EUROGOL
L’atteso White Paper del governo inglese sulla Premier League è venuto alla luce ieri pomeriggio. Un’autorità indipendente terrà sotto controllo le finanze e l’organizzazione del calcio. I punti principali mirano a impedire la partecipazione dei club alla Superlega, a prevenire il fallimento dei club, a dare maggiore rappresentanza ai tifosi, a riequilibrare ulteriormente la distribuzione del denaro verso la parte inferiore della piramide.
A quasi due anni dalle 24 ore che stavano per spaccare il calcio con la Superlega, la Premier finisce sotto tutela. Un mezzo commissariamento. L’ultimo schiaffo è che la Premier dovrà farsi carico delle spese dell’autorità.
La parola chiave è nitwit. Traduzione: uno scemotto. Il governo inglese teme che ce ne sia più d’uno tra i proprietari della Premier League. Così metterà tutto il campionato sotto il suo ombrello. La Premier League teme che ne possa arrivare uno dalla politica, a guastare il castello di zucchero costruito briciola dopo briciola in trent’anni. Il White Paper era atteso dalla primavera 2021 e annunciato come imminente da un mese. Se la Premier ha accelerato con le 115 accuse al Manchester City, il motivo è proprio questo: non farsi cogliere dal governo con le mani nelle mani. Boris Johnson scese metaforicamente in piazza accanto ai tifosi per sventare il progetto delle Sei Grandi di unirsi a Barcellona Real e Juventus nel campionato separatista. Promise una mossa più istituzionale, eccola.
Ma leggere il White Paper solo come un argine al separatismo sarebbe riduttivo. Questo è il campionato delle spese fuori scala e delle proprietà opache. L’invasione dell’Ucraina di un anno fa portò alla luce il caso Abramovich, avviando una riflessione feroce sul modo in cui la finanza internazionale – sceicchi, oligarchi, fondi di investimento – hanno scalato il calcio inglese. Questo è il movimento che quattro anni fa visse come uno shock il fallimento del Bury, fondato nel 1885, mai più iscritto a nessun campionato. Uno specchio rotto, un’immagine in distonia con i miliardi spesi dalla Premier. Tutti i Bury che falliscono lasciano intere comunità senza calcio. Questa sì che è una questione sociale.
Perché succede
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| orme AMICI, CI SPENNANO ► Il governo sospetta che dentro la Premier manchi uno sguardo lucido sulle cose. Qualcuno che sappia cogliere, per esempio, il meccanismo di inflazione che regge e governa i trasferimenti dei calciatori verso l’Inghilterra. Il campionato più ricco del mondo li strapaga. Il team di ricerca del CIES Football Observatory ha pubblicato un rapporto sull’aumento dei prezzi dei giocatori nell’ultimo decennio. Ebbene, quelli della Premier League sono costati circa il 12.2% in più all’anno rispetto all’8.4% degli altri paesi. I dati che colpiscono riguardano i difensori centrali, i terzini, i giocatori di età pari o inferiore ai 21 anni. L’inflazione relativa a queste tre voci tocca rispettivamente percentuali del 12.5% , dell’11.1% e del 12.7%. Tra il 2013 e il 2019 i prezzi erano schizzati su del 13.8%, sono calati dello 0.2% nelle tre stagioni segnate dalla pandemia, hanno ripreso a crescere nella stagione in corso, fino al famoso totale di 9,12 miliardi di euro misurati nel 2022-23 per i trasferimenti.
| prospettive I BOSS IMPRESENTABILI ► Senza fare riferimento al White Paper, nel pezzo scritto l’altro ieri per il Telegraph, Jim White faceva notare che nell’acquisizione del Manchester United si stanno dando battaglia la famiglia sovrana del Qatar e Sir Jim Ratcliffe. “Diritti umani vs sostenibilità: buona fortuna. La totale mancanza di una struttura regolamentare tipo quella che garantisce in Germania il 50%+1 della proprietà ai tifosi, ha reso il calcio inglese un terreno per predatori. I cinque miliardi di sterline che i Glazer chiedono per passare la mano, è una cifra così esorbitante che esclude tutti tranne un piccolo numero di super ricchi, i quali vengono tutti accompagnati da un’ombra”.
E allora dice White ai tifosi dello United, quelli che per anni hanno atteso l’addio dei Glazer, che bisogna sempre “stare attenti a ciò che si desidera. Mentre i qatarini e Ineos presentano le loro offerte iniziali, sembra che il loro club stia per essere trasformato da bancomat personale di una famiglia americana in una lavanderia a gettoni mondiale dei diritti umani o delle questioni ambientali. Bella scelta”.
Questo è il quadro che ha spinto il governo a muoversi, per varare un sistema di licenze, dalla Premier alla National League, rilasciate su base annuale, necessarie per l’iscrizione ai campionati. I club potranno perderla se si muoveranno in una direzione che non è approvata dal regulator. Inoltre l’authority avrà più poteri investigativi per stabilire chi è il proprietario di un club e da dove provengono i suoi soldi. Un altro elemento di rottura e di riflessione è che la messa sotto tutela del liberismo arriva da un governo conservatore.
Scrive Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport-stadio che “lo squilibrio con cui la Premier schiaccia il mercato desta malumori anche in patria dove la richiesta di contributi di solidarietà dalla Premiership e dai campionati minori si è accesa negli ultimi anni. Per comprendere la portata del White Book con cui il governo Sunak vuole regolare in modo univoco l’intero sistema del calcio inglese giova ricordare la tradizionale ritrosia britannica verso ogni ingerenza del potere centrale sull’iniziativa di mercato. Per alcuni è una svolta epocale: in 160 anni di storia del calcio il primo tentativo concreto di controllarne gli eccessi e pianificarne un futuro ordinato mettendo – nelle intenzioni – i tifosi al centro del sistema. Per altri, l’idea di un’autorità governativa al vertice di un’industria nella fase più opulenta della sua storia è una manovra pericolosa”.
Gli schieramenti
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| favorevoli ► Rick Parry è il presidente della English Football League, l’associazione inferiore alla Premier che organizza i campionati di seconda, terza e quarta divisione. Ha detto alla Bbc di «aver accolto con favore» le modifiche proposte. Le trova «in linea con le nostre aspettative, in linea con le richieste dei tifosi. Siamo contenti. Il nostro scopo è rendere i club sostenibili. La ridistribuzione finanziaria e la regolamentazione sono due cose che devono andare di pari passo. Per noi si tratta di un’enorme opportunità per avere il ripristino della corretta salute finanziaria della nostra piramide».
Parry ha chiesto che le modifiche entrino in vigore il prima possibile. «Per molti versi il calcio gode di ottima salute. Il problema dal nostro punto di vista è che esiste un abisso troppo grande tra la parte superiore e quella inferiore. Nel primo anno di Premier League, il 1993, il divario di fatturato tra loro e l’EFL era di 11 milioni di sterline, ora è di 3 miliardi. Questa è la disparità, sta diventando sempre più ampia, e il nostro obiettivo, la nostra missione, il nostro scopo, è rendere i club sostenibili, in un futuro a lungo termine. Non significa renderli totalmente indipendenti dai finanziamenti dei proprietari, significa redistribuire le entrate di pari passo con una migliore regolamentazione. Siamo completamente a favore dei cambiamenti».
| perplessi ► Richard Masters, amministratore delegato della Premier League, ha commentato la svolta “con un tono esitante” [Four Four Two] in un’intervista a BBC Sport.
Ha accolto la mossa del governo come inevitabile, ma mette in guardia dalla cessione di troppo potere. «Siamo la prima grande nazione ad avere l’industria del calcio regolamentata dal governo. Penso che sia un momento molto importante. L’intenzione è quella di proteggere ciò che c’è di buono nel calcio inglese. Dicono di voler sostenere i successi della Premier League e di una base della piramide allargata. Questo ci conforta ma ovviamente la regolamentazione porta con sé delle sfide, altrimenti potremmo muovere un passo di lato, se non addirittura all’indietro, anziché avanti. Abbiamo la capacità dei club di trasformare l’interesse per la Premier League in investimenti e la capacità dei proprietari di investire e assumersi rischi – rischi misurati – in un contesto di regolamentazione finanziaria, per migliorare le squadre e creare un campionato davvero competitivo. Questa è la base di una Premier League di successo. Non vogliamo che venga soffocata al punto da influire sulla qualità della competizione. Abbiamo bisogno che questa figura di riferimento del governo rimanga il più indipendente possibile, per impedire al calcio di diventare politica».
| contrari ► David Sullivan, proprietario del West Ham, ha parlato con Sky UK, criticando le proposte del governo in modo aperto e aspro, sostenendo che il calcio dovrebbe essere nelle mani della «libera impresa, non dell’interferenza del governo. Un regulator del calcio è un’idea terribile. Il governo è pessimo nel gestire tutto. Guardate in quale casino si trova questo paese. Paghiamo le tasse più alte di sempre per il peggior servizio del peggior governo che abbia mai visto nella mia vita. Il regulator avrà uno staff enorme e dovrà pagarlo il calcio. Un totale spreco di denaro. Scommetto che crescerà di dimensioni di anno in anno. La Premier League è il campionato meglio gestito e di maggior successo al mondo. Concede ai campionati inferiori e al calcio di base più di qualsiasi altro paese al mondo. È una relazione fantastica. Perché un governo incompetente pensa di poter migliorare le cose? In ogni area in cui è coinvolto questo governo, ha aggiunto un servizio peggiore. Il governo sta facendo questo per pubbliche relazioni. Pensano che sarà una buona pubblicità essere considerati come i difensori dei tifosi e dei club più piccoli. Ma scommetto che non porterà nemmeno un voto in più. Credo nella libera impresa, non nell’interferenza del governo».
I commenti
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Paul McInnes sul Guardian chiarisce intanto che il cambiamento non è imminente. Seguirà un periodo di consultazione mirata con le parti interessate, successivamente bisognerà passare in parlamento. Il governo si aspetta che si possa partire dal 2024-25.
Scrive: “La vera carne – che avvantaggerà indirettamente i tifosi – sta nell’imposizione di controlli finanziari. I club dovranno conformarsi a quelli che sono i principi di base di molti altri settori, come la pianificazione, le previsioni pluriennali, il monitoraggio, il reporting”.
| L’editorialista del Guardian allora si domanda: “Ci fidiamo che il governo faccia le cose per bene?”. La risposta – più o meno – è abbastanza. Nel senso, scrive McInnes, che “basta capovolgere la domanda, per avere un quadro molto diverso: è chiaro che il governo non si fidava più della capacità del calcio di realizzare riforme significative da solo”.
C’è stato anche un certo ritardo, scrive il Guardian, nell’arrivare a questo punto, di mezzo c’è stato il cambio di due primi ministri. “È un duro colpo per la Premier League? Molti osservatori si aspettavano che la Premier League spegnesse silenziosamente qualsiasi cambiamento nelle stanze sul retro di Westminster. Non si è verificato e il tono tra i ministri suggerisce che non accadrà”.
Qualcosa nel White Paper, dice il Guardian, manca nella volontà di occuparsi di uguaglianza, diversità e inclusione. Le organizzazioni umanitarie stanno alzando la voce perché il piano così esposto non impedirebbe – per esempio – al Qatar di comprare il Manchester United. La replica del governo sulla questione è che “questa competenza appartiene al Ministero degli Esteri. Ma una cosa veramente importante è che i nuovi proprietari saranno controllati come gli altri, dovranno superare dei test di idoneità e di correttezza, dobbiamo sapere da dove provengono le loro fonti di finanziamento”.
| Martyn Zigler sul Times sottolinea che alla Premier è stato dato “un contentino”, con la promessa di rivedere i criteri per l’ingresso nel Paese dei giovani calciatori senza ancora un curriculum adatto a passare le maglie della Brexit e dei permessi di lavoro.
“La funzione principale dell’autorità di regolamentazione – scrive – sarà quella di garantire la sostenibilità, ma non avrà alcuna influenza sul mantenimento della competitività, ad esempio controllando il fair play finanziario o imponendo limiti ai salari o alla spesa per i trasferimenti. Il regulator sarà un integratore degli organi già esistenti nelle leghe, non arriva per sostituirsi a essi. L’autorità di regolamentazione avrà solo poteri in ultima istanza – noti come “poteri di backstop” – per intervenire o facilitare un accordo tra gli organi calcistici. Non avrà il potere di limitare gli investimenti dei proprietari”.
| Tutto questo, visto dall’Italia, fa dire stamattina ad Alessandro F. Giudice sul Corriere dello sport-stadio che “difficilmente la regolamentazione aumenterà la competitività del calcio inglese ma il trade-off è politico, tra efficienza economica e consenso popolare. Le possibilità che il giocattolo si rompa sono alte. Milton Friedman diceva che, se un governo gestisse il Sahara, poco scarseggerebbe la sabbia e questa sfiducia nelle capacità gestionali di una élite politica come quella britannica, con numerose prove di insipienza al suo attivo, alberga nei grandi club che temono di perdere competitività”.
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