L’Inter a punteggio pieno. Ha preso solo un gol

serie A

Vincendo il derby, Antonio Conte ha riportato in testa l’Inter a punteggio pieno, poche ore dopo il successo della Juventus sul Verona. Oggi il resto della giornata. 

 

Giornata 4.  Venerdì: Cagliari-Genoa 3-1 | Ieri: Udinese-Brescia 0-1, Juventus-Verona 2-1, Milan-Inter 0-2  | Oggi: Sassuolo-Spal, Lecce-Napoli, Bologna-Roma, Sampdoria-Torino, Atalanta-Fiorentina, Lazio-Parma.

Classifica.  Inter 12, Juventus 10, Bologna 7, Torino Napoli Milan Atalanta Cagliari e Brescia 6, Roma 5, Lazio Verona e Genoa 4, Parma Sassuolo Spal Lecce e Udinese 3, Fiorentina 1, Sampdoria 0

 

Milan-Inter

L’implacabile Lukaku

 

Un gol ogni due tiri

Il centravanti belga ha segnato 3 gol tirando in porta solo 6 volte.  Ha fatto meglio di lui Berardi, con 5 gol in 8 tiri. Alfredo Donnarumma del Brescia è in linea con il belga: 3 gol con 7 tiri. Per un confronto con gli altri cannonieri del campionato: Zapata 3 gol con 16 tiri, Mertens 3 gol con 14 tiri, Immobile 3 gol con 13 tiri. Sulla sponda opposta degli implacabili ci sono gli indulgenti. I più indulgenti di tutti: Piatek 1 gol con 14 tiri, Chiesa nessun gol con 16 tiri.

 

Uomini di poca fede
Quando cominciavamo a dubitare di lui, a chiederci persino se fosse un discendente di Luther Blissett, è arrivato il gol a smentirci: servitelo e sarete ricompensati.
Sebastiano Vernazza, Gazzetta dello sport 

 

Il più simile a Mourinho

Conte ha qualcosa in più degli altri, ce lo ha dentro e lo tira fuori, a beneficio dei suoi giocatori. È forse il più simile a Mourinho e non è una caso che l’Inter lo abbia chiamato per interrompere l’egemonia della Juve.
Alberto Dalla Palma, Corriere dello Sport-Stadio

 

Due mesi buttati per il Milan
L’incornata di Lukaku, che ha dato l’esatta dimensione dell’attuale differenza tra le milanesi. Inter molto più viva e con le idee chiare, vantaggio rinviato solo dalle parate di Donnarumma. Milan con i suoi uomini di teorica qualità in ritardissimo, ancora con troppo mercato in panca e un’identità tutta da costruire. I primi due mesi della stagione quasi sciupati, viene da dire. Tutto il contrario per l’Inter leader a punteggio pieno.
Roberto Condio, La Stampa

 

Juventus-Verona

Il sarrismo non abita ancora qui

 

La leggenda del coccodrillo nel fiume di New York

Una leggenda metropolitana dice che Maurizio Sarri non è un allenatore fortunato. Dopo questo Juve-Verona si può tranquillamente sostenere che sia una bufala degna del coccodrillo nelle fogne di New York, perché battere una squadra neopromossa allo Stadium con un gol di scarto (per altro su rigore di Ronaldo) dopo aver visto gli avversari colpire tre pali e aver pareggiato grazie ad un tiro di Ramsey deviato fortuitamente, va oltre il famoso concetto del «cul di Sac».
Gianluca Oddenino, La Stampa

 

Allegri sarebbe stato massacrato
E non è questione di «sarrismo». Qui non s’è visto neanche «allegrismo» e Allegri sarebbe stato massacrato per la quantità di retropassaggi da mancanza di idee. Passi perdere il filo del gioco, ma la mentalità no. Il Verona ha giocato alla pari dal primo all’ultimo, prendendo sempre il sopravvento sulla trequarti con un pressing che poteva ricordare quello dello Slavia contro l’Inter.

Fabio Licari, la Gazzetta dello sport

 

Una squadra più da Champions che da campionato?
Più in generale, la Juve del futuro rischia di assomigliare a quella delle prime cinque partite, capace di alternare grandi momenti di calcio ad altri preoccupanti. Una squadra più da Champions che da campionato? Troppo presto per dirlo, ma potrebbe diventare il tema della stagione.
Paolo Tomaselli, Corriere della sera

 

I rimpianti di Juric
Tutti i rimpianti di questo mondo sono firmati Juric. La Juve che vince in rimonta, e resta così in scia all’Inter capolista, è dentro un cantiere normale. Ma il Verona che ci credi fino all’ultimissimo giro di carte è una notizia eccome. Il pareggio non sarebbe un furto con scasso e neanche una furbata.
Alfredo Pedullà, Corriere dello Sport

 

Come se l’è cavata Buffon

San Gigi è tornato, con l’aiuto dei pali (3) e di un talento che a 41 anni lo rende decisivo al 90’ su Lazovic. Migliore modo per celebrare la seconda prima volta juventina non c’era, con la soddisfazione di agganciare Maldini nella classifica dei giocatori più presenti nei club: 902 partite.
Gianluca Oddenino, La Stampa

 

Le pezze

E santo Gigi ci mette una, due, tre pezze nel finale. Voto da dividere con i tre legni, ok, ma lui c’è sempre. L’ultimo Szczesny si dia una svegliata.
Fabio Licari, la Gazzetta dello sport

 

Allo stadio senza ultras

 

Tribuna Sud senza capi ultrà né striscioni ma non deserta né silenziosa, e la Digos ha identificato 50 tifosi con loghi dei gruppi coinvolti nell’inchiesta Last Banner.
Emanuele Gamba, la Repubblica

 

Il verbale di Agnelli

Il Corriere della sera pubblica ampi stralci della deposizione del 14 febbraio 2019 di Andrea Agnelli davanti alla pm di Torino Chiara Maina e alla Digos. La denuncia della Juventus è stata presentata il 19 giugno 2018. 

«Certamente — dice Agnelli agli investigatori — io sono sempre stato consapevole che i gruppi ultrà, con una serie di comportamenti minacciosi e violenti, sono in grado di danneggiare e quindi ricattare la società». Alla quale capitava di cedere: «Talora — spiega ancora Agnelli — con richieste anche non particolarmente violente, siamo stati costretti ad aderire alle medesime, sapendo delle possibili conseguenze negative come cori e altre condotte, che possono comportare squalifiche o chiusura della curva».

 

Lotito: pensavo fossero i sindacati
«Il tifoso non si può fare di professione per guadagnare soldi. Tifoso significa appassionato e la passione si persegue sempre nel rispetto delle regole». Il cavallo di battaglia di Lotito è più che mai d’attualità. (…) «Quando diventai presidente l’allora direttore Giuseppe De Mita, figlio del leader democristiano Ciriaco, mi disse che avrei dovuto incontrare una delegazione di tifosi. Pensavo fossero i sindacati. Mi disse anche “dove li vuoi incontrare? Qui o fuori?”.

Daniele Rindone, Corriere dello Sport-Stadio

 

Udinese-Brescia

Corini è il signore del dis-possesso palla

 

Seconda vittoria lasciando il gioco agli avversari

Il successo del Brescia a Udine con gol di Romulo è arrivato con una percentuale di possesso palla del 43%, in linea con quanto visto nelle giornate precedenti, quando la squadra di Corini ha scelto di stare in campo senza governare il gioco. La vittoria a Cagliari al primo turno arrivò con il 42% di possesso palla. Due sconfitte con Milan (0-1) e Bologna (3-4) tenendo palla per il 38% e il 32% del tempo. 

 

I protagonisti della domenica

La Bologna di Mihajlovic  

Su Repubblica due pagine di Gabriele Romagnoli dedicate a Mihajlovic, alla sua lotta contro la malattia, al rapporto con la squadra, con la città, con gli altri pazienti del Sant’Orsola. 

 

La maglia più venduta
La maglia rossoblù più venduta non ha sulla schiena il nome di un calciatore ma, caso inedito, quello dell’allenatore e il numero 11, che allude agli undici leoni, da lui trasformati, gattini che erano, ammaestrati. Alla vigilia delle partite i tifosi non si chiedono più se giocherà Palacio o Santander, ma se Mihajlovic ci sarà o no.

 

Gli altri malati
Qualcuno ha perfino criticato la “serenata” a sorpresa dei suoi calciatori dopo la vittoria di domenica scorsa: «E gli altri malati?». Abbiamo provato a chiederlo, con discrezione. Riferiscono di sentimenti contrastanti. Li lusinga il fermento, l’attenzione per una condizione che li riguarda. Li preoccupa la banalizzazione, il mito del guerriero che fa da scudo all’ineluttabilità della paura, messa in ombra come un tempo si metteva la malattia stessa. Sottolineano che per un allenatore a cui si mantiene con lealtà il posto, tanti lo perdono, discriminati e dimenticati, anche nel settore pubblico.

Gabriele Romagnoli, la Repubblica

 

*

 

Ribéry: Quando amo, do tutto
L’Équipe dedica due pagine a Franck Ribéry e alla sua avventura alla Fiorentina. «Qui ho sentito di essere importante per queste persone. Vivo ancora il calcio proprio per queste emozioni collettive. Al mio arrivo all’aeroporto ho avuto la pelle d’oca. C’erano più di quattrocento persone. Mi hanno seguito in sede con un corteo di Vespa e di automobili. In attesa delle visite mediche. Poi, la sera, c’è stata la presentazione all’americana. Quando amo, do tutto». 

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