ciclismo
Come hanno perso la Sanremo i Mostri
▻ Julian Alaphilippe è stato il primo a muoversi sul Poggio. Aveva preso nelle prime posizioni la salita quando il grosso del lavoro lo stavano ancora sbrigando gli Ineos. Nel tratto più duro con una ventina di pedalate ha dato una sgranata e una sgrossata al gruppo, in cima è stato il migliore per il terzo anno di fila, ma ha perso la sua Sanremo proprio in quel momento, perché stavolta il suo tanto non era abbastanza. Sedicesimo.
Mathieu van der Poel è stato il meno sveglio negli ultimi km di preparazione allo strappo decisivo. Si è lasciato sorprendere intorno alla quindicesima-ventesima posizione quando il serpentone ha svoltato a destra e ha preso il Poggio, così che ha dovuto spremersi per risalire il corpaccione del mucchio, si è accodato al tentativo di Alaphilippe ma ha perso la sua Sanremo per inazione. Quinto.
Così, mentre Jean-Luc Gatellier su l’Équipe si domanda se forse non “ci aspettavamo troppo da questa Classicissima”, il migliore tra i più attesi è stato Wout van Aert, alla fine terzo, rimasto incollato ad Alaphilippe sin dal primo momento, convinto che sarebbe bastato per togliersi di dosso gli altri e poi battere il francese allo sprint, in sostanza come l’estate scorsa, senza considerare che stavano tenendo le ruote anche uno sprinter vero come Caleb Ewan, ma soprattutto il guastatore che ogni tanto dal finale di una Sanremo sbuca, scatta e se ne va.
“La Sanremo non perdona, non si fa incantare neanche da quei tre là” commenta Pier Augusto Stagi su Avvenire.
Jasper Stuyven si chiama stavolta il guastatore, sempre un belga, uno da primi cinque alla Roubaix un paio di volte, un signore dei rapportoni che ha tenuto mentre si ascendeva e ha fatto quel minimo di vuoto che gli bastava in discesa, come a suo tempo – Iddio non ascolti – fece Eddy Merckx. È la terza volta negli ultimi cinque anni che si vince con un numero sulla canna della bici sopra il 200, la sesta volta su sei che si vince con una strategia diversa. Cosimo Cito su Repubblica stamattina lo legge come “con un colpo da finisseur, o, come si dice, da fagiano” e trova la morale della favola: “Quando i galli a cantare sono troppi, uno come il belga, gambe lunghe e cervello finissimo, può sempre spuntare”.
Stuyven ha un’azienda con suo zio Ivan, la Chocolade Atelier di Betekom. Producono in cioccolato biciclettine, piccole borracce e maglie della sua squadra, la Trek-Segafredo. “Deve essere una sorta di supplizio di Tantalo – sono ancora parola di Cito – produrre ma non poter assaggiare tanta dolcezza. Ragazzo irrequieto, cacciato da diverse scuole durante l’adolescenza, Stuyven ha poi intrapreso gli studi in marketing e impresa presso l’antica e prestigiosa Università di Lovanio. Avrà un futuro brillante”.
E l’Italia? Pier Bergonzi sulla Gazzetta dello sport si rammarica per aver visto Ganna davanti a dare trenate in favore dei compagni della Ineos, Kwiatkowski e Pidcock. Scrive che poteva esserci lui al posto di Stuyven, “se non l’avessero sacrificato sul Poggio” per “tirare alla morte lungo tutta la salita. Filippo si è sacrificato per i compagni e a quel punto poco prima dei fuochi d’artificio dei tre tenori si è fatto da parte, ha allargato sulla destra e si è rialzato. Ecco, se non avesse dovuto fare tutto quel lavoro che Pidcock e Kwiato hanno mandato in fumo, avrebbe potuto essere lui a fare quella sparata in fondo alla discesa”.
Marco Bonarrigo sul Corriere della sera dissente, pensa che sia stata giusta la strategia Ineos, guarda i tre italiani nei primi venti (Colbrelli, Trentin e Nizzolo) e spiega questa mestizia con il fatto che “corridori dal profilo di Stuyven, Ewan e Van Aert noi non li abbiamo proprio. Ci mancano il Bartoli e il Bettini dei tempi d’oro, famelici di successi e senza complessi di inferiorità rispetto ai macina pietre del Nord, cui la fame non manca. Due anni fa Alberto Bettiol ci illuse trionfando al Fiandre: dal giorno dopo il toscano, come sovrastato da quel successo, galleggia sempre a centro gruppo, confermando i timori del suo allenatore, Leonardo Piepoli. Ieri, sulla Cipressa, Alberto si è appoggiato sfinito a un paracarro, arrivando in via Roma 7′ dopo il vincitore”.
Lui, Ganna, ha detto a Giorgio Coluccia per il Corriere dello sport-Stadio che aveva la febbre, non fa polemiche, ma pensa che questa sia una corsa a lui adatta. Nel frattempo, Giorgio Viberti per la Stampa prova a consolarsi col fatto che a Stuyven un paio di consigli li ha dati Nibali (35esimo).
in tv oggi ore 14.30 Eurosport e Rai Sport: trofeo Alfredo Binda (femminile)