Forse stiamo andando al Congresso di Vienna e non lo sappiamo, lo capiremo col tempo, e quando lo avremo capito diremo che era già tutto previsto, fin da quando tu ballando. Un anno fa stava cominciando un campionato con lo scudetto cucito sulle maglie del Napoli e gli uomini che le indossavano passavano ancora per infallibili esecutori di meccanismi mandati a memoria, così a memoria da sembrare in grado di poter fare a meno dell’ingegnere che li aveva immaginati, o forse architetto, chi lo sa. Ma sì, uno o l’altro in panchina non cambia, non sono forse i giocatori quelli che vanno in campo?
Prima di cambiare 4 allenatori in 12 mesi, quel Napoli sembrava il soffio più potente di una nuova borghesia in ascesa, una classe media da eccellenza europea, in grado infatti di produrre tre finali in tre Conference League [due la Roma, una la Fiorentina], due finali nelle ultime due Europa League [una Roma e un’Atalanta], un quadro di apparente benessere diffuso, il corollario perfetto a un albo d’oro che presentava all’improvviso quattro nomi diversi in quattro righe fra 2020 e 2023, l’alternanza che era mancata durante il monologo juventino 2012-2020.
Il Bologna qualificato per la Champions dopo sessant’anni è stato il sigillo a tutto questo, l’ultimo sconvolgimento giacobino prima della comparsa sulla scena di sfacciati segnali da ritorno al potere dell’Ancien Régime. Lo scudetto del Napoli aveva messo fine a 21 campionati spartiti fra Inter, Milan e Juventus; ventuno che diventavano ventinove – con l’eccezione dei titoli giubilari delle due romane – risalendo a ritroso fino al ‘92, l’anno di nascita del Neo-Calcio. L’Inter della seconda stella ha già fatto diventare quel campionato di Spalletti un inciso nell’albo d’oro, anche visivamente, anche graficamente. Le prime tre di un anno fa sono Le Tre d’Italia: non succedeva dal 2009. L’allenatore di quel Bologna e l’artefice di quell’Atalanta sono passati fra le schiere dell’Assolutismo. Il 79% di possibilità di conferma che Opta Predictor attribuisce a Simone Inzaghi in questa vigilia assomiglia molto a una convocazione presso il castello di Schönbrunn.
È buffo che la migliore squadra italiana alla Borsa europea sia decisamente un’altra, la Roma quinta nella classifica quinquennale per club, nonostante non arrivi fra le prime-4 in serie A dal 2018 [Inter ottava, Atalanta 20esima, Milan 21esimo, Juventus 22esima, Napoli 24esimo, Lazio32esima]: ma ingannevole è il ranking più di ogni cosa, ha altri criteri, come sappiamo per l’Italia incoronata prima nazione del 2024 nonostante l’uscita precoce dalla scorsa Champions e una Nazionale fuori agli ottavi agli Europei.
Paolo Tomaselli apre il cofano dell’Inter, getta uno sguardo dentro i meccanismi e sul Corriere della sera spiega: “Lo stesso allenatore da quattro stagioni, gli stessi giocatori che hanno conquistato la seconda stella con modalità molto vicine alla leggenda: il grande vantaggio dell’Inter è quello della continuità e va sfruttato qui e adesso, con le avversarie ancora in costruzione”.
Quel 79% di conferma secondo Opta è costruito su codesto schema, ma quel che c’è per l’Inter oltre la linea dell’orizzonte resta un mistero. Come ricorda Tomaselli siamo nel primo campionato della gestione Oaktree, proprietario chissà fino a quando e per vendere poi a chi. “Per dire: i due rinforzi chiave della nuova stagione – spiega Tomaselli – Taremi e Zielinski (oggi out come De Vrij per infortunio), sono arrivati a parametro zero e considerata l’età matura non è detto che sarebbero stati presi in considerazione anche dalla nuova gestione del fondo americano, che punta su prospetti giovani, che aumentino il loro valore nel tempo. Il modello è Bisseck, acquistato per 7 milioni (in 3 rate) e dalla valutazione sempre in crescita, come le prestazioni”
Paolo Condò su Repubblica fa notare che prima della chiusura del mercato, prima di avere squadre definitive, ci sarà tempo per tre giornate. Ma è con le squadre provvisorie che si scrive una parte dei verdetti. Leggiamo: “L’anno scorso la Roma raccolse un solo punto, e le sue ambizioni erano finite prima di cominciare. Il Lecce ne fece 7, e senza quella dote iniziale sarebbe finito in Serie B. La classifica diceva Inter e Milan appaiate a quota 9, Juve dietro a 7: le stesse prime tre di maggio. Per cui, occhio: agosto sa essere molto indicativo”. Condò sottolinea nel suo pezzo tutte le novità e le zone d’ombra e di mistero che ciascuna squadra si porta dietro al via, mentre parla di campionato misterioso e orgoglioso Luigi Garlando sulla Gazzetta: “Misterioso perché ben 13 squadre su 20 hanno cambiato allenatore, una rivoluzione, non sappiamo cosa ci aspetta, e anche perché bisognerà scoprire l’impatto della nuova Champions, ancora più invasiva. Orgoglioso perché nella testa della gente è rimasto il senso di impotenza lasciato dalla Nazionale nel suo sciagurato Europeo, specie l’ultima partita con la Svizzera, persa senza alibi e senza cuore”.
L’ipotesi del ritorno dell’Ancien Régime è chiara anche dal titolo della Gazzetta [“Milano parte in testa”] e dalle previsioni di Garlando: “Quale sarà la squadra anti-Inter? Un nome solo. Il Milan. Perché ha trattenuto i più forti e ha riempito le caselle che mancavano. Ogni estate gocciolava via una stella: Donnarumma, Kessie, Tonali… E’ stato chiuso il rubinetto ed è arrivato ciò che non ha avuto Pioli: terzino destro (Emerson Royal), centrale difensivo (Pavlovic) scoglio in mediana (Fofana), centravanti di spessore internazionale (Morata). Dopo un anno di rodaggio, sta sbocciando Chukwueze. Buone le alternative di panca. Se Leao, prossimo papà, farà finalmente il salto di qualità (concretezza, continuità), l’ipotesi seconda stella diventerà credibile”.
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, titola il suo commento “Ricomincio da stress” e parla di partenza di un campionato mai visto. In che senso? Gonzalez, Koopmeiners, Fofana, Gudmundsson, Dia e altri giocatori decisivi – dice – non si sono ancora allenati con i rispettivi compagni. Parla di Juve e Napoli come di casi emblematici di “un’estate scombinata”, con squadre ancora incomplete, 8 delle quali impegnate in Europa, “un calendario talmente folle da azzerare qualsiasi certezza, precedente e luogo comune”. Scrive: “Quello che sta accadendo al Napoli è paradossale: non riesce a vendere il suo campione da 130 milioni e si ritrova senza centravanti titolare. Conte per ora abbozza: fino a quando? È vero che al momento della firma del contratto sapeva quali erano i passaggi principali della campagna acquisti, mai si sarebbe aspettato tuttavia di ritrovarsi dopo ferragosto senza un ruolo fondamentale”