Pier Luigi Pizzaballa, portiere assai longevo, dal 1958 al 1980 in campo con Atalanta, Roma, Verona e Milan, compie 80 anni sabato. È la più famosa figurina dell’album Panini, considerata introvabile nel 1964, quando curiosamente era suo compagno di squadra Bruno Bolchi, la prima figurina stampata nella storia.
> L’icona del nostalgismo
di ANGELO CAROTENUTO
Dietro la maschera di Carlo Verdone, il Romano de La Grande Bellezza a un certo punto si affligge: “Che cosa avete contro la nostalgia, eh?”. Sente il terreno crollargli sotto i piedi. “È l’unico svago che resta a chi è diffidente verso il futuro”. Lui che ha trascorso tutte le estati della sua vita a fare propositi per settembre.
La vera nostalgia come si vede è poetica. Ha lo stesso nome in tutte le lingue occidentali più diffuse. Forse perché è uguale ovunque. È una faccenda privata. Non alza mai il volume. È il nostalgismo casomai a lasciare feriti sul campo. Quello che spiega come il mondo si sia fermato sempre un giorno prima di ieri. Il compiacimento per il grammofono e per la coccoina.
Pensiamo ancora a Pizzaballa perché ci ricorda il futuro che avevamo davanti. Un po’ come quando cantano Renato Zero o gli Alunni del Sole. Lo celebriamo perché avevamo letto Camus (“Tutto quel che so della vita…” eccetera eccetera) e creduto alla diversità dei portieri. Perché loro, i portieri, avevano spesso nomi eccentrici, si chiamavano Idilio (Cei), Astutillo (Malgioglio), Ottolino (Protti). Erano unici. Portavano l’uno sulla schiena.
Ma adesso che Diretta Gol è oggettivamente meglio della telecronaca registrata di un tempo di una partita sul Secondo Canale; ora che i portieri toccano il pallone con i piedi più dei centravanti, mettono la maglia numero 99 e possono chiamarsi finanche Gianluigi – come i deputati – celebriamo gli 80 anni di Pizzaballa aspettando che i trentenni arrivino a sfrattarci con nuovi miti e altre figurine. Sbrigatevi.
La figurina che non esisteva
Migliaia di ragazzini, migliaia di monete da 50 lire per quelle cinque magiche bustine dentro le quali ad aprile, stremati, speravamo di trovare il pezzo mancante, le valide da spedire alla Panini, le bisvalide. Pizzaballa rimase un mito: «Ho dovuto rimediarne anch’io una copia, ho sempre pensato che la figurina sia stata molto più popolare di me. Ma no. Ho avuto una bella carriera. Peccato che non ci permisero di andare a Tokyo nel ’64: troppi professionisti in quella Nazionale. Mi dicevano che con quel cognome non avrei fatto strada, chissà perché”.
Enrico Sisti, Repubblica, 9 aprile 2018
Che portiere era Pizzaballa?
“Possiede un po’ tutto ciò che occorre: scatto, posizione, colpo d’occhio; inoltre ha assimilato assai bene il gioco del portiere sistemista, è pronto nelle uscite. Non dovrebbe deludere in futuro, ma gli manca ancora, è logico, tanta esperienza. Purtroppo per lui, non è molto alto, ma sopperisce a questa deficienza con una grande agilità. E poi ha anche un grosso pregio: non si emoziona neanche nelle occasioni in cui avrebbe forse tutto il diritto di farlo”
Intervista a Carlo Ceresoli, campione del mondo del ’38 e all’epoca vice allenatore dell’Atalanta. Corriere della sera, 1 marzo 1963
“Mai capito come andò davvero: il fotografo veniva una volta sola nel ritiro precampionato e io facevo il militare, insomma non mi trovò. Scomparvi dalle figurine, ero il numero 1 nella prima pagina, il buco si notava”.
Repubblica, 9 gennaio 2010
Ma era una leggenda
Sembra che sia stata in realtà una sorta di illusione ottica: come portiere dell’Atalanta era il primo giocatore della prima squadra, e dunque la sua assenza si notava di più. È invece vera la storia che Sergio Volpi e Paolo Poggi erano introvabili in un album del 1997-98. Ma lì a stampare apposta meno figurine non era stata la Panini ma la Topps, come fu confessato a un “Mi manda Lubrano”. E poco da stupirsi che si fosse mobilitata quella che allora era la trasmissione numero uno del consumismo tv in Italia, quando si ricorda che oggi almeno la metà delle figurine Panini è comprata da adulti.
Maurizio Stefanini, Il Foglio, 27 maggio 2017
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Il portiere che ha parato 3 rigori. O forse 4
A proposito di portieri. Marco Foppoli, 21 anni, è diventato in questi giorni una piccola gloria della Valtellina per aver parato tre rigori in una stessa partita, consentendo al suo Berbenno di vincere in casa del Costamasnaga, in Prima Categoria.
Foppoli a 18 anni giocava in Serie D e nel campionato scorso in Svizzera a Valposchiavo.
In realtà i rigori sarebbero quattro. L’arbitro ne ha fatto ripetere uno. “Sì, il secondo – ha raccontato Berbenno a SportSondrio – e lì c’è una guerra psicologica. Io ho pensato che il mio avversario, visto che avevo parato il tiro prima buttandomi da un lato, pensasse che mi sarei buttato dall’altra parte. E invece sono andato sempre su quel lato. E mi è andata bene”.