29 anni e più giovane di alcuni big di quella Scavolini. Poi guidò ancora Desio e Fortitudo Bologna, prima di fare fortuna all’estero: Vitoria, Real Madrid (2 titoli nazionali) e Malaga (1) in Spagna, Khimki in Russia, poi ancora Vitoria dopo la triste parentesi milanese. Intanto nel 2009 era diventato anche ct delle Furie Rosse e in Spagna aveva trovato la sua nuova compagna, l’ex cestista Blanca Ares, ed erano nati i figli Carlotta e Alessandro” [Giorgio Viberti, la Stampa]
“A noi resta lo sguardo orgoglioso di chi vive di luce riflessa”. [Vincenzo Di Schiavi, la Gazzetta dello sport]
Il figlio di Scariolo | Alessandro, recente campione europeo Under 18 con la nazionale spagnola e in procinto di trasferirsi negli Usa per studiare e giocare in Ncaa. Lo scrive Domenico Latagliata su il Giornale
La forza dell’unione
La storia del capitano, Rudy Fernandez, ha rappresentato l’anima di tutta la famiglia. “È uno dei campionati più difficili che abbia mai giocato per tutto quello che ho passato in estate. La perdita di mio nonno, che per me era una persona molto importante, e poi mia sorella…”, ha detto il giocatore madridista contenendo le lacrime. Il 15 agosto, nove giorni dopo che la squadra aveva preso il volo per la Cina, Marta Fernández, ex giocatrice internazionale e sorella di Rudy, ha perso il bambino che aspettava, due settimane prima di essere pronta per il parto. [Faustino Sáez, El País]
“Ci sarà una medaglia per ogni giocatore che ha giocato le qualificazioni portando la nazionale ai Mondiali” – Sergio Scariolo
Ricky Rubio Mvp
Il trionfo in Cina può diventare il trampolino di lancio per un giocatore fenomeno già a 15 anni, in campo già per la finale olimpica a Pechino 2008, diventato grande in Nba ma mai grandissimo.
La Gazzetta dello sport
L’omaggio dei campioni allo sconfitto Luis Scola
Il dibattito negli USA
“Le squadre migliori sono andate in finale, non dovrebbe sorprenderci, ci sono un mucchio di grandi squadre al mondo. Non è scritto nella pietra che gli USA debbano vincere sempre.
La gente vuole farci sentire in colpa. La gente vuole parlare di vergogna. Dovremmo vergognarci perché non abbiamo vinto una medaglia d’oro? È una mentalità ridicola. È immatura. Arrogante. Chi lo pensa dimostra di non rispettare né questi ragazzi che si sono impegnati né le altre nazionali”. – Gregg Popovich, coach USA
“Mettete sul parquet i giocatori che pensate possano comporre la migliore squadra degli Stati Uniti, e ancora dovremo giocarcela. Non sarà una passeggiata. I giorni del Dream Team di Barcellona del ’92 sono finiti”. – Kobe Bryant
Qualche dubbio però viene
Ma Pop e Kobe hanno ragione? Nel roster dell’estate scorsa c’erano LeBron James e Kyrie Irving; Stephen Curry e Klay Thompson; James Harden e Russell Westbrook; Kawhi Leonard e Paul George; Anthony Davis e Jimmy Butler; Damian Lillard e CJ McCollum; Bradley Beal e John Wall. Kevin Love. Kyle Lowry and DeMar DeRozan. Davvero pensiamo che cinque qualunque tra questi (o di più, o per la miseria, anche di meno) non avrebbero fatto meglio di quel che abbiamo visto in Cina?
Invece gli americani sono stati costretti a rotolare con Mason Plumlee, che non parte in quintetto nei Nuggets, e con Derrick White, che giocava nella squadra dei G League di Jeff Van Gundy per qualificarsi ai Mondiali. [Joe Vardon, The Athletic]