
Il 24 febbraio nel 1966 è un giovedì, e dopo 34 lunghissimi giorni di crisi nasce il nuovo governo, il terzo guidato da Aldo Moro. è composto da 16 democristiani, 6 socialisti, 3 socialdemocratici e un repubblicanio. Nenni è il vice-presidente. Ma soprattutto, come sottolinea il fondo in prima pagina sul Corriere della sera, è il primo nella storia repubblicana a cui partecipano tutte le correnti della DC.
Il Sessantotto cova sotto le ceneri in un pezzo in terza pagina che arriva da Bonn. In Germania il matrimonio è in crisi perché 81 donne su 100 si dicono scontente e accusano i mariti di autoritarismo. “Gli uomini si lamentano di meno – dice il Corriere – ma non intendono accedere alle richieste femminili”
Quasi ugualmente divisa fra cattolici e protestanti, la Germania del 1966 sta tentando – fra mille contrasti – di rinnovare le sue leggi sulla famiglia. Su ventidue milioni di lavoratori tedeschi, dieci sono donne. Nella sua ricognizione del caso tedesco, Enrico Altavilla scrive che “non sono più le famiglie operaie, ma quelle agiate ad avere il maggior numero di figli. Sui circa cinquantamila divorzi concessi ogni anno, due terzi vengono richiesti dalle donne che, avendo conquistato l’indipendenza economica, non appaiono più preoccupate di salvare a ogni costo il matrimonio. Tuttavia i giudici e gli avvocati non ricordano un solo processo per adulterio, che potrebbe esser intentato dal coniuge tradito soltanto dopo aver ottenuto il divorzio. E la società del benessere accetta senza pregiudizi i bimbi illegittimi, dimostrandosi insoddisfatta dell’ampia protezione sociale concessa dalle leggi a quelli che un tempo venivano chiamati i figli della colpa e pretendendo che siano loro riconosciuti gli stessi diritti dei figli legittimi, come accade in Olanda e in Scandinavia”.
A Stoccarda, finanziata dal Comune e guidata dall’Istituto per la psicologia in profondità, è nata una clinica per matrimoni, alla quale i clienti vengono inviati dai magistrati, dai medici, dagli avvocati, quando esiste la possibilità di salvare l’unione.
Nelly Hahne, direttrice della clinica, dice al Corriere della sera: «Sono i contrasti finanziari a mettere in pericolo il maggior numero di matrimoni. E anche l’infedeltà, naturalmente. Ma non basta far la predica al coniuge infedele. Bisogna domandarsi cosa – o chi – lo abbia spinto al tradimento. Altrimenti la guarigione è impossibile. Noi cerchiamo di far comprendere agli uomini che la moglie è più importante della carriera e che non è possibile insistere in quell’atteggiamento autoritario che è tanto caro ai mariti tedeschi. Non si può pretendere dalla donna, emancipata e istruita, che si lasci alle spalle cinquant’anni di progresso sociale nel momento in cui rientra a casa dall’ufficio o dalla fabbrica. Ma gli uomini non vogliono rendersi conto che la posizione della donna è mutata e pretendono di tener in vita la famiglia patriarcale, mentre le mogli desiderano la famiglia dei compagni, la Partnerschaftfamilie. E spesso noi siamo costretti a consigliare il divorzio, che non sempre è dannoso per i figli».
Cadono miti e tabù dell’altro secolo, fa notare il Corriere della sera. Ls saldezza dell’unione familiare – colpo di scena – non vacilla per colpa dalla donna che lavora. Tutt’altro, risponde il professor Hans Thomae, direttore dell’istituto psicologico di Bonn, dopo aver seguito per una decina di anni le vicende di centinaia di coppie.
«Il lavoro – dice – rende la moglie più comprensiva per le difficolta del marito. I coniugi acquistano la stessa visione della vita, le stesse abitudini. La sera sono ugualmente stanchi. Non sorge più il contrasto fra la donna, che dopo aver trascorso tutta la giornata in casa vorrebbe uscire per distrarsi, e il marito che sogna di mettersi in pantofole. Inoltre la donna che lavora è più soddisfatta, più sicura di se stessa. Quest’ultima qualità, nella nostra società nevrotica, è di grande importanza».
E per i figli, ha conseguenze dannose la lontananza da casa della madre che lavora? – domanda il Corriere agli psicologi tedeschi. Il professor Thomae addirittura “scuote il capo” e cita i risultati di una indagine condotta per quattordici anni in tre grandi città, in due cittadine e in un villaggio di campagna da medici, sociologi e psicologi che hanno seguito lo sviluppo di seimila bambini e ragazzi: figli legittimi o illegittimi, di famiglie operaie e benestanti, con genitori oppure orfani.
«Nessuna differenza nello sviluppo dei figli legittimi e degli illegittimi, sempre che il raffronto venga fatto fra bambini appartenenti alle stesse classi sociali – dice il professor Thomae – E scarsi effetti negativi per la assenza della madre dopo i primi dodici mesi di vita. In questa fase la vicinanza della madre risulta indispensabile, poi il bambino si può abituare a un’altra presenza senza troppo soffrirne».
E comunque, se la famiglia sta andando in rovina – diciamolo – la colpa è della televisione. “L’uomo e la donna che trascorrono la serata davanti al televisore, dopo esser restati separati per tutta la giornata, non riescono a comprendersi, ed eliminano completamente un dialogo che si era già pericolosamente ridotto”scrive Altavilla.
«Come possono intendersi due persone che non si parlano e che discutono soltanto fra un boccone e l’altro o durante l’incontro amoroso?» dice la dottoressa Hahne. Il professorone Heinrich Mudow aggiunge che «il sesso sia diventando un pericolo per la felicità coniugale. Le mogli hanno scoperto di possedere diritti che le loro nonne non avrebbero pensato di invocare. E di frequente restano deluse dei mariti. Oggi il sesso è divenuto lo sport delle masse. Chi non riesce a divertirsi considera se stesso – o se stessa – come un fallito, come un paria. E la pericolosa influenza della stampa femminile trasforma le mogli più timorate in suffragette del sesso, desiderose di ottenere ogni soddisfazione dal marito. O da un altro».
Ecco.