Lo dice il Telegraph in Inghilterra
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Con lo stile brillante di Thom Gibbs, la risposta dei conservatori al progressista Jonathan Liew sul Guardian, stamattina il Telegraph fa sapere ad Haaland che sta diventando noioso, uffa che noia, che barba, quando parla.
“Sarebbe perverso criticare la sua prima stagione in Inghilterra, una presa in giro dell’idea che serva del tempo per adattarsi alla Premier League. Haaland è stato così bravo che tutti i giocatori del fantacalcio daranno il suo nome ai propri bambini. Da qualche parte lungo il cammino, però, qualcosa è andato perduto. Prima di arrivare al City, Haaland era un intervistato meravigliosamente brusco. Aveva un’impazienza nordica nell’apparire davanti alla telecamera che corrispondeva al suo comportamento in campo. Adesso è un uomo annoiato, si esprime con un registro identico a quello dei suoi compagni di squadra tatticamente intercambiabili. È un altro aspetto degli ingranaggi perfetti presenti nella macchina del Manchester City, ma nella squadra dei fratelli Callagher, da Haaland ci aspettavamo che fosse Liam, invece è un altro Noel. Come per gli Oasis, le prime cose di Haaland restano le migliori”.
Le prime cose davanti al microfono, riepiloga il Telegraph, erano esilaranti. Come quella volta che segnò una tripletta nel primo tempo in Champions League con il Salisburgo.
«Come ti senti?».
«Mi sento molto bene».
«Basta? Qualcos’altro?».
«Mi hai chiesto come mi sentivo e ti ho risposto».
Oppure quando durante il lockdown, a fine partita andò a salutare la curva vuota, dove di solito si vede il Muro Giallo.
«Perché l’hai fatto?».
«Perché no?».
«C’era un messaggio che volevi mandare?».
«Sì».
Scrive Gibbs che “l’unica intervista memorabile di Haaland finora al City è quella in cui imprecava e poi si è scusato, ripetendo la stessa parola usata nelle imprecazioni”.
Qualche settimana fa, in un’intervista la sua agente raccontava proprio di un lavoro che stava facendo su di lui, per renderlo più – come dire – fluente davanti ai microfoni. Ma forse significava altro: normalizzazione.
Il Telegraph invece rimpiange i tempi in cui prendeva in giro la pronuncia del Louvre di John Stones, oppure quando raccontava di pizze al kebab e vino.
“Proprio come con il suo calcio, si è adattato in fretta al modo consolidato di parlare di calcio ai massimi livelli in Premier. Il punto serio in questa storia è che siamo di fronte a una persona insolita, alla quale stanno levigando gli spigoli. Haaland deve comportarsi bene perché ora è in Premier League, una piattaforma che non tollera nulla al di fuori delle sue restrizioni preordinate di stranezza, immutate dall’era di Jimmy Bullard. Haaland è un tipo strano, senza dubbio. Guardatelo, pare il cattivo del film d’azione degli anni ’90. Quando Neville gli ha chiesto le tre persone che avrebbe portato su un’isola deserta, ha citato Kevin de Bruyne, sua madre e suo padre. Il primo perché gli fa gli assist, mamma e papà perché gli cucinano il cibo norvegese. In campo Haaland è una scossa elettrica, ma fuori è diventato più simile a un plaid. Forse è più felice al City, più maturo, forse non ama l’ottica di intervistatori contorti. Forse se il City dovesse mai attraversare un periodo di avversità, tornerà ai microfoni il vecchio Haaland, chi lo sa. Per ora rilascia interviste normali che lo fanno sembrare normale. Ma lui normale non è”.