IL PAESE
COSA SUCCEDE IN CITTA’
Non ci credono più. Gli europei non credono più al mito dell’efficienza tedesca. Ragazzi, bisogna fare qualcosa. La Deutsche Welle prende atto di un totem caduto durante questi giorni europei, quando i tifosi in visita nelle città del torneo sono “rimasti scioccati dalle difficoltà e dai ritardi dei trasporti da e per le partite. Alcuni descrivono la situazione come un incubo” ha scritto Tom Gennoy da Gelsenkirchen, la città con più problemi, quella che trasmette “un senso generale di disordine”. Deutsche Welle riferisce di aver parlato con i dipendenti della società di trasporti locale Bogestra, orgogliosi dei progressi compiuti da domenica scorsa, e poi di aver parlato anche con i tifosi, “inorriditi nel sapere che gli organizzatori consideravano un miglioramento il risultato di giovedì”.
Lo sfogo del giornalista inglese Martin Samuel uscito qualche giorno fa sul Times aveva l’aria di essere uno dei consueti lamenti di un inviato d’altri tempi, incline all’irritazione se gli stuzzicadenti al tavolo del ristorante non sono stati intagliati dal legno di pioppo.
Invece – pare – aveva ragione lui quando scriveva che “la gente spesso mi domanda cosa cambierei del calcio, immaginando che io possa rispondere il Fair Play finanziario o le Regole per la sostenibilità, perché ne scrivo così tanto. Altri pensano alla VAR, perché sono tutti insoddisfatti di come è andata. Ma non è né l’uno né l’altro. Se potessi cambiare una cosa, vieterei le limousine e gli autisti per i dirigenti del calcio, quelli di FIFA, UEFA e confederazioni varie. Dovrebbero andare e tornare tutti da ogni partita con i mezzi pubblici, come i tifosi. Così non ci sarebbe mai più un’altra partita significativa in un luogo inadatto e inaccettabile come l’Arena AufSchalke di Gelsenkirchen”.
Il povero Samuel aveva provato a convincerci che non si trattava di una vendetta per qualche sventura personale. “Se le persone in giacca e cravatta dovessero andare e tornare come fanno i tifosi su tram poco frequenti e inadeguati dal centro città, certe scene non si ripeterebbero”.
Efficienza. Affidabilità. Funzionalità. Il mito della Germania si sta sbriciolando. “Nessuno di questi cliché si è dimostrato vero. Non è quello che il resto d’Europa si aspettava di trovare”.
LE CIFRE DEI RITARDI
The Athletic ha scritto che Gelsenkirchen è una città industriale, con una vita notturna relativamente scarsa, poche attrazioni per i tifosi in viaggio e meno camere d’albergo rispetto alla maggior parte delle città. “Era inevitabile che il giorno della partita i suoi sistemi di trasporto venissero sottoposti a un enorme stress. Deutsche Bahn è la compagnia che gestisce la rete ferroviaria tedesca, una compagnia privata ma finanziata dal governo. Un tempo lo standard d’eccellenza dei viaggi ferroviari in Europa, oggi lontana da quel picco, e lo è da tempo. Le persone provenienti dall’estero sono rimaste scandalizzate dai ritardi, quelli che vivono nel paese li conoscono fin troppo bene. I treni sono in ritardo, non arrivano, cambiano destinazione senza preavviso, si perdono le coincidenze e le persone rimangono bloccate. Sedetevi in una carrozza della DB quando viene annunciato un ritardo e prestate attenzione agli sguardi che i tedeschi si scambiano e a come alzano gli occhi al cielo. Per i turisti di Euro 2024 sono una sorpresa, per i tedeschi no. È un problema complicato senza un rimedio ovvio”.
Ci sono anche le cifre, attenzione: quelle che in Italia si ottengono raramente. Nel 2020 i treni in orario erano oltre l’80%. Nel 2021 i tedeschi sono scesi al 75%. Nell’estate del 2023, il tasso di puntualità era al di sotto del 60%, un 10% inferiore all’obiettivo minimo preso pubblicamente. Una delle statistiche più ripetute dai media tedeschi è che nel 2022 oltre il 33 per cento di tutti i treni a lunga percorrenza sono arrivati in ritardo a destinazione. Il minimo degli ultimi 10 anni. Ora, però, se state pensando alle condizioni delle ferrovie italiane, bisogna pure precisare che in Germania bastano 6 minuti perché scatti la condizione di ritardo. Da noi sotto i 30 minuti non scattano i rimborsi di Trenitalia.
Per stessa ammissione della DB, l’infrastruttura è in pessime condizioni. In un rapporto sullo stato della rete pubblicato nel marzo 2023, la rete è stata descritta come incline a guasti, facendo riferimento al numero di cabine di manovra, interruttori e passaggi a livello trovati in uno stato di inadeguatezza. In termini di lunghezza dei binari, la rete si è pure ridotta negli ultimi 30 anni. Allo stesso tempo, il numero di treni è in costante aumento. L’effetto: lo stress delle rete che soffre di mancanza di investimenti. Dal 1994, circa la metà degli scambi sulla rete tedesca sono stati rimossi, il che rende più difficile il sorpasso fra treni, rendendo ancora più decisivo il rispetto degli orari.
Con oltre 200.000 dipendenti, DB è uno dei maggiori datori di lavoro della Germania, eppure i sindacati parlano di carenza di personale.
LA SICUREZZA
E poi ci sono gli invasori. Scavalcano, entrano in campo, chiedono selfie ai giocatori. Dribblano la sicurezza, sempre che ci siano misure di sicurezza, nel paese che porta ancora addosso il trauma del drammatico assalto fedayn al Villaggio olimpico contro gli atleti di Israele, e più di recente l’accoltellamento di Monica Seles su un campo di tennis.
La politica ci mette del suo. Deutschlandfunk, la radio pubblica di Germania, ha messo in fila tutti i momenti di nazionalismo spinto che si sono visti agli Europei. La federazione serba ha minacciato di ritirarsi per i cori di albanesi e croati insieme. Nella partita d’apertura fra Germania e Scozia s’è visto il saluto hitleriano. A Stoccarda sono stati imitati dagli ungheresi. Tifosi albanesi e turchi si sono riuniti a Dortmund, sventolando la bandiera della Grande Albania che comprende parti di Montenegro, Serbia, Macedonia del Nord, Grecia e tutto il Kosovo. I tifosi ungheresi hanno presentato uno striscione Anti-Antifa durante la partita contro la Svizzera e hanno ricevuto sostegno dai gruppi di destra su Telegram. Prima della partita contro la Spagna a Gelsenkirchen, i croati hanno fatto riferimento alla guerra e all’onorato criminale Slobodan Praljak, mentre i serbi hanno bruciato le bandiere albanesi e presentato degli striscioni filo-russi. Gli sloveni hanno mostrato a Stoccarda la croce celtica degli estremisti di destra. I giornali inglesi riferiscono che dal settore dei serbi si sono sentiti versi della scimmia verso i giocatori. Un giornalista kosovaro ha fatto il gesto dell’aquila bicipite a bordo campo: la UEFA gli ha ritirato l’accredito.
L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione aggiorna costantemente la lista delle sigle e simboli vietati, ma tra essi non è previsto il saluto del lupo del gruppo estremista di destra Grey Wolves. Così come non è vietata la canzone “L’Amour toujours” di Gigi d’Agostino, “ormai considerata un codice estremista di destra” dice Deutschlandfunk. E voi vi lamentate di Gigi D’Alessio.