La lingua di Spalletti e la ricetta per friggerlo meglio

    Mentre il c.t. frigge il pesce con l’acqua, Casa Italia frigge il suo cittì. Lo scudetto di Napoli aveva sottratto Luciano Spalletti alla narrazione dominante. Un imprendibile, un ingestibile, detto fuor da’ denti alla toscana: un mezzo matto. Lo scudetto di Napoli gli aveva dato l’immagine dell’uomo che ha finalmente trovato l’ordine nel caos, in una città che si diverte a rappresentarsi così, a dirsi così somigliante all’evidente tramestio intimo del cittì. Quello scudetto è lontano. Per Napoli e per Spalletti, al quale tocca confrontarsi di nuovo con i ritratti che da Roma e Milano ripercorrono le tinte usate nei giorni in cui era di casa là, il nemico che voleva far smettere Totti, il nemico che cercava le talpe alla Pinetina, tutti aneddoti che Andrea Ramazzotti mette in fila sulal Gazzetta. 

| Luigi Garlando, sempre sulla Gazzetta, riporta allora alla luce la maschera pirandelliana dell’uomo che è uno, nessuno e centomila, anche se nel titolo viene promosso [o ridotto] in uno cento, mille Spalletti. Garlando scrive: Non c’è una grande di questo Europeo di cui non si sappia in anticipo come giocherà. Siamo i soli a non avere un’identità solida e certificata. L’imprevedibilità è un’arma, certo, cambiamo come i camaleonti, sgusciamo come le anguille. Però avere un’idea di gioco fissa, sacra e intangibile, è anche simbolo di nobiltà e dà certezze a chi la pratica. Per ora, abbiamo una Nazionale pirandelliana. Così è, se vi pare.

| Lucio e ombre, titola il Corriere della sera, spiegando che il ct è nervoso alla meta degli ottavi, Spalletti pensa ci sia una talpa che porta all’esterno patti e segreti. Alessandro Bocci ha raccontato che il battibecco con l’inviato di una radio nazionale, davanti agli occhi dei federali, guidati dal presidente Gravina, ancora felice per il pareggio-qualificazione e lo scampato pericolo, ha aumentato la tensione nella pancia dello stadio di Lipsia. La segretezza – si legge – ossessiona il tecnico azzurro. Luciano è maniaco del controllo e della riservatezza. Pensa che qualcuno lo tradisca e che venga messa in dubbio la sua autorevolezza davanti al gruppo. Gravina è intervenuto con l’arte della diplomazia.

| Repubblica sintetizza la faccenda con un gioco di parole geniale nel titolo d’apertura: Spalletti western mentre Fabrizio Roncone, ancora sul Corriere della sera, scrive che il cittì comincia a immaginare, o temere, spifferi malvagi nel suo spogliatoio e nei corridoi vicini, dove potrebbe aggirarsi qualche perfido «topino» parlante, come li chiamava ai tempi di Trigoria, a Roma. È certo che il cittì, consapevole di alcuni anfratti del suo carattere, si sia subito pentito di quella reazione. Comprende che non è il momento di farsi venire sindromi da assedio, e che simili debolezze potrebbero risultare fatali. E poi ha visto, ha vissuto troppo calcio, e sa bene che non esiste quel mondo fantastico in cui un allenatore della Nazionale può lavorare in santa pace, e cambiare idea, e magari cambiarla ancora, senza che voli una foglia di curiosità. Adesso, per dire, ci chiediamo: Zaccagni lo rimetterà in panchina, contro la Svizzera? E Jorginho: lo toglie o no? Occhi curiosi osservano gli allenamenti nascosti nel bosco. E non sono topini, mister, ma cronisti.

| Alessandro Bocci sul Corriere della sera spiega che abbiamo un’anima, ma non l’identità. Spalletti la cerca, senza trovarla: ha tentato la via del gioco, attraverso il dominio e il possesso, poi quella della resilienza. Le critiche lo hanno infastidito, si sente sotto assedio, mentre Marco Tardelli su la Stampa scrive che contro la Croazia Spalletti ha preferito proteggere la squadra che in questo momento sembrava in sofferenza in alcune zone del campo. Coperte le fasce si è vista una Nazionale più solida ma non più bella nonostante un attaccante in più. Personalmente – aggiunge – Scamacca lo avrei tenuto dentro sin dall’inizio, credo che stia crescendo e sicuramente con la Spagna non è stato aiutato in modo adeguato. Ma Luciano Spalletti ha la possibilità di valutare gli altri giocatori ogni giorno di conseguenza avrà studiato attentamente la propria scelta.

| Oltre che studiare gli avversari, ancora Garlando sulla Gazzetta, nella pagina delle opinioni, aggiunge che Spalletti farebbe pure bene a studiare i propri comportamenti. Dice che nella fase calda del torneo, dovrà essere il miglior marcatore di se stesso, perché sclerate tipo quella di Lipsia caricano di tensione tutto l’ambiente. La dignitosa compostezza di Bearzot, quando lo massacravano e in Parlamento gli davano del ladro, è un ottimo punto di riferimento.

In realtà Bearzot in aeroporto prese a schiaffi una ragazza che gli rimproverava di non aver chiamato Beccalossi, ma non importa. 

|   Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio, stamattina scrive nel suo commento che c’’è chi ama sottolineare ripetutamente un aspetto del carattere di Luciano che non è mai riuscito a correggere e non vedo come possa farlo a 65 anni e perché dovrebbe: vede le ombre anche dove non ci sono, ha una spiccata propensione al controllo di uomini, situazioni, ambiente. Lui ti porta davanti alla sua natura in tutta la sua nudità. Spalletti è così da sempre, è ancora quello dei topini, dei cecchini su Trigoria, dei riportini e dei biscugini. È il veleno che confessa di iniettarsi. Spalletti sembra talvolta delirante, invece è genuino, logico, perfino elementare: è l’originale. Quando si decide di prendere il pacco Luciano bisogna riuscire ad accollarselo per intero. Tenendo tutto il buono, che è tanto, ma anche il meno buono

  DIZIONARIO SPALLETTI-ITALIANO, ITALIANO-SPALLETTI

Quando arrivò il Rocci, in giro non c’era niente di simile. Sbaragliò la flebile concorrenza e dopo oltre 80 anni è ancora qua. Quando è arrivato lo Spalletti, gli altri dizionari italiano-calcio, calcio-italiano sono andati in crisi. Solo che la lingua del c.t. non piace a tutti.

| Aldo Grasso scrive sul Corriere della sera che l’Italia gioca esattamente come parla Luciano Spalletti. Spalletti ha preso la guida della Nazionale con lo spirito non di chi deve selezionare i migliori del nostro campionato ma di chi vuole cambiare il mondo, di chi si appresta a una rivoluzione culturale. il linguaggio di Spalletti è un po’ oracolare, tendente al mistico, come se le sue indicazioni fossero frammenti di una catechesi: gioco perimetrale, ricomposizione tattica, uscire di prigione (l’angolo del campo dove non si può uscire giocando la palla), i mitici numeri dieci, missionari del bel gioco… Ma l’aspetto più bizzarro, quello che fa dire alla direttrice d’orchestra Speranza Scappucci: «Ma sono solo io che non capisco Spalletti?», è il vizio di tutte le persone di una certa età (stavo per scrivere «boomer», ma mi sono fermato in tempo) di esprimersi in maniera più «moderna», stile social.

| Giorgio Burreddu su Domani dice che Spalletti ha sempre usato un vocabolario tutto suo. Metaforico, testosteronico, qualche volta metallico, se prendiamo in considerazione la resistenza dei concetti nel tempo. Come quando sfoggiò lei, la madre di tutte le iperboli: «Uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli». È il suo ipse dixit. Però lo disse prima Shakespeare. La lingua del ct è multiforme, cangia (direbbe Corrado Augias) a seconda dell’attimo e del dibattito. All’Inter usava massime da biscotto della fortuna.  A Napoli si fece pop:  Sulla panchina della Nazionale ha ritrovato un po’ di sana nostalgia, quella dei grandi narratori:  Verba volant, Lucio manent.

TITOLI AZZURRI     

▥   Corriere della sera: Rigori e paratone. Donnarumma, il Muro per Berlino della Nazionale – La forza mentale e l’importanza di Buffon ➔  Paolo Tomaselli ha scritto: La galleria delle parate di Gigio è da museo delle belle arti: il pezzo forte è probabilmente quella su Fabian Ruiz nel primo tempo contro la Spagna, una sala decisamente affollata di capolavori, comprese le parate nel finale su Perez. Sull’ideale podio dei portieri in questa prima fase a gironi, l’azzurro è senza dubbio sul gradino più alto, dal quale guarda l’esplosivo milanista Maignan e lo statuario georgiano del Valencia Mamardashvili

▥   Repubblica: Il fenomeno Calafiori, un giocatore mai visto. Bocciato da Mourinho, ora è l’uomo mercato” –  L’infortunio a 16 anni l’errore della Roma che lo ha svenduto per 2,5 milioni al Basilea Ha esordito in azzurro solo tre settimane fa ora il guaio è sostituirlo. ➔  Matteo Pinci ha scritto: Nessuno oggi è come lui. E chi lo avrebbe mai detto, quando — ed era ieri — non lo chiamavano nemmeno nell’Under 21, o se andava faceva la riserva di calciatori oggi finiti in Serie B.

▥   La Stampa: Gioiello Azzurro“ – L’amore di Benedetta, i tatuaggi, la paura di smettere a 16 anni Nel mondo di Calafiori, il difensore che ha conquistato l’Italia ➔  Antonio Barillà ha scritto: Hanno un tatuaggio comune, su un dito: “Koi no Yokan”, premonizione d’amore, in giapponese riassume la sensazione che una persona incontrata è per sempre. Le decorazioni sulla pelle, al centrale azzurro, piacciono: cominciò con il Colosseo sull’avambraccio destro, il legame con Roma, la sua città, addosso, e ha anche un teschio circondato di fiamme sulla spalla destra

▥   La Gazzetta dello sport: Italia, ti serve Fede. Contro la Svizzera velocità e coraggio. Chiesa uomo chiave➔  Fabio Capello ha scritto: Questa Nazionale ha bisogno di lui e della sua capacità di far saltare il banco e le difese a suon di percussioni, dribbling, giocate estemporanee. Servirà più velocità contro la Svizzera, finora siamo apparsi troppo lenti con la palla. Le maggiori responsabilità vanno attribuite alla nostra Serie A. In campionato assistiamo a troppi passaggi orizzontali inutili che finiscono per rallentare il gioco e abbassare il ritmo. Per non parlare dei tuffi e delle perdite di tempo.

  ANTAGONISTI

AH, MA PURE LA SVIZZERA TEME LE SPIE

Corriere della sera: La Svizzera ha il cuore bolognese e il chiodo fisso della sicurezza – Tre giocatori di Thiago Motta titolari per il c.t. Yakin che vive con l’incubo delle spie. Carlos Passerini racconta: Accanto allo stadio più vecchio di Germania sorge la Swr Television Tower, una torre alta oltre duecento metri dove chiunque può salire per vedere il panorama di Stoccarda, ma anche il campo d’allenamento. Un’eventualità che gli ha tolto il sonno. Anche perché nei giorni scorsi nel cielo sopra il centro sportivo svolazzava un drone misterioso, poi sparito. È dovuta intervenire anche la polizia. Succede, quando inizi a fare paura.

I TRUCCHI DI SOMMER

Corriere della sera: La valigia del mago Sommer. Dal punch ball ai pupazzi, la porta protetta come un ring” –  I trucchi del portiere dell’Inter che ha ipnotizzato Jorginho. Paolo Tomaselli racconta: Come sempre ha fatto lungo tutta la sua carriera cerca nuove metodologie — compreso il ricorso a uno storico mental coach e anche alla meditazione quotidiana — per rimanere ad alto livello in un calcio sempre più fisico e muscolare, dove i suoi 183 centimetri in area di rigore rischiano di essere sovrastati dagli avversari. Questo spiega l’uso dei pupazzi, che fanno da blocco in area, contro cui confrontarsi in uscita. E anche dei mini punching ball, introdotti da Foletti — amico del collega Spinelli dell’Inter, ex preparatore di Donnarumma al Psg e di Courtois al Chelsea — : lo strumento è molto utilizzato nel futsal come blocco dinamico per allenare le uscite, dato che nel calcio a 5 l’uno contro uno è frequentissimo. Avere un riferimento preciso dentro l’area aiuta Sommer e i colleghi a mantenere la postura giusta, con le spalle in avanti per chiudere lo specchio con l’uscita a croce. Ad attirare l’attenzione poi ci sono sempre gli occhiali scuri high tech, che allenano la visione e la reattività del cervello.

La Gazzetta dello sport: Svizzera spavalda“ – Yakin all’attacco. Non vediamo l’ora, noi senza paura – Filippo Maria Ricci ha scritto: Effettivamente la Svizzera è ancora imbattuta e, pur procedendo ad alti e bassi (vittoria con l’Ungheria, pari con Scozia e Germania), ha mostrato le sue consuete armi: solidità, decisione e spirito di gruppo.

 

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