Lo scudetto dell’imperfezione

   

Lo scudetto dell’imperfezione

Imperfette fino all’ultimo soffio di vita di questo campionato, Napoli e Inter si stanno impegnando per dimostrare che la vera grande occasione perduta di quest’anno si chiama Atalanta. Dopo l’eliminazione dalla Champions per mano del Bruges, Gasperini s’è alzato dal tavolo del triello con un doppio 0-0 in casa contro Cagliari e Venezia, perdendo tre partite di fila a marzo con Inter, Fiorentina e Lazio. Dove sarebbe oggi se avesse tenuto il passo successivo [16 punti in 6 partite, media 2,66] non è così difficile da calcolare. 

Quando alla batteria della serie A resta solo il 2 percento della carica, il Napoli è in testa con il numero più basso di punti dai tempi del Triplete di Mourinho e con il numero più basso di gol segnati da quando il campionato è tornato a 20 squadre, otto in meno dei 65 segnati dal Milan di Allegri. È nella condizione di non saper bene se ringraziare sé stesso per essersi fatto trovare al posto giusto nell’anno giusto oppure qualche inconsapevole amico sparso per l’Italia.  

Ma ognuno può vincere solo i campionati che gli tocca giocare. Questo è venuto così. L’ex interista Vieira aveva dato una spinta alla sua vecchia squadra la settimana scorsa, ieri il gioco s’è ripetuto nel verso opposto con Baroni – trentacinque anni fa autore del gol decisivo per il secondo scudetto napoletano [peraltro contro la Lazio]. Conte aveva lasciato in trasferta contro le romane quattro punti sanguinosi, subiti dall’88esimo minuto in poi, ma poi le romane sono andate a toglierne cinque all’Inter a San Siro con un gol di Soulé e due di Pedro – gli stessi fatti rispettivamente da Simeone e Neres.

È una bella partita tra chi non ha saputo sfruttare cosa, ma uno tra Conte e Inzaghi fra qualche giorno, con il premio tra le mani, potrà francamente infischiarsene. Con tre pali colpiti e un rigore cancellato, il Napoli ha lasciato ieri sera a Parma gli ultimi due punti di un totale di 14 contro squadre piazzate nella seconda metà della classifica. Dovranno essere davvero gli ultimi due – se il vecchio San Paolo non vorrà trasformare la festa in uno psicodramma. L’Inter contro la Lazio ha invece portato a 14 i punti dispersi da una situazione di vantaggio. 

PENULTIMA GIORNATA: Napoli-Cagliari e Como-Inter venerdì 23 maggio ore 20.45

In questa corsa bislacca fra chi non sa imporsi e chi non sa gestire, le vite parallele dei secondi tempi di ieri sono state una sfilata di facce, nevrosi e cartellini rossi che manco Plutarco saprebbe raccontare. Paolo Condò sul Corriere della sera scrive stamattina che fra Napoli e Inter c’è sempre un misero punticino, ma è rimasta anche una sola giornata, e questo dice che Conte ha fatto comunque un passo avanti verso il traguardo, e Inzaghi ha mancato un’occasione. Poveri quelli che alla prossima gara se li troveranno vicini di tribuna.

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, parla di un finale dal mal di testa e scrive: L’assenza delle coppe ha giovato notevolmente a un Napoli inferiore all’Inter sul piano tecnico: le ultime prestazioni della squadra di Conte sono state sofferte, grigie, confuse. Soltanto le motivazioni e la terapia Antonio hanno consentito a McTominay e compagni di continuare a frequentare le zone altissime della classifica.  A condizionare il finale dell’Inter hanno inciso le assenze per infortunio (penso soprattutto a Lautaro e Frattesi) e una forma di usura mentale che colpisce chi è condannato a disputare una sessantina di partite, le più importanti proprio all’ultimo.  Giovedì o al massimo venerdì il mal di testa sarà passato. Spero

Fuori dal triangolo Juventus-Inter-Milan – quel triangolo dove la cultura della vittoria è una norma, dove hanno sempre saputo come si fa – nessun’altra squadra italiana ha mai messo insieme due scudetti in tre anni. Non nel calcio industriale come lo conosciamo oggi. Per trovarne una nell’albo d’oro bisogna tornare al Grande Torino o al Bologna che tremare il mondo che fa: ovvero statistica, non un’analogia. Se saprà battere il Cagliari al San Paolo, la prima squadra fuori dal triangolo Juventus-Inter-Milan sarebbe dopo ottant’anni il Napoli. Siamo ancora sicuri che possiamo chiamarlo un miracolo?

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