
DI ROBERTO LIBERALE
Haarlem è una cittadina di 160.000 abitanti a una trentina di km da Amsterdam. Nei weekend del GP di Olanda la sua stazione ferroviaria è il crocicchio di tutti gli appassionati di Formula Uno olandesi. Come se fossero tanti fiumi, umani, lassù confluiscono da tutte le città per formare poi la famosa marea orange che andrà ad affollare il circuito di Zandvoort. Haarlem è la stazione della Nederlandse Spoorwegen (NS), le ferrovie olandesi, da cui partono i treni che in 9 minuti coprono il tragitto verso la stazione di Zandvoort Aan Zee, 20 minuti a piedi dal circuito.
Bas, Merel e Daan, tre dei tanti appassionati che sono sul treno, raccontano che Verstappen è il loro orgoglio nazionale, ma che loro a vedere la Formula Uno ci andavano anche prima che Max diventasse un fenomeno. Merel, studentessa di ingegneria a Delft, ricorda le tante volte che da bambina il suo papà Bas la portava a Spa, e qualche volta pure a Hockenheim. Il ritorno della Formula Uno a Zandvoort nel 2021 ha ricucito fisicamente un rapporto mai interrotto con le corse. Chiedono della passione italiana per la Ferrari, ma forse in Italia è diverso, la passione verso la Ferrari è più profonda, quasi una religione.
All’entrata del circuito tutto scorre in maniera ordinata, senza fretta. I mezzi tecnologici moderni, con l’ingresso consentito solo tramite QR Code nella App dedicata, come ormai avviene quasi ovunque, facilita le cose. A tutti viene consegnato un gettone di legno con sopra impresso la scritta CM e un codice di 6 lettere. Dicono di usarlo al bar. Bah.
Diciotto gradi, pioggia sottile, incessante, folate di vento. Evidentemente non disturba i tanti che arrivano in polo, bermuda e sandali. Gli olandesi non si lamentano mai del tempo, convivono con le 4 stagioni che si possono alternare nelle 24 ore. In effetti nella giornata cambierà più volte, fino a trasformare una mattinata di vento e pioggia in un tardo pomeriggio quasi estivo. Sul palco della FanZone sono previsti spettacoli di canto e ballo, DJ set con musica techno. Lassù sono anche attesi in mattinata i piloti, nel primo pomeriggio i Team Principal per le interviste ad uso e consumo degli appassionati. Alle 10.30 la birra già scorre a fiumi, probabilmente contribuisce a tollerare meglio la mezza bufera che si sta scatenando.

Vista da vicino, la marea orange è però multicolore. C’è molta papaya McLaren, un po’ di rosso Ferrari, i colori di tante altre scuderie. Non c’è rivalità, non c’è tifo acceso. Solo voglia di divertirsi tutti insieme. Quando sul palco sale Ricciardo, il pubblico si scalda, lo spirito burlone di Daniel si esalta. Con Verstappen parte l’ovazione, anche se Max non sembra a proprio agio con il microfono tra le mani. È Lando Norris che forse raccoglie gli applausi più sinceri. Il ragazzo pare avere grande seguito ovunque, ed è autore del siparietto più simpatico quando scorge sua madre in mezzo al pubblico, chiedendole cosa ci facesse lì.
Prima delle stradine che danno alle tribune della pista, verso le numerose dune dove ancora oggi come negli anni ‘60 e ‘70 si ammucchiano spettatori a migliaia, la macchina del marketing lavora a pieno ritmo. I gadget, le magliette e i cappellini sono in grandissima parte griffati Red Bull e Verstappen. Ma a parte l’idolo di casa, negli stand c’è più McLaren che Ferrari. È così che sale e scende la popolarità.
Al primo caffè (olandese) finalmente è chiara quale sia la funzione del “token” consegnato all’ingresso. Si tratta di un gettone di riciclo che funge da “deposito” su bicchieri e lattine. Ogni volta che si acquista la prima bevanda in uno degli stand, si consegna il gettone. Alla successiva si consegna il vecchio bicchiere o la lattina vuota per prenderne una nuova, altrimenti si deve versare un sovrapprezzo di due euro. Secondo i dati dell’organizzazione, negli anni passati, circa il 70% dei bicchieri per bevande usati al Gran Premio d’Olanda di Formula 1 è stato riciclato attraverso questo sistema. In effetti non se ne vedono di vuoti in giro, né lattine. Un sistema semplice, quasi banale, per tenere pulito il circuito. Un sistema che pare sia in uso in molte altre manifestazioni nei Paesi Bassi, anche private.
Quando partono le prove libere, i bambini sono i più eccitati. Anche loro sopportano la pioggia battente senza batter ciglio. A ogni macchina che passa partono applausi, Il tifo fa posto alla meraviglia di vedere le macchine così vicine. Zandvoort, anche se per pochi metri, è il secondo circuito più corto del calendario 2024. Alcune tribune sono vicine alla pista, in alcuni settori si riesce a osservare un bel tratto del circuito. È come uno stadio senza la pista di atletica, per spiegare meglio il concetto.
Il suo fascino viene da lontano. È stato modificato nel 1973, nel 1979 e nel 1980, l’ultima volta nel 2020, prima della reintroduzione del GP di Olanda nel calendario del mondiale, con una ridisegnazione nuova per venire incontro alle mutate esigenze di sicurezza. Alcune caratteristiche che appartenevano al MotorSport di un tempo sono state conservate. Curve sopraelevate, ghiaia all’uscita delle curve, configurazione da circuito classico, una carreggiata spesso criticata per la larghezza giudicata insufficiente.
Zandvoort rappresenta uno degli ultimi legami con la Formula Uno del passato. È uno degli otto circuiti di questo mondiale ad aver ospitato per la prima volta la Formula Uno prima degli anni ‘80. Il primo GP di Olanda risale al 1952. È il quinto per anzianità dopo Monaco, Monza, Silverstone e Spa, presenti già al primo anno del mondiale, il 1950. Gli altri tre circuiti romantici sono Città del Messico (1963), Interlagos (1973) e Montreal (1978).
Zandvoort è il circuito dove in 27 occasioni su 33 (l’82%) ha vinto un pilota campione del mondo o che lo sarebbe diventato. Solo un circuito ne ha di più, Spa-Francochamps, con 48 su 57, l’84%. Se Spa è chiamata allora l’università della Formula Uno, Zandvoort potrebbe essere definita a giusto titolo il liceo.
Eppure è probabilissimo che Zandvoort dal 2026 non vedrà più le monoposto di Formula Uno sfrecciare sul suo asfalto. Problemi economici. L’assenza di un sufficiente sostegno finanziario getta un’ombra sul futuro del GP di Olanda. Secondo Formula Passion, il direttore del circuito di Zandvoort, Robert van Overdijk, ritiene molto alto il rischio che l’edizione del 2025 possa essere l’ultima. Secondo van Overdijk «non tutti nei Paesi Bassi si rendono conto che organizzare un evento di questo calibro non è un regalo».
La stessa incertezza pende su molte piste storiche. Dopo la scomparsa dal calendario di circuiti come Hockenheim, Nürburgring, Le Castellet, Estoril, Kyalami, toccherà a Zandvoort, Monza, Imola, Spa, Shanghai, Città del Messico e Monaco fronteggiare la gestione del rinnovo con Liberty Media a partire dal 2026. Il tifoso comune si chiede come sia possibile non trovare un posto a circuiti del genere in un calendario con 24 appuntamenti. Eppure è quasi certo che altri circuiti della Formula Uno romantica spariranno. Non conterà cosa ne pensano gli appassionati, non conterà l’opinione dei piloti. Conteranno le capacità finanziarie ed economiche che i prossimi candidati metteranno sul piatto della bilancia. Fino a prova contraria, sarà il parametro decisivo.
POPOLI
La vocazione olandese per la festa
“Da dove viene questa follia tra i tifosi olandesi che non si negano nessuna stravaganza e amano festeggiare in gruppo?” se lo domanda Erik Bieldermann su L’Équipe notando che va sempre così, le scene sono sempre uguali, che ci sia di mezzo Max Verstappen, la Nazionale di calcio agli Europei o un ciclista al Tour de France. “Sono ovunque. Questa è l’anima degli olandesi, naviga tra i cliché che li raffigurano allo stesso tempo distanti – a volte altezzosi – e totalmente sconvolti”. «Lo sport è solo un pretesto, per gli olandesi ogni cosa è buona per divertirsi, travestirsi e bere. È una fatto culturale» spiega Erik van Haren, giornalista di De Telegraaf.
È la famosa arte della kermesse, parola che unisce kerk [chiesa] a messe [messa]. Così si chiamavano le fiere, in origine feste religiose e parrocchiali, di cui a partire dal Medioevo si abusò “trasformandole in feste e altri tormenti pagani”. Nel XVI secolo Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, volle mettervi fine. Un editto del 1531 vietò ufficialmente che potessero durare più di un giorno. L’editto non verrà mai applicato. Il pittore fiammingo Pierre-Paul Rubens dipinse quegli eccessi ne La Kermesse [1635-1638] esposta al Louvre, “prezioso patrimonio visivo di questo fenomeno culturale. Vergogna e orgoglio mescolati” scrive L’Équipe.
Descrizione della giornata di sport sempre piena ed immensa di dettagli.
Sai fare partecipare il lettore all’ evento anche senza averne fatto parte fisicamente.