1985: Non ci sono campioni in Italia perché il tennis è una moda per adulti

    

Non ci sono campioni perché il tennis è una moda per adulti

  MARZO 1985  DI MARIO SCONCERTI

“L’Italia sta giocando a Calcutta un’improbabile e per adesso anche sfortunata partita di Coppa Davis con l’India. Al di là del risultato finale è abbastanza sorprendente la nostra precarietà internazionale in uno sport che conta milioni di praticanti. C’è una sproporzione enorme tra quanti in Italia giocano a tennis e il livello medio che riusciamo ad esprimere. Le ragioni sono indubbiamente molte, ma la più importante è forse legata proprio al clamoroso benessere che il tennis in Italia è andato acquistando negli ultimi dieci anni. Il fatto che tutti giochino ha prodotto alla fine una sorta di strozzatura. Cerchiamo di esemplificare. Per i suoi costi di base (attrezzatura ed abbigliamento sempre più sofisticato, noleggio campi ed impiego di maestri) il tennis è diventato sport per soli adulti. I campi sono “venduti” dalle prime ore della mattina alle prime ore della notte seguendo in tutto e per tutto le esigenze professionali di un cliente che deve comunque essere nei confronti del tennis economicamente indipendente. Diventato moda, esercizio fisico o semplice distrazione, il tennis ha finito col soffocare la sua base tecnica. È cresciuto moltissimo il livello medio-basso, è calata altrettanto la fascia alta. In parole povere mancano materialmente perfino i campi da dedicare alla scuola dei giovani di talento. Datosi insomma a tutti, il tennis sempre meno può dare a se stesso, scivolando ormai nella quasi impossibilità di costruire qualcosa. Ad un passo dal Duemila, in piena esasperazione del professionismo, nel tennis si partecipa molto e si vince pochissimo. Non è necessariamente un male, forse è soltanto una scelta. Basta non meravigliarsi sempre e saperne accettare le conseguenze”.

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