DI ROBERTO LIBERALE
▻ Che cosa vi ha fatto di male il legno, per essere trattato a questo modo? Qual è la ragione di tanto astio, perché immaginare che sia proprio di legno una ipotetica medaglia per il quarto posto? È l’onta suprema, così pare, la vergogna massima per chi lo sport lo pratica poco e lo guarda di più, forse non ne guarda nemmeno tanto, forse una volta ogni Olimpiade. Di legno sono fatte le travi che reggono le nostre costruzioni e legni erano le navi degli antichi esploratori, quelli che andarono oltre i confini del mondo conosciuto. Di legno erano le clave e le lance, gli aratri per faticare e gli sgabelli per il riposo. Di legno sono i ponti, i fortini, molti archi di trionfo. Di legno sono i presepi napoletani e gli altari spagnoli. Di legno sono fatti i violini con cui suoniamo le nostre sinfonie gloriose, legni sono i flauti e i clarinetti delle orchestre. Il cavalluccio di legno è (stato) il primo giocattolo di ogni bambino e di legno erano le tavole su cui inchiodare il panno verde del Subbuteo. Se è vero che di legno si son fatti le gambe un cattivo di Topolino e mille pirati, tutto di legno si costruì un figliolo quel vecchio artigiano di Collodi. Di legno sono le statue dei santi e la croce di Cristo. Il legno è la nostra prima zattera e l’ultima, il principio e la fine, la culla e la bara. Capisco lo scudetto di cartone, ma la medaglia di legno, perché? E poi in Giappone. Con tutta quella simbologia del legno al centro della cerimonia d’apertura.
Se insomma è un gran bell’abuso disprezzare il legno, figuriamoci il bronzo. Che resta pur sempre un premio. Come sta ripetendo Velasco in questi giorni: il simbolo che al mondo ci sono state solo due persone più brave di te quel giorno. Quel giorno, non per sempre. Non siamo le medaglie che vinciamo. Siamo la strada fatta per arrivare a prenderle.
Sarà per sempre un’Olimpiade di bronzo per l’Italia, arrivata a tredici ed è un record. Tredici furono conquistate a fine edizione a Roma 1960 e Sidney 2000, quando però arrivarono rispettivamente 13 ori e 10 argenti, 13 ori e 8 argenti. C’è bronzo e bronzo, diciamolo. Così come c’è legno e legno. C’è differenza tra vincerne uno in una gara con più concorrenti, diciamo ciclismo, atletica, nuoto, e vincerlo invece in uno sport in cui si gareggia uno contro l’altro. Negli sport fatti di scontri diretti, chi vince l’argento chiude con una sconfitta, chi prende il bronzo con una vittoria. I sentimenti sul podio sono di nuovo contrastanti, quasi si è più felici da terzi che da secondi. Forse bisognerebbe fare un pensierino a eliminare la finale per il terzo posto, come succede nella boxe: assegnare il bronzo a entrambi i battuti tra i semifinalisti. È un’idea, un pensiero fisso, un tarlo. Anche se il tarlo alla fine scava nel legno.
[pubblicato in origine il 31 luglio 2021]