HO FATTO LE OLIMPIADI | CERTE VITE TRA I CERCHI #8
DI ELENA BUONOCORE |
1928 ► Otto giorni dopo che i soldati di Hitler avevano invaso la Polonia, il presidente della Banca statale Adam Koc aveva radunato al confine con la Romania alcuni camion per mettere in salvo il tesoro della nazione. Il capo dei servizi segreti Ignacy Matuszewski si stava dando da fare per favorire la fuga di alcune personalità, non solo ebrei. Il governo gli chiese di tornare a Varsavia per recuperare l’ultimo carico di 12 autobus. Uno era guidato da sua moglie Halina. Parlava tre lingue, compreso il tedesco. Portarono il carico verso il porto di Costanza inseguiti dai soldati nazisti che aspettavano di eseguire una condanna a morte. Matuszewski riuscì a trasferire l’oro su una nave comandata da un capitano inglese, con un equipaggio di marinai assoldati in persona da Halina tra uomini fidati, scelti nelle bettole del porto. Quando i tedeschi capirono quello che era successo, provarono a rintracciare il carico a Costantinopoli, ma Ignacy e sua moglie avevano previsto anche quello. Di navi ne fecero trovare al largo tre, tutte uguali, i nazisti diedero l’assalto a quella sbagliata, mentre le riserve della Polonia potevano prendere in tutta comodità un treno per Beirut: da lì sarebbero partite su certe navi francesi verso Marsiglia, poi Parigi, quindi Madrid. Una beffa completa. I Matuszewski sarebbero stati catturati in Spagna, ma liberati poco dopo per intercessione del pianista Paderewski. L’oro sarebbe finalmente giunto così tra le mani del governo polacco in esilio, Sikorski.
Undici anni prima era stato un altro, l’oro di Halina Konopacka. Nata a Rawa Mazowiecka, allora Impero russo, era cresciuta a Varsavia dandosi inizialmente all’equitazione, al nuoto e al pattinaggio. La sua famiglia giocava a tennis, incluso suo padre Jakub, la sorella Czesława e il fratello Tadeusz. Lei aveva studiato filologia, aveva provato lo sci e lo aveva abbandonato perché le piste erano troppo lontane da casa. Meglio l’atletica. Così nel 1926 aveva stabilito il record mondiale nel lancio del disco, solo con pochi mesi di allenamento, ritoccandolo due volte negli anni successivi.
Halina aveva antenati tartari. In gara portava un berretto rosso. Presero a chiamarla Miss Olympia. Perché diventò la prima donna medaglia d’oro nello sport che alle donne era stato fin lì negato. L’atletica. Ignacy lo aveva sposato proprio nel 1928. Quando era ministro del Tesoro e lei già componeva poesie. L’anno dopo il titolo olimpico, uscì il suo primo volume di poesie, Któregoś dnia (Some Day). I versi sarebbero finiti sulla rivista letteraria del gruppo Skamander e sul Wiadomości Literackie, il principale periodico letterario del paese. Secondo la critica letteraria, le sue opere spiccavano per l’approccio femminista all’analisi del rapporto tra un uomo e una donna, e per come sapevano parlare di gelosia.
Una volta messo al sicuro il tesoro della Polonia, Halina e suo marito emigrarono negli Stati Uniti. Alla morte di Matuszewski (1946), Halina fondò una scuola di sci, aprì una boutique, si avvicinò alla moda. In Florida si sarebbe laureata in una scuola d’arte e avrebbe cominciato una nuova fase della sua vita come pittrice con lo pseudonimo di Helen George. Dipingeva fiori. È sepolta a Varsavia.