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MARTEDI 24 SETTEMBRE 2024

#4 GIORNI AL MONDIALE SU STRADA

 

«L’Olimpiade non è fatta per costruire numeri che portino onore alla Patria, è uno strumento potente che espone le vite dei ragazzi che ci partecipano, soprattutto in quest’epoca di fragilità estrema»

[Niccolò Campriani, campione olimpico]

 VITE OLIMPICHE   

La rivoluzione culturale di Sergio Mattarella

L’Olimpiade italiana di Parigi è stata accompagnata sui quotidiani sportivi dal peso costante dello stato di benessere del nostro sport, della salute del paese e della densità del nostro patriotismo attraverso l’unità di misura delle medaglie. Contava quello. Oro, argento, bronzo. Contava andare sopra i 40 podi di Tokyo. Superare i 10 titoli. Forza, forza, ne mancano tre, ne mancano due, ne manca uno. Un esercizio di ingordigia futura che cancellava il piacere del presente. E poi il conteggio è ripreso per le Paralimpiadi. 

L’Olimpiade italiana di Parigi è stata per buona parte ragioneria. Così, nei momenti in cui la bilancia poteva pendere pericolosamente verso qualche editoriale che avrebbe dovuto ammettere alla fine di essere rimasti sotto la soglia, sono spuntati i quarti posti. Abbiamo cominciato a contare pure quelli [pare che siano stati diciannove, alla fine]: un meraviglioso alibi pronto, casomai. A Parigi è stato allo stesso tempo una sfortuna perdere un bronzo nei 100 rana per un centesimo [Benedetta Pilato] e una straordinaria prova di classe italica vincere l’oro per due centesimi nella stessa gara [Nicolò Martinenghi]. Non tutti i quarti posti sono ovviamente uguali, a volerli misurare con la razionalità dei centimetri e la lucidità dei cronometri ma da ieri hanno smesso di essere sia un alibi sia un’onta. I quarti posti olimpici sono un piazzamento da celebrare, carichi di dignità. Della rivoluzione culturale si è fatto carico Sergio Mattarella, che ha ricevuto al Quirinale anche quelli che Julio Velasco ha chiamato «i migliori al mondo tranne tre», durante i Giochi di Tokyo 2021, dal salotto tv pomeridiano di Rai 2, dalla stessa sedia occupata tre anni più tardi da Elisa Di Francisca, contrariata dal discorso di accettazione del quarto posto di Benedetta Pilato. 

ARCHIVIO

Che cosa vi hanno fatto di male il legno e il bronzo

DI ROBERTO LIBERALE

   Che cosa vi ha fatto di male il legno, per essere trattato a questo modo? Qual è la ragione di tanto astio, perché immaginare che sia proprio di legno una ipotetica medaglia per il quarto posto? È l’onta suprema, così pare, la vergogna massima per chi lo sport lo pratica poco e lo guarda di più, forse non ne guarda nemmeno tanto, forse una volta ogni Olimpiade. Di legno sono fatte le travi che reggono le nostre costruzioni e legni erano le navi degli antichi esploratori, quelli che andarono oltre i confini del mondo conosciuto. Di legno erano le clave e le lance, gli aratri per faticare e gli sgabelli per il riposo. Di legno sono i ponti, i fortini, molti archi di trionfo. Di legno sono i presepi napoletani e gli altari spagnoli. Di legno sono fatti i violini con cui suoniamo le nostre sinfonie gloriose, legni sono i flauti e i clarinetti delle orchestre. Il cavalluccio di legno è (stato) il primo giocattolo di ogni bambino e di legno erano le tavole su cui inchiodare il panno verde del Subbuteo. Se è vero che di legno si son fatti le gambe un cattivo di Topolino e mille pirati, tutto di legno si costruì un figliolo quel vecchio artigiano di Collodi. Di legno sono le statue dei santi e la croce di Cristo. Il legno è la nostra prima zattera e l’ultima, il principio e la fine, la culla e la bara. Capisco lo scudetto di cartone, ma la medaglia di legno, perché? E poi in Giappone. Con tutta quella simbologia del legno al centro della cerimonia d’apertura.

  

Franco Arturi sulla Gazzetta di stamattina saluta la rivoluzione di Mattarella scrivendo che noi, che di sport viviamo da sempre, ci sentiamo fortunati e protetti da questo gentleman che la politica ci ha donato. L’estensione della festa al Quirinale ai molti quarti, anche paralimpici, è un’idea di grande spessore.  C’è qualcuno che considera fallimentare fermarsi ai piedi del podio, dopo anni di sacrificio. Ma è un’offesa al senso dello sport e anche al valore tecnico in sé: arrivare quarti al mondo è comunque un traguardo da tramandare a figli e nipoti; senza contare che nell’agonismo si riconosce il merito di chi quel giorno è stato migliore. Penso che il vero fallimento sia sulla bocca di chi s’azzarda a sminuire queste imprese e magari si permette di ironizzare quando una quarta per un centesimo, come la nostra nuotatrice Benedetta Pilato, si dice contenta per il piazzamento

 AVREMO SEMPRE PARIGI

Il dopo Parigi di Parigi

 

  Il cambio di governo in Francia ha portato Gil Avérous al ministero chiamato a gestire i Giochi olimpici negli ultimi anni, sulla poltrona cioè di Amélie Oudéa-Castéra, che dovette gestire anche il movimento nei giorni del covid. Avérous si descrive come un ministro dello Sport che vuole il progresso, non la rivoluzione. Le Monde ha scritto che il sindaco di Chateauroux afferma di voler continuare il lavoro di al ministero e di volersi prendere del tempo per ascoltare. La presentazione del bilancio e le elezioni federali entreranno presto nella sua agenda.

Secondo Libération, si tratta di una delle sorprese del nuovo governo annunciato sabato. Spetta ora a Gil Avérous favorire l’accesso alla pratica sportiva, in particolare ai più giovani e vulnerabili, aiutando le strutture e i club sportivi ad assorbire questo nuovo afflusso di tesserati. Dovrà anche garantire il corretto monitoraggio e il miglioramento delle misure già introdotte dai suoi predecessori, come la pratica di trenta minuti di sport al giorno a scuola o l’ampliamento dello sport pass, il sistema di aiuti finanziari di cui beneficiano attualmente 1,5 milioni di giovani laureati con un contributo di 50 euro. Un altro degli obiettivi fissati da Emmanuel Macron è lo sviluppo di oltre 500 centri sportivo-sanitari oltre alla costruzione di un sistema di pratica sportiva aziendale, due misure presentate nel programma 2022.

 

  Il Comune di Parigi ha annunciato lunedì la messa al bando della plastica monouso in tutte le sue gare di atletica, come la 20 km a metà ottobre, o la maratona. Durante la corsa olimpica, i concorrenti hanno beneficiato di un’esenzione per evitare il rischio di contaminazione, anche di doping. Dopo i Giochi che vengono presentati come i più ecologici della storia, Parigi sente di dover andare avanti su questa strada. Ispirandosi alle iniziative analoghe intraprese a Monaco, Amsterdam, San Francisco, la città lavora dal 2019 per raggiungere l’obiettivo zero plastica monouso e Le Monde sottolinea l’incoerenza per la presenza della Coca-Cola tra i partner olimpici

    I MONDIALI DI CICLISMO

Gli arcobaleni delle cronometro

La Francia ha il cuore nello zucchero per il titolo mondiale jr a cronometro di Paul Seixas, oggi compie 18 anni ed è il primo giovane corridore del suo paese ad aver conquistato questo titolo nella storia. Ha dato 6 secondi di distacco al belga Jasper Schoofs su un percorso pianeggiante che avrebbe dovuto avvantaggiare gli avversari ai quali concede più di 10 kg in qualche caso ha scritto L’Équipe. È stata la migliore prestazione a cronometro della sua freschissima carriera, ha detto, dopo aver cinguettato la Marsigliese con il cuore in mano, gli occhi a volte chiusi, un alone di felicità

 

Oggi la prova per le jr. Il sito Al Vento ha preparato nei giorni scorsi una guida con favorite e favoriti giorno per giorno. Per la gara di oggi delle Under-19, ha scelto il nome di Fee Knaven, nata nel 2006, olandese, argento europeo a 1’ centesimo dalla spagnola Paul Ostiz. Altri nomi. Leggiamo: Puck Langenbarg, sempre per restare nei Paesi Bassi, la britannica Imogen Wolff, ma soprattutto la sua compagna di squadra, futura stella del ciclismo mondiale, Cat Ferguson, oltre a una delle sue grandi rivali della categoria, Celia Gery, Francia, alle due australiane Emily Dixon e Lauren Bates, altre accreditate a salire sul podio. L’Italia schiera Milia Belotti ed Elena De Laurentiis con l’ obiettivo tutt’altro che semplice di riuscire ad avvicinare una posizione a ridosso delle dieci.

  SCUSATE IL RITARDO Il podio di Ganna

Fra un treno e l’altro, una sveglia e l’altra, nei giorni scorsi ci siamo persi un po’ di cose, per esempio la grande attesa per la cronometro mondiale di Ganna [Pop Ganna], una gara arrivata dopo aver saltato gli Europei [Stop Ganna] e nel timore che potesse andare malissimo [Flop Ganna]. Invece uno degli atleti italiani contemporanei più belli da vedere e da sentir parlare [in campo maschile se la gioca con Gregorio Paltrinieri] s’è piazzato secondo dietro Remco Evenepoel.

Ha scritto Luca Neri su Bicisport che nel vedere un Ganna così ritrovato dopo i giorni difficili e complicati dei Giochi Olimpici di Parigi, il pensiero è tornato sulla corsa europea della nazionale di Bennati e sul quel finale “sgonfio” che avrebbe dovuto consacrare Jonathan Milan campione d’Europa. Quanto avrebbe fatto comodo al potente velocista friulano (ma anche allo stesso commissario tecnico azzurro), un Ganna come quello visto ieri? Pippo avrebbe potuto aiutare Jonathan ad ottenere il risultato pieno azzardando, magari, quella fucilata che in vista del traguardo avrebbe permesso agli azzurri di stare al coperto lasciando l’onere dell’inseguimento agli avversari

Coop Ganna. 

ATTESE

Certe maglie iridate del passato

Marino Basso

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La strategia

“Ci vuole coraggio, presunzione, orgoglio, cattiveria e anche una dose di poesia per scappare da personaggi che si chiamano Merckx, Guimard, Verbeeck… Ma ci vuole del coraggio a vigilare tutta la corsa con un occhio chiuso e l’altro aperto come ha fatto Basso, spigolare le ruote, anzi la ruota, quella di Merckx, perché solo quella ruota d’oro poteva portarlo al traguardo”  – di luigi gianoli, la Gazzetta dello sport, 7 agosto 1972

 

L’arrivo più folle

“Bitossi sembra vincitore, Bitossi affronta la rampa del traguardo iridato con un centinaio di metri, ma nel momento culminante le gambe del toscano si bloccano mentre rinvengono Guimard, Basso e Merckx, e ai dieci metri, Basso ha il “rush”, il cosiddetto colpo di reni che gli permette di sfrecciare, di trionfare, di diventare campione del mondo”  – di gino sala, l’Unità, 7 agosto 1972

  

Lo sprint nell’illustrazione d’epoca del Corriere della sera

 

|  Il battuto Bitossi

“Ho dato tutto, non ci vedevo più, negli ultimi metri non vedevo più nulla. Ho sentito le gambe diventare di legno, come quelle di Pinocchio. Ho guardato indietro, stavano scattando, mi sono sentito battuto. Ho come intuito che qualcosa d’azzurro mi stava superando, ho capito, più che pensato, che un italiano stava battendomi. Chi era?” 

 

La beffa

Bitossi, all’arrivo, si è chinato sul manubrio ed ha cominciato a piangere come un bambino: “Mi ha beffato proprio sul traguardo — ha detto —. Da un mio compagno di squadra, non me lo sarei mai aspettato– di maurizio caravella, la Stampa, 7 agosto 1972

 

|  Bitossi qualche anno dopo

“La cosa noiosa è che tutti da quel giorno mi chiedono particolari su quel giorno. Era una ferita, è diventata una noia”. | – intervistato da gianni mura, la Repubblica, 2 settembre 2010

 

La vittoria di un disoccupato

Il campione del mondo è uno che sino a ieri sera era un disoccupato, perché la Salvarani ha deciso di chiudere e soltanto stamane c’è stata la stretta di mano con il nuovo patron della Bianchi, che ha ingaggiato Marino Basso, oltre che Gimondi– di fulvio astori, Corriere della sera, 7 agosto 1972

 

Il 1972 di Basso

Quest’anno al Giro d’Italia l’onta del fuori tempo massimo. Gli è accaduto sulle rampe del Block Haus, il terzo giorno di corsa, poche ore dopo aver ceduto a Colombo la maglia rosa. “Mi rifarò al Tour” s’era detto Marino Basso. Al Tour non s’è rifatto, per un verso o per l’altro, mai gli è andata bene. Avesse finito il Giro d’Italia non si sarebbe presentato a quello di Francia due chili sopra peso, le gambe legnose e il fiato corto. – di fulvio astori, Corriere d’informazione, 7 agosto 1972

 

Il personaggio (con due fratelli in seminario)

Tutto Basso in una risposta che diede dopo la sua prima vittoria importante (tappa del Giro a Napoli, non ancora maggiorenne): sì, è vero, ho due fratelli in seminario. Io? Ma a me di vita piace questa… Davvero, Basso a più d’uno ha tutta l’impressione di un ragazzo di vita, sia detto in senso buono. Inclinazione al vestito vistoso, completi di velluto, camicie con lo jabot di pizzo, stivaletti, colori vivaci, nuovi piuttosto in un ambiente conservatore qual è quello del ciclismo. – di gianni mura, la Gazzetta dello sport, 7 agosto 1972

 

Sono diventato il bersaglio di tutte le critiche: mi piacevano i cavalli, le macchine veloci. È vero. Sono cose che mi piacciono, che costano. Ma se cerco la vittoria non è soltanto per mettere fieno nella mangiatoia di “Marino” o per il serbaloio della mia Porsche; è perché vincere mi piace, lottare mi piace. Pagherei ogni volta qualcosa pur di poter tagliare per primo un traguardo. – di marino basso, l’Unità, 7 agosto 1972

  EUROGOL

Le grandi manovre dei liberisti in Premier League

  C’è un verdetto sul Manchester City in arrivo. Non è quello sulle accuse di aver violato 115 volte le norme finanziarie, ma potrebbe avere una ricaduta sul caso. Ne scrive stamattina il Telegraph riepilogando una storia iniziata nel mese di febbraio, quando il club battente bandiera emiratina ha lanciato un’accusa senza precedenti di discriminazione, a proposito delle leggi che regolano il valore di mercato degli sponsor. È un verdetto che secondo il Telegraph determinerà in modo decisivo la futura governance finanziaria della lega e il potenziale equilibrio competitivo, anche prima di sapere cosa verrà deciso sulle famose 115 violazioni.

A giugno si è tenuta un’udienza arbitrale privata della durata di due settimane e in vista dell’assemblea degli azionisti dei club della Premier League in programma giovedì, il quotidiano prevede che l’esito sarà reso noto nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore. Il ricorso del City è stato presentato secondo la procedura arbitrale della lega, secondo cui non è necessario rendere pubbliche le proprie conclusioni. Il nodo della vicenda sono le transazioni con le parti associate (APT), introdotte nel dicembre 2021, subito dopo l’acquisizione saudita del Newcastle. 

In quel momento era già emersa l’accusa al City, attraverso Football Leaks, di aver nascosto i pagamenti effettuati dal suo proprietario Sheikh Mansour tramite terze parti, camuffandoli aveva da entrate di sponsorizzazione. Il City lo ha negato. Così, all’arrivo del Newcastle, su pressione degli altri club, sono state introdotte delle regole per impedire ai club di utilizzare accordi di sponsorizzazione gonfiati con aziende collegate ai loro proprietari, in modo da garantire un equo valore di mercato nello scambio di giocatori tra squadre multi-proprietarie. Il manuale della Premier League oggi afferma che le regole puntano a garantire la sostenibilità finanziaria a lungo termine dei club eliminando la dipendenza da maggiori entrate commerciali ricevute da entità collegate alla proprietà del club; e a garantire l’equità tra i club, in modo che nessuno sia in grado di ricavare un vantaggio sleale aumentando le entrate o riducendo i costi tramite accordi con entità collegate alla proprietà, compreso dunque un altro club. 

Nella scorsa stagione ci sono stati ripetuti tentativi e ripetute richieste di inasprire ulteriormente le restrizioni. È successo perché il Newcastle ha ottenuto accordi di sponsorizzazione rilevanti, tra cui uno da 25 milioni di sterline all’anno sulla maglia, con la società di eventi saudita Sela. Anche lo scambio di giocatori resta una fonte di preoccupazione. A febbraio, le regole che limitano prestiti e acquisti tra club collegati sono state approvate con soli 12 voti anziché con la solita soglia di 14, ridotta a causa di due astensioni irrituali. 

Ecco, dinanzi a questo scenario, con un dossier di 165 pagine, il City afferma di essere stato preso di mira dai club avversari “per soffocare il proprio successo”. È l’eco di quanto detto in chiaro da Pep Guardiola qualche giorno fa: non vogliono vederci retrocedere, vogliono vederci scomparire. Il club sostiene che il sistema democratico della lega, un sistema in cui 14 club possono modificare le regole, conferisce alla maggioranza “livelli inaccettabili di controllo”. Il City si è spinto a chiedere danni per le perdite subite a seguito dell’introduzione di nome che considera illegali. La dichiarazione di “livelli inaccettabili di controllo” è stata riferita per la prima volta dal Times, che ha riportato il convincimento presente nel City di “norme deliberatamente intese a soffocare le libertà commerciali di determinati club per limitare la concorrenza economica”. 

Cosa temono i club rivali?  Il fronte avverso sospetta che queste siano solo le prime mosse di una manovra che punta a raggiungere la fine di tutti i controlli finanziari. Il liberismo puro. Il City sa di non essere il solo club interessato a cercare di allentare i vincoli. Sia il Chelsea sia il Newcastle hanno interessi affini, con sponsor sulla maglia che hanno stretti e sfacciati legami con la loro proprietà. Altri sperano sotto traccia che l’iniziativa abbia successo per seguire la stessa strada.

Se la lotta contro le terze parti dovesse avere successo, non sarebbe inconcepibile che qualcuno possa provare a sfidare altre regole più generali sulla sostenibilità. Alcuni in Inghilterra mettono questo arbitrato in relazione al processo sulle 115 violazioni. Dan Chapman, avvocato sportivo e socio di Leathes Prior, sostiene che un verdetto favorevole al City nel primo caso non dovrebbe avere un significato importante per il secondo procedimento. Ma simbolicamente, aggiunge, il City avrebbe un significativo vantaggio morale e nelle pubbliche relazioni, sostenendo che molte delle accuse che devono fronteggiare non sono legali. 

  C’è un trio in testa alla classifica di Francia, e in quel trio s’è infilato l’Olympique Marsiglia andando a vincere 3-2 a Lione. L’Équipe stamattina celebra il successo strepitoso della squadra di De Zerbi, con Benatia d.s. e Longoria alla presidenza, Basile Boli e Fabrizio Ravanelli consiglieri, al termine di una partita folle. Il Marsiglia è rimasto in 10 al minuto 5 per doppio giallo a Balerdi, il suo portiere Rulli ha parato un rigore a Lacazette alla fine del primo tempo, nel secondo sono andati avanti 2-1, sono stati raggiunti al 93esimo e hanno vinto al 95esimo. In effetti: folle è un definizione giusta, una felicità rara che ha premiato i loro adattamenti tattici e il loro spirito di corpo dice il giornale francese. 

Accoglienza da delirio a 300 km di distanza, al rientro in città, in piena notte e sotto la pioggia, una pioggia che non riusciva a smorzare l’euforia. Ai tifosi del Marsiglia è stata vietata la trasferta e alle 2.30 a migliaia all’aeroporto, come nel giorno in cui hanno accolto Adrien Rabiot. L’Équipe sottolinea la mossa di De Zerbi che in dieci ha cambiato il suo sistema per passare a un 5-3-1 con una linea Lirola, Amir Murillo, Geoffrey Kondogbia, Lilian Brassier, Luis Henrique, un modo per riequilibrare meglio la squadra, senza chiuderla in una camicia di forza difensiva.  Sono bastati quindici passaggi nella metà campo avversaria per segnare tre volte, un’impresa nell’impresa, una follia tra le altre”. Gioco di parole che riassume tutto: Comme un seul OM

Secondo la rivista So Foot è Benatia il nuovo uomo forte del club, del quale viene sottolineata una certa inclinazione alla sincerità estrema nelle dichiarazioni. «Fino all’ultimo giorno in cui avrò un lavoro in questo ambiente – dice lui – cercherò di essere me stesso. Ovviamente non sempre mi faccio un amico, ma non penso di voler cambiare», ha detto davanti alla telecamera  quando ha contestato il doppio giallo in 5 minuti. Un metodo finora vincente – scrive So Foot – che gli è valso una crescente ammirazione da parte dei tifosi. Attenzione però all’altra faccia della medaglia, che potrebbe consistere nell’esagerare e finire per danneggiare la causa che si è ripromesso di difendere. La commissione di disciplina ha aperto un’inchiesta sulla sua collera all’intervallo. 

 

 

  Pierre Sage non ha più tempo, dice L’Équipe. Un anno fa era l’allenatore rivelazione che aveva risollevato il Lione dalle sabbie mobile, assai celebrato, oggi è la guida di una squadra con 4 punti in 5 giornate, con 2 partite in programma durante la settimana, chiamato a trovare una chiave

 

  Stipendio, spese, conflitti di interessi. In attesa delle conclusioni di una commissione del Senato e dell’indagine della Procura finanziaria nazionale appena iniziata, il presidente della Ligue 1 è sotto pressione da parte del fondo d’investimento CVC, che in luglio ha denunciato un errore di gestione e ha avanzato la richiesta di un rimborso di 1,5 milioni di euro. Potrebbe essere il preludio a una rottura totale tra l’assemblea dei club di calcio francese e il fondo che ha consentito la creazione di una società commerciale nel 2022. Secondo le informazioni de L’Équipe , c’è insoddisfazione per il modo in cui sono stati negoziati i diritti televisivi con DAZN. CVC ha denunciato un comportamento di Vincent Labrune contrario agli interessi della Lega e ha denunciato “conflitti di interessi” di Nasser al-Khelaïfi, presidente del PSG e di belN Sports contemporaneamente. CVC chiede più collegialità nelle decisioni. 

 

  Il dopo Mbappé è fatto di cose così, della dichiarata ricerca [dichiarata da Luis Enrique] di nuove giovani star. Al PSG tre giovani giocatori hanno già esordito in prima squadra: Yoram Zague [18 anni], Senny Mayulu [18 anni], Ibrahim Mbaye [16 anni]. Quale ruolo possono aspettarsi di avere nel medio termine? si domanda stamattina L’Équipe. Sono stati visti lo scorso anno sul finire del campionato e ora sono apparsi per complessivi 161 minuti e preme alle porte della prima squadra Naoufel el-Hannach [17 anni)]. 

 CALCIO ITALIANO

L’andamento lento della Serie A

  Questa è la prima fotografia del campionato di Serie A quando la batteria si è scaricata del 13 percento. Manca ancora una partita, Atalanta-Como, slittata a stasera per tutta l’acqua caduta ieri sera su Bergamo. Chissà da quanto tempo, chissà se è mai successo, che una partita di calcio venisse rinviata per maltempo nel mese di settembre. 

Il vostro amico Roberto Liberale si è messo con la testa sui numeri e sottolinea un aumento di pareggi molto evidente, che eguaglia quello di due campionati fa. Tutti gli altri campionati si sono mantenuti su un numero di pareggi molto più basso. La differenza tra la prima e l’ultima in classifica, fa notare,  è di 9 punti. Uno scarto mai registrato negli ultimi dieci campionati. La media gol è nella parte bassa delle statistiche. 

Repubblica dedica l’apertura della sezione Sport alle conseguenze di tutto ciò, il primato del Torino, il secondo posto dell’Udinese, con il titolo cose mai viste. La nuova Serie A è senza padrone– la sintesi dell’analisi di Emanuele Gamba. Spiegazioni individuate: i colpi di mercato all’ultimo momento, il rinnovamento tattico delle big, il peso della Champions: la partenza bizzarra rende il campionato tutto da scoprire. Emanuele Gamba attacca: La classifica bisogna leggerla attraverso i punti che mancano: Roma, Fiorentina e Bologna hanno vinto una sola partita (tutte in questo weekend, tra l’altro), Lazio e Atalanta ne hanno già perse due, la Juve non segna da tre, Inter e Milan vanno a zig zag.

Il dibattito sulla Juventus

  Se Motta si chiamasse Allegri, in queste ore non sarebbe sotto processo. Potrebbe esibire la specialità della casa, quell’attenzione max, semi-esclusiva, per la propria porta. Potrebbe sfoggiare gli zero gol subiti e ricordarci che in Italia lo scudetto si vince così, prendendo meno gol di tutti. Lo ripetono sempre, quelli che ne sanno, lo ripetono tutti appena un difensivista fa tre volte 0-0. 

Se Motta si chiamasse Zeman, o forse anche se si chiamasse Motta, se al posto di 6 gol segnati e 0 subiti, avesse infilato tre 3-3 al posto di tre 0-0, con lo stesso piazzamento in classifica, con gli stessi punti, si sentirebbe rimproverare che nove gol presi in cinque giornate sono troppi, c’è qualcosa che non va, qualcosa deve cambiare, non lo ha capito che non si va da nessuna parte in Serie A con quel passo, bisogna prima sistemare la difesa.

La più imperdonabile delle colpe sul mercato delle idee è comportarsi in modo diverso da come il mercato delle idee ha stabilito. Dopo sei partite ufficiali, sotto la veste dei numeri, nella Juventus è evidente eppure ignorato il cambio di ‘atteggiamento in campo, la squadra non subisce più l’iniziativa altrui. Pareva fosse la cosa più importante un anno fa, Allegri non ne usciva vivo da questo rimprovero. Ma non è nemmeno questo il punto. È sottovalutato soprattutto il senso di quel che sta facendo la Juventus, non solo prendere un allenatore così differente, ma anche comporre per necessità una rosa così distante dal passato, con l’abbassamento dell’età media dei giocatori, una riduzione del monte ingaggi, l’assottigliamento progressivo della presenza in rosa di campioni internazionali, stelle che risolvono certe partite bloccate con un colpo solo, a meno di non voler pensare davvero che Yildiz sia già diventato Del Piero perché porta il numero 10 e caccia la lingua dopo un gol. 

La Juventus è una squadra in cui la prestazione collettiva, sia nella fase difensiva sia in quella offensiva è fondamentale. Ecco perché hanno chiamato Motta, perché sa farlo. Ma servono tempo e pazienza. Quando sarà trascorso del tempo e quando sarà finita la pazienza, il campo dirà se il nuovo discorso tecnico ha preso una strada giusta o sbagliata. Sei partite ufficiali non sono un campione attendibile quasi di niente, se non – forse – l’indicazione di un lavoro che si è concentrato sulla fase difensiva. Alessandro Costacurta a Sky ha spiegato che ogni nuovo allenatore si concentra prima su quella. Quando cambia tutto, le fondamenta della ricostruzione stanno in difesa. Un altro elemento rimosso dal dibattito pubblico sulla Juventus [e sull’Inter] è che la loro stagione è iniziata il 10 luglio in ritiro alla Continassa e il 13 luglio ad Appiano Gentile, ma non finirà prima dell’altro luglio, il prossimo, un anno dopo – un anno intero in campo – con i primi Mondiali per club. Se Motta e Inzaghi non ne tenessero conto, sarebbero degli irresponsabili o degli sprovveduti. Se fossero a punteggio pieno, con pallottolieri di gol segnati, ci staremmo di sicuro chiedendo se per caso, questa partenza troppo veloce, mmm, attenzione, così si rischia di crollare in primavera: un grande classico di quello che un ex calciatore della Nazionale definisce come il mestiere della negatività, l’egemonia nel racconto di cosa non funziona. 

Juve a secco titola per esempio la Gazzetta, pochi tiri e pochi gol

Si discosta dall’interpretazione generale Nicola Balice su La Stampa. Stamattina dice: È vero, la Juve crea poco e segna pochissimo. Nove gol in sei partite non sarebbero nemmeno un dato preoccupante se solo non fossero stati distribuiti in sole tre partite, con i bianconeri che in campionato sono fermi al rigore di Vlahovic a Verona per un digiuno che prosegue ormai da 307 minuti in serie A. Nel frattempo però la Juve concede anche meno e non subisce niente. Zero gol nelle prime cinque giornate sono un dato straordinario, nel vero senso di una parola che evidenzia fenomeni fuori dal comune, specialmente in una fase da lavori in corso. Cominciare con una solidità così evidente rappresenta una base di partenza in grado di concedere un po’ di tempo in più a Thiago Motta per riuscire a plasmare una Juve anche bella e propositiva

Che cosa sta succedendo a Trigoria

    L’ultimo sviluppo è l’Everton comprato dai Friedkin. Luca Valdiserri sul Corriere della sera scrive che nei mesi scorsi molti tifosi della Roma si erano spaventati per un disimpegno dei Friedkin nella Roma, visto che la Premier League garantisce ricavi ben superiori. Oggi i romanisti sarebbero anche felici di una cessione, ma solo al Fondo sovrano saudita. Tanti nomi — molti a caso — sono stati fatti sul nuovo Ceo: da Gandini a Montali, da Boniek a Boban, fino a Malagò. La realtà è che non c’è fretta e che il sostituto sarà individuato probabilmente grazie a Egon Zehnder, società specializzata nella ricerca di dirigenti, cioè «cacciatori di teste».

Anche Repubblica fa il nome di Giovanni Malagò. Fantascienza, ma non c’è dubbio che Malagò — cui il governo impedirà di restare per un altro mandato presidente Coni — il sogno di fare il presidente della Roma nella sua vita lo abbia avuto. Chissà.

Nella sua rubrica sulla prima pagina del Corriere della sera, Massimo Gramellini si dedica alle dimissioni dell’ad Lina Souloukou di domenica scorsa e descrive il calcio come un mondo a parte, il tifo in realtà, più che il calcio. Dice: Se la manager di un’azienda di frigoriferi avesse lasciato l’incarico a causa delle pressioni ricevute dalla mafia, sarebbe diventata un caso politico (almeno spero). E se una ragazzina avesse cambiato scuola per sottrarsi alle provocazioni di una banda di bulli, torme di esperti avrebbero invaso le pagine dei giornali denunciando l’imminente fine del mondo. Invece, quando c’è di mezzo il tifo, scattano le minimizzazioni e i distinguo. La metà di italiani che non è afflitta dal morbo considera l’altra metà una manica di matti e quindi se ne infischia.  La sua conclusione: Non me la prendo con il tifoso della Roma che dice: «Hanno esagerato, però la manager aveva cacciato in malo modo De Rossi». Me la prendo con il tifoso che è in me, perché so che avrei fatto molta più fatica a scrivere questo articolo se a minacciare Souloukou fossero stati gli ultrà della mia squadra del cuore.


LE IMMAGINI DI IDOMENICA E DI ERI.

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IL TELECOSLALOM

LO SPORT OGGI IN TV

LA GUIDA ALLA GIORNATA

RUOTE

8.30  Mondiali di ciclismo: cronometro juniores femminile – su RaiSport , Eurosport1

CONFINI

11.00 Snooker, British Open: secondo turno – su Discovery+.

TENNIS

13.00 ATP Chengdu, finale: Musetti vs Shang – su Sky Sport

13.30  ATP Hangzhou, finale: Cilic vs Zhang –  su Sky Sport

ACQUE

14.00 Vela, Youth America’s Cup: semifinali –  su Sky Sport

PODEMI

15.00  Coppa Italia: Lecce vs Sassuolo – su Canale 20

18.00  Coppa Italia: Cagliari vs Cremonese – su Canale 20

20.45  Serie A: Atalanta vs Como – su DAZN

21.00  Coppa Italia: Torino vs Empoli – su Italia 1 

PALAZZETTI E DINTORNI

18.30  Eurocup: Turk Telekom vs Lietkabelis – su DAZN

19.30 Eurocup: Hamburg vs JL Bourg – su DAZN

20.30  Eurocup: Joventut vs Hapoel Tel-Aviv – su DAZN

21.00  Eurocup: Gran Canaria vs Trento – su Sky Sport e DAZN

EUROGOL

19.00 Liga: Siviglia vs Valladolid – su DAZN

21.00 Liga: Real Madrid vs Alaves – su DAZN


IL LIVE DI SLALOM..


  IL CANALE WHATSAPP

 

Slalom ha un canale Whatsapp, dal quale diffonde qualche aggiornamento quotidiano su temi, discussioni, rubriche pubblicate durante il giorno. Non vi impressionate. È una cosa poco invasiva, riservata, per pochi intimi. Siamo un centinaio, niente di che. Nessuno disturba, non ci sono riunioni di condominio, mai un messaggio prima delle 8.30, mai uno dopo le 20.30.

Chi volesse unirsi, può farlo seguendo questo link

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RASSEGNA..

CHE COSA SI DICE STAMATTINA IN GIRO

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