QUASI UNA NEWSLETTER
COSA STAI PER LEGGERE, COSA SAPERE, COSA VEDERE
QUELLO CHE STA SUCCEDENDO
|
RUOTE
La mappa della penisola del tesoro di Tadej Pogačar
La geografia di Tadej Pogačar è una mappa fatta di puntini che cominciano da Siena e salgono fino a Torino, toccano Roma, rimontano verso Firenze, sbordano a Nizza poco oltre la Liguria, riprendono il cammino al Colle San Luca e raggiungono Bergamo, Como, a sette mesi di distanza. In mezzo ci sono il santuario di Oropa, il Mottolino, Monte Pana in Val Gardena, Bassano del Grappa e un paio di escursioni in Svizzera e in Belgio, a Zurigo e a Liegi, che in fondo sono nel nostro immaginario un pezzo di Italia con la valigia. Quasi tutto il 2024 dell’assurdo Tadej, il disumano Tadej, il matto Tadej, il dolce Tadej è scritto sul dorso dell’Italia, uno Stivale che gli calza come un guanto, scriveva L’Equipe ieri mattina. Dalle Strade Bianche di marzo al Lombardia di ottobre, passando dal Giro d’Italia e dal Tour de France che dall’Italia è partito e alle soglie dell’Italia è arrivato, in quella che stamattina Alexandre Roos sul giornale francese definisce “una stagione folle che non si vedeva da mezzo secolo”. “Quando sabato mattina è uscito dal bozzolo del pullman della sua squadra e nel cielo bergamasco si è levato il clamore di chi aspetta le stelle, l’unica sorpresa è stata la scoperta che Tadej Pogačar aveva scelto per i pantaloncini il colore bianco. Uno slittamento estetico che gli ha permesso di scintillare, immacolato, mentre tagliava il traguardo di Como. Per il resto nulla è sfuggito al controllo del campione del mondo”. A questo siamo. A un’altra corsa trasformata in una cronometro, schiacciata con uno scatto portentoso a 48 km e mezzo dal traguardo, una volta ripresa la fuga di qualche pover’illuso scalmanato sul Sormano. Mancavano 6 km alla cima. Remco Evenepoel, quel tipino belga di 24 anni che ha vinto due volte la Liegi, una Vuelta, le Olimpiadi a cronometro e un Mondiale, gli è arrivato a 3 minuti e 16 secondi di distanza. “Il belga non ha nemmeno provato a tenere la scia dello sloveno quando quello ha attaccato, sa che è inutile, sa che non c’è niente da guadagnarci, se non farsi saltare in aria”.
Ha messo insieme Giro e Tour rifacendo il Pantani del 1998. Ha aggiunto la maglia arcobaleno a quelle rosa e gialla rifacendo il Merckx del 1974 e il Roche del 1987. Adesso ci ha messo questo quarto Lombardia consecutivo come il Coppi del 1949, la figurina magra e sghemba che l’Equipe gli affianca stamattina in prima pagina, alle spalle, come un’ombra, come un fantasma, perché tutte ombre sembrano accanto a Pogačar , avversario ormai solo del tempo, dei grandi della storia e casomai di sé stesso.
| Leggi tutto > |
TENNIS
Sinner vs Djokovic, un anno dopo
La WADA arriva già al rigo quattro del pezzo con cui L’Équipe stamattina celebra il numero 1 che Jannik Sinner è sicuro di conservare fino al termine della stagione, primo tennista italiano di sempre a riuscirci. Quella di Shanghai è l’ottava finale della stagione e pure l’ottava partita contro Novak Djokovic in carriera, ne ha perse in tutto quattro, ma ha vinto le ultime due.
Sono solo quattro i tennisti ad averlo battuto in questa stagione: Carlos Alcaraz tre volte (Pechino, Roland-Garros e Indian Wells). Andrej Rublev (Montreal). Daniil Medvedev (Wimbledon) e Stefanos Tsitsipas (Monte-Carlo), “ma è chiaro che sempre meno tennisti sono attrezzati per fargli uno sgambetto”.
Il giornale francese parla di regolarità impressionante. “Se migliora ad altitudini stratosferiche, lo deve a una costanza esemplare. La sua stagione deludente sulla terra battuta, soprattutto a causa di un infortunio all’anca, ha permesso agli altri giocatori di raccogliere qualche briciola. Ma poi: deludente… Semifinali a Monte-Carlo e al Roland-Garros, quarti di finale a Madrid: tanti giocatori avrebbero firmato per un rendimento così deludente” scrive Bertrand Lagacherie.
Il torneo di Shanghai è parso una specie di Highlights dell’anno che ha cambiato la vita di Jannik. Ai quarti di finale: Daniil Medvedev, il giocatore che fino a 12 mesi fa non aveva mai battuto e che sconfisse la prima volta proprio in Cina, salendo così al numero 4 del ranking, all’epoca era la sua migliore classifica, dopo aver saltato i preliminari di Davis per riposare, rifiatare, prendere la rincorsa verso l’ultimo saltello. Medvedev, avversario poi nella finale di Melbourne, e battuto in rimonta.
In finale riecco Djokovic, quello della famosa partita che ha sbloccato il livello successivo del Videogame Jannik. Quello dei tre match point cancellati nella semifinale di Coppa Davis, l’avversario battuto in semifinale a Melbourne nel tragitto verso la gloria. “Sembrava che Sinner contro Djokovic sarebbe stata la rivalità da seguire in questa stagione – riassume ricorda Steve Tignor sul magazine Tennis – ma da allora non si sono più incontrati. Il che rende il loro ottavo incontro ancora più intrigante”.
Sinner cercherà di portare a casa il suo terzo titolo Masters 1000 del 2024, dopo Miami e Cincinnati. Djokovic gioca per diventare il terzo giocatore uomo nella storia a toccare i 100 titoli dopo Jimmy Connors [109] e Roger Federer [103]. Soprattutto cercherà di vincere il primo torneo del 2024: incredibile, vero? Sì, ma solo se non si considera che il suo gigantesco obiettivo era la medaglia d’oro alle Olimpiadi, e l’ha vinta.
Secondo Tennis il favorito è Sinner perché gli piace “un campo duro e veloce come quello di Shanghai, e ci ha giocato eccezionalmente bene questa settimana. Ha perso solo un set, ed è stato in facile controllo contro la testa di serie n. 5 Daniil Medvedev. Più importante ancora è lo stato fisico di Djokovic. Il trentasettenne ha iniziato a mostrare la sua età, e di nuovo s’è visto in semifinale contro Taylor Fritz, quando Djokovic ha indossato un tutore sul ginocchio destro operato in estate e si è fatto massaggiare l’anca sinistra”.
Dice Tignor che il pubblico di Shanghai “darà a Djokovic il solito supporto rumoroso, ma Sinner su questo campo, in questa forma, è in quel tipo di grande match che ha imparato a gestire e amare”
EUROGOL
Il dilemma della panchina inglese
Con l’Inghilterra siamo punto e daccapo. In Inghilterra sono punto e daccapo. Retrocessa in serie B di Nations League, la Nazionale ha perso l’ultima partita in casa contro la Grecia. Il guaio è che non c’è neppure più Gareth Southgate, il perfetto capro espiatorio, per alcuni anni il Malaussène del calcio inglese, eppure il cittì con i migliori risultati di sempre, se si taglia il 1966 dal calendario della storia. Dentro questo imbuto di malessere ha calato una sonda alla sua maniera Jonathan Liew, sarcastico editorialista di punta del Guardian. “C’è forse un certo tempismo comico e amaro – ha scritto sulla versione domenicale del giornale, l’Observer – nel fatto che il prossimo avversario dell’Inghilterra sia il paese classificato come il più felice sulla terra. Prospera, equa, istruita, sostenuta socialmente e con poche illusioni di grandezza globale, la Finlandia offre alla nostra nazione scontenta e perennemente in difficoltà un’abbondanza di utili lezioni di vita, la maggior parte delle quali, ci potete scommettere, non saranno ascoltate”.
Insomma. Dopo due partite il cittì con l’interim Lee Carlsley pareva avesse conquistato i cuori bisognosi d’affetto. Certo, c’è questa cosa che non canta l’inno e i conservatori ne sono indispettiti, ma sembrava una faccenda sotto controllo. Ora invece gli restano tre partite per salvare il mandato e quel lavoro “che in realtà non sembra volere comunque. Forse era inevitabile – dice Liew – data la nostra evidente mancanza di entusiasmo per il formato della Nations League in generale, un toreno che il calcio inglese avrebbe usato come un’opportunità per ripiegarsi completamente su se stesso, per dare libero sfogo al suo psicodramma in corso, una specie di campagna referendaria estesa Lee In o Lee Out”.
L’Observer sottolinea che la Grecia è una squadra migliore di quanto farebbe supporre la sua classifica FIFA da numero 48. Ha pareggiato con la Francia e ha messo sotto sul piano del gioco la Germania poco prima degli Europei. Vale uno dei primi-20 posti secondo il sistema di valutazione Elo, davanti a USA, Messico, Svezia, Marocco. L’algoritmo sostiene che sia una squadra migliore della Grecia 2004, quella che a sorpresa vinse gli Europei. Quindi: sorpresa sì, ma fino a un certo punto. Siamo dentro l’età della redistribuzione dei saperi. Tutti sanno come mettersi in campo, tutti sanno come prepararsi atleticamente, tutti sanno quel che sanno gli altri. Ovviamente ci si aspetta ancora che l’Inghilterra batta una Grecia, “ma questa è una squadra – scrive Liew – che merita davvero rispetto anziché una litania di brutti giochi di parole e la puzza di un certo disprezzo imperiale. Il che ci porta a un secondo punto, forse controintuitivo: il sistema inglese di giovedì sera non è stato tanto un caso di cattiva concezione quanto di cattiva esecuzione. Mettendo insieme tutti i buoni giocatori d’attacco, con un piano, con un allenamento adeguato, facendo pressing, con un’attenzione a tanti piccoli dettagli, l’Inghilterra può effettivamente funzionare. Si difende alto, si inchiodano gli avversari nel loro territorio, gli si toglie la palla, li soffochi e poi li fai a pezzi con creatività. Ma naturalmente è una tattica che richiede più di 20 minuti di allenamento. Carsley verrà punito per questo, e va bene; la prestazione è stata terribile e spiegata in modo orribile. Ma quel che ha colpito della prestazione dell’Inghilterra contro la Grecia è stata la mancanza di impegno. Considerato il modo in cui l’Inghilterra ha affrontato la partita, si può sostenere che non ci fosse un solo sistema al mondo che avrebbe potuto fargliela vincere. Forse è anche colpa di Carsley, ma non è una questione di sistema e sicuramente non nasce in questo autunno. La partita contro la Grecia è stata una porzione di un modello più ampio di prestazioni inglesi quasi illeggibili degli ultimi 12 mesi”. La conclusione di Liew è che esista “qualcosa di marcio nel profondo di questa squadra” e che la sconfitta di Wembley sia più “una progressione logica che un’anomalia selvaggia”.
Si vede dal linguaggio del corpo dei calciatori e si vede dal tentativo di Carsley “di tenersi buone tutte le star, come un Roberto Martínez ma con ancora meno autorevolezza. C’è già stata una leggera ma chiara deferenza verso i club più grandi. C’è un vecchio proverbio finlandese – dice Liew citandolo in originale – onnellisuus on se paikka puuttuvaisuuden ja yltäkylläisyyden välillä, che significa: la felicità è un luogo tra la scarsità e l’abbondanza. Negli ultimi anni il calcio inglese ha goduto di abbondanza di talento e scarsità di identità. Ciò di cui la Nazionale ha veramente bisogno è un riavvio culturale in stile 2016, non il triste Southgate di fine era, ma l’insurrezionale Southgate dell’inizio. Un allenatore che possa riaffermare il valore del controllo del gioco, che uccida qualche vacca sacra, che infonda un senso della missione e che vada oltre il semplice desiderio di vincere qualcosa. Molto probabilmente Carsley non è quel tizio. Ma allora, chi lo è?”.
L’Équipe aggiunge: “Ora è Thomas Tuchel il favorito per succedere a tempo pieno a Gareth Southgate” ma Liew obietta che “un grande allenatore straniero come Thomas Tuchel può dare l’autorità richiesta, non il senso del significato o il cambiamento culturale. Eddie Howe, Graham Potter, Steve Cooper: sono tutti buoni e tutti imperfetti a modo loro. L’allenatore di cui l’Inghilterra ha bisogno in questo momento potrebbe non esistere. C’è un motivo per cui lo hanno definito il lavoro impossibile”
Non si è ancora spenta l’eco della fine del sabbatico di Jürgen Klopp e della sua firma per il mondo Red Bull, dove dal 1* gennaio sarà il responsabile dell’intero progetto calcio. L’Équipe dalla Francia stamattina dà conto di tutto il dibattito innescato in Germania intorno alla sua figura, per la verità più complesso e sfumato di come viene rappresentato Il giornale francese sottolinea che “aveva sempre lavorato nelle città operaie, dove si uniscono una passione sconfinata per il pallone e l’inno degli inni, You’ll Never Walk Alone, cantato sia ad Anfield che al Signal-Iduna Park. Klopp aveva sempre incarnato l’ampio sorriso del romanticismo. Ma la Red Bull ha poca affinità con questa cultura. È l’incarnazione stessa del business moderno”.
LEGGI ANCHE | Che cosa dicono in Germania del ritorno di Klopp
Tuttavia, L’Équipe riconosce che dal punto di vista tecnico l’operazione è sensata, eccome. “Non ha fretta di trovare una panchina. Avrà così l’opportunità di espandere le sue relazioni, promuovere giovani talenti e girare il mondo, in particolare passando da Parigi per lavorare al Paris FC”. Tra i suoi ex giocatori, solo Kevin Grosskreutz ha preso la parola per criticare in modo diretto la scelta del suo ex allenatore al Dortmund, al quale è ancora molto legato. «A dire il vero non riesco ancora a comprendere – ha detto alla Bild – all’inizio credevo fosse una fake news. È uno shock e sono triste che abbia preso una decisione del genere. Se dovessimo incontrarci presto, gli direi di persona che non capisco la sua scelta».
Vuoi vedere che è finita la luna di miele tra Marcelo Bielsa e l’Uruguay? È la domanda che si pone stamattina L’Équipe nelle sue pagine dedicate al calcio internazionale. Che succede? Eh, succede che la Nazionale ha perso un Perù, la squadra che stava in fondo alla classifica del girone di qualificazione ai Mondiali 2026, e questo è diventato il calcio, nessuno pare più disposto a ricordarsi delle vittorie contro l’Argentina e il Brasile. “El Loco – spiega il giornale francese – si è lasciato sfuggire una breve frase che lascia intendere come l’allarme sia effettivamente rosso. «La mia autorità ne ha risentito – ha considerato il tecnico della Celeste – la colpa è proprio mia».
Dieci giorni fa aveva aperto le danze Luis Suarez con un’intervista a DSports piena di critiche aspre al cittì per le regole imposte dal cittì e il suo atteggiamento. «Molti giocatori si sono riuniti per chiedere che almeno saluti. Durante la Copa América ci sono state cose che mi hanno toccato e mi hanno ferito. Ma ho dovuto tacere per rispetto della Nazionale». In effetti un silenzio durato poco.
ACQUE
Via al campionato di pallanuoto
Che cosa non è cambiato dopo la crisi del Recco
In Roma-Savona 400 spettatori e il primo gol del campionato di pallanuoto. Lo ha segnato l’ex capitano del Settebello Pietro Figlioli dopo 2’03” di partita, su rigore, portando in vantaggio la squadra della Liguria, la sola rimasta a rappresentare l’Italia nella più malinconica edizione della Champions da una ventina d’anni a questa parte. La crisi economica del Recco, vicino a scomparire dopo aver depredato regolarmente le avversarie con investimenti fuori scala per uno sport dilettantistico e privo di ogni sviluppo commerciale, ha tenuto fuori dalla Coppa la squadra che più spesso l’aveva vinta negli anni scorsi. Al momento dell’iscrizione non c’erano i presupposti per la partecipazione e neppure certezze sul cammino futuro. Il cambio di proprietà ha portato alla guida del club Alexandre Behring da Costa, miliardario brasiliano, co-fondatore e manager di 3G Capital. Non è ancora chiaro cosa ci faccia un miliardario brasiliano nel piccolo mondo della pallanuoto italiana, se non perpetuare dal prossimo mercato in poi lo stesso meccanismo che ha scassato prima un campionato [17 scudetti su 18 al Recco dal 2006 a oggi] e poi lo stesso Recco. La prima partita del nuovo Recco è finita 14-5. Così non si capisce perché tutto il movimento dovrebbe esser felice, come si legge in giro, dell’arrivo di un miliardario in uno sport dove il Catania gioca il campionato con una squadra dall’età media di 20,7 anni. In assenza di ogni possibile chance di eguaglianza competitiva, il Catania e quasi tutti gli altri club si sono dati alla formazione nei settori giovanili. Il campionato Ragazzi [Under 14-Under16] è stato vinto da 9 squadre diverse nelle ultime 11 edizioni. Il Recco non vince dal 2001 e non si piazza fra le prime tre dal 2006. Il campionato Allievi [Under 17-18] è andato a otto squadre differenti dal 2007 a oggi. Il Recco non vince dal 2005. Così, quando dalla prima giornata emerge Stefano Sordini, 22 anni, di Orbetello, cinque gol segnati per la Florentia nell’8-8 contro il Posillipo, lo guardi in streaming su Waterpolo Channel e già sai che l’anno prossimo te lo ritrovi al Recco. Ma la Florentia, e il Catania, tutte le Florentia e tutti i Catania, possono intestarsi il benessere della Nazionale a cui hanno dato giocatori formati da loro.
DISCUSSIONI
Giocare senza portiere: anche la pallanuoto si iscrive a Sportify
Oh, nel frattempo anche la pallanuoto si è iscritta a Sportify. Eh? Come sarebbe che cos’è Sportify? Sportify è questa roba su cui si riflette da qualche anno e l’altro giorno se ne riparlava a proposito del rugby. La pallanuoto si aggrega con le ultime decisioni del World Aquatics Technical Committee, qualunque cosa sia, e con l’annuncio di una serie di modifiche alle regole, pronte per essere testate durante la Coppa del Mondo, dal gennaio 2025. Nelle intenzioni dichiarate, le modifiche mirano a “migliorare il ritmo e la dinamica del gioco”. Siamo sempre là: velocità, semplificazione drama, Il possesso della palla scenderà da 30 a 25 secondi e il secondo possesso sulla respinta sarà limitato a 15 secondi anziché 20. Anche l’espulsione temporanea e la situazione di uomo in più scende da 20 a 15 secondi. La lunghezza del campo di gioco maschile si rimpicciolisce da 33 a 25 metri. Gli allenatori avranno l’opportunità di una chiamata al VAR a partita in caso di azione violenta [quella che un tempo era sanzionata come brutalità], situazioni di penalità, decisioni sugli angoli. Se il challenge avrà dato ragione alla panchina, il jolly della chiamata resterà ancora a disposizione per un reclamo aggiuntivo.
La novità delle novità è un’altra. Si potrà giocare senza portiere, con sette giocatori di campo e di manovra. Significa che a nessuno sarà consentito difendere con due mani, il privilegio del portiere. Ma durante la partita qualunque giocatore di movimento potrà decidere di andare in porta, facendosi passare una calottina rossa e conservando lo stesso numero che indossava [e qui le aziende produttrici di calottine saranno felici]. Le regole proposte sono soggette all’approvazione del World Aquatics Bureau. La decisione finale sulle modifiche dovrebbe arrivare dopo la Coppa del mondo. Le regole andranno potenzialmente in vigore alla fine dell’attuale stagione. Alcune di queste regole, come il campo da 25 metri e il challenge alla VAR, sono già state testate ai Mondiali jr, ma non si hanno notizie del gradimento.
MAPPE
In piscina senza bandiera tutti i Paesi in guerra. Anche Israele?
Se l’interpretazione delle nuove linee guida di World Aquatics è giusta, stiamo viaggiando verso i Mondiali di nuoto in vasca corta con un grosso sconvolgimento alle porte. Non solo russi e bielorussi dovranno gareggiare a titolo individuale, da autonomi, senza inno, senza bandiera, ma tutte le atlete e gli atleti provenienti da nazioni coinvolte in conflitti globali. Per essere ammessi dovranno dimostrare di non avere legami contrattuali con agenzie di sicurezza nazionale o militari del loro governo coinvolto in un conflitto. Inoltre, non devono aver espresso sostegno al conflitto, sia verbalmente sia partecipando a qualche manifestazione. Dovranno portare uniformi di un solo colore, senza simboli nazionali, non potranno partecipare a conferenze stampa né rilasciare interviste. Inoltre, non sarà concesso l’accredito a funzionari governativi o tecnici delle nazioni in conflitto. [QUI su Swim Swam]
È un provvedimento finora unico, me per il momento lascia a noi la sua interpretazione. A chi sta parlando questo provvedimento? Cosa significa e cosa nasconde la definizione di conflitti globali, un palese distinguo dai conflitti regionali? È un provvedimento che parla al Medio Oriente? Riguarda Israele? Chi si prenderà la responsabilità di sciogliere i nodi diventati così complessi in quell’area per attribuire il ruolo di aggressori e aggrediti?
Intanto, due mesi dopo le Olimpiadi, sta per riprendere già la stagione indoor con la Coppa del Mondo. Sei ori olimpici in carica sono annunciati in tutte e tre le tappe del circuito: sono Leon Marchand, Kaylee McKeown, Kate Douglass, Pan Zhanle, Nicolò Martinenghi e Thomas Ceccon. Hanno annunciato la partecipazione alla serie completa anche le medaglie Regan Smith, Siobhan Haughey e Zhang Yufei, oltre al triplo campione del mondo 2023 Qin Haiyang, il due volte sul podio olimpico Arno Kamminga e il quattro volte medaglia olimpica Chad Le Clos.
Questi significa che avremo McKeown vs Smith nelle gare di dorso femminile, Smith vs Zhang a farfalla, McKeown vs Douglass nei 200 misti, Marchand vs Qin nei 200 rana, Martinenghi-Kamminga-Qin triello nei 100. Si comincia il 18 ottobre a Shanghai, il 24 si va a Incheon in Corea, il 31 a Singapore. Ogni tappa prevede tre giorni di gare, con eliminatorie e finali. Gli iscritti di Shanghai sono qui.
SCHERMI
Yannik Noah si è dato al cinema
Lo avevamo lasciato a settembre capitano della Nazionale francese maschile di tennis in carrozzina ai Giochi Paralimpici, ora ritroviamo Yannick Noah attore. Al cinema. L’ultimo francese in grado di vincere il Roland-Garros tra gli uomini, anno 1983, si era già convertito con un discreto successo a una carriera da cantante: due anni fa ha pubblicato il suo dodicesimo album, Marfee. Era già apparso in un paio di piccoli ruoli, in King Guillaume di Pierre-François Martin-Laval e in Safari di Olivier Baroux, due film del 2009. Quindici anni dopo, c’è il primo vero personaggio disegnato per lui, un ruolo assai definito in C’est le monde à l’envers!, che non è un film apocalittico del generale Vannacci ma una favola ecologica di Nicolas Vanier, nelle sale in Francia da mercoledì prossimo, la storia di un uomo che vive in una capanna in riva al mare.
Noah ne ha parlato in una lunga intervista con L’Équipe. «Sono sempre stato un po’ curioso. Mi chiedevo se sarei riuscito a farlo. A volte avevo avuto delle offerte qua e là, ma per ragioni di programmazione non era mai successo. Vanier mi ha chiamato, ho letto la sceneggiatura, potevo essere adatto al ruolo. Io sono sempre un po’ preoccupato. Questo non è il mio mondo, non posso dire: ciao, sono Yannick, lo faccio. Ma poco a poco mi sono sentito a mio agio. Ho visto il film per la prima volta un mese fa. È Insopportabile rivedersi sullo schermo. Quel che mi è piaciuto è stato fare la conoscenza di molte persone gentili, peraltro tutte appassionati di tennis, ma anche tanto di calcio. È stata una grande avventura. Avevo la felicità del principiante»
Dal det è trapelata la notizia di un Noah che si è messo a fare l’autista quando non girava. «Cercavo di rendermi utile. Ero là e non facevo nulla. Sto raggiungendo un’età in cui hai voglia di restituire qualcosa. Questo è anche il senso del film, o del mio ruolo in ogni caso: come puoi offrire qualcosa di positivo». Comunque Noah dice che un giorno gli piacerebbe il ruolo di un cattivo, mentre viene fuori che nel 2022 ha girato in Camerun un film [Alerte di Zack Oriji] mai uscito in Francia, dove fa il ministro di Giustizia in un caso di violenza contro le donne. «In Camerun da bambino andavo al cinema. Guardavo Ercole, Maciste, i film di combattimento, soprattutto Bruce Lee. C’erano due cinema in città e proiettavano lo stesso film per due mesi. Avrò visto Operazione Drago dieci volte. In mezzo al pubblico i ragazzi parlavano, conoscevano le battute a memoria, c’era più energia in sala che sullo schermo. Invece, a Nizza non andavo mai. Non avevo tempo, non avevo soldi, non avevo il lusso di andare al cinema, e mi sentivo come se perdessi del tempo passando un’ora e mezza là dentro. A Nizza invece dovevo lottare contro il tempo» . Se interessa i suoi film preferiti sono L’Attimo Fuggente, Buongiorno, Vietnam, Qualcuno volò sul nido del cuculo, È nata una stella. «Devo averlo visto dieci volte. A un certo punto del film, Kristofferson è sul palco e dice a Barbra Streisand di unirsi a lui. Ho sempre avuto la sensazione che anche per me sarebbe stato così»
FIGURINE
La serie Netflix sul cattivo del wrestling
Prima di inventare la World Wrestling Entertainment, Vince McMahon ha fatto l’annunciatore e l’intervistatore, si è laureato in Economia, ha fatto il commesso viaggiatore, ha messo in scena la finzione della sua morte, ha una lista lunga così di controversie: vanno dall’accusa di spaccio di steroidi, alle molestie sessuali, all’induzione alla prostituzione. Ora l’ascesa e la caduta di Vince McMahon sono racchiuse dentro una docu-serie di Netflix [Mr. McMahon] che “esplora la sordida storia della WWE e dell’uomo che l’ha resa ciò che è”, secondo la definizione del New Yorker – che ha affidato la visione a Vinson Cunningham.
Definisce McMahon come un impresario “rozzo, roboante e diabolicamente intelligente”. Scrive: “Mi sono chiesto, guardando Mr. McMahon, se la logica surreale della narrazione del wrestling professionistico avesse travolto per sempre il nostro senso della trama, e a un livello più profondo la nostra comprensione di come dovrebbe essere la vita reale sulla scena nazionale”.
La serie si propone come un lavoro che offre uno sguardo ravvicinato su questa bizzarra figura, “e in effetti – dice il New Yorker – in modo conciso, apprendiamo alcuni fatti biografici. Il padre di McMahon, Vince Sr., era un pezzo grosso nel mondo del wrestling professionistico, prima che questa forma particolarmente americana di intrattenimento sportivo di basso livello diventasse nazionale. La sua promozione della World Wrestling Federation era limitata al Nordest. Se vivevi in Louisiana e volevi vedere una sedia di metallo spaccata sulla testa di un uomo stordito, lo facevi a un evento locale di wrestling, organizzato da un’azienda che aveva la sede vicino casa. Nei suoi primi anni, il giovane McMahon non conosceva suo padre. Viveva con la madre e il patrigno, in povertà, e subì abusi sia fisici sia sessuali, a quanto pare; menziona di essere stato picchiato e allude all’incesto. Il suo modo di reagire era semplicemente quello di sentirsi grato quando la violenza era finita. Quando era sopravvissuto. Quando finalmente incontrò il padre, si lanciò con entusiasmo nel mondo del wrestling, comprando una quota e poi affrettandosi a invaderne il territorio, rubando i lottatori e organizzando eventi nelle città”.
Di questa attitudine alla competizione feroce McMahon ama dire: «Se non puoi competere con me, that’s America». Lo fa con magniloquenza. Con enfasi. Si è presentato come “il nuovo uomo d’affari maleducato – dice il New Yorker – che si comportava proprio come i personaggi che si pavoneggiavano sul ring, guadagnandosi l’amore rabbioso della folla”.
Ma non è questo, non è tanto questo che sta a cuore al recensore Cunningham. La parte più interessante del pezzo sul New Yorker è quella in cui la serie Mr. McMahon viene considerata “una storia in miniatura del wrestling professionistico e una straziante storia sulla narrazione in America. Negli anni Ottanta, subito dopo la crisi degli ostaggi in Iran – racconta Cunningham – il pubblico del wrestling si emozionò per lo scontro tra Hulk Hogan, eroe americano estremo con la lucentezza e la potenza del motore di motocicletta, e un wrestler chiamato Iron Sheik. Iron Sheik, il cui vero nome era Hossein Khosrow Ali Vaziri, era un iraniano americano che interpretava il suo personaggio con colorita gioia xenofoba, a volte parlando in un gergo inventato che doveva suonare vagamente mediorientale. McMahon e i suoi dipendenti avevano una comprensione istintiva dei loro fan, persone che volevano sfogare la loro aggressività mentre guardavano un morality play, secondo il wrestler Bret Hart. McMahon ripete che il suo business non è diverso da un’opera teatrale, un film, un libro. Ha utilizzato una strategia sofisticata, seppur spesso razzista, di rispecchiare nel wrestling gli eventi di cronaca, duplicandoli, in una forma così popolare da catturare l’attenzione della folla che beve birra”.
Così il New Yorker arriva con il suo recensore al punto: “Ho pensato a Donald Trump molto più di quanto avrei voluto mentre guardavo Mr. McMahon. L’associazione è ovvia: Trump, come McMahon, è ossessionato dall’idea di generare calore che catturi l’attenzione. Ha l’abitudine di negare con sufficienza le cause legali, in particolare quelle per aggressioni sessuali, e continua a erigere il suo totem dorato al dio denaro. Come ci ricorda la serie, Trump è anche apparso nelle trasmissioni WWE, interpretando una versione di sé stesso ancora più caricaturale, quella del ricco stronzo che fa da contraltare all’altro ricco stronzo per eccellenza, Mr. McMahon, forse il cattivo più sviluppato della storia. Uno heel come dicono nel wrestling. [Tutta la recensione si trova qui]
VELA
Le donne sanno come si vince un’America’s Cup
Nei Pirati dei Caraibi Elizabeth Swann ve la ricordate. Per vincere la maledizione del forziere fantasma, s’imbarca da clandestina su una nave mercantile, ma deve travestirsi da mozzo, perché peggio di clandestina c’è che è donna. L’equipaggio della nave a un certo punto troverà il suo abito da sposa a bordo e sarà convinto della presenza di uno spirito che infesta la nave.
Ecco, più o meno così l’America’s Cup si regola oggi con le donne, come se il tempo fosse ancora fermo al periodo dei governatori degli affari della Compagnia delle Indie Orientali. Nessun equipaggio ne aveva una. Come se fossimo alla prima edizione, anno 1851: sapere di avere una donna a bordo porta sfortuna. Del resto, questa Coppa è o non è diventata la Formula 1 del mare? Avete voi notizie di donne pilote? E che sanno guidare una macchina, le donne?
Un po’ per lavarsi la coscienza e un po’ per salvare la faccia, l’America’s Cup ha messo in piedi un evento parallelo, un mezzo ghetto, senza riuscire a spiegare bene come mai le Olimpiadi prevedano gare di vela miste mentre questa brocca delle mille ghinee tiene l’orologio fermo ai tempi di Napoleone III, quando l’Italia non esisteva ancora e stava appena uscendo Moby Dick. Ci sono forse donne sul Pequod a dar la caccia a Moby Dick?
Si sono messe a dar la caccia alla brocca quattro italiane, e ci sono riuscite. Giulia Conti è la timoniera di destra dell’Ac40, e già per vedersi riconosciuto sui giornali il sostantivo al femminile è una fatica. È stata tre volte alle Olimpiadi, ha fatto un’esperienza negli USA. Margherita Porro è bresciana, ha iniziato a veleggiare sul Lago d’Iseo. Maria Giubilei è una trimmer e viene dai Nacra, gli equipaggi misti. Gaia Piccardi sul Corriere della sera la dice appassionata di filosofia. Giulia Fava invece ha una laurea in scienze biologiche ambientali. Sono l’equivalente di Paola Egonu, Miriam Sylla, Alessia Orro e Anna Danesi, oro olimpico nella pallavolo nell’ultima domenica parigina ai Giochi. Sono riuscite a vincere qualcosa che gli uomini italiani inseguono da tempo, fino a farne un’ossessione. Loro sì. Adesso vediamo se portano ancora sfortuna.
LA TOMBOLA DELL’ATLETICA
A Chicago nel nome di Kiptum
Chicago è il posto dove Kelvin Kiptum batté l’anno scorso il record del mondo della maratona, avvicinando il muro delle 2 ore e cancellando il tempo di Eliud Kipchoge con 2h00’35”. Quattro mesi dopo il giovane campione keniano sarebbe morto in un incidente stradale in Kenya. Per ricordarlo oggi sarà osservato un minuto di silenzio. Amos Kipruto ha detto di voler correre per onorare la sua memoria. Tra gli iscritti ci sono cinque atleti che hanno un personale inferiore alle 2h05’ e sette che hanno corso finora in meno di 2h06’. Il migliore fra gli iscritti è l’etiope Birhanu Legese con un 2h02’48” realizzato a Berlino nel 2019, quando arrivò alle spalle di Kenenisa Bekele. Debutta nella maratona il keniano Daniel Ebenyo, medaglia d’argento mondiale sui 10000 metri a Budapest.
Nella gara femminile sette iscritte con un record personale sotto le 2h19’. Sono Ruth Chepngetich, Sutume Asefa, Joyciline Jepkosgei, Degitu Azimeraw, Ashete Bekere Dido, Hiwot Gebrekidan e Irine Cheptai. Le prime tre hanno corso in carriera in 2h16’30’. Chepngetich ha già vinto due volte a Chicago, nel 2021 e nel 2022.
|
Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30. Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link Lo Slalom apparirà su whatsapp nella lista Canali insieme a tutti gli altri a cui vi siete iscritti, nella sezione Aggiornamenti. Fa molto fico averne uno. |
| RASSEGNA..
CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO EDICOLA
Il diario di Slalom si è aperto come ogni giorno con la consueta galleria di prime pagine da tutta Europa.
|