Lo Slalom del 5 aprile | Cosa leggere, sapere e vedere

 

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#1 giorno al Giro delle Fiandre

 

►  Coup de theatre in Giappone: sulla pista di Suzuka poco fa Max Verstappen ha piazzato la pole position. E voi che ne parlate sempre male. Per la quarta volta in carriera partirà davanti a tutti su quel circuito. Seguono le McLaren e la Ferrari di Leclerc Il Genoa ha battuto l’Udinese per 1-0 nell’anticipo con un gol di Zanoli: l’ingresso in campo di Ekuban ha cambiato la partita ◇  Nell’anticipo della 28esima giornata di Bundesliga, dopo aver segnato contro l’Augsburg, Jamal Musiala è uscito dal campo per un problema muscolare. Con Davies, Upamecano, Neuer, Coman e Guerreiro è il sesto infortunio per il Bayern in vista della partita di martedì contro l’Inter per i quarti di Champions League La Virtus Bologna ha battuto 90-70 l’Olimpia Milano e l’ha eliminata dall’Eurolega  Federica Brignone su Instagram: Stavolta l’ho fatta grossa  Sorteggiato il tabellone del torneo di Monte-Carlo che inizia domani: Musetti e Berrettini contro un qualificato

 

  

 Che cosa stanno leggendo in Europa

 🟨   In Inghilterra: La separazione tra De Bruyne e il Manchester City – In Spagna: Madrid contro Barcellona, Barcellona contro Madrid – In Italia la ricostruzione del Milan – In Francia le vicende della Ligue-1

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|   Le spalle curve per il peso delle aspettative

come le portassi nelle buste della spesa all’Iper

Caparezza

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La prima notte del circuito di Michael Johnson è stata un fiasco

Quando i visionari si guardano attorno e si scoprono soli, in genere si consolano pensando di essere ancora troppo avanti per le masse. Questo forse penserà di sé stamattina Michael Johnson, perché alle folle della Diamond League in Europa la prima giornata del suo Grand Slam Track a Kingston ha contrapposto un fiasco. Ventisei gradi di temperatura, il 55% di umidità e pubblico scarso allo stadio: ci sono due giorni ancora per rivedere l’esperimento, ma non è cominciato affatto bene nonostante il battage del marketing. 

In una discussione sul sito Let’s Run si legge di spalti vuoti scioccanti, non c’era nessuno ai primi eventi. È migliorato con il tempo, ma è stato deludente. Se non hanno venduto i biglietti in anticipo, cosa si aspettavano? Non avevano scuole in cui distribuirne? C’erano letteralmente solo 100 persone a vedere Gabby Thomas contro Marileidy Paulino, in quella che avrebbe dovuto essere una delle gare più emozionanti dell’evento. È stato triste. La presentazione è stata pessima. Hanno guardato l’evento Athlos dell’anno scorso a NY? È inaccettabile il pessimo lavoro svolto. Cosa stanno cercando di creare: la serie B della Diamond League? È questo che sembrava. Mancanza di entusiasmo, atmosfera scadente, musica: una produzione pessima. La mancanza di indicazioni cronometriche ha obbligato il pubblico a capire da sé il tempo di Fisher nell’ultimo giro. E poi se dovete intervistare gli atleti prima che inizino a gareggiare, almeno intervistate quelli giusti. Se avete Dos Santos e il suo carisma nei 400 ostacoli, non possiamo ascoltare Clément Ducos. Chi gestisce questa roba? Alcuni atleti hanno corso e vinto così facilmente che non sembrava neppure stessero facendo fatica. Era stato presentato come un evento di rivalità e competizione, eppure Sydney McLaughlin e Dos Santos hanno vinto così facilmente che non sembrano nemmeno felici. I più perfidi e creativi hanno già ribattezzato il circuito in Grand Spam Track

Non ci sono stati grandi tempi. È stata la giornata più bella nella carriera di Grant Fisher, questo sì: non ha mai vinto in Diamond League e ha tagliato il traguardo dei 5.000 in 14:39, mentre il primo posto di Nikki Hiltz negli 800 è stato il momento più politico della manifestazione. 

A Hiltz è stato assegnato alla nascita il genere femminile, ma durante il covid ha dichiarato di non identificarsi con nessuno dei due generi binari, per sé utilizza da allora i pronomi they/them. Hiltz sta cercando di creare uno spazio per vivere da atleta non binario nel mondo dello sport basato sul genere e di avviare una discussione su come allentare quelle che definisce rigide distinzioni nella società. «Penso che lo sport potrebbe essere uno dei primi luoghi in cui può avvenire il cambiamento» diceva qualche anno fa. Prima di fare coming out, raccontò che nascondere la propria identità l’aveva portata a provare risentimento per la corsa. Hiltz ha dovuto scegliere tra fare coming out o aspettare che la carriera finisse. 

 

Lo Slalom mentre succede

Il giorno-1 del Grand Slam Track

🟨  Le vittorie di Gabrielle Thomas nei 200 e di Kenny Bednarek nei 100, il successo di Grant Fisher nei 5.000 e di Sydney McLaughlin nei 400 ostacoli  🟨  La pole position di Verstappen in Giappone

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Adolescence e la sfida più importante per lo sport

 

In Italia s’è acceso da qualche giorno il dibattito sull’opportunità o meno di far vedere la celebratissima e apprezzatissima serie tv Adolescence a scuola. È uno dei segni della più totale disconnessione dalla realtà di molti post-cinquantenni che la realtà dovrebbero commentare o peggio ancora guidare, spesso persuasi che la mafia sia figlia dei film di Martin Scorsese e la violenza a Napoli di Gomorra. Per fortuna ci sono pure altre voci:

| Son più portata a pensare che le canzoni e chi le scrive raccontino la realtà, non che la realtà si ispiri alle canzoni. Così il cinema, le serie tv, i social. Dalla realtà si deve partire: non da come vorremmo che fosse, da com’è [Concita De Gregorio, Repubblica]

Adolescence è una serie tv britannica e anche in Gran Bretagna ovviamente si discute del modello di mascolinità che emerge dalla storia. 

Cath Bishop sul Guardian ha scritto dell’acuto bisogno di un maggiore supporto, una cura per modelli di ruolo stabili da offrire ai giovani uomini. In Inghilterra discutono in questi giorni anche del documentario del Centre for Social Justice Lost Boys e l’editorialista del Guardian cita allora una conferenza tenuta dall’ex c.t. dell’Inghilterra Gareth Southgate, nel quale le pare che si sia incarnato il modo in cui sport e società possono connettersi in un modo nuovo. La domanda ora è se il resto dello sport, i suoi dirigenti, gli allenatori, gli atleti, i volontari e i tifosi siano pronti a sostenere la causa e se lo sport possegga una visione collettiva, la volontà e la competenza per farlo

Southgate, Keir Starmer e il rapporto del CSJ sono tutti concordi nel credere che vada individuato un percorso diverso da quello che in Gran Bretagna viene associato agli influencer populisti che sputano una visione della mascolinità lacerata da ego, misoginia e intolleranza. Dalla conferenza di Southgate emerge la considerazione secondo cui lo sport possa proporsi come “un luogo ovvio dove trovare modelli di ruolo migliori”. Perché gli allenatori hanno un impatto formativo sui giovani. Perché gli atleti sono considerati cool dai giovani in un modo in cui genitori, insegnanti e altri se lo sognano. 

È tempo – dice il Guardian – che lo sport dimostri la sua rilevanza oltre l’intrattenimento. Ma sono necessari cambiamenti affinché aiuti a risolvere questa crisi sociale. Fondamentale è che i dirigenti capiscano che la risposta non è: più sport, ma una diversa qualità di sport e attività fisica. Inseguire un numero crescente di medaglie e tesserati non equivale al successo per lo sport. Le esperienze umane di connessione sono i veri risultati che contano. Ascoltare attentamente i giovani che si presentano all’allenamento di calcio non è una cosa in più da avere se c’è tempo dopo gli esercizi. È la cosa più importante di quella sessione di allenamento. In secondo luogo – scrive Bishop – è necessario un esercizio di mappatura nazionale per garantire che nessun ragazzo o ragazza vengano perduti dallo sport e dall’attività fisica. La conferenza di Southgate potrebbe convincere i dirigenti dello sport a capire dove vivono i 4 milioni di bambini in povertà e come raggiungere la generazione dei lost boys. Non sono necessari più finanziamenti, ma una connessione migliore tra compartimenti stagni e settori diversi per raggiungere i giovani

Ma probabilmente la sfida più grande per lo sport – si legge sul Guardian – è innovare, adattarsi, fornire ai partecipanti quel che i partecipanti vogliono e di cui hanno bisogno nel nostro mondo iper-digitale in rapida evoluzione. La maggior parte degli allenatori è ancora formata e reclutata per competenza tecnica e tattica. Non basta più. Sono necessarie una nuova visione e una nuova ambizione nazionale per creare un gruppo di persone con le stesse competenze di un operatore giovanile, più ampie, in connessione con la comunità. Sappiamo che un mentori può svolgere un ruolo cruciale. Possiamo sottoscrivere tutti insieme l’ambizione che ogni bambino che ne abbia uno? Don Barrell, amministratore delegato di Greenhouse Sports, ha risposto alla conferenza di Southgate ricordandoci l’impatto che hanno gli allenatori a tempo pieno. Inseriti nelle scuole delle aree più povere del Regno Unito, mostrano ai ragazzi che il loro valore non è definito dalla spavalderia ma dal carattere e dal contributo a qualcosa di più grande che loro stessi. Non allenano solo lo sport: allenano alla vita, aiutano a credere, spesso per la prima volta, che le loro vite contano e che il loro futuro vale la pena di essere costruito. Lo sport ha un ruolo da svolgere ed è il momento di farsi avanti.

meduse

Il caso De Zerbi e la cultura del ritiro punitivo

  “La gestione punitiva di un gruppo può fornire un elettroshock salutare ma può anche indebolire l’autorevolezza dell’allenatore così scrive L’Équipe tornando sulla storia dell’ammutinamento di Marsiglia nei confronti di Roberto De Zerbi, mentre De Zerbi – com’era prevedibile – smentisce e dice che qualcuno esagera. 

Il mental coach Denis Troch dice al giornale francese che nel corso di una stagione ci sono sempre dei fuorilegge, dei giocatori o gruppi di giocatori che vanno nella direzione sbagliata. È necessario in quel momento un promemoria dell’ordine. Troch dice che tenere tutti in ritiro funziona appunto come una forma di elettroshock, ma L’Équipe sottolinea che la convivenza forzata decisa da De Zerbi fa soprattutto della “cultura manageriale italiana”. Non è un caso che il meno spiazzato di tutti sia stato Adrien Rabiot – che l’ha più volte provato alla Juventus con Massimiliano Allegri, un fuoriclasse in questo scrive L’Équipe, rammentando come nel 2015-2016, a -11 punti dalla vetta dopo 10 partite, una volta scesi dal treno di ritorno da Reggio Emilia portò la squadra nel cuore della notte in un albergo di Leini, alla periferia di Torino, dove rimasero chiusi per tre giorni. 

Frédéric Hantz, ex allenatore di Le Mans, Sochaux, Bastia, Metz, Montpellier, non è italiano ma nel corso della sua carriera ha fatto allenare la squadra per punizione alle 6 del mattino, tenendo colloqui al buio o sequestrando i telefoni. Per lui la gestione di De Zerbi non può neppure dirsi punitiva ma realistica. Quando c’è urgenza di risultati, dice, l’allenatore ha bisogno di rompere i codici e la routine. Ma un atteggiamento marziale non è garanzia di successo, come dimostra Albert Cartier a Nancy. Sotto all’intervallo per 5-1 a Valenciennes, negli spogliatoi minacciò i suoi giocatori di farli allenare di notte al rientro nel caso fosse arrivato un sesto gol. Arrivò. Dopo un viaggio in pullman di quattro ore, portò tutti in palestra alle 2 di notte. La squadra avrebbe perso 10 delle successive 13 partite e retrocesse. 

Il settore tecnico della federazione che rilascia il BEPF [Brevet d’entraîneur professionnel de football] fa saper di aver integrato nel programma di preparazione un modulo per la gestione dei conflitti, così da preparare i futuri allenatori a vivere certe situazioni in modo sano. «Non insegniamo certo la supremazia dal bastone sulla carota – assicura il consulente tecnico nazionale Jacky Bonnevay, formatore per il BEPF con Francis Gillot – sottolineiamo anzi che l’allenatore deve presentare un progetto di vita prima di un progetto di gioco. Il funzionamento di una squadra si basa sulla convivenza. Insistiamo sul rispetto del quadro generale, sulla gestione degli ego e sulle norme interne che devono essere stabilite in collaborazione con i giocatori

Se conoscono le regole, se le hanno fissate collettivamente, saranno meno inclini a violarle e meno sorpresi di essere sanzionati.

 

Le immagini della giornata di ieri

Il derby italiano di Eurolega

 🟨  I canestri della Virtus Bologna e l’eliminazione di Milano. I gol del Genoa e del Bayern negli anticipi di serie A e Bundesliga

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Quante cose sbagliate si dicono sui calciatori

  Luis Figo ha smentito in una intervista una voce che circola da anni, secondo cui all’arrivo di Zidane al Real Madrid lui si sarebbe più volte rifiutato di passargli la palla. La versione spinta del pettegolezzo sostiene che Florentino Pérez sia dovuto intervenire per rimettere le cose a posto. Sull’episodio e sulla leggenda torna stamattina Jorge Valdano nella sua rubrica del sabato per El Pais, giudicandola il tipo di storia che prospera nei meandri del football professionistico

Valdano dice che le cose stanno proprio come le spiega Figo, se cioè un calciatore nel bel mezzo di un’azione pensa di ignorare un determinato compagno, la cosa più probabile è che nel frattempo gli abbiano già tolto la palla. C’è un’altra ragione – scrive Valdano – l’onestà professionale, importante in campo quanto nella vita. Possiamo evitare di andare a cena con persone con cui non andiamo d’accordo. Ma nel bel mezzo di una partita, devi essere un vero idiota per sabotare il piano generale solo perché non ti piace un compagno. Ogni professione ha le sue caratteristiche, ma il calcio è così esposto al giudizio popolare che è vittima di pregiudizi consolidati nel tempo

Valdano chiama signorilmente pregiudizi quelle solenni scemenze che vengono spacciate come conoscenza dei meccanismi segreti, in genere con un occhiolino verso chi ascolta, io sì che ne so, quante ne ho viste. Per esempio, continua Valdano, la voce del popolo può dire di qualche calciatore che gioca quando vuole. Da difensore della categoria, dico che noi calciatori siamo troppo vanitosi per giocare solo quando ne abbiamo voglia. Dopo una partita, un giocatore è tranquillo solo quando sa di aver giocato bene. Altrimenti non c’è conforto e non c’è sonno. Un’altra accusa piuttosto comune è che al giocatore non importi di perdere, perché a loro cosa importa dei soldi che guadagnano, non gli importa della squadra, della maglia, sono presi da altro. Quando Oscar Ruggeri giocava per il Real Madrid, fece una brutta partita contro il Barcellona, la squadra perse. Lo vidi con un’espressione mortificata mentre si dirigeva verso lo spogliatoio e il giorno dopo lo chiamai per invitarlo a pranzo. Sei pazzo, mi rispose, non aveva ancora nemmeno messo il naso fuori dalla finestra di casa sua, si vergognava di farsi vedere dal giardiniere. Anche un calciatore sperimenta questo tipo di umiliazione”

E così via. Questo vale per gli spogliatoi che giocano contro un allenatore, oppure per una squadra che non si è impegnata abbastanza perché sta pensando alla prossima partita. Quando ci si trova nel mezzo di una partita – garantisce Valdano – nessuno è capace in campo di meditare sul bene e sul male. Giocare è una cosa molto seria che ci disconnette dalla realtà. Anche in una partita tra amici, chi ama il calcio stacca i cavi. In uno stadio ancora di più. Sotto la pressione di ottantamila persone, il giocatore è un relitto nervoso che si vergogna quando commette un errore, che non ha problemi a rischiare una gamba in un contrasto e che aspira alla gloria alla giocata successiva. Qualunque cosa dica la gente.

[Un relitto nervoso è meraviglioso. Bisognerebbe usarlo più spesso. E pensarci più spesso]

   

Le prime parole di Thiago Motta dopo la Juve

  Thiago Motta e la Juventus devono essersi separati senza uno di quei patti di riservatezza che si firmano in casi del genere. Un bell’atteggiamento di trasparenza, perfino un segnale di come tutto sia stato condotto in serenità d’animo. Stamattina infatti a Thiago Motta è stato possibile parlare del suo esonero in una intervista con Walter Veltroni per il Corriere della sera nella quale si dichiara deluso – Motta, non Veltroni: forse pure Veltroni ma non lo dice – si dichiara deluso ma pure si risente per la parola fallimento che sente circolare. 

[SEGUE]

   

Alcaraz è la figura perfetta per il nostro mondo iper connesso

  Gira un filmatino di Carlos Alcaraz caricato su YouTube. Una clip, un coso,un reel. È diventato vir… – è diventato vir… – è diventato vir…: niente, non esce dalla tastiera, non si riesce a scrivere. Un coso visualizzato 25 milioni di volte. Dura sette secondi e ricomincia. Un loop. Ma bisogna stare sempre attenti al loop perché crea dipendenza. C’è lui che cattura una palla con la sua racchetta a Wimbledon e la cattura all’infinito. Barney Ronay, editorialista del Guardian, c’è cascato dentro come Lucio Dalla nella notte e il suo profumo. Poi dalla redazione lo avranno chiamato [oh Ba’ quando lo mandi ‘sto pezzo?] e nel riemergere sostiene che quei sette secondi sono così amabili perché tra tutti gli sport il tennis è quello che si adatta meglio alla vita online.

Un’affermazione che potrebbe sembrare controintuitiva, Ronay lo ammette. Il tennis è uno sport che in genere la tira per le lunghe e tutt’intorno viene nutrito da una schiera di custodi della tradizione che se vuoi far durare Isner-Mahut 4 ore anziché 11 si sollevano. 

È anche lo sport più difficile mai ideato, chiede una concentrazione totale, un mix impossibile di fisica, atletismo, interazione umana. La risposta a un servizio è un atto di perfezione tecnica a contrazione rapida, mentre tutto ciò che vedi in televisione è solo una palla che rimbalza avanti e indietro e qualcuno che dice Unnngh

[È interessante che in inglese il grantolo – così lo chiamava Clerici – si scriva unnngh – Fine dello stream of consciousness]

In realtà secondo Ronay il tennis è perfetto online perché è intimo e teatrale. Gli pare che i fan del tennis su Internet siano di un tipo unico: ossessivi, permalosi, devoti, familiari. Il rapporto con i giocatori sembra profondamente personale, ma anche di proiezione, la gente è ossessionata da un braccialetto alla caviglia, da uno scatto della telecamera, da una dinamica di 40.000 commenti su una stretta di mano di Anna Yankachenko.

[Ovviamente Anna Yankachenko non esiste, ma Ronay è un fuoriclasse e ha inventato un nome del tutto credibile].

[SEGUE]

 

     

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