Il dibattito politico a Londra sui valori della nazionale

In Inghilterra è il tempo della celebrazione. Sessantacinquemila persone hanno festeggiato la nazionale femminile al rientro dalla Svizzera. È anche il tempo dell’analisi. Il titolo europeo delle Leonesse ha aperto le riflessioni sul movimento, sulle prospettive e sulle condizioni del calcio nel paese.
L’ultima stagione era stata segnata da club che si sono liberati della sezione femminile come di un peso, in sostanza la cessione di un ramo d’azienda, un asset per consentire alla sezione maschile di restare in regola con le norme del fair play finanziario e per uscire dai vincoli finanziari che avrebbero penalizzato la squadra maschile. Due operazioni finanziarie analoghe sono state condotte in questo modo dal Chelsea e dall’Aston Villa. La radio pubblica di Germania, Deutschlandfunk, conferma e va alla radice della questione, dicendo con Jessica Sturmberg che “la crescita del calcio femminile comporta anche dei rischi”.
Deutsche Welle dalla Germania ha introdotto in questi giorni altri elementi di riflessione, considerando come il movimento femminile sia allo stesso tempo all’avanguardia sul tema dell’inclusione ma privo di quella diversità etnica che si incontra nel calcio maschile d’élite. Foto: la Nazionale inglese con una schiacciante maggioranza di ragazze bianche e bionde. La percentuale di giocatrici nere è del 17%, tre anni fa era del 13%, in ogni caso drasticamente inferiore al 64% della rosa della squadra maschile. È uno studio condotto dall’associazione Show Racism the Red Card.
“La Germania, paese in cui più di una persona su quatwomantro è immigrata o discendente di un immigrato, aveva solo una manciata di giocatrici con radici nell’immigrazione anche prima che Sara Doorsoun si ritirasse e che Nicole Anyomi venisse esclusa dal roster degli Europei. La tedesca, come molte altre partecipanti alla competizione, assomiglia poco alla popolazione più ampia del paese” ha scritto Dave Braneck. È una questione di barriere all’ingresso, alla base della piramide. La Francia non ne ha. La promozione della diversità è un elemento centrale nella politica delle federazione, spiega Deutsche Welle. Anche in Svizzera, il programma ZüriKick offre allenamenti di calcio settimanali gratuiti alle ragazze nelle scuole, con l’obiettivo principale di garantire l’accessibilità alle ragazze di ogni zona della città.
COSA SCRIVE IL GUARDIAN
Tuttavia, uno dei volti del successo è quello di Michelle Agyemang, la riserva che entrava dalla panchina e tac: faceva gol. Anche all’Italia. Anzi-anzi, Jonathan Liew sul Guardian ha ricordato come in questi giorni sia stata adoperata per la nazionale femminile il termine di Proper England, una tipica Inghilterra, riprendendo quel “concetto di inglesità caro a Gareth Southgate ed espresso al meglio nel suo saggio Dear England del 2021 , un patchwork di influenze contrastanti di cui nessuno sembrava davvero rendersi conto all’epoca. Oltre all’idea dello sport come veicolo di equità, protesta e giustizia sociale, Southgate parla del calcio come il luogo delle tradizioni,regina e patria, esercito e servizio. Un’Inghilterra di umiltà e tolleranza, un’Inghilterra silenziosamente conservatrice nella quale ogni uomo giura di fare il proprio dovere. Dove protestare contro gli insulti razzisti: va bene. Protestare contro una Coppa del Mondo in Qatar: oof, questo è un po’ troppo”.
Il Daily Mail di lunedì ha pubblicato una foto di Kelly e Agyemang che esultavano insieme e sotto ci ha piazzato un bel titolino garbato e leggero: “Ora chiudete l’hotel dei migranti”. La dichiarazione della portiera Hannah Hampton, secondo cui questa squadra ha sangue inglese nelle vene è stata colta con entusiasmo dalla destra del paese, “come prova che le Leonesse sono una cellula etnonazionalista dormiente” ironizza Liew sul progressista Guardian.
Un dibattito che nel frattempo ha incrociato la decisione della nazionale di non inginocchiarsi più prima delle partite. Un editorialista dello Spectator ha subito elogiato la decisione definendo il gesto “sciocco e irrilevante”, una tentativo superfluo di “imitare il calcio maschile” e aggiungendo come carico una serie di “frecciatine gratuite – così le chiama Liew sul Guardian – al partito laburista e alle persone trans: prendete le cartelle che abbiamo fatto bingo. Una volta aver smesso di sbadigliare, esiste il pericolo che un risultato così spettacolare venga celebrato dalle persone sbagliate per le ragioni sbagliate”.
Ecco perché a Liew piace sottolineare un’altra faccia dell’inclusione e della mescolanza, una faccia che va oltre i visi: l’Inghilterra campione d’Europa è “una squadra proveniente da ogni angolo della nazione, con solo il 4% di loro che ha ricevuto un’istruzione privata, un gruppo di donne da cui tutte possiamo imparare qualcosa. E se questo non è proper England, allora cos’è?”.