Le opinioni sull’esonero di Allegri

Se Massimiliano Allegri ha diviso fin qui, se intorno a lui si sono creati due partiti altrettanti ideologici, perché dovrebbe allora smettere di spaccare proprio adesso che ha spaccato tutto? Chi vuol continuare a stare dalla sua parte, trova argomenti e distinguo per farlo. Chi vuole scavare un solco ancora più profondo, trova la pala giusta e il terreno adatto.

Sono ore in cui abbondano le ricostruzioni a proposito di spaccature interne, veleni, chiamiamoli come vogliamo, sono tutte solide, sono tutte perentorie, tutte però fin qui taciute. 

Andrea Di Caro sulla Gazzetta parla di sfogo esasperato e inaccettabile” di Allegri e scrive che la stagione è stata certamente ricca di tensioni, incomprensioni, recriminazioni, battaglie interne. Il feeling con Giuntoli, chiamato quest’anno proprio a programmare il post Allegri, non è scattato. Max lo ha percepito subito come colui che stava preparando la sua successione. E forse nei periodi più difficili di un girone di ritorno orribile, ha pensato che dietro tante critiche sui media e sui social ci fosse anche la sponda della società”

Non è bello leggere su un giornale che una simile ipotesi sia possibile: partorire critiche con la sponda di una società, deve trattarsi di un equivoco. La Gazzetta dice che Allegri resterà sempre nella storia bianconera, peccato abbia rovinato così il finale. Di Caro rivela pure che ci sarebbe stata anche una via di mezzo, quella proposta ieri dalla società, ma rifiutata da Allegri: dimissioni del tecnico con accordo economico tra le parti e una uscita meno traumatica. Niente da fare: Allegri pretende tutti i 12,8 milioni lordi che gli spettano. Ed è scattato l’esonero immediato. C’eravamo tanto amati

 

| Dinanzi al comunicato del club che parla di distonia tra il comportamento di Allegri e i valori del club, Daniele Dallera sul Corriere della sera commenta: “Pem, Pem, Pem: accusa pesante nel comunicato della società bianconera che avrà valutato e pesato ogni parola. Ma Allegri è stato pesante o no? Dallera dice che non si fa. Punto. Ma non esageriamo. Allegri è un vincente, nello sport conta soprattutto questo. E ora che lo esonerano ha portato la Juve, nonostante il fuoco amico, in Champions e ha vinto la Coppa Italia. Se non si chiamano valori questi…. (100 milioni per Champions, Mondiale di club e Supercoppa)

| Monica Colombo, sempre sul Corriere, vuole ricordarlo così, come si presenta al primo incontro, stiloso, elegante e seduttore”, mentre Paolo Tomaselli ripercorre alcuni passaggi chiave della convivenza recente: I guai finanziari e giudiziari di Madama, il cambio della dirigenza (Max tornò dopo il defenestramento di Paratici) e la penalizzazione dello scorso anno, rendono la Juve una squadra fragile, con un passato recente irripetibile e con problemi extralarge. Il risultato sul campo è fatto di tre anni di partite brutte, sofferte, anche con le provinciali. E di zero titoli, fino a mercoledì: Allegri ha le sue colpe, specie su alcune scelte come il ritorno di Pogba, ma è il parafulmine nella tempesta. Rimosso lui, restano tanti nodi, anche se l’orizzonte è meno fosco di quando è tornato Max.

| Marco Tardelli dice la sua, a lui sì che la sfuriata pare esagerata. «Ma lo capisco. Ha ingoiato tanti bocconi amari in questi tre anni, gli ultimi due soprattutto, che conquistata la Coppa Italia, è bastato un niente per farlo sbottare. Negli ultimi mesi ha cercato di essere composto, ha sopportato di essere stato depotenziato e alla fine non ha retto. È umano, sa? Non meritava di essere trattato così dalla società, l’esonero è una brutta cosa per uno che ha dato tanto al club». Gli imputa solo una cosa – dice. Esserci cascato. Aver offerto il pretesto per farsi cacciare. 

Il futuro

Se in giro ci fosse un bravo stand-up comedian, o se Gene Gnocchi ne avesse voglia, ci sarebbe materia nel comunicato della Juventus per divertirsi con l’accostamento tra il passaggio sui valori della società e il nome di Paolo Montero, il calciatore con il record di espulsioni di tutti i tempi, 16 cartellini rossi, un pugno a Di Biagio che gli valse 20 giorni di squalifica, il Messaggero lo definisce un evento piuttosto spiacevole, in effetti. Certamente più spiacevole che fare il matto, togliersi la giacca e urlare qualcosa a un arbitro. 

Comunque sia Montero resta un traghettatore. È bizzarro come nel calcio il termine sia associato a un momento sì di passaggio, ma di sollievo, una parentesi tra un periodo buio e un futuro nel quale può trovare di nuovo posto la luce dell’ottimismo. Il Caronte era invece uno schiavo incaricato di accertarsi della morte di un gladiatore sconfitto in battaglia. Aveva il compito di infliggere colpo di grazia, nel caso fosse ancora in vita.

 

Montero traghetterà la Juventus dalla buoanotte di Allegri al buondì di Motta [bella battuta]. Massimiliano Nerozzi dice che dovrà essere compositore e direttore; scelto con l’idea di esplorare un futuro diverso. Sapendo che la storia della Juve, e della città, somigliano più al pragmatismo radicale di Allegri, che alle geometrie estetiche di Sarri, o ai progetti ambiziosi di Pirlo. L’allenatore italo-brasiliano potrebbe essere l’uno e gli altri, tradizione e innovazione”

 

| Paolo Condò su Repubblica fa notare che in queste ore si sovrappongono le immagini di Massimiliano Allegri che dà di matto nella baraonda dell’Olimpico e quelle di Jurgen Klopp che saluta i dipendenti del Liverpool (impiegati, magazzinieri, autisti) ordinatamente seduti in tribuna ad Anfield. Sono i racconti di due lunghi addii

Condò rimprovera all’ex allenatore della Juventus di essere tornato. L’ha fatto perché l’esonero a favore di Sarri l’aveva letteralmente offeso, e la smania di prendersi una rivincita gli ha impedito di fare un passo avanti (quando quel passo sarebbe stato il Real Madrid). Ha preferito farlo indietro anche perché Andrea Agnelli gli ha garantito un ricchissimo quadriennale, e questo è stato il grave errore dell’ex-presidente. Certo, in quel momento non presagiva la tempesta giudiziaria che l’avrebbe travolto: ma nel calcio 4 anni di contratto tutti assieme sono un’era geologica che nel 90% dei casi porta dei guai. Come è stato. Allegri ha perso Agnelli dopo un anno e mezzo del quadriennio previsto, e la brillante gestione della primavera processuale — con gli annessi e connessi sportivi — non è bastata a garantirgli i poteri da manager all’inglese cui aspirava. La nuova dirigenza ha preferito puntare su Cristiano Giuntoli, pensando che i due fossero compatibili. Senza sapere che il ds considera Allegri un pezzo da museo, mentre il tecnico ritiene Giuntoli un Forrest Gump capitato lì per caso. Il tempo dirà se uno dei due abbia ragione, o se entrambi abbiano esagerato nella loro idiosincrasia. Non ci sono sorrisi né gesti d’amore in questo addio. Ma sono necessari gli avvocati?

 

| Ivan Zazzaroni sul Corriere dello sport-stadio spende parole da pontiere: Sospendendo Allegri, la società ha voluto tutelare la propria immagine e i propri interessi. E conoscendo uno dei massimi dirigenti, non credo che c’entrino i soldi: il calcio è una bugia e un brutto mondo, ha un linguaggio e modi poco tollerabili da chi non lo frequenta abitualmente. Certo, la non compatibilità con i valori della Juve e i comportamenti di chi la rappresenta risulta paradossale se riferita a chi in otto anni ha portato cinque scudetti, altrettante coppe Italia, due finali di Champions e due Supercoppe Italia. Ma questa è un’altra Juve e va considerata e rispettata la linea del taglio col passato

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