Allegri è più Allegri di prima: il 20% delle sue partite finisce 1-0 – Il Barnum del campionato con Calhanoglu, Ranieri, Mourinho, Colombo, Garcia, Haavi

Se questo sequel chiamato Allegri-2 avesse un sottotitolo, probabilmente sarebbe: la vendetta. La Juventus salutò il suo Max nel 2019 perché le vittorie avevano fatto felici i tifosi, ma lo spettacolo non aveva portato clienti. È la biforcazione su cui si regge il calcio contemporaneo. Bisogna dare a Jorge Valdano il merito di averla individuata con più chiarezza di chiunque altro. A un club d’élite oggi servono gli uni e gli altri, gli amici vicini e lontani, quelli che vengono allo stadio e non avranno altro dio all’infuori di te, gli altri che invece seguono da un continente diverso, comprano la tua maglia, ma domani chissà, potrebbero preferire qualcun altro. Per i primi vincere è la sola cosa che conta, gli altri vogliono scoprirti sexy.

Sono passati già sette anni da quando Valdano disse: «Se vuoi attrarre i nuovi mercati forti – Usa e Cina – devi saperli affascinare. O con gli eroi: Messi e Ronaldo; oppure col bel gioco: Pep Guardiola. Due anni fa il Bayern ci diede una lezione. Aveva vinto sei titoli ma cambiò allenatore. Mise sotto contratto un’idea. Se sei un tifoso cinese e la domenica hai davanti a te quattro televisori, in cui giocano lo United, la Juve, il Real, il Bayern: cosa scegli? Se cerchi le emozioni, guardi gli ultimi 5 minuti di una partita bloccata. Se cerchi l’allegria, guardi chi ti fa felice col pallone. Ed è là che va a finire il denaro. Il denaro non è stupido. Dybala è un invito al calcio. Se gioca lui, guardo la Juve. Se lui non gioca, ci sono più probabilità ch’io faccia altro».

 

Dybala è nel frattempo altrove e non è più lo stesso giocatore del 2016. Sulla panchina della Juventus c’è di nuovo Allegri e lo stile non è mutato. Anzi. Allegri-2 può dirsi la vendetta perché Max pare eccitato dalla prospettiva di riprendersi quel che gli era stato tolto restando uguale a prima, uguale a sempre, incassando il ripensamento altrui senza ripensarsi da sé. Eppure i calciatori son cambiati, poteva essere cambiata anche la maniera migliore di metterli nelle condizioni di eccellere. Gli 1-0 di Allegri – per semplificare – non solo resistono, ma aumentano. Nelle prime cinque stagioni in panchina, fra 2014 e 2019, ne aveva messi insieme: sei, sei, cinque, sette e cinque. Il risultato con cui aveva chiuso il 15 percento delle sue partite. Da quando è tornato, gli 1-0 in casa e fuori sono stati subito quattro, nove un anno fa e già quattro adesso, neppure a metà cammino, dopo l’ultimo di ieri a Firenze. Il 20 per cento delle partite.

 

Dopo la versione un tiro-un gol del Franchi, Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio ha scritto che la partita è stata un classico del repertorio bianconero di questa e di altre stagioni e un classico anche per i viola. Palla alla Fiorentina, campo alla Juve. Già alla fine del primo tempo i viola avevano raggiunto il 73 per cento di possesso palla e concluso 12 volte, ma l’unica volta che al tiro è arrivata la Juve, ha segnato. L’azione è stata un insieme di errori della difesa viola, uniti all’intuizione di Allegri che qualche minuto prima aveva invertito le posizione delle due mezze ali, spostando Rabiot sul centrodestra per sottrarlo alla marcatura fisica di Mandragora e dirottarlo su Arthur, meno severo nel controllo dell’avversario

Guido Vaciago scrive su Tuttosport da Torino, non deve occuparsi di clienti, ma di tifosi, per cui trova che la Juventus sia stata bella no. Però dura, compatta, feroce, intelligente. Nella sequenza di uno a zero che sta fissando in classifica il secondo posto della Juventus, c’è un crescendo di convinzione, presa di coscienza e consolidamento delle ambizioni del gruppo e del suo allenatore

Paolo Condò su Repubblica stamattina dice che la Juve ha brevettato un muro difensivo invalicabile: un gol lo trova sempre — ha i solisti per farlo — poi ieri ha chiuso la Fiorentina nella sua metà campo (la sua della Juve) togliendo ai pesci viola l’acqua in cui nuotare. Basterà per competere con l’Inter? Forse no, e non sempre rinuncerà in modo così scientifico, ma intanto tutte le altre viaggiano ben lontane. E questo per Allegri è già un risultato.

Sempre su Repubblica, Emanuele Gamba ha fatto notare che con otto giocatori in area e due al limite, i bianconeri hanno organizzato una difesa di puro presidio. Non hanno fatto passare un pallone basso e men che meno alto, obbligando i viola a una ripetitività che alla fine ha fatto il gioco bianconero. Certo, la Juve è stata protetta dagli dèi del calcio perché quando passi il 90% del tempo nella tua metà campo (dato ufficiale Lega Serie A) può capitare che ti tradisca un rimpallo, un rimbalzo strano, una deviazione imprevista, insomma una cosa tipo quella che aveva permesso ai bianconeri di battere il Verona al 97’

La Gazzetta dello sport è decisamente più severa. Sebastiano Vernazza scrive nella sua cronacca che la qualità del calcio della Juve appare inversamente proporzionale alla bellezza della sua classifica. La partita di Firenze ha sublimato il risultatismo di Allegri, la Juve non ha fatto altro che difendersi. Pallone d’epoca, da nostalgia canaglia. I tre difensori centrali hanno rimbalzato tutto e tutti. Gatti, Bremer e Rugani: dalla BBC di qualche anno fa alla GBR di ieri sera, diversi acronimi, analoghi esiti

Il giudizio di Luigi Garlando nella pagina dei commenti non lascia spazio a equivoci: La Juve, perfetta nell’organizzazione difensiva – scrive – ha rinunciato completamente a giocare. Allegri non ha schierato un pullman davanti alla porta di Szczesny, ci ha messo anche i furgoni dei magazzinieri. Il Lecce all’Olimpico, al confronto, sembrava il Milan di Sacchi. Ci sono dati che, solo a snocciolarli, imbarazzano. Uno soprattutto, al di là del possesso palla costantemente sotto il 30%, fotografa bene il match: 50 cross subiti e 5 fatti. La Juve è stata presa a pallate nella sua tana. È stato anche il limite dell’ottima Viola che non ha un Batistuta in mezzo, né un sosia credibile. Ad ogni cross che partiva, i giganti della difesa bianconera, sorridevano grati. Naturalmente, alla fine, Allegri aveva il sorriso di un bambino la mattina di Natale: l’apoteosi del corto muso.  Ma davvero non si può vincere in un altro modo? Davvero è necessario tenere fuori Vlahovic e togliere Chiesa dopo averlo intristito in lunghe attese senza palla? Davvero chi ama da sempre la Juve si accontenta delle classifica e non prova imbarazzo davanti a una Signora così sottomessa e lontana dall’autorevolezza della sua storia?

I tifosi hanno una risposta sola. Ma è il ruolo dei clienti che prima o poi tornerà a pesare. 

 

IL MAGO Calhanoglu

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera celebra Full Metal Calha, il turco nel quale l’Inter di Simone Inzaghi sta scoprendo il pugno di ferro del mediano dentro il guanto del trequartista. In entrambi i casi – scrive Tomaselli – , il turco si sta rivelando spietato e decisivo. Tredici mesi fa è stato reinventato come regista da Inzaghi per l’infortunio di Brozovic: già dal debutto, con il gol decisivo che stese il Barcellona a San Siro, si era intuito che la mossa avrebbe funzionato e il resto della stagione ha confermato la crescita dello status del turco, diventato uno dei registi più completi d’Europa, capace di alternare la bacchetta magica alla paletta del poliziotto che non lascia passare nulla, come conferma il podio in campionato per falli commessi (22) e il sostanzioso numero di recuperi palla (73)

 

IL CONIGLIO DAL CILINDRO  Claudio Ranieri

Il cilindro è uno, i conigli di più. Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport-Stadio mette in fila stamattina tutte le sostituzioni decisive per il Cagliari nelle ultime apparizioni.

Sotto di due gol col Frosinone, Claudio Ranieri, 72 anni, 73 di calcio, decide alcuni cambi: prima inserisce Pavoletti, poi – subìto il terzo – Oristanio. Risultato, doppietta e assist del Pavoloso, gol di Oristanio e 4-3 finale. Una tripla botta di culo, certamente un caso. Attenzione, però: pochi giorni dopo al Friuli, in coppa Italia, sull’1-0 per l’Udinese, il Maestro butta dentro prima Viola e poi Lapadula. Indovinate chi firma il successo? Viola e Lapadula. Primi sospetti di magia bianca. Ieri, col Cagliari bloccato dal Genoa, fa alzare dalla panchina Viola, Zappa e Petagna. Segnano Viola e Zappa e l’assist naturalmente è di Petagna. Ranieri ribalta l’assunto di Oliver Wendell Holmes per il quale «l’intuizione di un istante vale una vita di esperienza»

 

L’ILLUSIONISTA José Mourinho

Anche José e la sua Roma l’hanno ribaltata, due gol nei minuti di recupero per risalire dallo 0-1 al 2-1 contro il Lecce. Pensa se fossero arrivati nel 1985. Comunque. Alessandro Barbano sul Corriere dello Sport-Stadio fa i conti e considera: Nove gol negli ultimi quindici minuti, quasi la metà dei ventidue realizzati in undici giornate, fanno della Roma un mistero stupendo. Che sia la prova di una forza d’animo o piuttosto un’incompiutezza dello spirito è per i tifosi giallorossi un quesito insolubile. Che però li tiene avvinghiati a questa ormai rituale attesa, penosa e dolcissima insieme, come tutti gli agrodolci ricatti di Mou. È la Roma più sofferente, più fragile, più indomabile, più audace che puoi attenderti. Perché il suo condottiero è rimasto solo nel campo del nemico, è sceso da cavallo e combatte a mani nude, forte solo del suo azzardo calcolato. Non c’è la fiducia di Friedkin a sostenerlo, né la garanzia del contratto, che va ad estinzione. Mourinho è un Don Chisciotte visionario che risponde ai richiami della sua fama. Venderà cara la pelle, c’è da giurarci

 

IL MANGIATORE DI FUOCO Rudi Garcia

Sta montando un terribile sospetto. Ogni volta che il Napoli ri-sembra grande, l’avversario che ha davanti è piccino assai. Lo ha scritto Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio: Ci sono le statistiche, che virano verso la destra della classifica: dei suoi ventuno punti, diciannove il Napoli li ha ottenuti contro le cosiddette provinciali. Di quelle che stanno a sinistra, la zona chic, Garcia ha incontrato il Milan, la Lazio, il Bologna e la Fiorentina. Ci sono ancora Inter, Juventus, Atalanta, Roma e Monza per sentirsi Grande, sempre, non solo con le piccole

 

  IL CERCHIO DI FUOCO La scoperta di Colombo

C’è chi si butta. Senza pensarci troppo. Adriano Ancona sul Corriere dello Sport-Stadio celebra la prima doppietta di un italiano nato nel 2002 in serie A. L’ha segnata Lorenzo Colombo con la maglia del Monza contro il Verona. Molto più che un semplice quadretto, è proprio un’opera d’arte.

Un’opera d’arte che poteva essere esposta qualche km più in là, a San Siro, per esempio. Colombo è cresciuto nelle giovanili del Milan, ma gli è stato preferito Jovic – non altrettanto brillante in questa fase. Paolo Condò su Repubblica si domanda: Perché, allora, il Milan ha puntato su di lui anziché sul suo giovane? La risposta accomodante — ma non falsa — è che in questa fase di crescita Colombo ha bisogno di giocare tanto, cosa possibile al Monza e non al Milan. Quella critica — e non è falsa nemmeno questa, sono le due metà della mela — è che il Milan, dopo aver costruito sul vivaio buona parte delle sue fortune, sembra non fidarsene più. Travolto da un debito mostruoso, il Barcellona promuove ragazzi in prima squadra a getto continuo, e da Yamal a Guiu a Fermin le risposte sono immediate. Un’altra cultura, come dicono molti dirigenti italiani per invocare il mantenimento del decreto crescita — quello che rende fiscalmente conveniente ingaggiare stranieri, alimentando una pletora di traffichini e restringendo ai ct la platea dei convocabili — ma intanto il confronto tra l’impotenza del Milan di Jovic e la brillantezza del Monza di Colombo dovrebbe far riflettere

 

LA TIGRE Emilie Haavi

Norvegese, 31 anni, da due in Italia, alla Roma. È stata la migliore giocatrice della scorsa serie A, la protagonista dello scudetto giallorosso e dominante pure ieri, nella vittoria per 3-1 sulla campo della Juventus. L’allenatore di qualche titolo bianconero del passato, Montemurro, è parso arrendevole dinanzi all’ascesa del calcio femminile di Trigoria. Tuttosport ha dato 8 in pagella alla norvegese e scrive che chi non sapeva del premio di mvp di un anno fa, se ne accorge subito.  

 

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