LA COPPA D’ASIA
C’è ancora un solco misterioso in Asia tra la disponibilità economiche e i risultati. Lo ha detto la Coppa. L’ascesa finanziaria del mondo arabo non ha avuto un riflesso nelle semifinali del torneo, se non per la presenza del Qatar, in realtà sospinto dal vento che sempre gonfia le vele del paese organizzatore. L’Arabia Saudita è uscita regalandoci la scena di Roberto Mancini che dà le spalle al rigore finale. Gli Emirati Arabi sono andati fuori pure loro ai rigori contro gli esordienti del Tagikistan. La Cina è come se non fosse mai passata di qui e ormai il suo momento di gloria pare passato. In compenso non credono ai loro occhi in Giordania, dove usano il calcio come sfogatoio delle tensioni etniche e non immaginavano di trovare una nazionale così unita, capace di spingersi in semifinale. Il sedicesimo paese diverso a farcela nella storia.
LA CRISI SAUDITA
Jérôme Latta, cofondatore dei Cahiers du football, su Le Monde ha scritto che “è difficile sfuggire alla metafora del miraggio” quando si parla di quel che accade a Riad. Di Henderson scappato all’Ajax s’è detto abbastanza. I brasiliani Firmino, Luiz Felipe e Roger Ibañez hanno espresso il desiderio di tornare in Europa. Neymar è nuovamente infortunato e si sta curando in Brasile. L’entourage di Karim Benzema ha dovuto negare l’evidenza, la volontà di andarsene. Il rientro tardivo dalle vacanze e la sua esclusione dal gruppo dell’Al-Ittihad avvalorano l’ipotesi, nonostante un accordo da 200 milioni di euro fino al giugno del 2025. Aymeric Laporte dall’Al-Nassr parla di mancanza di serietà dei dirigenti.
“Forse questi calciatori .- ne conclude Latta – non sono poi così venali. Il richiamo del profitto e il desiderio di “proteggere la famiglia” – secondo un’espressione consacrata dal tempo – non li porta a rinunciare completamente alla ricerca del prestigio sportivo. Forse credevano di poter costruire subito un campionato di livello mondiale con tanti nomi prestigiosi, la realtà li ha raggiunti più velocemente di un difensore”.
La quota di soldi pubblici immessi dal fondo sovrano PIF nei quattro principali club del paese [Al-Hilal, Al-Nassr, Al-Ittihad e Al-Ahli] ha dato solidità economica, non tecnica. Le presenze medie negli stadi superano appena gli 8.000 spettatori. Sono meno della scorsa stagione. Nell’Al-Ittihad di N’Golo Kanté, Fabinho e Benzema il pubblico è calato sotto le 20.000 presenze, “segno preferenza per il calcio televisivo” secondo Le Monde.
LA CRISI CINESE
Sam Wallace sul Telegraph ha scritto che la regressione del calcio in Cina dovrebbe essere una lezione per l’Arabia Saudita. Un tavolo rovesciato da un improvviso cambiamento della linea statale. Le autorità governative sostengono di aver scovato prove di corruzione nel campionato, Li Tie ha confessato il ruolo avuto nel documentario della CCTV, la televisione di stato. È stato indagato due anni fa, ha confessato di aver truccato le partite dei suoi due club prima di diventare il cittì della nazionale, ha ammesso una serie di reati, “anche se non sono disponibili dettagli precisi – sottolinea il Telegraph – sul processo giudiziario o sulla sua condanna”.
Per non disperdere il messaggio, i giocatori cinesi hanno ricevuto l’ordine di scrivere un piccolo saggio, le loro riflessioni sulle disavventure di Li Tie. Così almeno riferisce la stampa cinese. La cosa non li ha aiutati in Coppa d’Asia, dove sono usciti senza segnare un gol, battuti dal Qatar e con due 0-0 con Tagikistan e Libano.
Proprio lunedì scorso il colosso immobiliare Evergrande è stato liquidato in un tribunale di Hong Kong con un debito di 328 miliardi di dollari. Nel breve periodo della bolla calcistica aveva fatto in tempo a prendere una quota di maggioranza del Guangzhou, allenato in un’orgia moderata e democratica da Marcello Lippi e Luiz Felipe Scolari, due cittì campioni del mondo, e poi da Fabio Cannavaro, un Pallone d’oro. Il Guangzhou adesso è in serie B e dalla prossima stagione potrebbe non esistere più.
Sette anni fa la Cina correva dietro a Didier Drogba, a Carlos Tevez, a Nicolas Anelka, così al Telegraph viene bene il parallelismo con il boom dell’Arabia Saudita, nel nome di “un programma di investimenti sostenuto dallo Stato e imposto dai vertici. Enormi somme di denaro spese per famosi nomi stranieri a beneficio di un pubblico nazionale in gran parte confuso. In Cina il calcio alla fine è caduto vittima della politica dell’élite al potere. Il clima politico della nazione è cambiato e il destino della Super League è stato segnato dalle enormi tasse imposte ai giocatori”.
L’ultimo sopravvissuto dell’età dell’oro è Oscar, un veterano, testimone sia del boom sia del fallimento. È cresciuta intanto la nazionale femminile, arrivata fra le prime-20 del ranking Fifa. “In che modo le cose potrebbero andare diversamente per l’Arabia Saudita?” – si domand aallora il giornale inglese. Di diverso c’è che l’Arabia Saudita aspetta una Coppa del mondo da prganizzare in casa, fra 10 anni. La Cina non l’ha mai avuta. Mohammed Bin-Salman terrà probabilmente alta l’attenzione sul calcio fino a quel giorno: “Si tratta di una politica rivolta innanzitutto alla sua popolazione – spiega il Telegraph – ma affinché possa funzionare è necessaria una parvenza di credibilità internazionale, ciò che i costosi attori stranieri avrebbero dovuto fornire. Ma nonostante tutti gli oneri e i contratti firmati, il calcio europeo non vuole essere loro amico: vuole solo i loro soldi”.
IL PAESE
L’indispensabile mediatore nell’area
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“Alberghi di super lusso, grattacieli, incubi ad aria condizionata, chiusi in gabbie di cristallo per sfuggire ai raggi roventi e alla sabbia, dove a mala pena filtrano le limpide stelle nelle fredde notti del deserto. Dimenticate Aladino e Sherazade la “bella figlia della luna”. A partire dal 1940, lo sfruttamento di estesi giacimenti di idrocarburi ha arricchito gli emiri e l’emirato portando all’abbandono delle tradizionali attività a cominciare dalla pastorizia nomade e dalla raccolta delle perle, a favore di un forte sviluppo dell’industria (petrolchimica, siderurgica, del cemento) e dei servizi, rendendo così necessario il ricorso alla manodopera straniera (egiziani, palestinesi, indiani, tecnici occidentali). Ma l’oro nero finirà; anche se c’è petrolio per almeno un secolo e metano per altri tre, la dipendenza da una sola fonte di reddito per lo più sottoposto a grandi variazioni di prezzi sul mercato, è rischiosa, dunque bisogna prepararsi in tempo. … Con le Primavere arabe, il Qatar è diventato una sorta di agente destabilizzatore nei confronti dei regimi precedenti. … Dopo l’attacco di Hamas contro Israele, l’emiro è ancora in grado di interpretare tante parti in commedia? Sta cercando di ritrovare una nuova centralità, ma per il momento è impigliato nel groviglio delle proprie contraddizioni”
[di stefano cingolani, Il Foglio – tutto qui]
IL TORNEO
Le semifinali
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GIORDANIA VS COREA DEL SUD
Il calcio della Corea del sud è stato soprannominato “calcio zombie” perché quattro gol sono arrivati nei minuti di recupero di cinque partite. “Proprio quando pensi di averli battuti – scrive il Guardian – spuntano Son Heung-min, Hwang Hee-chan o Lee Kang-in”. La Corea non vince il titolo dal 1960. Molti desideravano di vederla in finale contro il Giappone, chiamato a fare il passo definitivo verso la dimensione di potenza globale. “Può ancora accadere – scrive il Guardian – ma forse non con Hajime Moriyasu al comando”.
IRAN VS QATAR
L’Iran ha vinto tutte e cinque le partite e accoglie il rientro di Mehdi Taremi, reduce dalla squalifica ai quarti di finale. In sua assenza Sardar Azmoun ha guidato la squadra contro il Giappone. Sta crescendo la popolarità di Amir Ghalenoei, il cittì che non aveva lasciato grosse tracce durante il suo primo periodo in carica. Una scelta assai criticata quando è subentrato a Carlos Queiroz. “Tutto gli sarà perdonato – scrive il Guardian – se metterà fine ai 48 anni di attesa per la Coppa”. C’era ancora lo Scià nell’anno dell’ultima vittoria, 1976, ed era seduto in tribuna per la finale.
Il Qatar è in semifinale da sopravvissuto, dopo aver ballato sull’orlo dell’eliminazione contro l’Uzbekistan e aver passato il turno per tre rigori sbagliati dagli avversari nella serie, l’ultimo da Jaloliddin Masharipov che ha appoggiato dolcemente la palla tra le braccia del portiere.
in streaming mart 6 ore 16 OneFootball: Giordania-Corea del sud | merc 7 ore 16 OneFootball: Iran-Qatar