
Sull’altra sponda di Manchester, però, non sembra mutato il potere totale di Pep Guardiola. Si vede proprio dal mercato e si vede sempre più spesso a gennaio. Anno dopo anno, il suo rapporto con la sessione di riparazione assomiglia sempre meno a una misura d’emergenza e sempre più a un’abitudine. Il Manchester City non compra per tappare buchi ma per cambiare le sue sfumature di celeste. Così si spiegano i 72 milioni per Antoine Semenyo, un acquisto che non risponde a un’assenza nella rosa. Perché lui, perché adesso, e soprattutto: che City è diventato, se sente il bisogno di lui?
“Savinho, Jérémy Doku e Oscar Bobb – ha scritto la rivista francese So Foot – hanno finito per logorare la pazienza di Pep Guardiola. Tra irregolarità e mancanza di opzioni davvero affidabili negli ultimi trenta metri, il tecnico catalano è ricaduto in quello che è diventato il suo peccato mignon: spendere sul mercato di gennaio”.
La scelta, racconta Sacha François su So Foot, non è solo economica. Semenyo arriva dopo essere stato desiderato da mezzo campionato,. Arriva con un’etichetta che stona, come era capitato in estate per altri motivi a Donnarumma. Semenyo è fisico, verticale, ama il duello e la corsa in avanti. Un profilo che in altre epoche sarebbe stato distante dall’estetica del possesso ordinato di Pep. “Sulla carta – dice So Foot – Semenyo non ha nulla del classico giocatore guardiolesco, sembrava più destinato a un calcio kloppesco che a un gioco di posizione ultracodificato”.
Ma Guardiola ci ha mostrato da tempo la sua vocazione al continuo cambiamento. Non è Semenyo a dover diventare altro. Guardiola ha già mutato pelle altre volte. L’idea di un Pep dogmatico viene scalfita dall’evidenza. Ha imparato a convivere con l’istinto, perfino con la disobbedienza creativa. “Dal principio della stagione, agli esterni del City è stato chiesto di fare ciò che gli pare. Cherki è il simbolo: esce spesso dalla sua zona per istinto, a volte contro le consegne. Guardiola oscilla tra il rimprovero e la protezione” «A volte ho voglia di urlargli – ha detto – a volte di baciarlo».
Dentro questo allentamento del controllo strutturale, Semenyo è un’opzione coerente, anche perché il Bournemouth di Iraola — a sua volta con strutture ibride — non è lontanissimo da certe sequenze recenti di Guardiola.
“Sì, Guardiola ha mollato la presa. Sì, il controllo assoluto non è più un’ossessione permanente. In questo contesto Semenyo non sarà un corpo estraneo. È un’opzione. E un’opzione che può essere finalmente decisiva: è il terzo miglior marcatore della Premier League con dieci gol, dietro Haaland e Igor Thiago” dice So Foot.
Un’ultima provocazione sono le rimesse laterali lunghe verso l’area di rigore per le quali va famoso Semenyo, un dettaglio che sembra controintuitivo nel software di Pep, il sintomo di un calcio più pragmatico e meno puro.
“Le sue rimesse laterali lunghe sono veri obici verso l’area. È un aspetto che Guardiola non ha mai davvero esplorato. Tocchi lunghi all’Etihad? Poco probabile. Impossibile? Non più”. La scelta di Guardiola ha un senso perché il Guardiola 2026 non pretende più che tutto sia sotto controllo.