Chi gioca e chi no. Il calcio italiano diviso dagli interessi privati
Chi ha deciso e perché. Una decisione presa da Paolo Dal Pino, neoeletto alla presidenza della Lega calcio di serie A, direttamente dagli Stati Uniti dove si trova per contatti ad alto livello al fine di ossigenare i diritti tv del calcio italiano. Una missione importante guastata dalle tante telefonate e dai molti messaggi che gli arrivavano dall’Italia: il virus abbatte ogni confine mandando in testacoda il calcio italiano. Hanno iniziato a tempestarlo di telefonate Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport, Massimiliano Fedriga, governatore leghista del Friuli-Venezia Giulia che sponsorizzava il rinvio di Udinese-Fiorentina, sostenuto dalla famiglia Pozzo al comando della società friulana. Un accerchiamento per il numero 1 della Lega calcio Dal Pino: Juve-Inter a porte chiuse trasmessa in tv «avrebbe dato al mondo l’immagine di un Paese malato». | Daniele Dallera, Corriere della sera
Il non detto e le pressioni della Juventus. Andrea Agnelli nei colloqui con l’ad della Lega di Serie A De Siervo (che ha ovviamente ascoltato tutte e 10 le società coinvolte) spingeva perché si arrivasse a un rinvio: lo faceva ricordando il danno d’immagine a cui il calcio italiano si stava esponendo accettando di giocare la partita più attesa senza tifosi, trasmettendo ai 202 Paesi collegati le immagini desolanti di uno stadio vuoto. E deprimendo l’immagine del nostro calcio all’estero, dove i diritti delle partite di Serie A vengono venduti sotto il valore stimato. L’Inter sottoponeva invece il timore di un rinvio che avrebbe intasato un calendario già saturo. Soprattutto in vista dell’estensione delle limitazioni in Lombardia. Il non detto era altro: la Juve ha dal rinvio il vantaggio di giocare la sfida con i propri tifosi, con cui ha vinto il 90% delle partite giocate. L’Inter sperava nell’esatto contrario. | Matteo Pinci, la Repubblica
“ Questo rinvio è senza senso, senza una logica, se non in funzione di quelle quattro, cinque società, solite, che hanno in ballo i propri interessi. In questo modo emerge il lato oscuro di questo sport, che tutti abbiamo cercato di cancellare Fabio Liverani
Una vittoria politica della Juventus. Proprio quando lo scudetto è tornato contendibile, la Juventus incassa una vittoria oltre le ragioni del campo. Nel momento più difficile della sua stagione, in crisi di condizione, di gioco e di risultati, ottiene il vantaggio di spostare a fine campionato una gara difficilissima. | Alessandro Barbano, Corriere dello sport-Stadio
Un campionato falsato? Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: se non ci fosse stata di mezzo Juventus-Inter si sarebbe giocato «regolarmente» e logicamente a porte chiuse e invece il Derby d’Italia ha mandato nel pallone il sistema. Dicono: dobbiamo tutelare l’immagine dell’Italia nel mondo. Come se il mondo avesse bisogno di uno stadio pieno o vuoto per farsi un’idea, buona o cattiva che sia, sul Paese. E se proprio vogliamo: le porte chiuse sanno di prevenzione; le partite sbianchettate invece di emergenza totale. Dicono anche: così salviamo l’immagine del calcio, una delle nostre industrie portanti, che non può reggere il sottovuoto in mondovisione. Benissimo. E come lo salviamo quindi? Falsandolo. Perché non c’è altra definizione a questo punto | la Stampa
Il ministro ora chiede trasparenza. ➣ Ministro Spadafora, cosa risponde a chi sostiene che il campionato è falsato dai rinvii?
«In un momento con più di mille contagiati e quasi trenta morti non è il mio primo pensiero. Capisco le rimostranze dei tifosi, ma non può essere questa l’ottica da cui giudicare decisioni difficili. Ora spetta alla Lega fare di tutto, anche smontare e rimontare le giornate se occorre, per equilibrare il calendario nelle prossime settimane. Pretendo che non resti nemmeno l’ombra del sospetto sulla regolarità del campionato».
➣ La Juve ha spinto per questa decisione? «I miei unici interlocutori sono stati i vertici di Coni, Figc e leghe calcio, rappresentanti di arbitri e giocatori». | Intervista di Stefano Agresti, Corriere della sera
E sul futuro si naviga a vista. Sabato 7 e domenica 8 marzo, il divieto di manifestazioni aperte al pubblico sarà ancora in vigore in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le partite a rischio porte chiuse sarebbero quattro: Atalanta-Lazio, Verona-Napoli, Bologna-Juventus e Inter-Sassuolo. La linea è ancora quella di evitare anche in questo caso le porte chiuse. Quindi, per tutte spostamento a lunedì, una linea che però va di traverso all’Inter che vuole una sorta di par condicio (anche perché ha il Getafe giovedì 12). Mentre per Atalanta-Lazio (niente lunedì, martedì 10 c’è il Valencia al Mestalla) si potrebbe trovare spazio o lo stesso 13 maggio, o anche il 29 aprile. Comunque lo si guardi, un bel rompicapo. | Valerio Piccioni, la Gazzetta dello sport
La rabbia di Marotta. ➣ In molti accusano la Juventus di aver fatto pressione sulla Lega. È vero? «Non mi interessa. Se è stato il governo a spingere sulla Lega non ci sono altre capziosità. Il mio rimprovero va comunque al presidente della Lega, Paolo Dal Pino, che ha deciso senza riunire un consiglio straordinario, senza sentire nessuno: è sbagliato. Bisognava salvaguardare il campionato, sennò per forza poi emergono certi discorsi. Per questo l’Inter ha chiesto e ottenuto per oggi un consiglio straordinario di Lega».
➣ Lei parla di campionato falsato, perché? «C’è un’alterazione degli equilibri, è lampante. È tutto stravolto: allenamenti, forma fisica e psicologica delle squadre. È diverso scendere in campo con un distacco minimo o più ampio. La verità è che bisognava rinviare tutta questa giornata». | Intervista di Guido De Carolis, Corriere della sera
L’immagine del caos. Questa gestione del football non è altro che la riproposizione alla portata di tutti del guazzabuglio più estemporaneo con il quale si sta affrontando il coronavirus. Salta ora fuori, per esempio, che i sostenitori bergamaschi arrivati a Lecce al seguito dell’Atalanta saranno accolti con la proverbiale ospitalità del sud ma sottoposti a controlli speciali all’ingresso dello stadio. In che cosa consistano questi controlli è impronosticabile. Tampone a tutti? Mascherina nerazzurra? Due pastiglie di Tachipirina 1000? Boh. Ma il gioioso mistero è un altro: che ci fanno i bergamaschi su e giù per l’Italia, su treni e aerei, nei bar e nei ristoranti, e poi allo stadio a vedere Lecce-Atalanta, che se fosse stata Atalanta-Lecce, cioè giocata a Bergamo, non avrebbe vissuto nemmeno il fischio d’ inizio? Nessuno lo spiega, nessuno lo sa.
Ricercare qualcosa di intellegibile alla base di questo delirio non è inutile, è pericoloso. Si finisce dritti nella mania di persecuzione, nel complottismo, nella cretineria a cielo aperto. E’ come chiedersi perché il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, declassi il coronavirus a influenza rinforzata per poi presentarsi su Facebook con la mascherina per paura di infettare i follower. Non c’è assolutamente niente di logico. Fanno l’hashtag #milanononsiferma e poi Milano è sempre più ferma, non solo il calcio, anche cinema e scuole, ma la metropolitana no, che è aperta anche a Torino, dove chiude lo stadio, ma aperti i musei, ma chiuse le scuole, ma aperti i cinema. Chiusi i palazzetti del basket, che invece erano aperti lo scorso week end, quando già erano chiusi gli stadi, e tutti aperti i centri commerciali. E’ semplicemente una globale e momentanea (si spera, mica troppo) incapacità di intendere e di volere. E’ la strategia di infilare il dito nel buco di una diga crivellata. | la Stampa
A Lecce usano il termoscanner. Il termoscanner consente di misurare in tempo reale la temperatura umana: servirà a individuare eventualmente chi, tra gli ospiti, ha la febbre. I supporters della curva nord Bergamo diserteranno lo stadio: «Mercoledì trasferta aperta, venerdì sera chiuso il settore ospiti, sabato mattina riaperto. Non siamo i burattini di nessuno». | la Gazzetta dello sport
Eppure la serie B gioca, ma la serie C no. Cosa sia cambiato tra giovedì scorso, quando la Lega ha appunto comunicato di voler far disputare i match senza pubblico, e ieri mattina, quando è scattato il rinvio è difficile da comprendere. La propagazione dell’epidemia non sembra essere particolarmente peggiorata. Una soluzione equilibrata in questi giorni caotici appare quella della Lega Pro del presidente Francesco Ghirelli che una settimana fa (sia pure con un calendario meno ingolfato) ha sospeso tempestivamente e integralmente due giornate dei gironi centro-settentrionali della Serie C. Proteggendo i cittadini e non scontentando i tifosi. | Marco Bellinazzo, il Sole 24 ore
Il ciclismo negli Emirati Arabi. Dopo la sospensione a due tappe dalla fine del Giro degli Emirati Arabi per due casi sospetti di coronavirus in un team italiano, la situazione è stata confusa fino alla mezzanotte italiana. Quattro ambulanze sono giunte all’albergo delle squadre per portare almeno altrettante persone in ospedale. Tre squadre non sono state autorizzate a lasciare l’albergo. Secondo le testimonianze via social degli inviati alla corsa si tratterebbe di Cofidis, Gazprom e Groupama-Fdj. Via libera al rientro in patria per chi ha i tamponi negativi. Restano in quarantena a Dubai i due casi sospetti.
Ma il ciclismo ha una tradizione di ritorno alla normalità. Eppure in tutto questo qualcosa stride con ciò che il ciclismo è stato, con cosa questo sport ha rappresentato, forse suo malgrado, in altre epoche. Forse un passato che si è stinto, che ha perso forma e sostanza, talmente antico da essersi ormai completamente sbiadito. Ma in ogni caso, difficile da eliminare del tutto dalla memoria. Perché il ciclismo, nella sua storia, è sempre stato mosso da una disperata speranza, da una volontà, a volte quasi folle, di essere motore di un ritorno alla normalità dopo epoche angosciose. La bicicletta è stato il mezzo d’uscita di due guerre, il vitale fregarsene, pedalare e ripartire dopo l’epidemia di influenza spagnola, aviaria e suina. È fuggita da tutto, la bicicletta, perché il pedalare vuol dire appropriarsi dello spazio, gestirlo a propria immagine e a proprio piacimento; perché il pedalare è fatica a volte dolore, ma nel pedalare la fatica e a volte il dolore non coincidono mai con la disperazione, sono il necessario sacrificio verso una bellezza superiore. | Giovanni Battistuzzi, il Foglio
Bollettino. La sospensione dei voli da parte della Turchia da e per l’Italia mette in dubbio le partite di Coppa Campioni di pallavolo Scandicci-Eczacibasi Istanbul (mercoledì) e Fenerbahce-Novara (giovedì). Restano a rischio le corse di ciclismo della primavera italiana, prima fra tutte le Sanremo. La partita di martedì di Eurolega tra Olimpia Milano e Real Madrid è confermata. L’Eurolega esclude rinvii, il calendario non lo consente. Se il Real decidesse di non presentarsi, come hanno fatto le avversarie di Schio e Venezia nel torneo femminile, perderebbe a tavolino.
Stato di emergenza a Sapporo. Intanto in chiave olimpica accadono un po’ di cose. Il coronavirus ha fatto dichiarare lo stato di emergenza a Sapporo, la città giapponese che ospiterà la maratona e la marcia durante le Olimpiadi. Le selezioni di nuoto per il Giappone di potrebbero tenere a porte chiuse. Il direttore medico e scientifico del CIO, Richard Budgett, ha invitato gli atleti dei Giochi a seguire i consigli dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il torneo femminile di qualificazione della pallanuoto in programma a Trieste è stato posticipato a maggio. La Thailandia si è ritirata dal torneo di qualificazione paralimpico di rugby della prossima settimana dopo che il divieto del governo a viaggiare. Il Kirghizistan non ospiterà più il torneo preolimpico asiatico.