Il compleanno più atteso nel mondo del calcio. La rivista tedesca Kicker gli ha dedicato la copertina. Titolone: “Finalmente 16”. Finalmente cioè l’età minima per giocare tra i professionisti. Youssoufa Moukoko li compie venerdì e se solo Lucien Favre lo volesse, il giorno dopo potrebbe farlo debuttare in Bundesliga con la maglia del Borussia Dortmund a Berlino, contro l’Union. Quel Borussia dove già giocano Zagadou di anni 21, Haaland e Sancho di 20, Reyna e Reinier di 18, Bellingham di 17.
Il nuovo bambino prodigio, lo chiama Die Welt. Youssoufa Moukoko è l’ultimo tra i più attesi fenomeni teen che si stanno prendendo la scena. Nelle prime tre giornate di Champions hanno messo piede in campo 61 giocatori nati dal 2000 in avanti, per 121 presenze complessive e pure 22 gol, con un totale di 6242 minuti. Significa che in media ognuno ha trovato spazio per poco più di mezz’ora a partita. Si va dai 7 schierati dal Rennes, ai 6 della Dinamo Kiev e i 5 di Ajax e Manchester City fino all’unico e solo di Atalanta Juventus e Lazio, nessuno per l’Inter né per l’Atlético Madrid.
Moukoko si allena da gennaio con la prima squadra del Borussia aspettando questo momento e mette eccitazione l’idea di vederlo tra i grandi perché nei campionati giovanili ha fatto spavento. È stato il capocannoniere 2018 del torneo Under 15 con 40 gol. Ha chiuso quello successivo con 50. Il suo totale nell’Under 17 è stato di 90 gol in 56 partite. Con la Under 19 ne ha fatti altri 51 in 32 partite. Non lo ha mai preso nessuno. Batterà il record di precocità del campionato tedesco e molto probabilmente quello in Champions, dove nel 1994 con la maglia dell’Anderlecht andò in campo a 16 anni e 86 giorni Celestine Babayaro. Nuri Sahin, il turco che esordì a 16 anni e 11 mesi, attraverso Kicker ha mandato un messaggio al piccolo. «Fino ad ora c’è sempre stato il sole. Non ha mai avuto giorni di pioggia ma quei giorni arriveranno. Quindi è importante che abbia persone al suo fianco che lo accompagnino e gli spieghino che anche i momenti negativi fanno parte del mestiere».
Moukoko ha già scelto di giocare per la Germania dove è cresciuto e non per il Camerun dove è nato, il paese dal quale i genitori sono partiti per cercare migliori condizioni di vita in Europa. Ha già fatto esperienza di insulti razzisti a Gelsenkirchen. Joti Chatzialexiou direttore sportivo delle squadre giovanili presso la Federcalcio tedesca, ha detto a Die Zeit che riporre troppe aspettative su di lui «non è serio, né la cosa aiuta. Al momento», dove l’enfasi e l’accento stanno su al momento. La Nike l’ha messo sotto contratto con un milione di euro all’anno per i prossimi 10 anni. Se il bimbo è quello che sembra, l’affare l’hanno fatto loro.
Il punto vero è stabilire cosa sembra il bimbo. Sul fatto che sia prevalentemente mancino ci sono pochi dubbi, sebbene Favre dica che è divertente vederlo in imbarazzo: «Non so con quale piede giocare». Poche incertezze pure sul fatto che la sua tecnica sia buona ma non ancora buonissima. Che sia glaciale davanti alla porta. Che gli piaccia partire da destra per cercare il tiro a giro. Il dubbio venuto subito in Germania – come dirlo – è che non sia nato nel 2004. Il primo a cui viene attribuita una dichiarazione gonfia di perplessità è proprio un allenatore delle giovanili del Borussia, quando lo vide arrivare dodicenne dal St. Pauli, la squadra nella quale l’ex direttore sportivo Thomas Meggle diceva di non aver mai visto uno più forte. Mai. Timo Preus, che guidava la Under 23 del Borussia, gli diede allora un occhio e scosse la testa: «Con Youssoufa posso immaginare che sull’età si siano buttati a indovinare». Si disse convinto che ne avesse almeno un paio in più. Un certificato di nascita dal consolato tedesco in Yaoundé è arrivato nel 2016 per convincere gli allenatori delle giovanili avversari, insofferenti dinanzi a questo ragazzo che giocava sotto età eppure aveva un fisico più formato. Il Borussia l’ha sottoposto a esami strumentali per fornire ulteriori prove sulla sua età.
È lunga la casistica dei giocatori dall’incerta età. Tra i più celebri dilemmi presenti nel database della FIFA, spicca Seidou Keita, andato con il Mali nel 1997 al Mondiale Under 17 avendo per data di nascita il 13 dicembre 1981 ma in campo da professionista con un documento che invece la certificava per il 16 gennaio 1980. Zarko Zecevic, ex presidente del Partizan Belgrado, ha raccontato di aver scoperto che Taribo West aveva già 40 anni quando ancora ne dichiarava 28. Nell’aprile del 2013, nove giocatori (tre del Congo, tre ivoriani e tre nigeriani) vennero esclusi dal campionato africano Under 17 in Marocco dopo che le scansioni del polso avevano dimostrato come fossero oltre il limite di età. La FIFA ha adottato la risonanza magnetica come strumento d’indagine. La revisione dei dati sui Mondiali Under 17 del 2003, del 2005 e del 2007, secondo quanto riferito dalla BBC, ha rivelato che fino al 35% dei giocatori era invece maggiorenne.
Non è un fenomeno solo africano. L’Honduras si presentò ai Mondiali del 1982 con un blocco di giocatori reduci dal Mondiale Under 20 del 1977. Sette giocatori su 22 avevano una disparità certificata sui documenti tra l’uno e i cinque anni. Il Brasile ha vinto la Coppa del Mondo Under 20 nel 2003 avendo in squadra un venticinquenne, il centrocampista Carlos Alberto aveva dato l’età sbagliata. Lo statunitense Freddy Adu giocò per la nazionale Under 17 quando aveva ufficialmente 13 anni. Era un fenomeno poi smise di esserlo. Dietro queste storie ci sono talvolta agenti scaltri e dirigenti senza scrupoli, ma non sempre il fenomeno della fake age o age fabrication coincide con la frode. Sempre dal database della FIFA, prendiamo Thomas Libiih. Era nel giro delle nazionali giovanili del Camerun nel 1987, da ventenne, e come nato nel 1967 ha preso parte al Mondiale in Italia nel 1990 e a quello americano nel 1994. Quando nel 2019 Libiih si è ripresentato ai Mondiali Under 17, stavolta da allenatore, aveva un passaporto con data di nascita 1974. Eppure non c’era alcun motivo per togliersi gli anni. Se quel 1974 fosse stato reale, avrebbe esordito sulla scena internazionale a tredici anni e giocato i Mondiali a sedici.
Un anno fa si tornò a parlare del fenomeno quando tre camerunensi, due tanzaniani e un guineano fallirono il test sull’età ai Mondiali Under 17. Alex Cizmic, mediatore culturale, spiegò su Quattro Tre Tre che il rapporto 2013 dell’UNICEF intitolato Every child’s birth right: inequities and trends in birth registration (Diritto alla nascita per ogni bambino: diseguaglianze e tendenze nella registrazione alla nascita) sottolineava come l’anno prima circa il 40% dei bambini sotto i cinque anni non era stato ancora registrato alla nascita.
“Dati più attuali – scriveva – possiamo trovarli nel database dell’UNICEF aggiornato al mese di marzo del 2019 che prende in considerazione le stime effettuate in 161 paesi, arrivando a coprire l’84% della popolazione globale di bambini sotto i cinque anni. C’è stato un miglioramento, ma la cifra resta significativa: secondo le indagini condotte dalla Demographic and Health Survey (DHS) e dalla Multiple Indicator Cluster Survey (MICS), congiuntamente ad altri studi, indagini e censimenti nazionali, circa il 27% dei bambini, ancora oggi, non viene registrato alla nascita; se prendiamo in esame tutta l’Africa Subsahariana la cifra sale al 46%, mentre se restringiamo il campo all’Africa centro-occidentale si tocca un preoccupante 53%. La situazione è fortunatamente, e nettamente, migliore nel Nordafrica che, accorpato al Medio Oriente, raggiunge il 92%”.
In molte zone rurali e isolate del continente africano, esistono sia una distanza culturale dall’idea che l’età rappresenti una faccenda importante sia condizioni di povertà che non consentono ai capifamiglia di pagare per un certificato o di raggiungere l’anagrafe più vicino. “Si verificano, inoltre, situazioni in cui le famiglie preferiscono non registrare i figli per paura di discriminazioni etniche o religiose e conseguenti ritorsioni”. Secondo una fonte della FIFA, in molti paesi africani le date di nascita dei calciatori si concentrano nei mesi successivi alla fine della stagione delle piogge. Quando la vita nei villaggi si rimette in moto più naturalmente.
Aspettiamo Moukoko, allora: aspettiamo di vedere fin dove si spinge il Borussia Dor-teen, che ha già preso dall’Academy del Manchester City un altro sedicenne, James Bynoe-Gittens, mentre la Bild segnala che c’è un altro baby fenomeno nel calcio tedesco. Un ragazzino danese che si chiama Anders Vejrgang e gioca con il Lipsia. Con il Lipsia virtuale. Nel senso che Anders è un campione degli esport. Con la playstation. Ha battuto online il campione del mondo del gioco Mohammed Harkous per 6-0. Ma qui nessun dubbio sul fatto che a 14 anni sia possibile.