Tappa-4, il Tour 2024 torna sul Galibier

LA TAPPA DI OGGI 

PINEROLO-VALLOIRE

Tour de France 2024 stage four profile

I transalpini sono loro, ma per loro siamo noi. Passiamo le Alpi, andiamo a vedere cosa accade di là, oltre questo confine naturale che unisce e separa. Una tappa di montagna in piena regola così presto è un’altra stranezza di questo Tour partito per la prima volta dall’Italia e per la prima volta con il suo traguardo finale distante da Parigi, a Nizza, che è quasi come tornare da quest’altra parte e chiudere un cerchio. La strada oggi sale perfino prima della partenza ufficiale al Sestrière, la discesa di 11 km porterà il gruppo ai piedi della salita successiva, il Monginevro, 8,3 km con una pendenza media del 5,9%, e finalmente sarà addio ai monti d’Italia, finalmente sarà la France. E sarà Col du Galibier, una delle salite più frequentate dal Tour, 23 km che fanno bruciare le gambe – dice la rivista Rouleur – anche con quella pendenza media apparentemente modesta del 5,1%. 

Di solito – sottolinea Stephen Puddicombe – viene messo all’inizio di una tappa per logorare le gambe prima di un arrivo su una vetta più breve, ma nell’era moderna della guida aggressiva non ha scoraggiato gli attacchi da lontano, come nel 2022, quando Tadej Pogačar si è scambiato colpi emozionanti con Jonas Vingegaard e Primož Roglič. Nelle poche occasioni in cui come oggi è la salita finale, sono successi scatafasci e scenufregi, tipo nel 2011 – quando Cadel Evans rispose a un attacco di Andy Schleck. Però boh, chi lo sa se davvero saranno fuochi d’artificio alla tappa-4 o se tutti correranno in modo conservativo. Certo, a Vingegaard conviene. Ogni giorno in più che passa, per lui è un’occasione di recupero. 

Anche se la tappa non finirà proprio in cima al Galibier come nel 2011, la discesa di 19 km dalla vetta fino al traguardo di Valloire è abbastanza veloce da non neutralizzare gli attaccanti, sostiene Rouleur nella sua quotidiana previsione. Lo stesso traguardo è stato utilizzato nel 2019, vinse Nairo Quintana, Egan Bernal fece la sua prima grande mossa per la maglia gialla, Julian Alaphilippe era caduto e fece la discesa come un matto per tenersi la maglia gialla almeno un altro giorno.  La differenza principale è che allora eravamo a soli tre giorni da Parigi.  Mura scrisse: La strada non sempre va a braccetto con l’aria, cioè con le attese. Sul gruppo pesa una stanchezza enorme, e non è così strano che i pezzi grossi abbiano aspettato gli ultimi km del Galibier per sfoderare le spade.

Rouleur si domanda se Pogačar punterà a sfruttare al massimo la prima tappa di montagna e i bonus in palio.  Jonas Vingegaard  sta già abbastanza bene. È stato l’unico a resistere allo sloveno al primo vero attacco del Tour. Con una lunga discesa verso il traguardo – leggiamo – un corridore che potrebbe aver cerchiato questa tappa è Tom Pidcock, un demoniaco interprete delle strade all’ingiù ma anche un discreto arrampicatore. Se i favoriti per la classifica generale sceglieranno di lasciar andare una fuga, ci aspettiamo di vedere scalatori come Derek Gee, Pello Bilbao, Stevie Williams e Lenny Martinez. Ma Rouleur oggi punta su Pidcock. Andiamo a vedere. 

LA CORSA PRIMA DELLA CORSA

IL GALIBIER 

  Il Galibier ha la pienezza del monte. Un enorme taglio di roccia color rosa-arancio precede uno slargo. Le pareti si sbriciolano in ghiaioni. L’aria è vibrata. Tra il verde-giallo dei prati e la roccia, una fascia di abeti, infine il muro, l’impennata [di MARIO FOSSATI]

LE STRADE DEL TOUR

MONGINEVRO

KM 71   “Il Tour torna in patria e lascia al di qua delle Alpi una scia delicatamente nostalgica, paragonabile a quella che coglie l’avvocato protagonista della poesia “Le due strade”, del torinese Guido Gozzano, allorché la sua passeggiata in compagnia di un’attempata signora viene interrotta dalla discesa da un pendio di una giovane ciclista, una ragazza «dolce sorridente» in sella a una bicicletta «accesa d’un gran mazzo di rose», emblema della gioventù e di una vita esuberante, contrapposta a quella impostata e carica di doveri della coppia di protagonisti. La giovinetta si ferma, conversa brevemente con la signora, poi riparte. Al termine del fugace incontro, l’avvocato, alter ego del poeta, indugia nella descrizione della sfuggente fanciulla mentre lei con un balzo monta sulla bici e vola via con un fruscio improvviso, «come seguita a lato / da un non so che d’alato»[di LEONARDO PICCIONE dalla newsletter di Bidon magazine – ci si iscrive QUI]

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