L’ultimo colpo di Roger Federer e la prima sveglia del tennis senza di lui

Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.

Per andare dove, amico?

Non lo so, ma dobbiamo andare.

Jack Kerouac

 

Roger Federer è un ex. È uscito di scena alla Coppa Laver, giocando in doppio a Londra con Rafa Nadal contro gli americani Sock e Tiafoe, una partita durata 2 ore e tredici minuti, persa 11-9 al tie-break del terzo set – per quel che conta. Stamattina la sveglia del tennis è suonata, e per la prima volta lui non c’era. 

 

Il primo giorno del tennis senza Roger Federer è iniziato con uno scherzo. Un memo, un post-it che ci ha lasciato sul frigorifero. Una proiezione della sua assenza. La prima partita in scena nel mondo per il dopo Federer, alle due del pomeriggio, la giocano l’ultimo giocatore che da lui ha perso e l’ultimo che lo ha battuto, Lorenzo Sonego contro Hubert Hurkacz, semifinale al torneo di Metz, Francia. Due riflessi del Roger decadente aprono l’età della nostalgia.

Giocano in quella stessa Francia dove Federer vinse il suo primo match da professionista, per lui fu a Tolosa, contro Raoux. Uscì dal campo, andò a telefonare ai genitori, mamma ho vinto, e dopo a mangiare una pizza nello stesso ristorante della sera prima, perché credeva che gli avrebbe portato fortuna per il match seguente. Infatti. E non solo per quello. 

Se ne era andato via di casa a quattordici anni, per essere come Edberg e Becker, allenando – come ha detto – ogni giorno la parola again. Lo hai già fatto? Fallo di nuovo. Il tennis ti aiuta perché non è mai lo stesso. Cambia l’avversario, cambia la superficie, cambia il clima, cambia il modo in cui devi colpire la palla. Tutto il contrario della noia. 

È partito da una famiglia di umili origini e si è trovato a ricevere Coppe da famiglie reali, vestendo come i campioni dei gesti immacolati. Una delle prime volte, a Wimbledon, cercavo le tasche dei pantaloni per infilarci le mani e non c’erano più. Stavano dietro. Come la zip. Li aveva messi al contrario ma era tardi per cambiarsi. Un fotografo inglese se ne accorse.

È stato il primo papà a tornare a vincere uno Slam dopo decenni, in uno sport che con lui, Rafa e Djokovic, si è messo a lungo alle spalle i giorni della precocità. Ha girato per tornei prenotando camere enormi, per dormire con Mirka, le gemelle, i gemelli. È la sua idea di felicità, svegliarsi in sei nello stesso letto. 

 

 

Stamattina il tennis si sveglia senza di lui, lui che – se potesse – comprerebbe un biglietto per vedere una partita fuori dal tempo tra Borg e Sampras. È stato Tony Roche a dargli lezioni di storia del tennis, a parlargli di Ashe e di Noah, a farlo innamorare della figura di Rod Laver, l’uomo al quale tutti i professionisti devono i loro guadagni di oggi. Se n’è andato il campione che una volta confessò di non sopportare i tennisti che sputano in campo. È riuscito a farsi piacere, col tempo, perfino quelli che aizzano la folla e sollevano la polvere, animano il caos per spettinare i piani all’avversario. Gli sputi no. 

L’ultima volta che è andato al servizio, ha visto il suo compagno Nadal preso quasi a pallate. Poi, si è preparato. Ha capito che poteva essere l’ultimo punto. Ha tirato un sospiro, al servizio c’era Sock. Ha tirato in risposta tre rovesci, un dritto. Sock ha tirato la palla nel corridoio opposto, ed è finita. Ha parlottato con Nadal, ha abbracciato Tiafoe, ha dato un colpetto sulla spalla di Sock. Ha avuto il privilegio di lasciare il suo mondo trovando a bordo campo Borg e McEnroe. Ha singhiozzato sulla spalla di Djokovic e Murray, e mentre dagli spalti alzavano un cartellone con la scritta Proud to be youRFan, si è preso il diritto di essere finalmente triste

 

Marina Čvetaeva una volta ha ragionato sulla differenza tra un attore e un poeta. L’attore non esiste senza un pubblico. Un poeta esiste da sé, senza neppure il Tempo che «corre sempre, corre solo perché corre, corre per correre, ma non corre in nessun posto, se non nello squarcio in cui confluisce tutto ciò che scorre». Che Roger Federer sia stato attore e poeta, è una complicazione in più. 

Stefano Semeraro su La Stampa parla di un delirio d’amore iniziato nel pomeriggio, con i fan che facevano a gara nel cercare il messaggio più originale da scrivere sui cartelli, e culminato nell’ingresso trionfale, da rock star, della Coppia più Bella del mondo, Rafa & Roger, la premiata ditta che ci ha incantato per quindici anni. La commozione di Roger sotto la bandana, i lucciconi negli occhi di tutti, anche degli avversari – molto amichevoli – di Laver Cup, Frances Tiafoe e Jack Sock. E gli antenati Borg e McEnroe in piedi, a fianco di Djokovic e degli altri campioni, a celebrare non lo spegnersi, ma il trasformarsi del Mito sportivo in Mito tout -court, visto che da oggi, quando Matteo Berrettini lo sostituirà in campo, Federer si trasformerà nello spirito del tennis, nel padre nobile dello sport. Un sovrano in pensione, un re emerito. Ma sempre un re. Ora gli resta l’ultima impresa: essere all’altezza di se stesso fuori dal campo

Emanuela Audisio su Repubblica scrive che l’ultima sua faccia nell’ultima partita dice questo: sono calmo, è stato bello, ma da più di vent’anni faccio la stessa cosa, il mio corpo non ne può più, e forse nemmeno la mia anima. Non è da tutti lasciare senza rabbia, uscire dal campo non perché ti sei rimpicciolito, ma perché hai ormai un’altra dimensione. Si è fatto riprendere mentre giocava a ping-pong (meglio il dritto che il rovescio), in smoking naturalmente, prima di cena. Come a dire: me ne vado, questo è l’ultimo set, ma non esco dalla storia e vorrei restare nelle vostre vite, non scollarmi dai vostri cuori. Un’ammissione di fragilità, una richiesta di affetto, la scesa dal piedistallo: non sarò più quel Roger con la fascia, ma amatemi lo stesso. «I’m leaving, I’m leaving, but the fighter still remains», cantavano Simon&Garfunkel”

Paolo Bertolucci sulla Gazzetta dello sport scrive che altri giocatori hanno ottenuto oppure otterranno risultati migliori, dal punto di vista numerico, ma nessuno potrà mai avere l’impatto che Federer ha esercitato sul tennis nella sua intera carriera. Gli stessi Nadal e Djokovic, gli altri due componenti di una generazione irripetibile di fenomeni, hanno raggiunto la completa maturazione tecnica attraverso i miglioramenti indotti dalla loro volontà di raggiungere il livello dello straordinario rivale, che dunque ha segnato il confine oltre cui spingersi per stare con lui lassù. A questo punto, è lecito domandarsi chi possa raccogliere l’eredità di Federer, non soltanto dal punto di vista tecnico e di impatto dei risultati sul circuito, ma anche da quello emozionale. Ebbene. la risposta è molto semplice: nessuno. Nessuno perché le leggende non si possono riprodurre, i miti non hanno successori. È accaduto con Rod Laver, è accaduto con Bjorn Borg. Certamente il tennis ci ha abituato a sopravvivere al ritiro dei grandi campioni ed è sempre stato capace di rigenerarsi, perciò arriveranno tennisti che segneranno determinati periodi a suon di vittorie. Ma l’impronta che Roger lascia è incancellabile e soprattutto nessuno potrà calpestarla mai con lo stesso, straordinario carisma.

Oliver Brown dall’Inghilterra, sul Telegraph, aggiunge: “Dimenticate il ritiro: Roger Federer è appena agli inizi. Il tennis deve continuare a sfruttare il potere stellare unico della sua icona definitiva, che fa estasiare il pubblico di tutto il mondo

Il primo colpo della sua ultima notte è stata una volèe. La classicità. Banale. L’ultimo è stato un dritto a uscire. Un tempo si chiamava anomalo. Qualcosa che non è conforme a una regola.

Ecco, meglio.

Un dritto anomalo. 

È stato giusto così. 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.