Vita da pilota. Il glamour, i rischi, la noia

 

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Vita da pilota

 

Due persone mi hanno aiutato tanto:
mio padre e Jules.
Forse doveva esserci lui al posto mio
Charles Leclerc

 

Il tifone Phanfone in Giappone era ampiamente previsto, la pioggia incessante anche, tanto che si parlava di anticipare la gara, anche nell’orario. … Il pilota è un mestiere pericoloso, renderlo ancora più azzardato è solo da circo.
Emanuela Audisio, la Repubblica, 6 ottobre 2014

 

Per qualche istante, tra mercoledì e giovedì, quando aveva capito che la storia tra la Ferrari e Alonso era arrivata al capolinea, Jules, genitori italiani e uno zio con un passato da ferrarista, aveva pensato che finalmente fosse arrivato il suo momento in rosso. Che finalmente il suo destino di grande pilota si sarebbe compiuto. E invece venerdì sera era arrivata la doccia gelata. La Ferrari si era accordata con Vettel e lui era tornato al suo posto, sulla panchina della Marussia, condannato a rimanere lì chissà per quanto tempo, a vestire per qualche altro anno i panni ormai stretti del giovane pilotino mandato a farsi le ossa in Serie B e a sentire gli avversari parlare bene di lui.
Marco Mensurati, la Repubblica, 6 ottobre 2014

 

Camille è nota nell’ambiente della Formula 1 perché accompagna sempre il fidanzato Jules nelle corse in tutto il mondo, per la sua passione per la moda e il look sempre glamour. Solo poche settimane fa i due fidanzati avevano trascorso insieme una giornata a gareggiare su un circuito kart e Camille aveva postato le foto su Facebook.
Corriere della sera, 6 ottobre 2014

 

Nei giorni di riposo
Che cosa fanno i piloti, ad esempio, il martedì, una volta usciti dall’abitacolo e in attesa di rientrarci? Inseguono i pochi momenti di libertà, in cerca più di normalità che di esagerazioni, con la prima distinzione da fare tra scapoli, ammogliati (Vettel, Raikkonen, Massa, Grosjean) e fidanzati ufficiali (Alonso – con un divorzio alle spalle –, Bottas, Hulkenberg)
Flavio Vanetti, Corriere della sera, 6 giugno 2017

 

Senza pause
Questo è un altro elemento spesso sottovalutato: in quasi tutti gli altri sport per un atleta è possibile prendersi un momento di pausa, che sia il cambio campo nel tennis, i minuti in panchina nel basket, o semplicemente la possibilità di rifiatare nel calcio mentre l’azione si sviluppa lontano dalla propria zona. In F1 non esiste proprio.
Red Bull Team, 9 marzo 2017

 

Il problema di Alonso
“So già adesso quali aerei prenderò, come saranno i viaggi da una parte all’altra del mondo. Non mi spaventa, avrò anche qualche momento libero per stare con la famiglia e con gli amici. Comunque quello dell’impegno è il problema più grosso, non quello delle corse. Le interviste, gli sponsor, i tifosi”.
Fernando Alonso. Intervista di Claudio Russo, il Mattino, 22 febbraio 2018

 

Le feste di Hamilton
Il caso di Hamilton è diverso. Col suo CL-600 rimbalza tra le gare, Nizza, New York, Los Angeles, il Colorado dove ha una casa e uno studio musicale, sempre di meno lo si vede a Londra. Tra i Gp bada a divertirsi, a seguire il pianeta della moda (il suo futuro?) a coltivare i look eccentrici (catene d’oro e brillanti si sprecano), a frequentare feste e amicizie illustri. Quando era fidanzato con Nicole Scherzinger, sull’aereo aveva voluto un letto matrimoniale. Ora che è single, non si sa se il talamo sia rimasto.
Flavio Vanetti, Corriere della sera, 6 giugno 2017

 

Spazi minimi
Se un tempo l’abitacolo delle auto da corsa era sostanzialmente vuoto oggi lo spazio è ridotto al minimo per via di riempimenti di sicurezza, sedili avvolgenti e cinture di sicurezza. Il corpo del pilota deve stare il più possibile fermo all’interno dello spazio dell’auto e più viene “sballottato” più aumentano i rischi per la salute – e ancora di più aumentano i danni in caso di incidente.
Esquire, 24 agosto

 

Il poker
Qualche anno fa c’era la moda delle sfide a bowling e a poker, queste ultime organizzate dallo stesso Alonso e da Robert Kubica. Si narra di lunghe partite notturne e di tanti soldi in palio.
Flavio Vanetti, Corriere della sera, 6 giugno 2017

 

Fumo e alcol di Raikkonen
“Sono stato ubriaco per sedici giorni di fila. Io non ricordo quel periodo del 2013, fra il Gp del Bahrain e quello di Barcellona, ma altri lo hanno fatto per me. Abbiamo girato l’Europa e abbiamo trascorso un periodo bellissimo. A mio parere è quasi normale, è giusto si faccia ciò che diverte di più. Bere e fumare ha certamente migliorato la mia vita”.
Kimi Raikkonen. Intervista a Motorsport, agosto 2019

 

La libertà di Rosberg
“Libero. Se sono qui a parlare con Repubblica è perché l’ho scelto io. Nessuno della Mercedes stamattina mi ha detto: “Va’ e parla con quel giornalista”. No. Nico vuole parlare, Nico parla … Ora che ho vinto – o meglio ora che sono arrivato dove volevo — posso dire: grazie a tutti, basta così. Adesso mi godo tutte le altre cose belle che ci sono là fuori. La vita non può essere solo girare in cerchio dalla mattina alla sera, tutto l’anno, su una macchina. Sono un uomo non un criceto!».
Il paragone tra piloti e criceti è un po’ forte.
«Diciamo allora: dei bei criceti, ricchi e che fanno una vita fantastica».
Nico Rosberg. Intervista di Marco Mensurati, la Repubblica, 10 febbraio 2017

 

Le multe di Schumi per eccesso di velocità
“Una volta ho scalato le montagne di La Sal nello Utah ed è stato davvero mozzafiato. Non avrei mai pensato di poter scalare montagne così formidabili, è stato un brivido incredibile riuscire a farlo. La natura circostante e l’incredibile vista lo rendono speciale. È stato meraviglioso. Aiuta il fatto che negli Stati Uniti non sono molto riconosciuto, quindi posso fare la mia vita senza che nessuno si avvicini a me. Una volta sono stato fermato per eccesso di velocità mentre andavo a Indianapolis e il poliziotto non aveva idea di chi fossi”.
Michael Schumacher a The Guardian, 9 maggio 2004

 

James Hunt sotto copertura
“Ero davvero felice della vita negli anni ’70, davvero. Ci siamo divertiti molto. Ma penso che oggi sarebbe difficile proporre il mio modo di vivere di allora. Ero totalmente responsabile della mia guida, e mai mi sono comportato male, ma quando il lavoro finiva mi rilassavo. Penso che gli sponsor moderni, al giorno d’oggi, lo troverebbero un po’ fuori luogo, e non sarebbe a vantaggio nella mia carriera. Esiterebbero prima di assumermi. Probabilmente dovrei frenare il mio comportamento e certamente assumere un volto diverso in pubblico. Non penso che il modo in cui ho vissuto abbia influenzato la mia guida. Non credo che succederebbe ora. Dovrei solo vivere un po’ di più sotto copertura.
James Hunt. Intervista di Gerald Davidson per il libro Grand Prix People, 1990

 

Damon Hill. Il peso del cognome
Mio padre [Graham Hill] era un pilota di Formula Uno e all’epoca la F1 era terribile. Era uno sport macchiato di sangue. Ricordo di aver pensato che mio padre poteva non essere con noi al Natale successivo, o la prossima settimana. Una parte di me era colpita dal fatto che mio padre fosse speciale e avesse fatto qualcosa di pericoloso, e una parte di me pensava: ma non voglio che muoia, non voglio che lo faccia. … Ho adorato mio padre, ma quando è morto, i riflettori si sono spenti e ho avuto la possibilità di essere me stesso. C’era questo senso di sollievo. Non dovevo preoccuparmi che mio padre approvasse quello che stavo facendo. Era una sensazione di libertà, complicata, a costo della sua vita.
Damon Hill. Intervista di Donna Ferguson. The Guardian, 23 settembre 2016 

 

Arnoux e Villeneuve. Quel famoso duello
Al Gran Premio successivo sentimmo dagli altoparlanti: “Villeneuve e Arnoux sono convocati dalla direzione della corsa”. Andiamo, apro la porta, vedo il direttore – che conoscevo – e gli dico: “Che cosa è successo?”. Lui mi risponde: “Per me tutto bene, ma ci sono cinque persone che vi aspettano”. C’erano quattro piloti più Lauda che prende la parola in quanto capo: “Secondo noi a Digione avete guidato come dementi. Avreste potuto toccare le ruote e uno di voi avrebbe potuto decollare e atterrare sulla folla. Ci sarebbero stati dei morti e la Formula Uno ne avrebbe subito un grave pregiudizio. Gilles, tu che hai da dire?”.
Con Villeneuve ci guardammo e ci dicemmo: “Siamo finiti dai pazzi”. Tu conoscevi Gilles (dice al giornalista, ndr). Lui risponde: “Se domani si ripresenta la medesima situazione, io mi comporto allo stesso modo”.
Ridevo e aspettavo la risposta di Lauda che mi disse: “E tu?”. E io: “Vedi Niki, se fosse stato Arnoux contro Lauda, sarei finito secondo e non terzo perché il duello non ci sarebbe stato” (e tutti si misero a ridere). Ci siamo guardati con Gilles. Ci siamo sempre domandati che siamo andati a fare là. Noi a Digione ci siamo toccati sette volte negli ultimi giri. Ma senza mai rischiare di agganciare le ruote”.
René Arnoux a L’Équipe, 1 agosto

 

I gemelli Didier e Gilles
L’amicizia tra Villeneuve e Pironi finì il 25 aprile 1982, gran Premio di San Marino, a Imola. Entrambi correvano per la Ferrari. Pironi non rispettò gli ordini di scuderia, sorpassò Gilles e vinse. Il canadese la prese malissimo. Quindici giorni dopo, l’8 maggio, a Zolder morì sul circuito belga.  

 

“Sono passati tre mesi esatti da quel brutto giorno di Zolder. È l’8 agosto. Sul circuito di Hockenheim inondato d’acqua, Pironi sta testando le gomme da pioggia. La visibilità è praticamente azzerata a causa dell’acqua sollevata dalle monoposto. Quando la sagoma della Renault di Alain Prost gli appare davanti, Pironi gli è già addosso a 280 chilometri orari. La Ferrari decolla come quella di Villeneuve e ripiomba a terra anch’essa in verticale. Piquet si ferma immediatamente e prova a soccorrere il collega, ma quando si accorge di come sono ridotte le gambe di Didier si sente male. I medici riusciranno a evitarne, ma non la fine della carriera di Pironi che si chiuderà con un secondo posto in quel Mondiale che stava dominando. Cinque anni e trenta operazioni dopo, il 23 agosto 1987, Didier morirà in un incidente durante una gara del campionato europeo di motonautica all’Isola di Wight: stavolta a decollare è il suo offshore, a 160 all’ora. La moglie Christine era incinta di due gemelli, che nasceranno il 6 gennaio 1988. Li chiamerà Didier e Gilles.
Pino Casamassima, dal libro “Niki Lauda” (Cairo ed.)

 

Jody Scheckter. I mitra e le mozzarelle
“Ha presente la roulette russa? Ogni anno ti iscrivevi al campionato e sapevi che uno o due di quelli che erano lì ad iscriversi sarebbero morti. Sono una persona molto fortunata. Ho vissuto tre volte, io. La prima come pilota, la seconda come imprenditore in America”.
Cosa faceva?
“Fabbricavo e vendevo simulatori per addestrare le forze armate. In fondo si trattava di sviluppare tecnologia, più o meno come in F1. Abbiamo cominciato io e mia moglie lavorando sul tavolo in cucina, abbiamo finito con un’azienda da 280 dipendenti e 100 milioni di dollari di fatturato, vendevamo tutto simulatori, fucili, mitra, mortai. I militari diffidano dei commercianti ma guardano di buon occhio uno che ha rischiato la pelle a 300 all’ora. Ho guadagnato molto di più con l’azienda che in tanti anni di F1”.
E la terza vita?
“È questa, la fattoria: posseggo l’80 per cento delle bufale che ci sono sul suolo britannico e faccio la migliore mozzarella del mondo”.
Jody Scheckter. Intervista di Marco Mensurati, la Repubblica, 21 agosto 2017

 

La fazenda di Pedro Paulo Diniz
Ha lasciato la città di San Paolo, si è trasferito in campagna e ha aperto una fazenda dove, con la moglie e i figli (e ha sposato una ragazza normale, niente a che vedere con le top dell’epoca) coltiva granturco, alleva galline per le uova biologiche, mucche per latte naturale. Insomma, si è dedicato alla natura, ha trovato un equilibrio suo, fa yoga tutti i giorni, e i fasti del passato, la bella vita, le macchine da corsa, il vivere con la scorta al seguito, come accadeva a San Paolo (lo abbiamo visto coi nostri occhi una volta ospiti a casa sua) sono un lontano ricordo.
Paolo Ciccarone, Automoto, aprile 2015

 

Ayrton Senna. Il sesso e Dio
– È vero che lei si è innamorato di Caterina, l’attuale donna di Piquet?
“Innamorato no, l’ho conosciuta”.
– Conosciuta in che senso?
“Conosciuta come donna”.
– Lei non aveva mai detto una cosa del genere, Piquet potrebbe risentirsi.
“Almeno non potrà più sostenere che non mi piacciono le donne”.
– Il sesso è importante, Senna lo pratica anche prima delle gare?
“Perché no? Non sono contrario, mi fa sentire bene, rilassato”.
– E la prima volta come è stata?
“Avevo tredici anni, il caso mi fece incontrare con una ragazza di venti. No, non facemmo l’amore in macchina, ma a casa sua, una casa arredata in modo raffinato. Fu una cosa strana…”. 
– E dopo?
“Dopo sono sempre stato assediato dalle donne, anche oggi ce ne sono frotte ma io sono uno che se non è motivato non prova una gran voglia. Farlo per farlo non mi interessa”.
– Quando ha incontrato Dio per la prima volta?
“Fu in quel famoso gran premio di Montecarlo, quando andai a finire contro la barriera di gomme perdendo la corsa. Non fu un mio errore, ma una luce accecante che mi paralizzò. Mi resi conto in quel momento che io ero diviso tra il diavolo e Dio. E Dio mi venne incontro facendomi capire che dovevo andare dalla sua parte. Da allora sempre più mi metto in contatto con lui attraverso la preghiera. Qualche mese dopo quell’episodio, Dio mi è anche apparso. Accadde lo stesso anno in Giappone, mentre affrontavo una curva veloce: lo vidi. Alto, immenso, appoggiato su una specie di onda bianca che mi infondeva forza e protezione”.
Ayrton Senna. Intervista a Playboy, agosto 1990

 

E la vita da meccanico?
La monoposto esce dal parco chiuso cinque ore prima dell’inizio della gara. Per regolamento non possiamo toccarla dal sabato sera alla domenica mattina, quindi non si fanno più le notti a cercare la giusta regolazione come avveniva un tempo. In realtà, a meno di un incidente nelle qualifiche o di un problema tecnico da provare a risolvere poco prima del via alla corsa, non c’è molto lavoro da fare. Solitamente, al contrario di quello che magari si pensa, la domenica mattina è abbastanza tranquilla. Dopo la gara, invece, mentre gli altri protagonisti del Circus si rilassano e i giornalisti si dilungano nei commenti, è per noi tutta un’altra storia: dobbiamo infatti provvedere a imballare tutto il materiale che avevamo scaricato e sistemato in tre giorni in meno di cinque ore. Sì, la domenica sera è il giorno più lungo e più tosto del weekend di gara”.

 

Ole Shack. Intervista di Dario Pelizzari, Panorama, 2 marzo 2015
 

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