La campagna di Antonella Bellutti

 

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La campagna di Antonella Bellutti

  Mentre si candida pure Renato Di Rocco, anni 75, quindici passati alla guida del ciclismo, c’è un video di 2 minuti e 20 secondi che racconta come condurrà la sua campagna per la presidenza del CONI Antonella Bellutti, in opposizione a Giovanni Malagò. Su che cosa punterà per fare propaganda alla sua candidatura da outsider (elezioni il 13 maggio). 

Nel video pubblicato sulle sue pagine social, la voce fuori campo ironizza sul fatto che le sia stata rimproverata una mancanza di esperienza per porsi alla guida dello sport italiano. 

Per candidarsi servono tre requisiti, ne ha almeno uno?

«Veramente li avrei tutti e tre», risponde lei. 

Quindi ha fatto parte di una squadra nazionale? «Ho fatto parte della squadra nazionale di tre diverse federazioni. Ho vinto due ori olimpici – ci ricorda Bellutti – ho fatto due record del mondo, due record olimpici nel ciclismo su pista. Prima ho fatto atletica leggera, dove ho vinto 7 titoli nazionali e ho stabilito 7 record nazionali, di cui uno durato 34 anni, e ho finito la carriera nel bob a due finendo settima ai Giochi olimpici invernali di Salt Lake City».

Ok, ma come dirigente CONI non ha esperienza, giusto?

«Sono stata eletta nella giunta nazionale del CONI nel quadriennio 2001-2005».

Però non ha il Collare d’oro al merito sportivo, che è richiesto.

«Ce l’ho. Il numero 41. E sono anche commendatrice della Repubblica». 

Ma non è mai stata a capo di una grande squadra di risorse umane.

«Sono stata responsabile del settore Volontari nel comitato organizzatore delle Universiadi 2013, dove ho reclutato 3500 volontari che ho coordinato per 15 giorni nell’evento multidisciplinare più importante dopo i Giochi olimpici». 

Bellutti, lei non ha mai diretto un settore federale.

«Sono stata direttrice tecnica delle squadre nazionali maschili  e femminili del ciclismo su pista». 

E nella scuola? Ha qualche esperienza nella scuola o nessuna?

«Dieci anni di insegnamento e di coordinamento al liceo scientifico sportivo, dove ho sviluppato un modello di didattica flessibile per atleti, che ho poi adattato anche a livello universitario». 

Bellutti, lei però con lobby, relazioni forti e sistemi di potere, lì è un po’ indietro, eh?

«Eh sì, in questo sono veramente inesperta. Ma felice di esserlo».

 

Tutto giocato sul registro della leggerezza, il video con il quale Antonella Bellutti apre la sua campagna dice senza dire. Bellutti sa bene, come molti nei corridoi dello sport italiano, che la maggioranza intorno alla figura di Malagò si sta sfarinando per diversi motivi. Ma sa pure che la sua candidatura viene giudicata per certi versi ingenua e per altri estrema da papaveri, influencer e detentori di pacchetti di voti. La sua forza – che è la libertà da ogni appartenenza – le viene rimproverata come debolezza. 

Ora Bellutti fa sapere di sapere cosa si dice di lei. Si mostra così già meno ingenua. Sta dicendo: io sono così e non mi smuovo. Come dimostrano le elezioni nelle singole federazioni, il sistema attuale di voto lascia pochissimo margine agli sfidanti, tutela soprattutto i candidati uscenti che alla fine non escono mai, gli apparati solidi, le macchine del consenso. Ma a un’elezione ci si presenta innanzitutto per rappresentare qualcosa e dar voce a qualcuno, prima che per vincere comunque sia. Non si rinuncia a sé stessi. Non all’alba. Anche se spesso le verità si colgono nei tramonti. 

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