Dove si legge di Medvedev, Koepka e di due tabù caduti | La carezza del 22 maggio

 

 

 

lunedì 22 maggio 2023

Giorno 5 della Seconda Manche

[ultimo aggiornamento: ore 9]

 

Roma, dove sei: eri con me

Matia Bazar 

 

Compagne e compagni, smontiamo un altro slogan. Daniil Medvedev non è più il ragazzo che trova indigesta la terra, il campione che si diceva inadatto a scivolare, correre, sudare, picchiare, lui che è sempre così snodabile e accartocciato. «Preferisco uscire dal campo pulito» è stata la frase d’archivio esatta con cui fotografare il suo stato d’animo, la sua contrarietà per la superficie cara agli spagnoli, così come un tempo gli spagnoli dicevano che sull’erba di Wimbledon al massimo si potevano portare gli animali a brucare. 

«Studierò i progressi di Maria Sharapova» fu il secondo passaggio di Daniil, i giorni dell’apertura mentale. Nemmeno Maria del resto amava il rosso, vinse Roma prima di farcela a Parigi, fu l’anno in cui disse che avrebbe voluto essere Audrey Hepburn. 

Adesso le vacanze romane sono di Daniil, il suo terzo tempo, quello della fine dell’avversione [forse] per la terra, il primo Masters 1000 vinto su questa argilla che ti macchia i calzini e certe volte non se ne va neppure in lavatrice. Arriva giusto in tempo per infilare anche il suo nome nella lista dei favoriti per il Roland-Garros, l’elenco più fitto e balzano degli ultimi anni, senza Nadal, ma con un russo che qualche volta s’è presentato ai tornei sulla terra solo per firmare il foglio di presenza. 

 

Stefano Semeraro racconta su la Stampa: “Fra la pioggia che finalmente se ne va, e il futuro che viene, a Roma spuntano la barbetta mefistofelica e i colpi esteticamente sovversivi ma tremendamente efficaci di Daniil Medvedev. La rivoluzione sul rosso è ancora russa (a Monte-Carlo era toccato a Rublev) e pazienza per i 20 anni di Holger Rune, battuto 7-5 7-5 dopo essere stato avanti 5-3 nel secondo set. Al Connors di Danimarca come a Monte-Carlo sono state fatali la frenesia, e un’esperienza ancora acerba ad altissimo livello. La paura di non reggere da fondo la calma piatta – nel senso degli impatti – dell’uomo di Mosca lo ha mal consigliato a buttarsi avanti, protetto solo dai suggerimenti di coach Mouratoglou (l’altro Mou sul centrale oltre all’Original One, molto applaudito) e dallo sguardo corazzato di eye-liner di mamma Anneke. E Daniil, che pure sabato era stato costretto a una maratona frammentata e piovosa di oltre sei ore, ne ha gestito l’irruenza. Era dal 2008, con Djokovic e Wawrinka, che il Foro non accoglieva due finalisti inediti, e dal 2004 che almeno uno dei due non era il Djoker o Nadal”.

 

| prospettive  ► Ubaldo Scanagatta su Ubitennis riassume i contenuti del comizio finale di Angelo Binaghi, presidente di una federazione che ha infilato uno dietro l’altro: le critiche del New York Times per il montepremi femminile inferiore a quello maschile, il malumore popolare per i prezzi fuori scala, il Centrale del Foro Italico spesso semivuoto in risposta alla sua politica sui biglietti, i fischi della folla dopo la finale del torneo femminile, cominciata alle 23 e chiusa con una premiazione pasticciata. 

Scanagatta dice che “nel 2026 dovrebbe (il condizionale è mio) esserci un tetto sul campo centrale e 2.000 posti in più. Mi accontenterei ci fosse nel 2027 conoscendo i nostri tempi burocratici. Flushing Meadows fu costruita in 8 mesi. Il centrale sarà un campo multitasking, volley, basket, concerti. I lavori dovrebbero cominciare già nel 2023, i bandi di gara sono pronti. I lavori verranno sospesi durante i tornei del 2024 e del 2025, la ditta che li farà dovrà consentire il regolare svolgimento del torneo. Chi scrive ha fatto presente il costo – a mio avviso – eccessivo dei biglietti e chiesto a Binaghi se non ritenesse di pensare un po’ meno al fatturato e un po’ più alla soddisfazione degli spettatori ma Binaghi ha detto di non essere d’accordo”. 

Scanagatta fa sapere inoltre che Vito Cozzoli, presidente di Sport & Salute, i proprietari dell’area, “ha illustrato con un video un progetto tipo del tetto retrattile – sono sette le ditte che hanno preso parte al bando di gara –   ha anche voluto sottolineare il passaggio della ampiezza del sito Foro Italico dai 95 mila metri quadrati ai 125 mila, dei campi cresciuti dagli 8 del 2016 ai 17 del 2023 (anche se nessuno ha fatto osservare che sulla condizione di diversi campi parecchi tennisti si sono lamentati per i cattivi rimbalzi e per la differenza esistente fra un campo e l’altro, quello troppo lento e quell’altro molto più veloce). Concludere sul fatto che anche per i servizi igienici andrebbe fatto qualche progresso non è un finale elegante, ma è necessario. Tutti ce ne serviamo. O no?”

 

TITOLI   

Il Sole 24 ore: “Edizione record per gli Internazionali di Roma: impatto per quasi 500 milioni

 

AMERICHE

La bella accoglienza per Brittney Griner 

 

Brittney Griner sta creando una nuova normalità, per sé stessa e per la WNBA. Così dice il New York Times in un articolo dedicato al ritorno della campionessa del mondo all’attività dopo la detenzione in Russia e lo scambio di prigionieri firmato tra Casa Bianca e Cremlino con un trafficante d’armi. Venerdì è andata in campo per la sua prima partita ufficiale dopo 579 giorni, anche la seconda è finita con una sconfitta per le Mercury di Phoenix, ma ovunque sia Griner è festa, accoglienza, standing ovation. 

Il giornale americano ricorda che Griner era in Russia per un ingaggio fuori stagione WNBA come è abitudine diffusa, per arrotondare i guadagni americano. Poi passa a raccontare cosa sta cambiando nella lega, per evitare in futuro che le giocatrici siano costrette a lasciare gli Stati Uniti fuori stagione, per arrotondare.

“Le squadre giocheranno una cifra record di 40 partite in questa  stagione regolare. La lega ha firmato un accordo pluriennale con Scripps per trasmettere in televisione le partite del venerdì sera sulla rete ION. Il numero di spettatori durante il 2022 è aumentato del 16% rispetto all’anno precedente. È stata la stagione più seguita degli ultimi 14 anni”. 

Il prossimo contratto tv sarà notevolmente più alto. Poche settimane prima dell’arresto di Griner, la commissioner Cathy Engelbert aveva annunciato che la lega aveva 75 milioni di dollari da utilizzare per il marketing e il rinnovamento del modello di business.

 

 

RUOTE

Chissà al Giro quando si decideranno ad attaccare

 

  Con questo Giro d’Italia siamo dalle parti della musica andina di Lucio Dalla e dei cori russi di Battiato. Una noia mortale. “Anche oggi si attacca domani” ha titolato Eurosport nel suo lancio di ieri pomeriggio, subito dopo l’arrivo della tappa.

Stamattina Gaia Piccardi sul Corriere della sera dice: “Il minimo sindacale basta ai big per girare la boa della seconda settimana indenni, non aspettiamoci fuochi d’artificio sul Monte Bondone domani, questo Giro sparagnino falcidiato da Covid e maltempo (sopravvissuti in 131 sui 176 partiti) avanza a ritmo di fughe (la maggior parte di quelle partite è arrivata al traguardo) verso Tre Cime di Lavaredo (venerdì) e cronoscalata sul Monte Lussari (sabato), il modo di correre conservativo dei migliori scatena confronti con i corridori temerari del passato. In archivio, dopo 15 tappe, va uno scatto uno. Eravamo sui Cappuccini, sopra Fossombrone, quando ancora Evenepoel (nel frattempo negativizzato) era la stella più luminosa della corsa e Geoghegan Hart aveva l’anca integra, Roglic aveva creato scompiglio attaccando (uh, che gesto ostile e desueto) e Thomas gli aveva risposto. Risultato: il bambino d’oro attardato, Primoz e il Signor G sul traguardo mano nella mano, foto d’antan. Ce lo ricordiamo come un evento, nella calma piatta che seguirà”.

Daniela Cotto su la Stampa lo chiama cicloturismo, questo andare e venire nel quale Brandon McNulty [che veste la maglia degli Emirati Arabi Uniti, la stessa di Tadej Pogacar] ha vinto la prima tappa al Giro della sua carriera. Per l’americano della Florida, 25 anni, è la prima volta sul gradino più alto del podio alla Corsa rosa. Vince in una volata a tre tra le ali di folla in una giornata finalmente senza pioggia in cui a prendersi la scena sono il pubblico e la passione per il ciclismo. Ma da domani a Trento uno tra Geraint Thomas, Primoz Roglic e Joao Almeida regalerà una fiammata.

 

PANORAMI I bei tempi di una volta non erano così belli

Marco Bonarrigo, ancora sul Corriere della sera, va controvento, difende la corsa e sceglie la linea di Geraint Thomas – che più o meno l’altro giorno diceva queste cose, spiegando i motivi della minaccia di sciopero [che però è stata criticata dal Corriere]. Scrive Bonarrigo: “Non ci sono più i corridori, gli scatti e controscatti a ripetizione, gli attacchi folli e da lontanissimo di una volta. Per fortuna, verrebbe da dire: tra la fine degli anni Ottanta, e grossomodo il 2010, lo spettacolo meraviglioso e selvaggio che offriva il ciclismo era spesso frutto del massiccio uso di carburanti illeciti come Epo e trasfusioni. Alcuni ex protagonisti che invocano «i bei tempi» («Noi si che avevamo il coraggio di attaccare», sentenziano) dimenticano i loro peccati, quelli dei colleghi, e i cento albi d’oro riscritti dalle squalifiche”.

CAMEI Marco Frigo

Cosimo Cito su Repubblica racconta: Al sole si è svelato Frigo e non c’è contraddizione, solo molta speranza, e molto futuro. Alla ricerca eterna di un talento che valga la pena di seguire, il ciclismo italiano sta scoprendo un ragazzo di 23 anni uscito di classifica presto e forse malvolentieri.
Perché Marco Frigo un sogno lontano ce l’ha: «Voglio vincere il Giro, un giorno. O se scoprirò di non essere capace, voglio almeno una tappa». studia ingegneria meccatronica a Padova. È cresciuto nella storica Zalf, ma nel 2020 ha deciso di lasciare l’Italia del ciclismo e di emigrare come Affini e Dainese alla SEG Racing Academy, una squadra giovanile olandese specializzata nel coltivare talenti e gestita da procuratori attivi anche nel mondo del calcio e dello spettacolo. È al suo primo Giro. In una sorta di diario di viaggio sul sito Bici.PRO, ha raccontato di essere stato compagno di camera di Pozzovivo, ritiratosi per Covid, e di aver avuto una disavventura nella tappa di Napoli: un sassolino in una scarpa che gli impediva di pedalare”.

  EUROGOL

Elogio di Roberto De Zerbi, l’europeo

 

Arriva da Gigi Garanzini, nel suo commento alla giornata di calcio, stavolta non limitato alla serie A. Su La Stampa dice: Il primo scudetto di Spalletti, la prima finale continentale di Inzaghi e Italiano. Ma anche la grande impresa di De Zerbi in Premier, non proprio un campionato qualunque: il Brighton qualificato per la prima volta ad una Coppa europea (ancora non si sa se Conference o Europa League). Davvero una grande stagione per gli allenatori di casa nostra: portatori sani tra l’altro, tutti e quattro, di un’idea di calcio moderna, innovativa. Lontana, con modalità pur diverse tra loro, dall’antico modello di calcio all’italiana che pure in stagione ha avuto, anche qui al livello più alto, un indubbio revival con la Roma di Mourinho

 

 

La rivolta contro le spillette sui pettorali della corsa

Avete presente le magliette dell’atletica leggera? Quelle con i numeri appuntati sul petto. Ecco, precisamente, perché ci sono ancora? Che senso hanno? Se lo chiede il New York Times spiegando che sui pettorali sono applicati dei microchip che aiutano a tracciare e identificare i corridori. C’è una ragione scientifica, ma non solo. C’è ovviamente anche un motivo commerciale. Sono un buon posto per mettere i nomi degli sponsor.

Nell Gallogly racconta di quando Trayvon Bromell ai Trials olimpici scopri di avere un problema. Lo aspettavano in pista e lui non era pronto. Aveva bisogno di qualche spilla da balia per appuntarsi il numero sulla maglia e non ne trovava. Il chip pesa 10 grammi e a dirla tutta non deve per forza essere posizionato sul pettorale. Potrebbe stare su un braccialetto, potrebbe essere applicato sui pantaloncini, sulla maglia stessa. In teoria, spiega Tyler Noble, manager di scienza dello sport e analista di dati presso la federazione americana, si potrebbero organizzare anche eventi senza pettorali. In realtà sono ormai parte del rituale. Dopo una gara, molti corridori, anche quelli d’élite, li portano a casa come souvenir. Ogni tanto ce ne sono di scomodi, quando superano per esempio la dimensione del bra, il reggiseno sportivo. Michael Johnson dice che questa roba puzza di dilettantismo. Anche sostituire le spille da balia con un materiale adesivo sarebbe un primo passo nella giusta direzione, a suo parere.

Alla prima tappa di Doha in Diamond League, alcuni atleti avevano il pettorale anche in conferenza stampa. Gli sponsor pagano. È improbabile che ricevano però una parte delle entrate. Non solo. In qualche caso, come racconta Rojas al giornale americano, tu sei un’atleta Nike e il pettorale è sponsorizzato da Adidas.

Il sentimento intorno ai pettorali non è unanime – spiega il New York Times – ma c’è una cosa su cui quasi tutti i corridori sembrano essere d’accordo: le spille da balia devono sparire.

 

 

Il primo Major di un ribelle

Si chiama Brooks Koepka e non sappiamo a questo punto dove porterà il golf. È diventato il primo dei ribelli a vincere un Major, durante la notte, con il suo quinto grande titolo personale. I ribelli sono i separatisti del LIV, il circuito messo in piedi dal fondo saudita per staccarsi dal centralismo tradizionale del PGA Tour. Per un po’ erano stati messi al bando anche dagli appuntamenti principali. Sono rientrati al Masters di Augusta, adesso c’è uno di loro che vince. Koepka è stato fischiato dagli spettatori durante i quattro giorni del torneo, ha mantenuto la calma nell’ultimo giro dice Eurosport, per portarsi con cinque Major allo stesso livello di Seve Ballesteros, Peter Thomson, Byron Nelson, John Henry Taylor e James Braid, sbalordito da ciò che il risultato ha significato per lui.

 

 

Corriere della sera: Gabriele, il calciatore annegato nel canale davanti a un amico” – Amsterdam, mistero sulla caduta del 24enne di Parma

Alessandro Fulloni racconta: «ll “Gallo”? Dire che era un bravo ragazzo neanche rende l’idea: studente serio, scrupoloso negli allenamenti quanto nella vita, non beveva e non fumava e su questo sono disposto a mettere la mano sul fuoco. Per me si è trattato solo di un malore, ne sono più che sicuro. Se fosse scivolato in acqua, o chissà che altro, da quel canale ad Amsterdam sarebbe riuscito a risalire subito: Gabriele era anche un ottimo nuotatore». Luca Prampolini, 42 anni, presidente del «Team Traversetolo Asd», squadra di calcio che milita nella Promozione dell’Emilia-Romagna, parla al telefono e piange. Conosceva Gabriele Gallani «da quando giocava nei “pulcini”: da allora non ci ha mai lasciato e adesso era, semplicemente, “il nostro capitano”, un giovane rigoroso e gioviale, un esempio per tutti, una colonna…».

 

I cartoni del Sassuolo

Antonio Dipollina, Repubblica: Sulla panchina del Sassuolo l’acqua in dotazione è contenuta in cartoni appositi (vanno abbastanza di moda e ve ne sono che costano come il gin). In più, forse perché c’è un armocromista che li vuole in tinta con le maglie, sono di colore verdolino. Per cui Dionisi che scruta i suoi in campo tenendo la confezione in mano sembra che si stia ispirando col Tavernello”.

 

IL LEONE Luciano Spalletti

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera racconta come da Napoli piove senza sosta, ma va bene così, perché alla fine di questo colossal chiamato Napoli, al momento dei titoli di coda si arrossano gli occhi e non è tutta colpa dei fumogeni. La squadra di Spalletti batte anche l’Inter, l’unica squadra che le mancava in questa stagione di grazia e lo fa nel finale con un gol immaginifico del suo uomo simbolo, il capitano Di Lorenzo: un tiro a giro sotto l’incrocio di sinistro, che non sarebbe il suo piede forte, poi una corsa verso la panchina per abbracciare e baciare il suo allenatore, come fosse un addio. Cosa che in effetti è.  

Spalletti ha deciso. Lascia la squadra che avrà lo scudetto sulla maglia. La gioia – dice Tomaselli – per il suo primo scudetto sembra già svaporata e si percepisce la sofferenza per una decisione non facile, che vista da fuori non è così semplice da comprendere, perché questo Napoli ha ancora tantissimo calcio di alto livello dentro di sé, ha valori forti non solo dal punto di vista tecnico e ha anche — comprensibile e confermato dal suo allenatore — il rimpianto per essere uscito dalla Champions.

Maurizio Nicita sulla Gazzetta dello sport spiega che Napoli per Spalletti è una città che ama profondamente anche se spesso ha vissuto come un monaco in questi mesi, all’interno del centro sportivo di Castel Volturno, non proprio un posto pieno di comodità. Spalletti ha detto basta e aspettava che ad annunciarlo fosse il presidente, per trovare un modo di stringersi la mano e lasciarsi senza strascichi. Ma a giudicare dalle ultime frecciate a distanza, al momento la separazione non appare consensuale. Julio Velasco, allenatore nella pallavolo, ma anche dirigente di Lazio e Inter alla fine del Novecento, ha sempre sostenuto nelle sue lezioni ai manager anche d’industria che «l’errore che fanno molte società sportive è quello di non ritenere l’allenatore alla stregua di un dirigente, senza coinvolgerlo nel progetto che deve realizzare in campo». Ecco forse è stato quello che è mancato nel rapporto fra i due“.

 

LO SPOGLIARELLISTA Sempre Spalletti

Beppe Severgnini, ancora sul Corriere della sera, ragiona ancora sull’addio dell’allenatore e scrive che — se avverrà — appare ancora più bizzarro. Perché il toscanissimo Spalletti è riuscito a entrare nel cuore dei tifosi rimanendo se stesso, senza ricorrere alla napoletanità posticcia che tanti forestieri adottano, per ingraziarsi la città. La vecchia Panda ridipinta per lo scudetto, d’accordo. Ma il video comparso ieri, in cui l’allenatore viene circondato da future spose che, ridendo, domandano «Sei tu lo spogliarellista che aspettavamo?», be’, quello non può essere stato costruito dall’ufficio stampa.

 

IL MANGIATORE DI FUOCO Simone Inzaghi ha fatto le prove di Istanbul

Paolo Condò su Repubblica dice che Spalletti ieri si è bruciato i ponti alle spalle, Giuntoli è altrove con la testa dalla sera dello scudetto — De Laurentiis sorprenderà nella scelta del tecnico, perché ha sempre fatto così: al suo posto però consegneremmo al nuovo allenatore questa rosa, provando a trattenere Kim e togliendo dal mercato Osimhen. Almeno questo. Si è visto anche ieri che i meccanismi di gioco funzionano, ma che basta togliere un pezzo — ieri Kim — per pagare dazio.

L’inferiorità numerica ha paradossalmente consentito all’Inter un buon allenamento per Istanbul, perché Spalletti pratica un tipo di gioco che è parente di quello di Guardiola e perché affrontare il Napoli in dieci ha grossomodo replicato la differenza di valori con il City. Basta guardare qualche numero: il possesso palla è stato 71-29, le conclusioni 22-6, le situazioni da gol 14-5. Più o meno a Istanbul ci aspettiamo questo

 

L’EQUILIBRISTA Cinque falli in 41 minuti per Gagliardini

Filippo Conticello racconta sulla Gazzetta che Roberto Gagliardini ha recapitato il suo regalo di addio all’Inter: sotto una triste pioggerellina napoletana di metà maggio, a 40 giorni dalla scadenza di un contratto che va avanti da gennaio 2017, ha fatto molto di più che lasciare la squadra in 10 nel bel mezzo della battaglia coi campioni di Italia. Il doppio giallo, evitabilissimo, ingenuo e pure irritante per l’ostinazione con cui il centrocampista lo ha cercato fino a trovarlo, ha accompagnato l’Inter alla sconfitta. il 29enne in scadenza si è tolto la possibilità di giocare un’ultima volta con la maglia dell’Inter a San Siro. Avrebbe forse potuto accennare un timido saluto a un pubblico che in realtà non lo ha mai amato. Negli ultimi mesi Gaglia si è ovviamente guardato attorno, ha raccolto tra gli altri l’interesse di Monza e Lazio, e proverà quindi a rinascere in una squadra meno ambiziosa

  IL CERCHIO DI FUOCO Le pene della Juventus

Antonio Barillà su la Stampa ci introduce alla giornata che emetterà una nuova sentenza sulla classifica della Juventus, per la rimodulazione del -15 chiesto alla giustizia della federcalcio dal Collegio di garanzia presso il CONI. 

Viene ipotizzata una penalizzazione solo lievemente scontata, oscillante tra 11 e 13 punti, sanzione afflittiva con ripercussioni sull’Europa. Se le previsioni dovessero rivelarsi fondate, la Juventus, attualmente seconda, perderebbe sicuramente l’accesso alla prossima Champions, ma potrebbe rimanere in corsa per le altre coppe, sempre senza certezze perché è aperto anche il filone stipendi.

Non solo, adesso emergono nuove tensioni anche dentro lo spogliatoio che aveva provato a isolarsi. Scrive Barillà: Non è stato semplice, vivere un anno così. L’allenatore è stato abile a isolare la squadra e tenere vive le motivazioni, ma al tramonto del campionato la fatica psicologica si avverte, amplificata dalla delusione per l’eliminazione in Europa League che diventa divisiva all’interno del gruppo: Szczesny, nella notte triste di Siviglia, aveva parlato di atteggiamento remissivo («Dopo il vantaggio ci siamo abbassati troppo: è stata una reazione negativa e non avremmo meritato il passaggio del turno»), mentre il tecnico ribadisce ancora che la squadra «ha fatto tutto ciò che poteva». Fin qui nulla quaestio, peccato che il tecnico spieghi la dichiarazione del portiere adducendo difficoltà con la lingua italiana che, obiettivamente, non esistono. Incomprensioni, se non tensioni, in fondo a un percorso durissimo

Emanuele Gamba su Repubblica spiega l’empasse per l’arrivo di Cristiano Giuntoli da Napoli: Il ds del Napoli è una scelta di Francesco Calvo, capo dall’area sportiva da quando dimissioni e inibizioni hanno falcidiato la vecchia dirigenza. Si sa che Allegri avrebbe invece preferito un nome di fiducia (Massara del Milan o Rossi del Sassuolo), ma non è comunque contrario pregiudizialmente a Giuntoli: lo ha però indispettito il fatto che una decisione sia stata presa senza coinvolgerlo. Non è arroganza, la sua: è stato John Elkann a indicare Allegri come «punto di riferimento dell’area sportiva», con competenze più vaste di quelle di un allenatore nudo e crudo. È logico che, dopo questa investitura, consideri naturale partecipare ai processi decisionali più importanti, mentre l’operazione Giuntoli è stata condotta da Calvo senza mettere al corrente Max: il suo non è dunque un no a Giuntoli, ma la puntualizzazione di chi si sente in diritto di partecipare alla definizione delle strategie.” 

Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello sport guarda oltre e scrive a proposito della manovra stipendi: A differenza delle plusvalenze, che già nell’aprile del 2022 riempirono un primo processo di primo grado, tutto è ancora da scrivere e soprattutto, da giudicare. Se sulle plusvalenze si è corso per arrivare a giudicare prima del gong di fine campionato, sugli stipendi saranno rispettati i tempi canonici. Si parla di un processo di primo grado il 15 giugno, quindi fuori tempo massimo per chiudere tutto in questa stagione agonistica (che termina il 30 giugno). In appello si sconfinerà infatti nel mese di luglio e a quel punto l’eventuale (eventuale perché in questo caso è tuttora in piedi anche la possibilità di un’assoluzione) afflittività sarebbe spostata alla prossima stagione. Un ricasco che per la Juve non è il massimo. Ma che potrebbe avere un senso in virtù di un’altra variabile: le inchieste delle procure della Repubblica che riguardano le partnership sospette. Rispetto a questa parte del fascicolo, la procura federale ha per ora archiviato le posizioni di Bologna, Cagliari, Sampdoria, Sassuolo, Atalanta e Udinese“.

CAIRO FA COSE Il mirabolante presidente dei 100 punti. In due anni

Mario Pagliara, la Gazzetta dello sport: Intanto aver toccato la quota dei cinquanta punti, con due giornate ancora da giocare, è la certificazione dell’ottimo lavoro di programmazione svolto dalla società in estate. Nelle ultime due stagioni, il Torino ha portato a casa cento punti, naturalmente ha davanti centottanta minuti ancora tutti da giocare in questo campionato. Segno tangibile che la società ha costruito delle basi solide per affrontare le sfide dell’immediato futuro“.

 

facebook | instagram | twitter 

 

 

Una selezione ragionata dei temi e dei protagonisti del giorno, con contenuti originali o rielaborati, con brevi estratti degli articoli più interessanti usciti sui quotidiani italiani e stranieri, i siti, i blog, i social, le newsletter e le riviste specializzate, con materiale d’archivio, brani di libri e biografie. Una guida e un invito alla lettura e all’approfondimento.

Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

*

Per supporto tecnico: digital@loslalom.it

Per segnalazioni sui contenuti e per suggerimenti: angelo.carotenuto@loslalom.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.