Octavi Anoro non ha ancora compiuto un anno lontano dalle sedi centrali della Liga. Ha lasciato Barcellona senza voltarsi, dopo otto stagioni in cui aveva scalato tutto: da delegato in Giappone a direttore del business internazionale della competizione. Come racconta a El País in un’intervista con Daniel Arribas, «è stata una scuola durissima, ma non mi pento di essere andato via e non ne sento la mancanza».
Oggi vive a Dar es Salaam, in Tanzania, dove il traffico e il caos allungano ogni distanza. Anche quella dal suo nuovo ufficio, la città sportiva dell’Azam FC, club di cui è appena diventato amministratore delegato.
«Non avrei mai pensato di finire qui, in Africa», dice. A inizio anno lo hanno chiamato con un progetto di cinque mesi, volevano qualcuno «con esperienza e conoscenza del calcio europeo che li aiutasse a mettere ordine nel club». L’idea di sporcarsi le mani, di smettere di consigliare e iniziare a costruire, lo ha convinto. La materia prima lo ha entusiasmato subito. Il resto molto meno.
«Sono un diamante da rifinire, un’auto di lusso a cui manca solo il conducente giusto», avverte. Il potenziale è enorme, ma il club procede senza visione: vive alla giornata, rincorre i problemi anziché anticiparli, non collega settore giovanile, prima squadra e business. E così «ogni anno si perde una quantità enorme di denaro».
La prima urgenza è stata fermare l’emorragia. Anoro ha provato a importare standard europei. Ha scoperto che le resistenze arrivavano da chi avrebbe dovuto sostenerlo. «Qui esistono piccoli poteri interni che trasformano tutto in un caos ingestibile». Smontarli dall’interno richiede costanza e pazienza.
Il contesto non aiuta. La Tanzania non ha mai conosciuto un governo diverso dall’attuale partito al potere, guidato dalla presidente Samia Suluhu Hassan. Anoro descrive un’autorità che si percepisce anche nella quotidianità: «L’accesso ai social è vietato in tutto il Paese», dice, vittima lui stesso degli oscuramenti di Internet decisi per motivi di sicurezza nazionale.
Lo stesso clima si riflette nel calcio. «Una delle prime cose che ho capito dell’Africa è che convivono con un male endemico: la corruzione e il denaro».
[Boh, in effetti finora è lui che non ha parlato altro che di denaro].
Parla di arbitraggi condizionati, designazioni pilotate, società che considerano questi metodi parte della loro strategia
[Qualche cosa di simile s’è vista anche in Europa, a dire il vero].
Una realtà comunque da fronteggiare. «Mi sono promesso di non usarlo mai come una scusa». Eppure firmerebbe di nuovo altre mille volte. Perché l’Azam FC ha una delle migliori cantere del Paese, «e forse di tutto il continente». Un Villarreal d’Africa, dice El Pais. A dicembre – eccallà – ha già definito la prima cessione, un giovane messo su un aereo per la Svezia. Diventerà ufficiale a febbraio. «Qui abbiamo ragazzi, ancora giovanissimi, che hanno qualità per competere con gli under 19 delle squadre più forti in Spagna». Servono basi solide per lottare con Simba e Yanga, le due potenze del calcio tanzaniano. Sono lontani i giorni sotto l’ala di Javier Tebas, sottolinea El Pais. I caratteri e i metodi erano diversi, ma è rimasta una forte riconoscenza di Anoro verso lui e verso Óscar Mayo, con cui ha lavorato quotidianamente. «Javier è sempre stato un uomo d’azione, un visionario che ha conquistato tutto con un lavoro enorme», dice ad Arribas su El País. «Alla fine, sono stato uno dei suoi soldati e non me ne pento. Nonostante le divergenze, gli devo molto».