Il teatro immortale di Mourinho

Il suo ritorno a Stamford Bridge

È stato un ritorno teatrale, e come poteva essere sennò. Il crepitio delle fiamme ai bordi del campo, l’eco metallica dell’inno UEFA, una certa aria frizzantina. E finalmente eccolo, sulla linea laterale di Stamford Bridge, come una figura uscita dal vapore del passato. Così Barney Ronay ha raccontato la serata di José Mourinho da avversario del Chelsea, non la prima, non la seconda, non la terza, c’era già stata più volte, ma perché questa doveva essere diversa? Forse perché potrebbe non esserci più un’altra occasione

Ecco. Qualcuno doveva fare il lavoro sporco e l’ha fatto il Guardian parlando di pathos speciale, mentre i tifosi parlavano del ritorno del re, del pater familias, dell’architetto di un mega-club pop-up con toni quasi sussurrati, tra reverenza e divertimento.

Mourinho si è si comportato con quella finta modestia che mette in scena quando gli va: è uscito per ultimo dal tunnel, si è seduto con garbo, ma quando la partita è cominciata era già in piedi, elegante nel suo cappotto lungo in stile Crombie e camicia aperta, come un miliardario tecnologico diretto a un’udienza in tribunale.

La folla ha scandito il suo nome a più riprese e lui ha ricambiato con un cenno di studiata umiltà. Romay dice che è stata un’occasione per osservare da vicino un uomo adulto che si diverte. Mourinho non è più un semplice allenatore: è un evento umano portatile. Philip Larkin disse di sé: Non voglio andare in giro fingendo di essere me stesso. José è l’esatto contrario. Al di là del risultato, José Mourinho resta il teatro del calcio contemporaneo.

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