Scene e storie che in Inghilterra – ma non solo – ogni tanto la Coppa propone. I piccoli contro i grandi. Perfino: i piccoli che battono i grandi. È capitato di nuovo ieri sera, quando una squadra di League Two, la quarta serie del calcio inglese, nella sostanza una Serie D, l’ultimo gradino del professionismo, ha eliminato dalla Coppa di Lega ai rigori la squadra finalista dell’ultima Champions: il Tottenham fatto fuori dal Colchester. Un giocatore del Colchester, Jevani Brown, si è pure preso il lusso di sbagliare uno dei tiri tentando un cucchiaio. Il Colchester non è mai stato più su della Serie C nella sua storia e negli anni 70 ha raggiunto i quarti di finale nelle due Coppe inglesi.
Contemporaneamente, sempre ai rigori, si è qualificata una seconda squadra di IV serie, il Crawley, che ha eliminato lo Stoke.
Sono stati finalisti in Champions League meno di quattro mesi fa, dominatori su Manchester City, Ajax e quasi tutta l’Europa, eppure tutte le cupe previsioni di Mauricio Pochettino a proposito di un futuro incerto si sono manifestate nell’Essex, in uno shock di Coppa che non dimenticheranno mai. (…) Una di quelle gloriose serate di calcio in cui l’impossibile viene raggiunto in 90 minuti e dieci calci di rigore, e tutto finisce in un’invasione di campo.(…) Un’altra notte in cui le stelle si sono allineate.
“È la prova che siamo umani. Per fare bene nel calcio ogni anno bisogna essere diversi” ha detto Pochettino.
Sam Wallace, Telegraph
Le telecamere hanno colto Eric Dier mentre diceva al suo compagno di squadra Victor Wanyama che tutto era “imbarazzante”, mentre si trascinavano via dopo la sconfitta. Una scena che riassume la situazione in modo perfetto.
Matt Barlow, Daily Mail
Stasera c’è il Grimsby Town a Stamford Bridge contro il Chelsea
Stasera tocca a Grimsby, città con 80mila abitanti della contea del Lincolnshire, andare a sfidare con la propria squadra di IV Divisione il Chelsea in casa sua per i sedicesimi di Coppa di Lega. Cinquemila biglietti venduti e l’allenatore Michael Jolley legato alla consueta dichiarazione della vigilia secondo cui “quando la palla rotola tutto può succedere”, l’equivalente del nostro “la palla è rotonda”. Proprio perché rotonda e priva di quegli spigoli che potrebbero indirizzarla a sorpresa di qua e di là, la palla premia quasi sempre i più forti. Le eccezioni sono rumorose e magnifiche. Ma in fondo il bello è che queste partite esistano, indipendentemente da come vadano a finire.
Il Grimsby è undicesimo nel suo campionato. L’attaccante James Hanson era nel Bradford che sei anni fa si spinse in finale eliminando l’Arsenal e che quattro anni fa andò a vincere 4-2 a Stamford Bridge in Coppa d’Inghilterra. Al giornale cittadino, il Grimsby Town, Hansen ha detto: “Novantanove volte su 100 ci batterebbero. Io credo che dobbiamo pensare a divertirci”.
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Perché il sistema italiano si priva di partite così?
La serie D italiana. Sono 57 i paesi di provenienza dei calciatori tesserati alle 166 squadre. Gli stranieri sono 406 su 4.459, il 9%. Biagio Angrisani su Corriere dello sport-Stadio scrive stamattina che “non mancano neppure coloro che hanno conosciuto la salsedine e le paure dei “boat people” e il relativo processo post-sbarco con le sue mille sfaccettature note e celate”. L’Argentina è il paese più rappresentato con 71 calciatori, poi Albania con 55, Senegal con 29, Brasile con 27. C’è un inglese, nessun tedesco. Due hanno il passaporto degli Stati Uniti.