I traguardi di Guardiola e il declino di Mourinho

 

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I traguardi di Guardiola e il declino di Mourinho

  Come il Southampton, anche il Manchester City di Guardiola si è guadagnato la semifinale di Coppa d’Inghilterra. Ha battuto per 2-0 l’Everton di Ancelotti, con gol di De Bruyne e Gundogan negli ultimi sei minuti. Stefano Boldrini sulla Gazzetta dello sport scrive che il calcio del visionario catalano è ormai nel dna di un’orchestra incredibile. Stavolta, per esempio, come fa notare Richard Jolly su Observer Pep Guardiola ha messo da parte la politica del falso nove per usare Gabriel Jesus, spesso flagello dell’Everton, e per recuperare Raheem Sterling, escluso dalle sue tre squadre precedenti, nemmeno in panchina contro il Fulham sette giorni fa

 

  cadute José Mourinho Così, mentre Guardiola resta in corsa per tutti i trofei, il vecchio rivale di un tempo, José Mourinho, prende una gran botta mediatica con gli insuccessi del Tottenham e viene definito da Oliver Holt del Daily Mail come un dinosauro in un cappotto firmato. 

Questa è la sua carezza: Non è facile essere speciali. Non quando essere speciali – si legge sul Daily Mail – è diventato un teatro. Non quando è solo una linea che usi in uno spot televisivo per un bookmaker. Non quando è diventato un affettuoso ricordo e niente di più. Non quando fa parte più del passato che del presente. Non quando la tua squadra perde contro la Dinamo Zagabria e viene eliminata da un club di un campionato al 19esimo posto in Europa. Non quando la tua migliore possibilità di rientrare furtivamente in Champions è andata in fumo. Non quando il tuo capitano dice che la prestazione in Croazia è stata “una vergogna“. Non quando Hugo Lloris dice “la squadra è un riflesso di quello che sta succedendo nel club”. Non quando la tua squadra gioca con una fatale miscela di compiacenza e timidezza. Non quando sei ridotto a parlare dell’idea di vincere la coppa di Lega come una pietra miliare. Non quando hai raggiunto il punto, qualche tempo fa, in cui sei così disperato che per rafforzare la tua reputazione consideri il Community Shield  un trofeo importante. Non quando sostituisci un allenatore del Tottenham che ha portato la tua squadra a una finale di Champions e al secondo posto in Premier, e tu la riporti indietro. Così indietro che è ottava in campionato e quando domenica scorsa hai giocato il derby del nord di Londra, hai fatto sembrare l’Arsenal un campione del mondo. Non quando il tuo portiere di riserva reagisce alla tua umiliazione in Croazia scrivendo Fatto su Instagram, incolpando poi il suo team di social media, chiunque sia. Non quando quel post diventa virale perché sembra riflettere il caos della situazione che stai guidando. Non quando si aggiunge alla sensazione che sei sul punto di perdere il controllo dello spogliatoio. Non quando non puoi più sostenere la tua superbia con le azioni. Non quando sei stato lasciato indietro da manager come Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Brendan Rodgers e Thomas Tuchel. Non quando qualcuno come Julian Nagelsmann ti sembra un’alternativa migliore. Non quando diventi la star di un reality show chiamato All or Nothing e la risposta è nothing.

Alyson Rudd sul Times parla di nove settimane per salvare la stagione e salvare il posto in panchina, ma scrive che la squadra non è più una sua estensione. 

  

la classifica Manchester City 71, Manchester United 57, Leicester 56, Chelsea 51, West Ham 48, Everton e Liverpool 46, Tottenham 45

 

Il frammento pubblicato ieri sulla mancata convocazione di Alexander-Arnold in Nazionale era tratto dal Daily Mail e apparteneva a Micah Richards, ex difensore del Manchester City e della Fiorentina. L’indicazione è saltata, ce ne scusiamo. 

 

in tv oggi ore 14.30 DAZN: Chelsea-Sheffield (Coppa d’Inghilterra) | 16 Sky Sport 1: West Ham-Arsenal | 18 DAZN: Leicester-Manchester United (Coppa d’Inghilterra) | 20.30 Sky Sport Football: Aston Villa-Tottenham

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