Il politico Guardiola, un indipendentista al Bernabéu

 

I miei sogni non avranno frontiere
Ernesto Che Guevara

 

Pep Guardiola con il suo Manchester City sarà avversario del Real al Bernabéu mercoledì, per l’andata degli ottavi di Champions. È la prima volta che torna a Madrid da quando nell’ottobre del 2017 il Parlamento regionale catalano approvò in via unilaterale la dichiarazione di indipendenza dal governo di Spagna.
L’ultima sua visita nella capitale spagnola è del 23 aprile 2014 con il Bayern. È quella anche la sua unica sconfitta al Bernabéu da allenatore oltre a 5 vittorie e 2 pareggi. Ritratto per frammenti del Guardiola politico. 

 

  Come la pensava da calciatore
Guardiola non ha mai nascosto la sua ideologia separatista ai raduni della Nazionale. Alcuni di quelli che erano i suoi compagni all’epoca sono del tutto consapevoli del fatto che quel Pep oggi così radicale e severo nel criticare la Spagna è lo stesso che ascoltavano a voce bassa, con le stesse idee secessioniste di allora.
Nella nazionale olimpica per Barcellona 1992, Guardiola era un ragazzo timido e tranquillo, consapevole che il suo ruolo nel gruppo non era quello del leader fuori dal prato. Quasi voleva godersi i Giochi come gli altri catalani. Tuttavia ciò che sorprende oggi alcuni dei giocatori di quella generazione e suoi compagni d’allora, è la radicalizzazione, forse il risultato della crescita del sentimento separatista nella società catalana. | Antonio Sanz, El Confidencial

 

“ Le regole dicevano che dovevamo giocare con la squadra nazionale spagnola. Mi hanno convocato e io ho dovuto partecipare, ma non potevo negare ciò che si sente, ciò che si ama, e mi sento molto legato al mio paese: la Catalogna  Pep Guardiola, 2005 

 

  La formazione culturale alla Masia
La Masia, al di là dell’evoluzione calcistica, è per lui una scuola intellettuale e, inevitabilmente, politica. Guardiola è un avido consumatore di cultura e in quegli anni inizia ad approcciarsi soprattutto alla musica e alla poesia catalana. I due artisti più amati in assoluto sono Lluís Llach e Miquel Martí i Pol. I due, cantautore e poeta, non sono solo tra gli artisti catalani più importanti del Novecento, ma anche tra i maggiori rappresentanti della Nova Cançó, quel movimento artistico che mirava alla diffusione creativa del catalano in un periodo, quello del franchismo, in cui l’utilizzo di lingue diverse del castigliano in Spagna era esplicitamente represso. Lo stesso Llach visse un lungo esilio in Francia e tornò a Barcellona solo dopo la morte di Franco, nel 1975. Il contesto avvicina inevitabilmente Guardiola alle posizioni dell’indipendentismo catalano. | Dario Saltari, l’Ultimo Uomo, 25 settembre 2015

 

I suoi riferimenti
Evaristo Murtra è una delle due persone che hanno davvero influenza su Pep. L’altro è Jaume Roures. «Né Cruyff né Laporta né Artur Mas. Quei due e nessun altro», spiega una persona che lo conosce molto bene. Questa fonte sottolinea: «Pep travalica il mondo del calcio. Quando non è con la squadra, si muove in altri ambienti. Nel mondo dello sport, nessuno può discutere i meriti dell’allenatore. Un’altra cosa sono i suoi hobby personali. Il suo principale difetto è che molte volte stai con lui su una cosa e poi lui fa il contrario», dice una persona che lo ha frequentato per anni. Per questa voce critica, «Pep è superbo, ma dobbiamo riconoscere che è intelligente e colto. Al Barça, dal 2006 al 2012, è stato in grado di intrecciare una vasta rete di complicità con i giornalisti sportivi. Era molto ossessionato dal apparire sulla stampa. Non gli piace, e non gli piace che appaia chi lavora con lui» ci hanno spiegato le fonti consultate. Un’altra racconta che «molti giornalisti pensavamo fossero laportisti, erano in realtà guardiolisti, perché Pep sapeva come creare complicità». | Antonio Fernàndez, El Confidencial, 21 luglio 2015

 

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